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Storia di tesoro nascosto 11/12 anni Lettura 22 min.

La melodia segreta della grotta e il tesoro che si condivide

Un coniglio ascolta una melodia misteriosa nel bosco e, insieme a due amici, segue indizi sonori fino a una grotta che custodisce un enigma musicale da decifrare.

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Protagonista: piccolo coniglio marrone chiaro antropomorfo, grandi occhi attenti, orecchie lunghe leggermente cadenti, espressione concentrata e dolce, tiene una piccola flauto di canna lucente, in piedi su un tronco sospeso sopra un lago sotterraneo; personaggio secondario 1: gazza bianca e nera antropomorfa, occhi vivaci, piume lucide, aria maliziosa e curiosa, appollaiata sulla spalla del coniglio con ali leggermente aperte; personaggio secondario 2: tasso robusto dal pelo grigio con strisce scure, volto serio ma benevolo, braccia incrociate o pronto ad aiutare, sul bordo di un pontile di legno pochi passi dietro; ambientazione: grotta sotterranea luminosa con stalattiti cristalline e alghe fosforescenti, acqua scura e lucente che riflette punti di luce, tronchi sospesi come passerelle e rocce con muschio; situazione: i tre attraversano tronchi sospesi verso una piccola isola rocciosa al centro del lago dove c’è una vecchia cassa di legno aperta, atmosfera di avventura calma con luce calda dei cristalli e riflessi sull’acqua. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La nota che non voleva stare ferma

Nel Bosco delle Sette Radure, dove la nebbia del mattino sembrava panna montata e le foglie scricchiolavano come carta da regalo, viveva un coniglio di nome Lino. Era un coniglio diverso dagli altri: non correva per ogni cosa, non saltava senza motivo. Lino ascoltava. Ascoltava davvero.

Quella mattina, mentre sistemava con cura la sua tana sotto un vecchio nocciolo, sentì qualcosa che non apparteneva al bosco: una melodia sottile, come un filo d'argento tirato tra due rami.

Lino immobilizzò le orecchie. La musica arrivava a pezzetti: una nota chiara, poi una pausa, poi un'altra nota più bassa. Sembrava un messaggio, non una canzone.

«Hai sentito anche tu?» sussurrò una voce.

Dalla felce uscì Mica, una gazza con gli occhi vivaci e un becco che sembrava sempre pronto a fare domande.

«Sì,» disse Lino calmo. «E mi sembra… importante.»

La gazza inclinò la testa. «Importante quanto una crosta di pane? O quanto una moneta lucida?»

Lino sorrise appena. «Più importante. È come se qualcuno stesse… bussando con le note.»

La melodia si ripeté, identica. Tre note alte, due basse, una lunga. Poi silenzio.

Mica si mise a svolazzare in tondo. «Oh! Oh! Questo sa di mistero. E i misteri sanno di… tesoro!»

Lino non si lasciò prendere dall'euforia, ma il cuore gli fece un saltello. Un tesoro nascosto era una di quelle storie che gli anziani raccontavano nelle sere d'inverno: cose brillanti sepolte, mappe fatte di corteccia, e codici che non si potevano leggere con gli occhi.

«Se è un codice,» disse Lino, «io voglio ascoltarlo fino a capirlo.»

«Io voglio trovarlo prima che lo trovi qualcun altro!» gracchiò Mica.

In quel momento comparve Bront, un tasso robusto con il muso segnato da graffi vecchi. Portava in spalla una borsa di funghi secchi.

«Non fate quella faccia,» brontolò. «Sembra che abbiate visto una luna quadrata.»

Mica gli si posò davanti al naso. «Una melodia misteriosa! Un codice! Un tesoro nascosto!»

Bront sbuffò, ma le sue orecchie si drizzarono. «Tesoro, eh? Di solito il tesoro porta guai.»

Lino guardò i due amici. «Allora portiamo anche aiuto. Andiamo insieme.»

Bront lo fissò per un istante, poi annuì piano. «In tre è più difficile perdersi. E più facile tirare fuori qualcuno da una buca.»

