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Storia di cow-boy 9/10 anni Lettura 16 min.

La scopa coraggiosa di Luna e Yusuf nel Far West

Nel Far West, la coraggiosa cow-girl Luna e lo straniero Yusuf uniscono le forze per sistemare il ranch e affrontare ladri e tempeste, scoprendo il valore del rispetto e della solidarietà.

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Una cow‑girl giovane adulta, viso sorridente e determinato, occhi lucenti, capelli castani intrecciati sotto un cappello di feltro consumato, tiene una grande scopa di legno impolverata e si china in avanti per spazzare un cortile polveroso con postura energica e sicura; un ragazzo di circa 18 anni, Yusuf, carnagione olivastra, capelli neri corti, espressione timida ma coraggiosa, in camicia a quadri, aiuta tenendo una pala e una carriola vicino alla cow‑girl, leggermente a destra e dietro di lei; un uomo anziano, Zio Tom, ~60 anni, volto rugoso, barba brizzolata, cappello a tesa larga, in piedi dietro i due giovani con un frustino da pastore e due cani seduti ai suoi piedi, sguardo protettivo; il luogo è il cortile di un ranch del Far West con terreno battuto e pietrisco, un cumulo di fieno, ruote di carro in legno, tavole di bordo, un piccolo deposito e una palizzata sotto un ampio cielo nuvoloso; colori caldi seppia e ocra con tocchi di salvia e azzurro polvere; situazione: dopo una leggera tempesta la cow‑girl e Yusuf puliscono il cortile per riporre gli attrezzi e proteggere il ranch, movimento di spazzata visibile con vortici di polvere e un’atmosfera di cooperazione e calma ritrovata. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La polvere che non finisce mai

Nel Far West il vento non camminava: galoppava. Entrava dappertutto, fischiava tra le assi e lasciava sul ranch una coperta di polvere così spessa che persino le galline sembravano color biscotto.

Luna Morales, cow-girl dal sorriso facile e dalla voce calma come acqua in una tinozza, si arrotolò le maniche. «Oggi si pulisce il cortile del ranch. E si pulisce bene.»

Il suo cavallo, un sauro paziente chiamato Pepe, sbuffò come per dire: Finalmente.

Luna prese una scopa grande, una pala, un secchio e un'idea chiara in testa: se il cortile era in ordine, tutto il ranch respirava meglio. Gli stivali scricchiolarono sulla ghiaia, e ogni passo sollevava una nuvoletta.

«Prima i chiodi sparsi, poi il fieno, poi…» Luna si interruppe. Dal recinto arrivò un muggito offeso. Un vitellino, piccolo e testardo, aveva infilato la testa in un secchio e ora camminava a zig-zag, cieco come un bandito al buio.

«Ehi, campione!» Luna si avvicinò senza spaventarlo. Con delicatezza, gli afferrò il secchio e lo sfilò. Il vitellino starnutì e la guardò come se avesse appena scoperto il mondo.

«Non sei fatto per i cappelli di latta,» rise Luna. «Quelli li lasciamo ai cercatori d'oro.»

Si rimise al lavoro. Ma proprio mentre raccoglieva un mucchio di ferri vecchi, sentì un rumore secco: tac-tac-tac. Un serpente a sonagli stava scivolando vicino al mucchio di assi, il corpo teso e gli occhi fissi.

Il cuore di Luna fece un salto, poi lei respirò piano. «Tranquillo. Io non ti voglio male.»

Si muoveva lenta, come quando si avvicina una sella a un cavallo nervoso. Con la scopa, senza colpirlo, creò una barriera e lo guidò verso l'erba alta lontano dal cortile.

Il serpente si allontanò e il sonaglio smise di cantare.

Luna si asciugò la fronte. «Uno in meno. Adesso basta sorprese, per favore.»

Come se il West ascoltasse e rispondesse, un urlo arrivò dalla strada: «Aiuto!»

Luna lasciò la scopa piantata nella terra e corse verso il cancello.

Capitolo 2: Il carro incastrato e lo straniero

Sulla pista polverosa c'era un carro storto, una ruota infilata in una buca come un piede in una trappola. Accanto, un ragazzo poco più grande di Luna quando aveva iniziato a lavorare al ranch, tirava e spingeva senza successo. Aveva la pelle scura, gli occhi stanchi e un cappello troppo grande.

«Fermati un momento,» disse Luna, mettendo una mano sulla ruota. «Se continui così, ti farai male. Come ti chiami?»

«Yusuf,» rispose lui, ansimando. Parlava italiano con un accento strano, come se le parole facessero un giro lungo prima di uscire. «Sto cercando lavoro… e una città. Ma il carro… non vuole.»

