Parte 1: La macchina sotto il tavolo
Lia aveva cinque anni e mezzo e un modo tutto suo di guardare le cose: prima osservava, poi pensava, e solo dopo faceva domande. Diceva sempre: «Prima capisco, poi corro!»
Quel pomeriggio pioveva piano. In salotto la luce della lampada faceva un cerchio caldo sul tappeto. Lia era seduta vicino al tavolino basso, con una scatola di bottoni colorati.
Accanto a lei c'era Nino, il suo amico. Nino aveva sei anni e un sorriso veloce. Lui faceva domande subito: «E se…? E se…?»
«Guarda questo bottone!» disse Nino. «Sembra un piccolo pianeta.»
Lia lo girò tra le dita. «È liscio. E freddo. Come una biglia.»
Sotto il tavolo, però, Lia notò qualcosa di strano: un pannello di legno non era proprio attaccato bene. Lei si chinò, pragmatica come sempre, e tirò piano.
TAC.
Una porticina si aprì. Dentro c'era una scatola metallica grande come un tostapane, con una manopola, tre lucine e una fessura.
«È una macchina!» sussurrò Nino, già emozionato.
Lia avvicinò il viso. C'era una targhetta con scritto, in lettere pulite: “PER IERI E PER DOMANI. USARE CON CURA.”
«Ieri e domani?» Lia strizzò gli occhi. «Vuol dire… tempo.»
Nino batté le mani. «Una macchina del tempo!»
Lia non gridò. Fece quello che faceva sempre: controllò. La macchina aveva un taccuino legato con uno spago.
Lia lo aprì. Dentro c'erano frasi corte, come note di un esploratore.
“Regola 1: Non portare via oggetti importanti dal passato.”
“Regola 2: Non dire a tutti che vieni dal futuro.”
“Regola 3: Se cambi qualcosa, il presente può fare le bizze.”
Nino rise. «Il presente fa le bizze? Come me quando ho fame!»
Lia annuì. «Meglio seguire le regole.»
In fondo al taccuino c'era una pagina bianca con scritto: “Destinazione consigliata: un luogo di lavoro. Si impara molto.”
«Un luogo di lavoro…» mormorò Lia. «Tipo un'officina?»
Nino indicò la manopola. Intorno c'erano piccole immagini: una spiga, una ruota, una penna… e un gomitolo di lana.
«Il gomitolo!» disse Nino. «Andiamo lì!»
Lia si morse il labbro. «Va bene. Ma insieme. E scriviamo tutto nel taccuino.»
Lei prese una matita e scrisse, con lettere un po' grandi:
“Diario di bordo: io, Lia, e Nino. Partiamo con calma. Torniamo con calma.”
Poi Lia infilò nella fessura un bottone “pianeta”, come se fosse una moneta. La lucina verde si accese.
La lampada in salotto tremolò. La luce fece un piccolo “puff”, come una bolla che scoppia.
«Lia… la lampada…» sussurrò Nino.
«È normale?» chiese Lia al taccuino, come se il taccuino potesse rispondere.
La macchina fece un suono dolce: VUUUM… come un ventilatore lontano.
La stanza girò come un girotondo lento.
E poi… silenzio.
Parte 2: L'atelier dei tessitori
Quando Lia aprì gli occhi, non era più in salotto.
Era in una stanza grande e luminosa. C'erano finestre alte, e fuori si vedeva un cielo azzurro. Dentro, il rumore era speciale: TAC-TAC, FRUSH, TAC-TAC. Come passi di un robot gentile.
Davanti a loro c'erano telai di legno enormi. Fili color crema, rosso e blu correvano in su e in giù, come strade sottili.
Un signore con i baffi e un grembiule si voltò. «Oh! Piccoli! Da dove sbucate?»
Lia fece un passo avanti. «Siamo… aiutanti. Possiamo guardare?»
Nino aprì la bocca per dire “dal futuro!”, ma Lia gli diede un colpetto leggero sul gomito.
Il signore rise. «Guardare sì. Ma attenti ai fili. I fili sono educati, ma si arrabbiano se li tiri.»
Una donna con una treccia lunga aggiunse: «E se si arrabbiano, fanno nodi. E i nodi fanno perdere tempo.»
Lia pensò: “Ecco una lezione. Tempo e nodi.”
Lei tirò fuori il taccuino e scrisse:
“Nota: qui il tempo è come un filo. Se lo annodi, ti rallenta.”
Nino indicò un cestino pieno di rocchetti. «Posso prendere quello blu?»
«Solo se lo porti al banco delle trame,» disse la donna. «Lì serve.»
Lia guardò Nino. «Cooperazione. Tu porti il blu, io porto il rosso.»
Camminarono tra i telai. I fili sembravano cantare. Lia si sentiva piccola ma utile.
A un certo punto, Nino inciampò in un gomitolo caduto. Il gomitolo rotolò… rotolò… e finì proprio vicino a una piccola leva di metallo, sotto un telaio.
CLACK.
Il telaio fece un salto. I fili si mossero troppo in fretta. Uno passò sopra l'altro.
«Oh no!» gridò la donna. «Un nodo malizioso!»