La melodia tornò, più lontana, come se li invitasse a seguirla.

Capitolo 2: Il sentiero delle foglie che indicano

Seguire una melodia nel bosco non era come seguire un profumo. Non si poteva annusare l'aria e basta. Lino doveva fermarsi spesso, chiudere gli occhi e lasciare che le note gli entrassero dentro.

«Sei sicuro che vada di là?» chiese Mica, appollaiata su un ramo.

Lino aprì gli occhi. «La nota lunga viene da nord-ovest. È come una coda… trascina il suono.»

Bront lo guardò con rispetto. «Hai orecchie da bussola.»

Camminarono tra cespugli di more e tronchi cavi. A un certo punto il sentiero si divise in tre. Su ognuno, foglie secche erano disposte in modo strano: sul primo sentiero formavano una linea dritta; sul secondo una spirale; sul terzo una specie di scala.

Mica fischiò. «Foglie in posa. Qualcuno qui ha tanto tempo libero.»

Bront annusò. «Non è vento. Non è caso.»

Lino si inginocchiò e osservò. La melodia si ripeté nella sua testa: tre note alte, due basse, una lunga. Guardò la “scala” di foglie: tre foglie in alto, due più in basso, e una foglia lunga e stretta in fondo, come un segno.

«È questo,» disse. «Il terzo sentiero.»

Mica batté le ali. «Sei un genio peloso!»

Lino arrossì sotto la pelliccia. «No. Sto solo… ascoltando bene.»

Si inoltrarono nel terzo sentiero. Lì il bosco cambiava: gli alberi erano più vicini, come se facessero cerchio, e il terreno era coperto da muschio morbido che attutiva i passi. Ogni tanto, tra le radici, comparivano piccole pietre bianche disposte a coppie.

Bront inciampò e imprecò sottovoce. «Queste pietre spuntano come denti.»

Lino si chinò: sulle pietre c'erano segni sottili, come graffi ordinati. Non erano parole, ma ritmi: tre tacche, due tacche, una tacca lunga.

«Di nuovo il codice,» mormorò.

«Quindi ci stiamo avvicinando!» disse Mica.

Il sentiero li portò fino a un ponticello di legno sopra un ruscello scuro. L'acqua scorreva lenta, ma faceva un rumore di cucchiaini contro una tazza: tin… tin… tin-tin… tiiiin.

Lino si bloccò. «Sentite?»

Bront strinse gli occhi. «È… la melodia.»

Mica si sporse troppo e quasi cadde. «Attenta! Io sono attenta!» disse, mentre cadeva comunque con una zampa nel fango.

Bront la afferrò per una piuma della coda e la tirò su. «Ecco l'entraide. Non dirlo in giro o rovini la mia reputazione.»

Mica sputacchiò fango ridendo. «Promesso. Dirò che mi hai salvata con una faccia terribile.»

Lino attraversò per primo. Sotto il ponticello, incastrato tra due pietre, c'era un oggetto: una piccola conchiglia lucida, impossibile in mezzo a un ruscello di bosco.

La prese con delicatezza. Dentro, come se qualcuno ci avesse nascosto un soffio, la conchiglia risuonò: tiiiin.

Un indizio che non si leggeva, ma si ascoltava.

Capitolo 3: La grotta che canta in segreto

La conchiglia guidò Lino come un campanellino muto. Ogni volta che si fermavano nel punto giusto, vibrava appena, e un suono sottilissimo si univa alla melodia lontana.

Arrivarono a una parete di roccia coperta d'edera. Sembrava solo un muro del bosco, ma Lino notò qualcosa: l'edera cresceva in modo strano, lasciando una fessura verticale, come una porta chiusa male.

Mica infilò il becco. «O è un ingresso, o è una roccia che vuole respirare.»

Bront mise una zampa sulla parete e spinse. Non successe nulla. Spinse di nuovo, più forte. L'edera tremò e una pietra si mosse con un gemito basso.

«Ah,» disse Bront. «Era solo… pesante.»

