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Storia di cow-boy 9/10 anni Lettura 15 min. (1)

Il lazo di Caleb e il ponte che canta

Un giovane cowboy, Tom, trova un lazo appartenente a Caleb Reed e, attraversando gole, ponti instabili e incontri pericolosi con banditi, intraprende un viaggio per restituirlo, aiutato da un ragazzo chiamato Pip.

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Tom Bell, giovane (circa 20-25 anni), viso abbronzato, capelli castani corti, sguardo determinato, in camicia a quadri blu e cappello da cowboy beige, a cavallo su Biscotto lancia un lazo che avvolge il braccio di un bandito su un ponte di corda; Pip, ragazzo di ~12 anni, viso rotondo con macchia di polvere, cappello troppo grande e occhi stupefatti ma coraggiosi, accovacciato dietro una roccia vicino al torrente con una piccola lama pronta; Caleb Reed, uomo di ~40 anni con barba grigia corta e giacca consumata, mani legate ma riconoscente, seduto sulla riva vicino a un cavallo zoppicante; il bandito trentenne con bandana nera è a metà del ponte, sorpreso e aggressivo mentre il ponte oscillante sopra un canyon di rocce rosse e un torrente argentato scricchiola; luce calda del tramonto, erba secca, polvere danzante, momento di tensione eroica con espressioni di sorpresa e sollievo. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il lazo nella polvere

Il sole del Far West picchiava sulla prateria come un tamburo. L'aria sapeva di erba secca, cuoio e fumo lontano. Tom Bell, cowboy veloce di gambe e lento di testa—nel senso buono, perché ci pensava sempre due volte—stava legando l'ultimo vitello quando vide qualcosa luccicare vicino al recinto.

Si chinò e raccolse un lazo. Era di corda chiara, consumato ma resistente, con un piccolo nodo intrecciato a forma di stella vicino all'impugnatura.

Tom fischiò piano. “Questo non è mio.”

Dal portico del ranch, il vecchio Hank, il caposquadra con i baffi come scope, lo guardò strizzando gli occhi. “Fammi vedere.”

Tom si avvicinò e Hank prese il lazo, lo rigirò tra le dita come se stesse leggendo una lettera segreta. “Questo è di Caleb Reed. Lo riconosco dal nodo. Lui non perde mai nulla… a meno che non gli sia successo qualcosa.”

Tom sentì un brivido sotto la camicia. Caleb Reed era un cowboy fiero e preciso. Se si era dimenticato il lazo, c'era un motivo.

Hank annuì, serio. “Tom, ascolta bene. Caleb è passato ieri verso Dry Creek. Se non ha il suo lazo, è come un cavaliere senza sella. Devi riportarglielo.”

Tom si grattò la nuca. “Solo io?”

“Solo tu,” disse Hank. Poi gli lanciò un'occhiata più morbida. “E non per fare l'eroe. Per dignità. Quando trovi qualcosa che non è tuo, lo restituisci. Punto.”

Tom strinse il lazo. “Va bene. Lo riporterò.”

Sellò il suo cavallo, Biscotto, un sauro con la criniera spettinata e l'aria sempre un po' offesa. “Su, Biscotto. È una missione importante. Niente facce lunghe.”

Biscotto sbuffò come per dire: Io? Faccia lunga? Mai.

Tom montò e partì al galoppo leggero, con la prateria che si apriva davanti come un mare verde e oro. In tasca aveva una borraccia e un pezzo di pane secco. In mano, un lazo che non era suo, ma che doveva tornare a casa.

Capitolo 2: La gola del vento

Dopo ore di corsa, la terra cambiò. L'erba si fece bassa, e comparvero rocce rosse che sembravano denti giganti. Il sentiero verso Dry Creek passava per una gola stretta dove il vento fischiava forte, come un treno invisibile.

Biscotto rallentò da solo, orecchie dritte. Tom gli accarezzò il collo. “Bravo. Anche a me non piace questo posto.”

A metà gola, un rumore secco: TAC! Un sasso cadde dall'alto e rotolò vicino agli zoccoli. Subito dopo, una voce gridò: “Alt! Ehi, tu!”

Tom alzò le mani, una cosa che aveva imparato da bambino quando sua madre lo sorprendeva con i biscotti rubati. “Tranquillo! Non cerco guai.”