Luna studiò la ruota. La buca era profonda, la terra dura. «Non è cattivo, è solo incastrato.»

Si guardò intorno: pietre, un ramo robusto, e il suo cervello che faceva “clic” come una serratura che si apre.

«Serve una leva,» spiegò. «Tu tieni fermo il carro. Io infilo il ramo qui sotto e solleviamo insieme. Quando dico “ora”, spingi.»

Yusuf annuì. «Ora.»

«No, aspetta, non ancora!» Luna rise. Una risata breve, che sciolse la tensione come burro al sole. «Quando lo dico io, va bene?»

Luna infilò il ramo sotto l'asse, cercò un punto stabile con una pietra come base. «Pronto? Tre… due… uno… ora!»

Yusuf spinse, Luna fece forza. Il carro scricchiolò, la ruota salì come un toro che si rialza. Con un tonfo, uscì dalla buca.

«Fatto!» Yusuf si portò le mani ai capelli. «Tu sei… forte.»

«Io sono testarda,» disse Luna. «E quando una cosa deve muoversi, si muove.»

Poi indicò il ranch dietro di lei. «Se vuoi, puoi riposare un po'. Ma oggi ho un problema grande: devo pulire il cortile. E il vento sembra volerci fare lo scherzo del secolo.»

Yusuf guardò il cortile: assi, ferri, fieno, orme, e una quantità di polvere che poteva bastare per impanare un elefante. «Posso aiutare. Io… non conosco bene qui, ma so lavorare.»

Luna lo osservò. Sapeva che nel West c'erano persone che diffidavano di chi parlava diverso o veniva da lontano. Ma Luna aveva imparato una cosa: un cuore buono non ha bisogno di passaporto.

«Va bene,» disse. «Però una regola: nel mio ranch si rispettano tutti. Persone, animali e anche le galline, che non rispettano nessuno.»

Yusuf sorrise. «Accetto.»

In quel momento, dal saloon lontano arrivò un rumore di zoccoli e voci. Tre uomini si fermarono sulla strada e guardarono verso il ranch. Uno sputò per terra.

«Ehi, Luna!» gridò il più alto. «Ho sentito che ti sei presa uno straniero. Attenta: magari ti ruba anche la scopa!»

Yusuf abbassò lo sguardo. Luna invece alzò il mento.

«La scopa la uso io,» rispose forte e chiaro. «E tu usa la bocca per dire qualcosa di utile, se ci riesci.»

I tre risero, ma non una risata gentile. Una risata che pungeva.

Luna si avvicinò a Yusuf. «Non ascoltarli. Qui si lavora. E si dimostra chi si è con i fatti.»

Yusuf inspirò, poi annuì. «Con i fatti.»

Capitolo 3: Il vento, le impronte e la trappola

Nel cortile il sole picchiava e il vento portava odore di salvia e di legna calda. Luna divise i compiti: «Tu raccogli i chiodi e i ferri. Io spazzo e faccio mucchi. Poi li portiamo via con la carriola.»

Yusuf lavorava con attenzione, come se ogni chiodo fosse un piccolo serpente che non doveva mordere. Luna spazzava con ritmo: shhh, shhh, shhh. La polvere si alzava e si posava sulle sue ciglia.

A metà mattina, Pepe nitrì dal recinto. Un suono nervoso. Luna si fermò.

«Hai sentito?» chiese.

Yusuf annusò l'aria. «Qualcosa… non va.»

Luna guardò la terra vicino al fienile. C'erano impronte fresche di stivali. Non quelle del ranch: erano più strette, e andavano verso il deposito degli attrezzi.

«Qualcuno è entrato,» disse Luna sottovoce. Il suo sorriso non sparì, ma si fece più piccolo. «E non per chiedere permesso.»

Yusuf strinse la pala. «I tre uomini?»

«Forse.» Luna pensò veloce. Nel deposito c'erano corde, selle, e soprattutto… la nuova falce per tagliare l'erba alta, pagata con mesi di lavoro. Se spariva, il ranch avrebbe avuto guai.

Luna indicò un secchio rovesciato. «Yusuf, fai finta di sistemare il fieno. Io vado piano, come se stessi cercando un rastrello.»

Si avvicinò al deposito senza fare rumore. Le assi del portico scricchiolarono, ma il vento coprì tutto. Luna appoggiò l'orecchio alla porta: dentro, un fruscio. Qualcuno stava rovistando.

Con calma, Luna prese un filo di spago dal palo e lo allungò sul terreno, proprio davanti alla porta, a altezza caviglie. Poi fece un cenno a Yusuf.