Dietro c'era una grotta. L'aria dentro era fresca e odorava di terra antica e funghi umidi. Dal soffitto pendevano piccole stalattiti che scintillavano come caramelle dure.

La melodia, ora, non era più lontana. Era dappertutto: rimbalzava sulle pareti, cambiava, si nascondeva e tornava.

Lino avanzò con prudenza. «Non voglio disturbare… chiunque stia suonando.»

Mica fece piano per una volta. «Mi sento come se il bosco stesse trattenendo il fiato.»

Dentro la grotta, il terreno scendeva. A metà, trovarono un lago sotterraneo grande come una radura. L'acqua era nera, ma rifletteva le stalattiti come stelle capovolte.

Su una roccia al centro del lago c'era una cassa di legno, vecchia, con un lucchetto di metallo. E accanto, una specie di arpa naturale: canne di pietra sottili che l'acqua sfiorava facendo suoni.

Bront fischiò piano. «Eccolo, il tesoro… ma come ci arriviamo senza nuotare? Io nuoto come un sasso.»

Mica indicò in alto. «Guardate!»

Sopra il lago correva una serie di tronchi sospesi, come se un vecchio castoro li avesse sistemati. Alcuni erano stabili, altri oscillavano.

Lino inspirò. Il coraggio non era saltare senza pensare: era pensare e poi saltare lo stesso.

«Vado io per primo,» disse.

«Tu sei leggero,» disse Bront. «Se cadi, fai plin. Io faccio SPLASH.»

Mica gonfiò il petto. «Io volo. Se uno cade, posso… urlare fortissimo.»

«Grazie,» disse Lino, trattenendo una risata.

Attraversò il primo tronco. Oscillò, ma tenne l'equilibrio. Secondo tronco: più scivoloso. Terzo: un buco nel mezzo. Lino saltò, sentendo il vuoto sotto le zampe.

A metà strada, una canna di pietra risuonò: tin… tin… tin-tin… tiiiin.

Lino si immobilizzò sul tronco. «La melodia… è qui. È lei che comanda.»

Bront lo seguì lentamente, con la concentrazione di chi trasporta una torre di piatti. «Non farmi ridere,» ringhiò. «Se rido, cado.»

Mica volò sopra di loro, facendo da “lampada” con le sue piume chiare che riflettevano la luce. «Dai, Bront! Pensa a un fungo che ti aspetta.»

Bront borbottò, ma arrivò.

Quando Lino mise finalmente le zampe sulla roccia centrale, la conchiglia vibrò forte. Il lucchetto sulla cassa aveva sei piccoli tasti, come quelli di uno strumento. Non c'era una chiave. C'era una musica da inserire.

Capitolo 4: Il codice delle sei note

Lino fissò i tasti. Erano segnati con simboli semplici: una foglia, una goccia, una stella, una pietra, una piuma e una luna. Sembravano innocenti, ma il lucchetto aveva l'aria di chi non perdona gli errori.

Mica volteggiò. «Premiamo a caso? Magari si apre per simpatia.»

Bront la guardò. «Se esplode, ti trasformo in una spazzola.»

Lino appoggiò la conchiglia sulla cassa e chiuse gli occhi. «Non a caso. Devo ascoltare la melodia esatta.»

Le canne di pietra cantavano a intervalli, ma non sempre uguali. Il trucco, capì Lino, era distinguere la sequenza che si ripeteva sempre: tre note alte, due basse, una lunga. Sei.

«Tre alte… due basse… una lunga,» mormorò.

«Sembra la lista della spesa,» sussurrò Mica. «Tre bacche, due noci e una carota gigante.»

Lino sorrise, poi si concentrò. Guardò i simboli: quali erano “alti” e quali “bassi”? Non poteva essere davvero alto o basso: doveva essere un'idea.

Si guardò intorno. Sopra la roccia, le stalattiti più sottili brillavano come stelle. L'acqua faceva gocce. Una piuma di Mica cadde e galleggiò. La luna… non c'era, ovviamente. Ma nel lago, la luce si rifletteva formando un cerchio pallido come una luna d'acqua.