Il signore coi baffi sospirò. «Quando nasce un nodo, tutto il disegno si confonde.»
Lia si avvicinò senza panico. Guardò il nodo. Non era enorme, ma sembrava furbo, come se si nascondesse.
Nino si mise le mani in testa. «È colpa mia!»
Lia parlò piano. «Non serve colpa. Serve soluzione.»
Il signore disse: «Per scioglierlo ci vogliono due persone: una tiene fermo il filo, l'altra lo guida. Da soli è difficile.»
Lia annuì. «Io tengo. Nino guida. Ma con calma.»
Nino deglutì. «Io? E se lo peggioro?»
«Ti dico io quando fermarti,» rispose Lia. «E tu ascolti il filo.»
Nino guardò il nodo, poi Lia. «Va bene.»
Lia prese il filo teso tra due dita. «Fermo come una strada dritta.»
Nino, lentamente, infilò un dito nel nodo e lo allargò un pochino. «Così?»
«Aspetta,» disse Lia. «Ora tira piano verso sinistra. Piano piano.»
Il nodo fece un piccolo “plop”, come una caramella che si stacca dalla carta.
«Si è mosso!» esclamò Nino.
La donna sorrise. «Bravi! Ancora un giro gentile.»
TAC… FRUSH… TAC…
Con un ultimo tocco, il nodo si sciolse. I fili tornarono ordinati, come capelli pettinati.
Il telaio riprese il suo ritmo felice.
Il signore coi baffi batté le mani. «Ecco due veri aiutanti!»
Nino si illuminò. «Abbiamo salvato il disegno!»
Lia scrisse nel taccuino:
“Lezione: quando qualcosa si intreccia, lavorare insieme scioglie anche i nodi del tempo.”
Poi, però, Lia notò una cosa strana: sul telaio, nel disegno, era comparso un piccolo cerchio blu… proprio come il bottone “pianeta”.
«Nino,» sussurrò. «Guarda. Quel cerchio… non c'era prima.»
Nino spalancò gli occhi. «Forse il tempo sta facendo le bizze!»
Lia sentì un brivido leggero, non di paura, ma di “oh-oh”. «Regola 3.»
In quell'istante, da qualche parte, una luce lontana fece “puff” nella sua testa, come un ricordo: la lampada del salotto.
«Dobbiamo tornare,» disse Lia. «Subito. Prima che il presente si confonda.»
Parte 3: Il ritorno e la lampada
Lia e Nino ringraziarono in fretta.
«Grazie per averci insegnato dei fili!» disse Lia.
«Grazie per averci fatto lavorare!» disse Nino.
La donna con la treccia regalò loro un pezzetto di stoffa. Era morbido e aveva un disegno semplice: righe rosse e blu.
Lia ricordò la regola. «Non possiamo portare via cose importanti… ma un pezzetto piccolo?»
Il signore coi baffi sorrise. «È solo un ritaglio. Serve a ricordare come si fa bene.»
Lia prese il ritaglio con cura. «Prometto che serve solo a ricordare.»
Trovarono la macchina del tempo dietro un paravento, come se li avesse seguiti. La manopola brillava piano.
Nino sussurrò: «E se non torna?»
Lia aprì il taccuino e indicò le regole. «Torniamo insieme. E non tocchiamo altro.»
Lia girò la manopola verso un piccolo disegno: una lampada.
«Geniale!» disse Nino. «La lampada è casa!»
Lia infilò nella fessura il bottone “pianeta” di nuovo. La lucina verde lampeggiò due volte.
VUUUM…
Il mondo fece un girotondo lento.
E poi… buio.
Lia sentì il tappeto sotto le ginocchia. Il salotto era tornato. Ma la lampada era spenta.
Nino trattenne il respiro. «La lampada… è morta?»
Lia rimase calma. Si avvicinò all'interruttore. «Forse è solo… confusa.»
Ricordò i fili. Ricordò il nodo. E ricordò la cooperazione.
«Nino,» disse, «tu guardi la spina. Io guardo l'interruttore. Insieme.»
Nino corse alla presa. «È attaccata! Bene.»
Lia toccò l'interruttore una volta. Niente.
«Aspetta,» disse Lia. «Come un nodo: non si tira forte. Si fa piano.»
Lei spense e riaccese lentamente, come se parlasse alla lampada: “Uno… due…”
CLICK.
La luce si accese, calda e tranquilla. Il cerchio sul tappeto tornò al suo posto.
Nino saltò. «Sì!»
Lia sorrise, soddisfatta. «Il presente non fa più le bizze.»
Aprì il taccuino e scrisse l'ultima nota:
“Conclusione: il tempo è un filo lungo. Se fai attenzione, resta dritto. Se sbagli, puoi sciogliere il nodo con un amico. Fine: la lampada si è spenta e poi si è riaccesa.”
Nino guardò il ritaglio di stoffa. «Lo appendiamo vicino alla scatola di bottoni? Così ricordiamo.»
Lia annuì. «Sì. Per ricordare che i viaggi più belli si fanno insieme.»
Fuori la pioggia era finita. Dentro, la lampada brillava, e il salotto sembrava ancora più casa di prima.