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Storia di tesoro nascosto 11/12 anni Lettura 20 min.

La biblioteca sotto la biblioteca e il tesoro delle storie incompiute

Tommaso, guidato da una mappa nascosta in un libro, scopre una scala segreta sotto la biblioteca e, insieme a Nora, trova una scatola di storie incompiute che li sfida a usare l’immaginazione e il coraggio.

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Ragazzo di 12 anni, volto rotondo e lentiggini, capelli castano corti e scompigliati, espressione meravigliata e concentrata, tiene contro il petto una piccola scatola di legno chiaro; è accovacciato davanti a un grande tavolo di legno, busto leggermente inclinato, occhi lucenti e bocca socchiusa, illuminato da una lampada a olio sospesa; una giovane bibliotecaria tirocinante di circa 22 anni, capelli castani raccolti in uno chignon disordinato, sguardo curioso e sorriso, tira dolcemente una catena per abbassare una lampada metallica antica sul pannello; una direttrice di circa 45 anni non è visibile nella scena principale ma si intuisce la silhouette sfocata sullo sfondo attraverso una porta socchiusa; la stanza è una sala rotonda sotterranea con muri di mattoni rossi, scaffali bassi pieni di oggetti antichi (calamai, occhiali, mappe piegate), pavimento in pietra polveroso e un grande tavolo centrale coperto di pergamene ingiallite; al centro un pannello di legno chiaro con tre incisioni (conchiglia, scala, lampada) si apre su un piccolo scomparto con la scatola aperta contenente fogli incompleti e una lettera; la lampada a olio proietta ombre calde, riflessi dorati e aloni di luce morbida; palette cromatica: toni caldi (ocra, mattone, rame) con tocchi di blu notte e verde bottiglia; stile vettoriale netto, contorni morbidi, leggere texture di carta e legno, atmosfera misteriosa ma rassicurante. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — Il libro che frusciava da solo

Tommaso aveva dodici anni, un'aria tranquilla anche quando tutti correvano, e un ottimismo testardo che sembrava incollato alle sue guance come lentiggini invisibili. Quel pomeriggio di pioggia fine, la biblioteca comunale profumava di carta bagnata e legno vecchio. Le finestre tremavano piano, come se facessero le fusa.

Tommaso era lì per un motivo preciso: cercare un compartimento segreto in un libro.

Non era un'idea nata dal nulla. La settimana prima, il nonno gli aveva lasciato un biglietto infilato nel portapenne: “La storia più importante non è scritta con l'inchiostro. È nascosta.” E sotto, un disegno: un libro con una piccola stella sull'angolo.

Nella sala ragazzi, tra atlanti enormi e fumetti allegri, Tommaso notò un volume rilegato in stoffa blu notte. Sull'angolo della copertina, quasi cancellata dal tempo, c'era una stella.

Lo prese con cautela, come se potesse svegliarsi. Il titolo era semplice: “Viaggi e meraviglie del Mare Interno”. Però, quando lo aprì, le pagine frusciarono in un modo strano, come un sussurro che voleva essere ascoltato.

“Ti serve aiuto?” chiese una voce.

Era Nora, la bibliotecaria tirocinante. Aveva i capelli raccolti in una matita e un sorriso che sembrava sapere più cose di quante dicesse.

“Sto… cercando una cosa,” rispose Tommaso. E, siccome mentire gli dava prurito in gola, aggiunse: “Un compartimento segreto. In un libro.”

Nora non rise. Si limitò a sollevare un sopracciglio. “Allora sei nel posto giusto. Qui i libri fanno spesso i furbi. Ma attento: se li forzi, si offendono.”

Tommaso sorrise. “Io non forzo niente. Ascolto.”

Si sedette a un tavolo vicino alla lampada verde della biblioteca. La luce disegnava un cerchio caldo. Tommaso sfogliò lentamente: illustrazioni di isole, mappe con strade tratteggiate, e note a margine scritte con una grafia minuta.

A un certo punto, sentì un “toc” leggero. Come se qualcosa, dentro il libro, avesse bussato.

Tommaso appoggiò l'orecchio alla copertina. “Va bene,” mormorò, calmo. “Dimmi dove sei.”

Capitolo 2 — La mappa che non voleva farsi vedere

Tommaso cominciò a ragionare come faceva quando montava i modellini: niente fretta, occhi aperti, mani gentili. Cercò differenze tra le pagine: un margine più spesso, una cucitura diversa, una piega che non apparteneva al resto.