Lino provò a collegare i simboli ai suoni: la stella sembrava acuta, leggera. La piuma anche. La foglia frusciava. La pietra era pesante, bassa. La goccia aveva un suono medio. La luna… una nota lunga, rotonda.

«Forse le tre alte sono: stella, piuma, foglia,» disse Lino. «Le due basse: pietra, goccia. E la lunga: luna.»

Mica lo fissò. «Come fai a essere così… ragionevole?»

«Perché se sbaglio, cadiamo nel lago o peggio,» disse Lino. «E io non ho intenzione di diventare un pesce.»

Bront annuì. «Vai.»

Lino premette i tasti nell'ordine: stella, piuma, foglia… poi pietra, goccia… e infine luna, tenendola premuta più a lungo.

Per un attimo non successe nulla. Il silenzio fu così pieno che persino Mica smise di respirare.

Poi il lucchetto fece clic.

La cassa si aprì lentamente, come se avesse dormito per anni. Dentro non c'erano monete né gemme. C'era una scatola più piccola, di legno chiaro, con sopra un'incisione: un orecchio.

«Un tesoro… di orecchie?» Mica sembrò delusa e divertita insieme.

Lino sollevò il coperchio della scatola interna. Dentro c'era un oggetto avvolto in muschio secco: un flauto sottilissimo, fatto di canna lucida, con sei fori.

E accanto, un foglietto di corteccia con segni: non parole, ma puntini e linee, come un piccolo sentiero. Era la melodia.

Lino lo guardò, emozionato. «Non è solo un codice per aprire… è un codice da suonare.»

Bront grugnì. «E il tesoro dov'è?»

Lino toccò il flauto con delicatezza. «Forse… il tesoro è ciò che la melodia apre dopo.»

Mica si stropicciò il becco. «Questo mi piace. È come una porta dietro la porta.»

Ma la grotta, come se avesse sentito la frase, tremò leggermente. Un rimbombo corse lungo le canne di pietra.

Dal lago, l'acqua si mosse. Non come un'onda normale: come se qualcosa respirasse sotto.

«Ehm,» disse Mica con una voce più piccola del solito. «Qualcuno vuole unirsi al concerto.»

Capitolo 5: L'ombra sotto l'acqua e la scelta coraggiosa

Un'ombra lunga scivolò sotto la superficie del lago, girando attorno alla roccia. Lino strinse il flauto al petto.

«Non facciamo movimenti stupidi,» sussurrò Bront, che era bravissimo a dare consigli che sembravano insulti.

L'acqua si aprì con un suono lento. Emerse una lontra anziana, con baffi bianchi e occhi gentili. Portava al collo un filo di alghe come una collana un po' ridicola.

«Ah!» fece Mica, sollevata. «Una lontra! Ciao! Non ci mangi, vero?»

La lontra sbatté le palpebre. «Mangiare voi? Mi dareste solo acidità.» Poi guardò il flauto. «Avete trovato la Voce della Grotta.»

Lino fece un passo avanti. «La melodia… era un codice. Io volevo ascoltarla per capirla.»

La lontra annuì lentamente. «Questo è raro. Molti corrono dietro alla cassa. Pochi restano fermi ad ascoltare.»

Bront si schiarì la gola. «Ok, ma… tesoro? Perché di solito la parola “tesoro” significa qualcosa che luccica.»

La lontra rise, un suono come acqua tra i sassi. «Luccica anche ciò che non si vede subito. La Grotta custodisce un passaggio. Ma si apre solo con la melodia giusta, suonata con intenzione. Non con fretta.»

Mica si gonfiò. «E se la suoniamo male?»

La lontra alzò le spalle. «Allora la Grotta vi rimanda indietro… in modo poco elegante.»

Bront mormorò: «Caduta in acqua. Lo sapevo.»

Lino guardò la corteccia con i segni. C'erano sei suoni, ma anche qualcosa di più: piccole pause, e un finale lungo. Era come una frase che chiedeva pazienza.