Da dietro una roccia spuntò un ragazzo magro con un cappello troppo grande e un sorriso troppo furbo. Aveva una fionda in mano e un sacco di mele legato alla cintura.

“Passaggio a pagamento,” annunciò. “Una mela e ti lascio andare.”

Tom lo guardò e poi guardò il sacco. “Quelle mele le hai già pagate?”

Il ragazzo si impuntò. “Ehm… le ho… trovate.”

Tom scese da cavallo con calma, senza movimenti bruschi. “Ascolta, amico. Anch'io ho trovato una cosa oggi. Un lazo. Ma lo sto restituendo, perché non è mio. Se prendi mele che non sono tue, prima o poi qualcuno resterà senza. E non è una bella sensazione.”

Il ragazzo abbassò un po' la fionda. “Io… ho fame.”

Tom tirò fuori il pane secco e lo spezzò in due. “Ecco. Non è una festa, ma riempie lo stomaco. In cambio, mi dici se hai visto un cowboy di nome Caleb Reed.”

Il ragazzo prese il pane, stupito. “Tu mi dai da mangiare e non mi spari?”

Tom alzò un sopracciglio. “Sparare per delle mele? Sarebbe una sciocchezza. E poi non ho nemmeno voglia di pulire la pistola.”

Il ragazzo rise, e la gola sembrò meno cattiva. “Caleb Reed… sì. È passato stamattina. Aveva il cavallo che zoppicava. Ha preso il sentiero per il ponte di corda sul torrente. Ma… c'erano anche due uomini con la bandana nera. Lo seguivano.”

Tom strinse il lazo tra le dita. “Grazie. E tu come ti chiami?”

“Pip,” disse il ragazzo, masticando. “Pip Lawson.”

“Piacere, Pip. Ultimo consiglio: restituisci quelle mele, oppure chiedile. La dignità è come un cappello: se lo perdi, ti batte il sole in testa.”

Pip arrossì. “Ci penserò.”

Tom rimontò su Biscotto. “Forza. Andiamo a prendere un ponte che non mi piace per niente.”

Capitolo 3: Il ponte che canta

Il torrente Dry Creek, in quel punto, non era affatto secco. L'acqua correva tra le pietre e faceva schiuma bianca. Sopra, un ponte di corda oscillava tra due pali. Le assi di legno erano sottili, e le corde gemettero appena Tom mise piede sulla prima.

“Perfetto,” borbottò. “Un ponte che canta. Speriamo che non impari anche a ballare.”

Biscotto puntò gli zoccoli, indeciso. Tom gli parlò vicino all'orecchio. “Ascoltami. Un passo alla volta. Se cadi, ti prometto che non ti rimprovero… molto.”

Il cavallo lo fissò come se capisse ogni parola. Poi, con un sospiro, fece un passo. Il ponte oscillò. Tom sentì lo stomaco fare un salto.

A metà, un fruscio dietro. Due uomini comparvero dall'altra estremità, bandane nere sul volto. Uno aveva gli occhi piccoli e cattivi, l'altro rideva senza motivo.

“Guarda chi c'è,” disse quello che rideva. “Un cowboy e un cavallo che tremano come gelatina.”

Tom stringeva il lazo in mano. Era in trappola: avanti c'erano loro, indietro c'era il vuoto.

“Lasciatemi passare,” disse, cercando di tenere la voce ferma. “Non voglio problemi.”

“Ma noi sì,” rispose l'uomo dagli occhi piccoli. “Hai visto un certo Caleb Reed? Ha qualcosa che ci interessa.”

Tom pensò in fretta. Se diceva la verità, poteva mettere Caleb in pericolo. Se mentiva male, potevano aggredirlo. Doveva essere intelligente, non solo coraggioso.

Alzò il lazo. “Caleb? Io sto cercando lui. Ho trovato il suo lazo. Se volete, posso lasciarlo qui e torno indietro.”

Gli uomini si scambiarono uno sguardo. “Il lazo di Caleb,” mormorò quello che rideva. “Allora era vero.”

Mentre parlavano, Tom guardò le corde del ponte. Il vento tirava forte. Il ponte oscillava. E Biscotto… aveva un'idea sua: stava già facendo mezzo passo indietro.