Nora si avvicinò con una pila di libri. “Hai trovato qualcosa?”

“Non ancora,” disse Tommaso. “Ma il libro… fa rumore.”

“Molti libri fanno rumore quando sono letti,” ribatté Nora. Poi, abbassando la voce: “Alcuni, però, fanno rumore quando vogliono essere letti nel modo giusto.”

Tommaso passò il pollice sul bordo delle pagine. Ne trovò una leggermente più ruvida, come carta fatta a mano. Nell'angolo, una macchiolina scura: non muffa, non inchiostro. Sembrava… cera.

“Cera?” sussurrò.

Nora annusò l'aria, divertita. “Se adesso mi dici che dentro c'è una candela, giuro che—”

Tommaso premette con delicatezza sulla macchiolina. La pagina cedette appena, come una botola timida. Un lembo si sollevò, rivelando un sottilissimo foglio piegato più volte.

“Ecco la tua cosa,” disse Nora, gli occhi brillanti.

Tommaso aprì il foglio. Era una mappa, ma non come quelle normali. Non c'erano strade o nomi di città. C'erano disegni: una conchiglia con una fessura, una scala che scendeva, e una lampada a olio disegnata capovolta, come se dovesse essere abbassata.

In basso, una frase: “Dove le storie dormono, la luce scende.”

Tommaso sentì un brivido di eccitazione, ma restò calmo. “Il nonno sapeva.”

Nora si morse il labbro. “È una caccia al tesoro?”

“È… una caccia a un posto,” rispose Tommaso. “E a qualcosa nascosto. Ma il compartimento segreto nel libro era solo l'inizio.”

La mappa aveva un'altra particolarità: se la guardavi di sbieco, apparivano linee leggere, come se fossero disegnate con acqua.

Tommaso inclinò il foglio sotto la lampada verde. Le linee si accesero debolmente, formando una figura: la biblioteca stessa, vista dall'alto. E un punto segnato vicino al deposito, la stanza dove mettevano i libri vecchi.

Nora deglutì. “Il deposito è… chiuso. E la signora Carla, la direttrice, ha le chiavi. E un radar per le marachelle.”

Tommaso arrotolò la mappa con cura. “Allora useremo l'intelligenza. Non le marachelle.”

“Certo,” disse Nora. “Un piano intelligente e assolutamente non marachella. Come no.”

Tommaso rise piano. Nel suo petto, l'immaginazione si stava stiracchiando come un gatto che si sveglia.

Capitolo 3 — Il deposito e il respiro della polvere

Il giorno dopo, Tommaso tornò in biblioteca con una scusa perfetta: doveva restituire un libro in ritardo. Il fatto che fosse vero lo rendeva ancora migliore.

La direttrice Carla, una donna con occhiali che sembravano due piccoli scudi, lo guardò severa. “Tommaso, sai che i libri non amano aspettare.”

“Lo so,” disse lui. “Per questo sono tornato presto. E… posso aiutare a sistemare qualcosa? Così ripago.”

La direttrice strinse gli occhi, come se stesse leggendo una frase difficile. Poi sospirò. “Va bene. Porta questi volumi nel deposito. E non toccare altro.”

Nora, che stava dietro il banco, fece finta di tossire. Ma sembrava quasi una risata nascosta.

Tommaso prese la pila di libri. Erano pesanti e odoravano di avventura e di cantina. Seguì la direttrice fino a una porta grigia. La chiave girò con un “clac” soddisfatto.

Il deposito li inghiottì con un'aria fredda. Scaffali alti fino al soffitto, scatole, cartoni, e polvere che danzava in fasci di luce. Tommaso sentì il cuore accelerare, ma non si lasciò trascinare: respirò lento, come gli aveva insegnato il nonno quando facevano le passeggiate in montagna.

“Mettili lì,” disse la direttrice, indicando un tavolo. “Poi torna subito.”

Quando la porta si richiuse, Tommaso rimase solo con il respiro della polvere.

Tirò fuori la mappa. Il punto segnato era vicino a uno scaffale con etichetta sbiadita: “Riviste e miscellanee”. Tommaso camminò in punta di piedi, anche se nessuno l'avrebbe sentito: era come un rito.

Trovò lo scaffale. Tra fascicoli ingialliti, c'era una scatola di latta con una conchiglia incisa sul coperchio, proprio come sulla mappa.

Tommaso esitò. “Sei davvero qui,” mormorò. “Ok. Piano.”