«Suonerò io,» disse Lino, e la sua voce tremò appena. «Ma voi… restate vicini. Se succede qualcosa, ci aiutiamo.»

Mica gli si posò sulla spalla. «Io ti faccio da… coraggio rumoroso.»

Bront si mise dietro, pronto a afferrarlo. «Io ti faccio da… muro. Un muro con zampe.»

Lino portò il flauto alle labbra. Inspirò piano. Poi suonò: tre note leggere e alte, due più profonde, e una lunga che sembrava accendere la luce dentro l'acqua.

Le canne di pietra risposero, armonizzando. Il lago si illuminò dal basso, come se fosse pieno di lucciole sommerse. L'ombra della lontra diventò dorata, e per un attimo tutto sembrò sospeso.

Poi, dalla parete opposta, una fessura si aprì. Non una porta di legno: una fenditura nella roccia che si allargava come una bocca gentile. Dietro, un corridoio asciutto, con pietre lisce come scalini.

«Ecco il passaggio,» disse la lontra. «Ma ricordate: il tesoro non ama chi prende e basta. Ama chi condivide.»

Mica fece un inchino esagerato. «Siamo campioni di condivisione. Io condivido soprattutto… le idee degli altri.»

Bront le diede una spinta leggera. «Muoviti, pennuta.»

Attraversarono il passaggio. Lino teneva il flauto stretto, sentendo che non era solo un oggetto: era una promessa.

Capitolo 6: La stanza delle meraviglie e il vero tesoro

Il corridoio portava a una stanza ampia, asciutta, piena di cristalli che spuntavano dalle pareti come fiori di ghiaccio. La luce che veniva dal lago filtrava fin lì, trasformando tutto in un mosaico di blu e verde.

Al centro c'era un piedistallo di pietra. Sopra, una ciotola colma di semi, bacche essiccate e… carote dorate. Non d'oro vero, ma carote dalla buccia lucida come il sole, perfette, profumate.

Mica sgranò gli occhi. «Carote che brillano! Lino, è destino!»

Bront annusò. «Sono buone. E non sono trappole.» Poi guardò un lato della stanza e si irrigidì. «E quello cos'è?»

C'erano oggetti raccolti con cura: una sciarpa di lana persa da qualche animale del bosco, un vecchio cucchiaio di legno, un nido caduto e ricostruito, una pietra piatta con sopra incise tante piccole note.

Lino si avvicinò alla pietra delle note. Non erano casuali: erano varianti della melodia, come se qualcuno avesse insegnato a tanti animali a suonarla in modi diversi.

«Questo posto… è un deposito di cose trovate,» disse Lino piano. «Cose salvate.»

La lontra comparve alle loro spalle, silenziosa come sempre. «Ogni volta che qualcuno perde qualcosa nel bosco, a volte finisce qui. La Grotta ascolta. Se chi trova è generoso, porta qui ciò che può servire ad altri.»

Mica guardò la sciarpa. «Quindi il tesoro è… una specie di magazzino di gentilezza?»

«E di sopravvivenza,» aggiunse Bront. «In inverno, queste cose possono salvare qualcuno.»

Lino sentì un calore nel petto. Aveva cercato un tesoro nascosto e aveva trovato una prova: nel bosco, anche gli oggetti possono diventare aiuto, se qualcuno decide di non tenerli solo per sé.

Lino prese una carota dorata e la divise in tre con un gesto deciso.

Mica fece finta di piangere. «Che scena commovente. Sto quasi per non mangiarla.»

Bront prese la sua parte. «Non abituarti. Però… bravo, coniglio.»

Lino masticò lentamente. Era dolce e croccante, ma soprattutto sembrava raccontare una storia: quella di chi aveva seminato e di chi aveva custodito.

Poi Lino posò il flauto sul piedistallo. La lontra lo guardò sorpresa.

«Non lo porti via?» chiese.

Lino scosse la testa. «Il flauto serve a aprire e a guidare. Ma se lo prendo io, altri non potranno ascoltare la melodia per trovare questo posto. Io posso ricordarla. Posso insegnarla.»

