Capitolo 1 – Il Mercante del Tempo
Nella cameretta con le pareti colorate di blu e giallo, Leo si svegliò con un'idea brillante che gli faceva solletico nella pancia. Leo aveva sei anni, era il fratellino più piccolo, e la sua testa era piena di pensieri buffi e sogni giganti. Quella mattina, appena la luce entrò dalla finestra, decise: oggi sarebbe stato il Mercante del Tempo.
Leo saltò giù dal letto con un balzo: “Sveglia, Clara! Oggi si compra e si vende il tempo!” gridò, scuotendo la sorella maggiore che dormiva ancora, tutta aggrovigliata tra le coperte. Clara, che aveva otto anni e una pazienza lunga lunga, mugugnò: “Leo, fammi dormire ancora cinque minuti…”
Leo non si arrese. Prese il suo sacchetto dei tesori (un vecchio zainetto con dentro bottoni, sassolini e una macchinina rossa), e si mise un cappellino da pescatore: “Signora! Il tempo va via, approfitti delle offerte!” disse imitando un venditore del mercato, con la voce grossa e le mani a megafono.
Clara si sollevò, con i capelli scompigliati e gli occhi ancora mezzi chiusi, e rise: “Va bene, Mercante. Quanto costa cinque minuti di tempo per dormire ancora?”
Leo ci pensò su, grattandosi il naso: “Cinque minuti di tempo… costano una caramella e un abbraccio!”
Clara sbuffò, ma gli lanciò una caramella dalla scatola sul comodino e lo abbracciò forte, facendogli il solletico. “Affare fatto!”
Fu così che iniziò la giornata più buffa e scatenata della cameretta blu e gialla.
Capitolo 2 – La Bottega delle Chiamate e delle Risate
Dopo la colazione, Leo si mise al lavoro. Aveva sistemato una coperta a terra, con sopra i suoi oggetti: una clessidra di plastica, il pupazzo della rana, una matita e… il Bastone della Parola! Era solo un cucchiaio di legno, ma per Leo era magico: chi lo teneva, poteva parlare senza essere interrotto.
Clara entrò con passo deciso: “Mercante, oggi ho bisogno di dieci minuti di tempo per finire il mio disegno!”
Leo fece la voce da adulto: “Dieci minuti? Mmm… costano un girotondo e un segreto sussurrato nell'orecchio!”
Clara sorrise, afferrò il Bastone della Parola e iniziò a saltellare in cerchio, mentre Leo rideva così tanto che quasi gli scappava la pipì. Poi Clara si avvicinò, gli sussurrò: “Sei il fratellino più divertente del mondo!” e Leo si sentì gigante dentro.
Ma proprio mentre la pace sembrava regnare, ecco che arrivò Tommi, il fratello di mezzo, con i suoi sette anni e mezzo di energia e curiosità. “Cosa fate? Anch'io voglio giocare!”
Leo sbuffò: “Sei troppo rumoroso! Questa è la mia bottega!”
Tommi fece una faccia buffa, poi gli strappò la clessidra dalle mani e scappò via: “Adesso il tempo lo vendo io!”
Clara rise ancora più forte: “Oh oh, qui ci scappa una guerra del tempo!”
Leo rincorse Tommi, e la camera si riempì di urla, passi veloci e risate a crepapelle. I tre fratelli saltavano sul tappeto, ognuno con la sua idea di come si vende il tempo: chi lo regalava, chi lo scambiava per un disegno, chi lo voleva tutto per sé per non dover mai andare a letto presto.
Capitolo 3 – Il Bastone della Parola Salva il Gioco
Ad un certo punto, Leo inciampò nella montagna di pupazzi vicino al letto, e si trovò seduto a terra con le gambe incrociate. Tommi, con la clessidra in mano, rideva così tanto che quasi cadeva anche lui. Clara, con il Bastone della Parola, gridò: “Attenzione! Parla chi tiene il bastone!”
I fratelli si fermarono, ansimanti e sudati, ma con gli occhi che brillavano di allegria. Leo prese fiato e disse: “Facciamo una regola: chi tiene il Bastone della Parola decide cosa succede con il tempo! Così giochiamo tutti!”
Tommi all'inizio fece il broncio, ma poi si ricordò di quanto era bello ridere insieme. “Va bene, ma solo se posso essere io il prossimo Mercante!”
Clara agitò il Bastone come una bacchetta magica: “Allora, il Mercante ora è Tommi!”
Tommi si mise il cappellino di Leo, si sedette dietro la coperta e urlò: “Vendo cinque minuti di tempo per… una pacca sulla spalla e una storia buffa!”
Leo corse subito: “Io! Io voglio comprare!” e si inventò una storia su un topo che ballava il tip-tap con un elefante. Tutti scoppiarono a ridere, soprattutto quando imitò la voce squillante del topo: “Squit squit, guarda come salto!”
La camera ora era piena di risate, di scambi buffi e di piccoli abbracci. Ogni volta che qualcuno voleva parlare, prendeva il Bastone della Parola e diceva la sua. Nessuno interrompeva, nessuno urlava più: solo voci allegre, idee strane e tanta, tanta fantasia.
Capitolo 4 – Il Voto Silenzioso e la Notte dei Desideri
Quando il sole cominciò a calare e la stanza si colorò di arancione, la mamma bussò: “È ora di sistemare e prepararsi per la nanna!”
Leo, Clara e Tommi si guardarono. Nessuno voleva smettere di giocare. Ma Leo, che era il più piccolo, sentiva già un po' di stanchezza nelle gambe. Raccolsero i giochi, piegarono la coperta e misero il Bastone della Parola accanto ai cuscini, come si fa con qualcosa di prezioso.
Prima di infilarsi sotto le coperte, Clara prese la mano di Leo: “Oggi sei stato il Mercante più bravo! Senza di te, non ridevamo così tanto.”
Tommi gli diede un buffetto sulla testa: “E io voglio sempre giocare con te, anche se a volte litighiamo.”
Leo sentì il cuore gonfio gonfio, come un palloncino pieno di felicità. Si girò verso il Bastone della Parola, lo prese e disse piano: “Vorrei che ogni giorno ci fosse tempo per ridere insieme.”
Clara e Tommi si strinsero vicino a lui, stretti stretti. Nessuno parlò più, ma tutti fecero lo stesso voto silenzioso: che il tempo tra fratelli fosse sempre pieno di giochi, di pazienza e di risate.
Fuori dalla finestra, una stellina sembrò fare l'occhiolino. Leo chiuse gli occhi, sorridendo. Sapeva che, anche domani, nella cameretta blu e gialla, il Mercante del Tempo avrebbe trovato nuovi clienti e nuove avventure da inventare.
E così, tra un abbraccio, uno sbadiglio e una risata, la notte arrivò morbida, portando con sé un desiderio: che ogni fratello sia sempre speciale, proprio come il Bastone della Parola.