Tom sussurrò: “Non ora, Biscotto.”

L'uomo dagli occhi piccoli fece un passo avanti sul ponte. Le assi scricchiolarono.

Tom improvvisò. Lanciò il lazo non verso l'uomo, ma sopra una sporgenza del palo vicino, creando un anello attorno a una corda laterale. Tirò forte. La corda si tese e il ponte si inclinò di colpo da quel lato.

“Ehi!” gridò l'uomo, barcollando.

Biscotto, spaventato ma non stupido, fece due passi rapidi indietro con Tom ancora in sella. Il ponte oscillò come una corda di chitarra.

Tom non perse tempo: mollò il lazo, si aggrappò alla sella e lasciò che Biscotto tornasse sulla riva da cui erano venuti. Appena furono al sicuro, Tom diede una pacca al cavallo. “Hai ballato benissimo. Mai più, però.”

Dall'altra parte, i due uomini urlavano insulti che il vento portò via, facendoli sembrare quasi ridicoli.

Tom inspirò a fondo. Aveva salvato la pelle, ma ora sapeva una cosa: Caleb era davvero nei guai.

Capitolo 4: La pista delle impronte

Tom seguì il torrente lungo la riva, cercando un guado più basso. Il sole scendeva e la luce diventava arancione, come se il mondo fosse stato dipinto con il miele.

Dopo un po', trovò un punto dove l'acqua si allargava e correva più lenta. Biscotto attraversò con attenzione, schizzando. Tom rise. “Sì, sì, lo so. Ti bagni gli zoccoli. Tragedia.”

Sull'altra riva, Tom vide impronte: un cavallo che zoppicava, trascinando leggermente uno zoccolo. Accanto, due paia di stivali, passi pesanti. E poi… una terza traccia, più leggera.

“Pip?” mormorò Tom. E infatti, dietro un cespuglio, spuntò il cappello troppo grande.

Pip alzò le mani. “Non mi sparare!”

“Non sparo a nessuno,” disse Tom. “Che ci fai qui?”

Pip guardò i suoi piedi. “Ho restituito le mele.”

Tom sbatté le palpebre. “Davvero?”

“Sì,” disse Pip, più dritto. “Il proprietario mi ha urlato addosso, ma… mi ha dato comunque una mela, perché ho detto la verità. E poi… volevo aiutarti. Quei due uomini mi fanno paura.”

Tom annuì. “Allora resta vicino e fai quello che dico. Senza eroismi.”

Pip sorrise. “Io? Eroe? Io sono più… assistente.”

Seguirono le impronte fino a un piccolo canyon. Lì, in una conca riparata, videro un fuoco spento e un cavallo legato, una zampa fasciata male. Accanto, seduto su una roccia con le mani legate, c'era Caleb Reed. La bandana non la portava sul volto: lui non si nascondeva. Aveva lo sguardo duro, ma quando vide Tom, gli occhi gli si accesero.

“Tom Bell?” sussurrò. “Che diavolo ci fai qui?”

Tom mostrò il lazo. “Mi sono stancato di vedere la tua corda sola e triste.”

Caleb fece un mezzo sorriso. “Sei venuto per questo?”

“E per te,” disse Tom.

I due uomini con la bandana erano poco lontani, frugavano nelle bisacce di Caleb. Uno sputò a terra. “Niente oro. Niente mappe. Solo roba da lavoro.”

L'altro sbuffò. “Allora lo porteremo in città. Qualcuno pagherà per riaverlo.”

Tom si abbassò dietro un masso con Pip. “Dobbiamo tagliare le corde di Caleb e scappare. Hai un coltello?”

Pip tirò fuori una piccola lama. “Non è grande.”

“Non serve grande,” disse Tom. “Serve coraggio e cervello.”

Aspettarono che i due si allontanassero di qualche passo. Tom fece un segnale a Pip: strisciare basso, come lucertole. Pip annuì, serio come un giudice.

Arrivarono dietro Caleb. Pip tagliò le corde con mani tremanti ma precise.

Caleb massaggiò i polsi. “Grazie, ragazzino.”

Pip gonfiò il petto. “Prego.”

Proprio allora, una pietra sotto lo stivale di Tom scricchiolò. CRACK.

I due uomini si voltarono.