Mica lo fissò, seria per un raro momento. «Tu sei proprio… un tipo strano. E mi piace.»

Bront annuì lentamente. «Questa sì che è intelligenza. E un po' di coraggio, perché rinunciare è difficile.»

Lino sorrise. «Allora lasciamo anche qualcosa noi.»

Bront tirò fuori dalla borsa un pacchetto di funghi secchi. «Questo può servire.»

Mica lasciò una delle sue piume più belle, pulita e lucida. «Per chi ha bisogno di un segnalibro… o di sentirsi elegante.»

Lino tolse dal collo un piccolo filo d'erba intrecciata che usava come promemoria per le cose importanti. Lo posò accanto alla pietra delle note. «Per ricordare di ascoltare.»

La lontra chiuse gli occhi, soddisfatta. «Avete capito.»

Capitolo 7: Ritorno alla luce e un orizzonte calmo

La strada del ritorno sembrò più corta. Forse perché ora non inseguivano solo un tesoro, ma portavano con sé una calma nuova, come un lago senza vento.

Attraversarono i tronchi sospesi con più sicurezza. Bront, arrivato dall'altra parte, alzò le zampe al cielo. «Non lo rifaccio mai più.»

«Lo dici sempre,» ribatté Mica. «E poi lo rifai sempre.»

Quando uscirono dalla grotta, la luce del pomeriggio li avvolse. Il bosco profumava di resina e di terra tiepida. La melodia non si sentiva più nell'aria, ma Lino la sentiva dentro la testa, chiara e ordinata.

Si sedettero su una collina erbosa. Davanti a loro, le radure si stendevano come un mare verde. In lontananza, le cime degli alberi disegnavano una linea morbida contro il cielo, un orizzonte tranquillo, senza fretta.

Mica si sdraiò, cosa rarissima per una gazza. «Allora… niente monete. Niente corone. Solo carote e gentilezza.»

Bront si grattò il mento. «E una lezione: il tesoro non è sempre quello che pensi. Però… mi è piaciuto.»

Lino guardò l'orizzonte. «Io volevo ascoltare la melodia che dà il codice. E l'ho ascoltata. Ma ho scoperto anche perché esiste: per far arrivare qui chi sa aiutare.»

Mica lo spinse piano con un'ala. «E tu aiuterai altri a trovarla?»

«Sì,» disse Lino. «Insegnerò la melodia. E dirò anche la cosa più importante: non si va da soli. Si va insieme.»

Bront sbuffò, ma aveva un'ombra di sorriso. «E magari… la prossima volta porto una corda. Non per paura. Per praticità.»

Mica rise. «Certo, certo. Praticità.»

Il vento passò tra i fili d'erba, facendo un fruscio che somigliava quasi a una nota lunga. Lino chiuse gli occhi un momento, respirò, e lasciò che il bosco suonasse da sé.

Davanti a loro, il cielo si schiariva lentamente, e l'orizzonte restava calmo, come una promessa mantenuta.

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Nebbia
Vapore sottile nell'aria che rende tutto un po' sfocato e umido.
Panna montata
Crema molto soffice e leggera, usata spesso nei dolci.
Scricchiolavano
Facevano piccoli rumori secchi e ripetuti quando si muovevano.
Melodia
Una sequenza di suoni musicali che formano una piccola canzone.
Immobilizzò
Rendendo qualcosa o qualcuno fermo, senza muoversi.
Felce
Pianta verde con foglie lunghe e divise, che cresce nei boschi ombrosi.
Spirale
Forma che gira intorno a un centro e si allarga come una chiocciola.
Muschio
Pianta bassa, morbida e verde che copre il terreno umido.
Stalattiti
Formazioni appuntite che pendono dal soffitto delle grotte.
Conchiglia
Guscio duro di alcuni animali marini, spesso a forma di spirale.
Lucchetto
Piccola serratura portatile usata per chiudere una cassa o una porta.
Arpa naturale
Strumento simile a un'arpa creato con canne o elementi trovati in natura.
Radura
Spazio aperto e luminoso nel mezzo di un bosco, senza alberi.

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