La scatola non aveva serratura. Si aprì con un cigolio che sembrava un vecchio “buongiorno”. Dentro, un foglietto e un oggetto: un piccolo gettone di rame con un numero inciso.

Il foglietto diceva: “La conchiglia ascolta. La scala guida. La lampada rivela.”

Tommaso guardò intorno. Scaffali. Pavimento. Un angolo con delle assi appoggiate al muro. E, proprio lì, una botola quasi invisibile, coperta da un tappeto di juta.

Una scala scendeva nel buio.

Tommaso sentì un nodo di paura, piccolo ma deciso. Il buio sapeva sempre sembrare più grande di quanto fosse. Si chinò, prese una delle assi e la usò per spostare il tappeto senza fare rumore.

Poi si sedette sul bordo della botola e pensò: “Coraggio non è non avere paura. È non lasciare che la paura guidi.”

Scese il primo gradino.

Capitolo 4 — Sotto la biblioteca, il corridoio delle storie

La scala era di pietra, umida al tatto. Ogni passo faceva un suono smorzato, come se la biblioteca, sopra, stesse trattenendo il fiato.

Tommaso accese la torcia del telefono. La luce tagliò il buio e rivelò un corridoio basso, con archi e pareti di mattoni. Non era un posto spaventoso, ma era pieno di mistero: ragnatele leggere come pizzi, e un odore di terra e carta antica.

Dopo pochi metri trovò una porta di legno con una fessura a forma di conchiglia. Al centro, un foro rotondo.

“Il gettone,” capì Tommaso.

Inserì il gettone di rame. Si sentì un clic, e la porta si aprì di un dito. Tommaso spinse.

Dall'altra parte c'era una stanza rotonda, con scaffali bassi e oggetti strani: calamai, piume, piccoli telescopi, bussole. Al centro, un tavolo con un libro enorme chiuso da una fascia di cuoio.

Tommaso si avvicinò. Sulla fascia, una scritta: “Solo chi immagina trova.”

Sorrise. “Quello lo so fare.”

Sciolse la fascia. Il libro si aprì da solo, come se aspettasse. Dentro non c'erano parole, ma finestrelle ritagliate e tasche di carta. Una di quelle tasche conteneva una chiave piccola e una nota.

La nota diceva: “Non è il tesoro che cambia te. Sei tu che cambi il tesoro. Porta con te un amico, o le meraviglie peseranno troppo.”

Tommaso si morse la guancia. Aveva lasciato Nora fuori, senza dirle nulla. Non per cattiveria, ma perché tutto era successo in fretta.

Un rumore lo fece girare: un fruscio, come una pagina voltata.

La porta alle sue spalle si era chiusa.

Tommaso provò la maniglia. Bloccata. Il cuore fece un salto. Per un istante la paura tentò di prendere il volante. Tommaso chiuse gli occhi e contò lentamente fino a cinque.

Poi ragionò: la porta si era aperta con un gettone. Forse si richiudeva allo stesso modo, o con qualcos'altro. Guardò la fessura a conchiglia: sembrava un orecchio.

“La conchiglia ascolta,” ricordò.

Tommaso si chinò e sussurrò nella fessura, sentendosi un po' ridicolo. “Mi chiamo Tommaso. Voglio uscire. Per favore.”

Niente.

Riprovò, con calma: “Non voglio rubare. Voglio capire.”

La fessura vibrò appena, come se il legno avesse riso piano. Un piccolo “clic” rispose, e la maniglia si ammorbidì. La porta si socchiuse di nuovo.

Tommaso lasciò uscire un respiro che non sapeva di aver trattenuto. “Ok. Funziona con le intenzioni. O con la gentilezza. O con entrambe.”

Prese la chiave e tornò indietro, risalendo la scala con passi più sicuri. Doveva trovare Nora. Le meraviglie, da sole, pesavano davvero troppo.

Capitolo 5 — Nora entra nel gioco

Tommaso uscì dal deposito cercando di sembrare “un ragazzo che ha appena portato dei libri” e non “un esploratore che ha trovato un corridoio segreto sotto la biblioteca”. Non era facile, perché gli occhi gli brillavano.

Nora lo intercettò subito. “Hai la faccia di uno che ha visto un fantasma. O un biscotto gratis. Quale dei due?”

Tommaso tirò fuori la mappa e la chiave, nascondendoli tra le pagine del suo quaderno. “Ho trovato una scala.”