“Eccoti!” gridò quello dagli occhi piccoli, tirando fuori la pistola.

Tom agì d'istinto: lanciò il lazo. Questa volta sì, lo lanciò come si deve. L'anello volò nell'aria e si chiuse attorno al braccio dell'uomo con la pistola. Tom tirò con tutte le forze. La pistola cadde nella polvere.

Caleb, libero, afferrò un ramo spesso e lo puntò come un fucile. “Un passo e vi faccio assaggiare la mia medicina di legno!”

L'altro uomo rise, ma era una risata nervosa. Pip, dietro, prese una manciata di sabbia e la lanciò in aria. La sabbia entrò negli occhi dell'uomo che rideva.

“Ahi! Maledizione!”

Tom non volle fare il duro. Non voleva umiliare nessuno. Ma doveva fermarli. Con il lazo ancora teso, lo usò per far inciampare l'uomo dagli occhi piccoli, che cadde seduto come un sacco di patate.

Caleb montò sul suo cavallo zoppicante con attenzione. Tom saltò su Biscotto. Pip si aggrappò dietro a Tom, come un koala molto spaventato.

“Adesso si corre!” gridò Tom.

Capitolo 5: La tavola apparecchiata

Corsero finché il canyon rimase lontano e l'aria tornò aperta, piena di cielo. Il tramonto stendeva ombre lunghe come strade. Il cavallo di Caleb zoppicava ma teneva duro, testardo come il suo padrone.

Quando finalmente intravidero le luci del ranch, Hank uscì sul portico con le braccia incrociate. Poi vide Caleb, e la sua faccia si sciolse.

“Caleb, vecchio testone!” urlò. “Credevo ti fossi cacciato nei guai.”

Caleb scese piano. “Mi ci sono cacciato. Ma il tuo ragazzo mi ha tirato fuori.”

Tom porse il lazo a Caleb. “E questo è tuo.”

Caleb lo prese con rispetto, come se stesse riprendendo qualcosa di più di una corda. “Questo lazo mi ha aiutato a lavorare per anni. Ma oggi… mi ha ricordato che non lavoro da solo.” Guardò Tom negli occhi. “Hai fatto una cosa giusta. Non per vantarti. Per dignità.”

Tom sentì le orecchie scaldarsi. “Diciamo che… non mi piace lasciare le cose a metà.”

Pip scese e si pulì la polvere. Hank lo squadrò. “E tu chi sei?”

Pip esitò, poi disse chiaro: “Mi chiamo Pip Lawson. Oggi ho restituito delle mele. E ho aiutato a salvare un cowboy.”

Hank rise forte. “Allora sei il benvenuto.”

Dentro, la cucina profumava di stufato. Sul tavolo c'era una tovaglia a quadri, piatti di latta, pane caldo e una brocca d'acqua fresca. Qualcuno aveva acceso una lampada a petrolio, e la luce tremolava come una storia raccontata bene.

Hank batté le mani. “Seduti! Oggi si mangia come si deve.”

Tom si sedette accanto a Caleb e a Pip. Biscotto, fuori, nitrì come per chiedere la sua porzione.

Caleb alzò il bicchiere. “A Tom Bell, che ha avuto coraggio quando serviva, testa quando era difficile e cuore quando era giusto.”

Tom guardò la tavola apparecchiata: il cibo, le facce stanche ma sorridenti, il calore dopo la paura. Sentì che quella era la vera ricompensa.

Pip addentò il pane e mormorò con la bocca piena: “La dignità… sa quasi di stufato.”

Tom rise. “Allora mangiane tanta. Che ti fa bene.”

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Prateria
Grande distesa di erba dove pascolano animali come cavalli e mucche.
Lazo
Corda usata dai cowboy per prendere animali o legare oggetti.
Consumato
Usato spesso, che mostra segni di usura o vecchiaia.
Impugnatura
Parte di un oggetto che si prende con la mano per tenerlo fermo.
Caposquadra
Persona che guida un gruppo di lavoratori o aiutanti.
Borraccia
Piccola bottiglia portatile per bere acqua quando si è fuori casa.
Guado
Posto dove si può attraversare un corso d'acqua a piedi o a cavallo.
Conca
Piccola depressione nel terreno, spesso raccolta d'acqua o riparata.

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