«Adesso,» sussurrò.

Yusuf, senza capire bene, alzò la voce: «Luna! Ho trovato… un sacco di chiodi!»

Dentro al deposito si sentì un «Accidenti!» e passi rapidi. La porta si spalancò e un uomo uscì di corsa, proprio dove Luna aveva teso lo spago. Inciampò, fece un salto buffo come una lepre spaventata, e cadde nella polvere con un “PLOF” che sembrò uno scherzo del destino.

Luna puntò la scopa come se fosse una lancia. «Fermo lì.»

Era uno dei tre uomini della strada. Si rialzò con la faccia sporca e la rabbia negli occhi. «Tu e i tuoi giochetti!»

«Non è un gioco rubare,» disse Luna. «Lascia quello che hai preso.»

L'uomo guardò dietro di sé. Dalla porta spuntò un altro, con in mano la falce nuova. Il terzo stava già montando a cavallo fuori.

Yusuf fece un passo avanti, ma Luna lo fermò con un gesto. «Non serve fare gli eroi senza cervello.»

Poi Luna alzò la voce, chiara come un campanello: «Zio Tom!»

Dal retro del ranch, come se fosse spuntato dalla terra, arrivò Zio Tom, il vecchio custode, con un fischietto da mandriano e due cani. Non correva: avanzava. E quando Zio Tom avanzava, perfino le ombre si spostavano.

I cani ringhiarono, bassi e seri. Gli uomini esitarono.

Luna ne approfittò: «Quella falce è mia. E il mio cortile è stanco dei vostri stivali.»

Il ladro con la falce fece per scappare, ma Yusuf gli tagliò la strada con la pala, senza colpirlo. Solo un “no” fermo, piantato davanti come un palo.

«Non voglio problemi,» disse Yusuf. «Ma non rubare.»

Il ladro guardò Yusuf, poi Luna, poi i cani. Lasciò cadere la falce a terra e scappò verso il cavallo. In un attimo, tutti e tre sparirono lungo la pista, sollevando una coda di polvere.

Il cortile tornò silenzioso, tranne il vento che sembrava ridere piano.

Zio Tom sputò di lato. «Brava, Luna. E tu, ragazzo… buona testa.»

Yusuf abbassò le spalle, come se avesse lasciato andare un peso. «Avevo paura.»

«Il coraggio non è non avere paura,» disse Luna. «È fare la cosa giusta anche con la paura che ti morde i talloni.»

Capitolo 4: La tempesta e la promessa

Nel pomeriggio il cielo cambiò faccia. Le nuvole arrivarono veloci, grigie, come bufali in corsa. L'aria diventò fredda e piena di elettricità.

«Tempesta,» mormorò Zio Tom. «E voi avete un cortile ancora mezzo pieno.»

Luna guardò il caos: mucchi di fieno, assi, carriole, secchi. Se la pioggia fosse arrivata, tutto sarebbe diventato fango e i chiodi si sarebbero nascosti come serpenti.

«Allora si corre!» disse Luna, e la sua voce accese tutti come una miccia.

Luna e Yusuf lavorarono come una squadra vera. Lei spazzava e faceva mucchi più grandi, lui caricava la carriola. I muscoli bruciavano, la polvere entrava in bocca, ma loro continuavano.

Un fulmine tagliò il cielo. Pepe scalciò nel recinto. Le galline si rifugiarono sotto la veranda, indignate.

«Sei sicura di voler finire oggi?» gridò Yusuf sopra il vento.

Luna si fermò un secondo, il fiato corto. Guardò il cortile: non era solo sporco. Era una promessa. Un posto che poteva essere accogliente per chiunque arrivasse, anche per chi veniva da lontano e aveva bisogno di un nuovo inizio.

«Sì,» rispose. «Perché domani voglio che questo ranch sembri dire: “Benvenuto”

Il vento aumentò, sollevando la polvere in vortici. Un asse si mosse, pronta a cadere. Yusuf la afferrò al volo e la trascinò sotto la tettoia.

«Bel riflesso!» disse Luna.

«Ho imparato con i cammelli,» rispose Yusuf, e poi arrossì. «Cioè… non qui. Prima.»

Luna scoppiò a ridere. «Allora oggi abbiamo un ranch del West e un esperto di cammelli. Se qualcuno dice che siamo strani, ha ragione!»

Quella risata li fece andare ancora più veloci.

Arrivò la pioggia: prima poche gocce grosse, poi un tamburo sul legno. Luna e Yusuf spinsero l'ultima carriola sotto il riparo e chiusero il deposito.

Si guardarono, fradici e sporchi, e il cortile… era pulito. Non perfetto come una fotografia, ma ordinato, sicuro, pronto.