Nora lo fissò. “Una scala. In un deposito. Che porta dove?”

“Sotto la biblioteca.”

Nora inspirò così forte che per poco non risucchiò un segnalibro. “Ok. Io… io ho un turno fino alle cinque. Poi posso—”

“Non voglio che tu ti metta nei guai,” disse Tommaso, serio.

“Troppo tardi,” rispose lei. “Mi hai già raccontato di un compartimento segreto in un libro. È come dire a un gatto ‘non guardare quel pesce'.”

Nel tardo pomeriggio, quando la biblioteca si svuotò e la pioggia diventò un ticchettio gentile, Nora recuperò un mazzo di chiavi dall'armadietto del personale. “Non dovrei,” ammise. “Ma lo faccio in nome della scienza… e dell'immaginazione.”

Tommaso sorrise. “E in nome del fatto che sei curiosa.”

“Anche,” concesse Nora.

Entrarono nel deposito. La polvere danzò come sempre, indifferente ai drammi umani. Tommaso sollevò il tappeto e mostrò la botola.

Nora si inginocchiò e guardò giù. “Ecco. Io adesso dovrei dire: ‘Non scendiamo, è pericoloso'.”

“E invece?” chiese Tommaso.

“E invece,” disse Nora, accendendo una piccola torcia che aveva in tasca, “dico: ‘Scendiamo, ma con un piano.'”

Il piano era semplice: lasciarono un segno discreto sul primo gradino con un pezzetto di gesso, e portarono con sé un filo sottile trovato in deposito, per segnare il percorso come nei racconti.

Scese prima Tommaso, poi Nora, che cercava di non fare rumore ma ci riusciva poco: ogni due gradini bisbigliava “wow” come se fosse una parola magica.

Arrivati alla porta con la conchiglia, Tommaso mostrò il gettone. Nora lo osservò. “Sembra una moneta da gioco.”

“Lo è,” disse Tommaso. “Un gioco serio.”

La porta si aprì, e la stanza rotonda li accolse. Nora camminò lentamente, gli occhi grandi. “Questa è… una stanza di cose dimenticate.”

“Di cose nascoste,” corresse Tommaso. Poi indicò il grande libro e la chiave. “E questa apre qualcosa.”

Sul tavolo, oltre al libro, c'era un pannello di legno con tre incavi: uno a forma di conchiglia, uno di scala, uno di lampada. Nell'incavo della conchiglia, il gettone sembrava voler tornare. In quello della scala, niente. In quello della lampada, un'ombra incisa.

“Tre prove,” disse Nora. “O tre passi.”

Tommaso infilò il gettone nella conchiglia. Si sentì un rumore lontano, come ingranaggi che si svegliano. Poi mise la chiave nell'incavo della scala: si inserì perfettamente, e girò da sola.

Rimase l'incavo della lampada.

“Serve una lampada a olio,” disse Tommaso, ricordando il disegno.

Nora indicò uno scaffale. “Là. Ne vedo una.”

Era una lampada antica, con vetro opaco e metallo scuro. Sembrava pesante di storia. Tommaso la prese con entrambe le mani. Era fredda e sorprendentemente liscia, come se qualcuno l'avesse pulita di recente.

“E adesso?” chiese Nora.

Tommaso guardò il pannello. “La lampada deve… essere abbassata.” E indicò una catena sottile che scendeva dal soffitto, collegata a un gancio.

Nora fece una smorfia. “Mi stai dicendo che dobbiamo appendere la lampada e calarla come in un film?”

“Sto dicendo che dobbiamo seguire la mappa,” rispose Tommaso. “Con calma.”

Capitolo 6 — Il tesoro che si accende nel buio

Agganciarono la lampada alla catena. Nora teneva la base, Tommaso guidava il gancio. “Se cade,” disse Nora, “io non conosco nessuna scusa credibile.”

“Ne inventeremo una,” disse Tommaso. “L'immaginazione serve anche a quello.”

“Non dirlo alla direttrice.”

Tommaso trattenne una risata. Poi mise le mani sulla catena. La stanza era silenziosa, come in attesa. Il pannello con i tre incavi sembrava un volto senza espressione.

“Pronto?” chiese Nora.

Tommaso annuì. “Pronto.”

Cominciò ad abbassare la lampada a olio. La catena scivolò con un suono metallico, regolare. La lampada scese lentamente, attraversando la luce della torcia, creando ombre che si muovevano sulle pareti come onde.

