Fuori dalla finestra il cielo era chiaro e freddo. Gli alberi avevano rami sottili. Sul prato c'era un velo bianco, come zucchero. Mia, una bambina di tre anni, stava vicino alla mamma. Aveva i calzini caldi e un maglione morbido.
“È inverno?” chiese Mia, con gli occhi grandi.
“Sì,” disse la mamma. “In inverno le giornate sono più corte. L'aria è fresca. Ma ci sono anche momenti molto dolci.”
Mia guardò il suo cappello rosso. Lo prese con due mani.
“Usciamo?” domandò.
“Certo. Facciamo piano e stiamo insieme,” rispose la mamma.
La mamma aiutò Mia a mettere la giacca, la sciarpa e i guanti. Mia provò a infilare da sola il pollice nel guanto. Non entrava.
“Non riesco,” sussurrò.
“Riprova. Piano piano,” disse la mamma, sorridendo.
Mia riprovò. Spinse il dito, poi l'altro. Il guanto andò a posto.
“Ce l'ho fatta!” disse Mia.
“Brava. Hai insistito,” rispose la mamma.
Fuori, l'aria pizzicava un pochino il naso. Mia respirò e vide un piccolo soffio bianco.
“Guarda! Fumo!” disse.
“È il tuo respiro,” spiegò la mamma. “In inverno si vede.”
Mia fece “haaa” e guardò il soffio. Poi fece “hooo”. Rise piano. Il mondo era silenzioso. Si sentivano solo passi sulla neve croccante: cric crac, cric crac.
Camminarono fino al parco. Il sole era basso. Le ombre erano lunghe. Una panchina aveva un cappello di neve. Anche lo scivolo era freddo e lucido.
C'era anche il papà, con una piccola pala blu. E c'era Leo, un bimbo un po' più grande, con una pala verde. Stavano vicino a un mucchietto di neve.
“Ciao, Mia!” disse il papà. “Vuoi aiutarci? Facciamo una pista per le palline di neve.”
Mia annuì. “Sì, aiuto!”
Leo disse: “Facciamo una gara. Chi fa la pista più lunga?”
Mia sentì un battito nel petto. Le piaceva giocare. Ma la pista lunga sembrava difficile.
“Posso provare anche io?” chiese, con voce piccola.
“Certo,” disse Leo. “Facciamo tre piste: la mia, la tua, e quella del papà.”
Mia prese la pala blu piccola che le passò il papà. La neve era soffice. Mia la spostò. Fece un piccolo solco.
Poi la neve tornò giù, come una coperta che scivola.
“Oh no,” disse Mia. “Si chiude.”
“La neve fa così,” disse il papà. “Tu continua. Un pezzetto alla volta.”
Mia guardò il solco. Poi guardò la mamma, che era lì vicino.
“Vai tranquilla,” disse la mamma. “Io ti guardo.”
Mia fece un altro solco. E un altro. Le mani nei guanti erano un po' goffe. La pala scappava via. Mia si fermò.
“Mi stanco,” disse.
“Facciamo una pausa,” propose la mamma. “Tre respiri. Uno… due… tre.”
Mia fece tre respiri e vide tre piccoli soffietti bianchi. Le sembrò un gioco.
“Adesso ancora,” disse Mia, più sicura.
Riprese la pala. Spingeva piano. Quando la neve cadeva, non si arrabbiava. Ricominciava. “Piano piano,” si diceva.
Intanto Leo scavava veloce. Il papà faceva una pista dritta e liscia.
“Guardate!” disse Leo. “La mia è lunga!”
Mia guardò la sua pista. Era corta e un po' storta. Ma c'era. E arrivava fino a un sasso.
“Anche la mia arriva al sasso,” disse Mia, sorpresa.
La mamma batté le mani piano. “Che bello. Hai continuato.”
Poi fecero la gara delle palline. Ognuno prese una pallina di neve. La mise all'inizio della pista.
“Pronti?” disse il papà. “Via!”
Le palline rotolarono. Quella di Leo scivolò lontano e veloce. Quella del papà andò bene. Quella di Mia si fermò a metà.
Mia guardò la sua pallina ferma. Sentì un piccolo dispiacere, come una goccia.
Leo saltò. “Ho vinto!”
Mia lo guardò. Leo sorrideva felice.
Mia fece un respiro. Poi disse, con voce dolce: “Bravo, Leo. Hai vinto tu.”
Leo la guardò. “Grazie, Mia.”
Il papà disse: “Mia, sei stata gentile. E hai lavorato tanto.”
La mamma aggiunse: “E la tua pista ha fatto il suo lavoro. La pallina si è fermata, ma domani può andare più lontano.”
“Domani?” chiese Mia.
“Se vuoi,” disse la mamma. “L'inverno ha tanti giorni. Si può provare ancora.”
Mia pensò al parco, alla neve, al respiro che fa il fumo. Pensò anche al caldo di casa.
Tornarono a casa mentre il cielo diventava rosa e poi blu scuro. Dentro c'era luce gialla. In cucina c'era un profumo buono.
La mamma preparò una tazza di latte caldo. Mia lo tenne con due mani. Era caldo come un abbraccio.
“L'inverno è freddo fuori,” disse Mia, “ma dentro è caldo.”
“Sì,” disse la mamma. “E tu oggi hai fatto un piccolo coraggio.”
Mia sbadigliò. Nel letto, sotto la coperta, ascoltò il silenzio. Si sentiva al sicuro.
Prima di chiudere gli occhi, Mia sussurrò: “Domani voglio aiutare ancora. Voglio fare una pista più lunga.”
La mamma le baciò la fronte. “Quando vuoi. Piano piano.”
Mia sorrise. Il pensiero della neve e del latte caldo le scaldò il cuore. E si addormentò tranquilla.