Capitolo 1: La piccola combinaguai
C'era una volta una bambina di cinque anni che si chiamava Lella. Lella aveva due fratelli: Marco di sette anni, serio ma buffo, e Nina di tre anni, piccola e sempre con una risata pronta. In casa loro si inventavano sempre nuove piccole marachelle. Ogni mattina era una festa fatta di calzini sbagliati, cappelli in testa al contrario e corse a perdifiato nei corridoi.
Lella era piccola, vivace, e un poco impaziente. Voleva tutto subito: il biscotto, la giostra al parco, il posto migliore davanti alla televisione. Ma sapeva anche fare due cose importanti: ridere di sé stessa quando combinava pasticci e dire "scusa" con il cuore quando era necessario. Era una specialista del rimorso dolce.
Quella mattina d'inverno la mamma annunciò: "Andiamo al mercato di Natale!" I tre saltarono come palline. La strada fino al mercato era tutta lucine e profumo di cioccolata calda. Lella teneva la mano di Marco e guardava tutto con occhi grandi. "Guarda le stelle!" sussurrò Nina. "Guarda le casette!" rispose Lella, già pronta a esplorare.
Al mercato c'erano bancarelle di legno, pupazzi di peluche, sciarpe colorate e tazze fumanti. Le luci brillavano come caramelle. Lella sentiva il cuore battere veloce. Voleva vedere tutto e correre da una casetta all'altra. Marco camminava piano e osservava ogni dettaglio, mentre Nina provava una stellina di zucchero che si attaccava ai dentini.
Capitolo 2: Botti, risate e un bicchiere d'acqua
I tre si divisero i compiti: Marco avrebbe scelto una decorazione, Nina avrebbe chiesto un biscotto, e Lella... Lella avrebbe trovato l'angolo più buffo del mercato. "Non correre!" disse la mamma, ma Lella era già partita come un razzo.
All'improvviso in una piccola piazza c'era uno spettacolo di burattini. Tutti si sedettero. I burattini facevano ridere: "Oh-oh!" faceva il drago, "Buh!" faceva il cavaliere. Lella rideva così forte che le lacrime le uscivano dagli occhi. Marco la guardava e sorrideva, Nina batteva le mani. Dopo lo spettacolo, trovarono un tavolino con tre tazze di cioccolata e un bicchiere d'acqua per Lella, che non voleva cioccolata perché era distratta a guardare una ghirlanda.
Mamma mise il bicchiere vicino a Lella. Lella era seduta su uno sgabello piccolo. Voleva raggiungere una pallina appesa a un filo sopra la testa dei burattini per toccarla. "Voglio toccare quella!" disse piano. Allungò il braccio, si sporse di lato... PLOF! Il bicchiere cadde come una piccola cascata: acqua dappertutto, splash! "Splish-splash!" fecero le gocce sul tavolo e sulle sciarpe.
Il suono del bicchiere che cade fece sobbalzare tutti. La mamma esclamò: "Oh no!" Marco cercò di asciugare con il tovagliolo, ma ne buttò un pezzo per terra e Nina scivolò per ridere. Lella si sentì il viso diventare rosso come una mela. Voleva scappare, ma poi guardò la mamma, che non era arrabbiata, solo sorpresa. Lella sentì che doveva sistemare. Le era venuto da ridere di se stessa, così cominciò a ridacchiare.
"Scusa, mamma, scusa Marco, scusa Nina," disse Lella veloce, con la voce un po' tremante. "Sono stata io." La mamma le prese la mano e le diede un panno. "Va bene," disse, sorridendo. "Succede." Marco le fece l'occhiolino e disse: "Allora ora facciamo una gara di risate!" Nina urlò: "Sììì!"
I tre fratelli scoppiarono a ridere insieme. Lella si sentì meglio, come se il calore del loro ridere asciugasse anche l'acqua. Un venditore con la barba bianca come neve offrì a Lella un mini ombrellino di carta per giocare. "Per le prossime cascate!" disse. Lella lo prese e lo mise in testa come un cappello buffo. Tutti risero ancora più forte. "Hihihi!" fece Nina, battendo le mani.