Quando la lampada arrivò all'altezza del pannello, successe qualcosa: l'incavo della lampada si illuminò debolmente, come se riconoscesse la sua compagna. Un “clac” secco, e una sezione del muro si spostò, rivelando un vano.

Nora sgranò gli occhi. “Hai visto? Hai visto davvero?”

Tommaso sentì la gioia esplodergli dentro come una manciata di coriandoli, ma il suo volto rimase calmo. “Sì. E… ora vediamo cosa c'è.”

Nel vano c'era una scatola di legno chiaro, intarsiata con stelle e onde. Non era grande, eppure sembrava importante. Tommaso la aprì.

Dentro non c'erano monete né gioielli.

C'erano fogli, decine di fogli, legati con uno spago blu. E sopra, una lettera.

Tommaso lesse ad alta voce, mentre Nora avvicinava la torcia:

“Se sei arrivato fin qui, hai già trovato il tesoro più raro: la pazienza. E forse un amico. In questa scatola c'è una raccolta di storie che non sono mai state finite. Sono semi. Ogni lettore può farle crescere in un modo diverso. Usale per immaginare. Usale per essere coraggioso quando il buio sembra troppo. Il vero compartimento segreto è quello che si apre nella testa.”

Nora restò in silenzio per un momento. Poi disse, piano: “È… un tesoro di possibilità.”

Tommaso sfiorò i fogli. Erano pieni di inizi: un ragazzo su un'isola che parla con i granchi, una città costruita dentro una balena, una porta che si apre solo con una risata. Ogni storia si interrompeva a metà, come se aspettasse proprio loro.

“Il nonno,” mormorò Tommaso, “mi stava lasciando qualcosa che non si consuma.”

Nora sorrise, con dolcezza. “E anche una prova: finire una storia è più difficile che trovare una scatola.”

Tommaso chiuse la scatola con cura. “La finiremo. Insieme.”

Un rumore improvviso li fece sobbalzare: sopra di loro, un tonfo. Come un libro caduto. O un passo.

Nora sussurrò: “Qualcuno è in biblioteca.”

Tommaso annuì. “Dobbiamo tornare su. Senza farci notare.”

Nora indicò la lampada appesa. “E questa?”

Tommaso guardò la catena. La mappa aveva detto che la storia si concludeva con una lampada a olio abbassata. L'avevano fatto. Ma forse dovevano lasciarla così, come segnale, come punto finale.

Tommaso si prese un secondo per decidere. Coraggio non era solo scendere: era anche scegliere bene quando risalire.

“La lasciamo abbassata,” disse. “È come dire: ‘Qui c'è luce, anche nel buio'.”

Nora annuì. “Mi piace.”

Spense la torcia per un istante. Nella penombra, l'incavo della lampada brillò ancora un po', poi si spense lentamente, come un occhio che si chiude sereno.

Tommaso prese la scatola e i fogli. Poi, con Nora, risalì la scala, guidandosi con il segno di gesso e il filo. La porta con la conchiglia si aprì di nuovo al loro sussurro gentile.

Quando rientrarono nel deposito, richiusero la botola e rimisero il tappeto al suo posto. Il deposito tornò a sembrare solo un deposito: innocente, polveroso, muto.

Uscirono nella sala principale. La biblioteca era quasi vuota. La direttrice Carla era al banco, che sistemava tessere.

Alzò lo sguardo. “Tutto a posto?”

Tommaso, con calma perfetta, appoggiò i libri che doveva davvero sistemare. “Sì,” disse. “Ho trovato esattamente quello che cercavo.”

Nora tossicchiò, per coprire una risata.

La direttrice li scrutò, sospettosa. Poi tornò alle tessere. “Bene. E ricordate: i libri hanno segreti. Ma hanno anche regole.”

“Le regole sono importanti,” disse Tommaso. E, dentro di sé, aggiunse: “E lo sono anche i sogni.”

Uscirono sotto la pioggia ormai leggera. Tommaso stringeva la scatola come si stringe un amuleto. Nora camminava al suo fianco.

“Quindi,” disse lei, “qual è la prima storia che finiamo?”

Tommaso guardò le nuvole, che sembravano grandi pagine grigie pronte a essere scritte. “Quella della porta che si apre solo con una risata,” rispose. “Perché, dopo tutto questo mistero… ce la meritiamo.”

E, da qualche parte sotto la biblioteca, una lampada a olio restò abbassata, come un punto fermo luminoso alla fine di una frase segreta.

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