Zio Tom si tolse il cappello. «Non male, ragazzi.»

Luna appoggiò la scopa al muro come fosse una bandiera piantata. «Missione compiuta.»

Capitolo 5: Un cortile pulito, un cuore più grande

La tempesta passò veloce come era arrivata. Il cielo si aprì e il sole tornò a brillare sulle pozzanghere, che sembravano piccoli specchi. Nell'aria c'era odore di terra bagnata e legno pulito.

Luna camminò nel cortile. Sentiva sotto gli stivali la ghiaia senza chiodi, vedeva le assi impilate, il fieno al suo posto, gli attrezzi appesi. Pepe, più tranquillo, rosicchiava l'erba. Persino le galline uscivano, guardandosi intorno come ispettori severi.

Dalla strada arrivarono voci. Alcuni vicini si avvicinarono, attirati forse dal rumore della tempesta o dalla notizia dei ladri. Tra loro c'era la signora June, che aveva sempre gli occhi stretti come se stesse scegliendo il miglior cocomero.

«Abbiamo sentito che c'erano guai,» disse June. Poi guardò Yusuf, e per un attimo la sua faccia fece una smorfia diffidente.

Luna fece un passo avanti, senza aggressività, ma ferma. «I guai se ne sono andati. Lui è Yusuf. Mi ha aiutata a tirare fuori un carro, a fermare un furto e a pulire il cortile prima della tempesta.»

June lo studiò. Yusuf non abbassò gli occhi. Fece un piccolo inchino. «Piacere. Io lavoro volentieri. E rispetto le regole.»

Un uomo del gruppo borbottò: «Stranieri…»

Zio Tom tossì. «Straniero è chi ruba, non chi aiuta.»

Un silenzio corto, poi qualcuno annuì.

June sospirò e porse a Yusuf una pagnotta avvolta in un panno. «Se lavori duro, devi mangiare. E se resti… magari mi insegni una parola della tua lingua.»

Yusuf prese la pagnotta con entrambe le mani, come se fosse un oggetto prezioso. «Grazie. Nella mia lingua si dice “shukran”

Luna sorrise. «Suona come un colpo di zoccoli felice.»

Tutti risero, questa volta con una risata che scaldava.

Quando i vicini se ne andarono, Luna restò un attimo nel cortile, ascoltando il vento che ora era più gentile. Guardò Yusuf, poi la scopa, poi il ranch.

«Sai,» disse Luna, «pulire un cortile sembra una cosa piccola. Ma oggi ha tenuto lontani i guai, ha fatto spazio per l'aiuto, e ha portato gente diversa a parlarsi.»

Yusuf annuì. «E tu… sei sempre calma? Anche quando hai paura?»

Luna strinse le spalle. «Non sempre. Ma provo. Essere allegri è una scelta, a volte. Come essere giusti.»

Zio Tom si avvicinò con un bicchiere d'acqua per ciascuno. «Alla fine, questo ranch è più pulito di stamattina. E anche un po' più grande dentro.»

Luna bevve, poi guardò Yusuf. «Se vuoi restare qualche giorno, c'è lavoro. E c'è posto a tavola.»

Yusuf sorrise, finalmente leggero. «Vorrei. Grazie.»

Luna appoggiò una mano sulla scopa, come a salutare una vecchia amica. Poi disse, con la voce dolce e ferma: «Grazie per tutto.»

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Tinozza
Grande contenitore usato per lavare o tenere acqua a casa o in cortile.
Sauro
Colore del cavallo, simile al marrone chiaro o castano dorato.
Vitellino
Un piccolo vitello, cioè il cucciolo della mucca.
Muggito
Suono forte che fa la mucca o il vitello quando chiama.
Serpente a sonagli
Serpente che ha una coda che fa rumore come un campanello.
Sonaglio
Piccola parte della coda del serpente che fa rumore.
Carriola
Strumento con una ruota usato per trasportare cose pesanti.
Leva
Barra lunga che si usa per sollevare qualcosa di pesante.
Incastrato
Che è rimasto bloccato dentro a una buca o un foro.
Fischietto
Piccolo oggetto che si soffia per fare un suono acuto e chiamare.
Mandriano
Persona che guida e cura il bestiame, come le mucche o i cavalli.
Falce
Attrezzo con una lama curva usato per tagliare l'erba o il fieno.
Rastrello
Attrezzo con denti usato per raccogliere foglie o sistemare il fieno.
Spago
Cordino sottile e resistente usato per legare o fissare oggetti.
Impronte
Segni lasciati sul terreno dalle scarpe o dalle zampe degli animali.

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