La giornata continuò con piccoli imprevisti: Marco scelse una pallina che rimbalzava troppo e finì per lanciarla dentro una cesta piena di calzini ridicoli; Nina provò a scartare una caramella e la colla la incollò al naso per un secondo (shhh, è stato veloce!), e Lella scopri un mucchio di fiocchi argentati che spargevano scintille quando li soffiava. Ogni piccolo pasticcio diventava un numero comico: "Bum! Poff!" facevano i suoni, e i tre si guardavano e ridevano come se fossero su un palcoscenico in miniatura.
A un certo punto, incontrarono un signore che faceva pupazzi di neve in miniatura fatti di carta. Disse: "Vuoi uno?" Lella annuì subito, ma per afferrarlo mise il piede su un tappetino scivoloso. "Ooops!" disse, e per poco non fece cadere un mucchio di campanelle. Marco la afferrò per la manica e la mise in piedi. Lella guardò il suo piede e scoppiò a ridere. "Sono tutta un numero oggi!" disse ridendo. Gli altri due ridacchiarono e fecero una piccola coreografia con le mani.
Capitolo 3: Un saluto speciale
Alla fine del mercato la famiglia si sedette su una panchina vicino a un grande albero luminoso. Le luci facevano ombre dolci sui volti. Ognuno aveva comprato qualcosa di piccolo: una stellina, una sciarpa, un pupazzetto. Lella guardava il suo ombrellino di carta, ora un po' accartocciato, e pensò a quante cose erano successe. Era stata impaziente, aveva combinato un pasticcio, ma aveva chiesto scusa. Ecco, questa cosa le piaceva: sapere che dire "scusa" non la faceva diventare meno importante, anzi, la rendeva più grande.
Marco le mise il braccio attorno alle spalle. Nina appoggiò la testa sulle ginocchia della mamma. La mamma tirò fuori una scatolina di caramelle e la offrì a Lella. "Per la piccola avventuriera," disse con voce dolce. Lella prese una caramella, la mise in bocca e fece una smorfia divertita: era troppo forte! Tutti risero ancora una volta.
Poi Lella si alzò in punta di piedi e, con la voce un po' teatrale, disse: "Sapete una cosa?" I fratelli si voltarono. Lella fece un inchino buffo, tenendo l'ombrellino sopra la testa come un ventaglio. Aveva imparato a ridere di sé stessa e a trasformare i piccoli guai in spettacoli di famiglia. "Oggi ho fatto la cascata," disse, "ma è stata la cascata più divertente del mondo!"
Tutti applaudirono, anche il signore dei pupazzi di carta che passava lì vicino. Lella si sentì come una piccola star. Il mercato si illuminò ancora di più, come se volesse partecipare alla festa. Si guardarono negli occhi e capirono che le piccole discussioni e i piccoli sbagli li rendevano più uniti e più felici.
Prima di andare via, Lella fece un gesto importante: si voltò verso le persone sedute sulle altre panchine, verso le donne che compravano sciarpe e verso i bambini con i guanti colorati. Allargò le braccia come per abbracciare tutti. Con un sorriso largo e un piccolo saluto con la mano disse forte e chiaro: "Ciao a tutti! Grazie per aver riso con noi!" La sua voce era allegra e un po' friccicante, come le lucine dell'albero.
Le persone risposero con applausi e qualche "Ciao!" Lella sentì il calore di quella risposta e lo mise nel taschino del cuore. Quella sera, a casa, mentre si preparavano a dormire, i tre fratelli contarono le stelle che vedevano dalla finestra. Marco raccontò una storia inventata su un drago che amava ballare, Nina fece una piccola canzone con le mani e Lella, prima di chiudere gli occhi, sussurrò: "Oggi ho imparato che ridere di sé è una magia."
E così la notte scese sul quartiere con un tappeto di luci e sogni. Lella si addormentò con un sorriso, pensando alle sue piccole disavventure trasformate in applausi. Nel buio della stanza si sentiva protetta, sapendo che l'impazienza può diventare avventura e che una scusa può diventare un abbraccio.
Buonanotte, pubblico delle luci e delle risate. Ciao!