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Storia di Halloween 7/8 anni Lettura 17 min.

La capa leggera di Giusto e il mistero del fantasma che starnutisce

Giusto, un bambino creativo, cuce con la famiglia e una sarta amichevole una capa leggera per Halloween e vive piccole avventure misteriose con gli amici; la storia celebra la gentilezza, la collaborazione e il coraggio dei gesti semplici.

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Un ragazzo di 8 anni sorridente ma concentrato, occhi brillanti, capelli castani corti, vestito nero semplice e una leggera mantella nera che svolazza, accovacciato a staccare delicatamente un piccolo mantello bianco da un ramo tenendo un nastro arancione; a sinistra Lila, circa 8 anni, coda di cavallo, cappello da strega troppo grande e abito viola, inginocchiata a carezzare il gattino salvato con sguardo tenero; a destra Tommi, circa 8 anni, volto rotondo e costume da scheletro bianco su nero, mani sui fianchi con una smorfia comica e un sacchetto di dolci; dietro di loro Marta, sarta sulla cinquantina con capelli grigi raccolti e piccolo cappello fantasma, sorridente e orgogliosa con un metro in mano; il gattino Nebbia, minuscolo, pelo grigio chiaro e occhi verdi grandi, indossa un minuscolo mantello bianco spiegazzato e si rifugia contro la mantella; scena di notte in una strada di quartiere con marciapiede coperto di foglie autunnali arancio e brune, lanterne a forma di zucca sospese, finestre illuminate decorate per Halloween, muri in mattoni stilizzati e cielo blu notte stellato; momento caldo e eroico del salvataggio, composizione a triangolo, luce calda delle lanterne, colori contrastanti (nero, arancio, viola, blu notte, tocchi d'argento), tratti netti, forme semplici e blocchi di colore piatti, atmosfera amichevole e gioiosa. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Ago, filo e zucca sorridente

Giusto aveva otto anni e un'idea enorme in testa: per Halloween voleva cucire una capa leggera. Non una capa qualunque, ma una che svolazzasse come una bandiera felice quando correvi, e che facesse “swish swish” senza farti sudare come una patata al forno.

In cucina, la mamma stava disegnando una faccia buffa su una zucca. La zucca sembrava ridere di nascosto, come se conoscesse una barzelletta.

“Giusto,” disse la mamma senza alzare lo sguardo, “sei pronto per l'operazione ago e filo?”

“Prontissimo!” rispose lui. Poi guardò l'ago e aggiunse più piano: “Quasi prontissimo.”

Sul tavolo c'erano un pezzo di stoffa nera, un nastro arancione e una scatola di bottoni. Alcuni bottoni erano a forma di stellina, altri sembravano occhi sgranati.

Giusto sollevò un bottone a forma di occhio. “Questo mi guarda!”

“È solo un bottone,” disse la mamma. “Ma se ti guarda troppo, puoi metterlo in tasca come guardia del corpo.”

Giusto rise. “Allora mi serve anche una guardia del corpo per l'ago.”

La mamma gli mise vicino un ditale blu. “Ecco la guardia del dito.”

Mentre iniziavano a cucire, il sole del pomeriggio faceva brillare il filo come una ragnatela gentile. Giusto passò il filo dentro l'ago con la lingua di fuori, concentratissimo.

“Se mi vedi così, non ridere,” disse.

“Non rido,” rispose la mamma… e poi rise lo stesso. “Scusa, è che sembri un artista che dipinge con la faccia.”

Giusto fece finta di essere offeso. “Sono un artista della capa. Un cap-ista.”

“Cap-ista?” ripeté la mamma. “Allora la tua opera d'arte deve essere leggera. Niente mantelli pesanti come tappeti.”

“Promesso,” disse Giusto. “Voglio correre e fare il vampiro… ma un vampiro che non si stanca.”

La nonna entrò con un cestino di biscotti a forma di pipistrello. “Ho sentito parlare di vampiri?” chiese. “Ho portato pipistrelli croccanti. Non volano, ma scricchiolano.

Giusto ne prese uno. “Nonna, mi serve un consiglio segreto per la mia capa.”

La nonna si avvicinò e sussurrò: “Il segreto è… fare una prova davanti allo specchio e fare una faccia terribile. Se ti viene da ridere, è perfetta.”

Giusto annuì serio-serissimo. “Farò la faccia terribile.”

Quando fu ora di uscire un attimo a prendere altro nastro, Giusto infilò la stoffa nello zaino. “Vado dal signor Nino, in merceria. Torno subito!”

La mamma gli diede una moneta e un bacio. “E non inseguire i fantasmi.”

“Se li inseguo, li prendo?” chiese Giusto.

“Solo se hanno il permesso,” rispose la mamma.

Fuori, l'aria profumava di foglie e di castagne. Le finestre avevano decorazioni: ragnatele di cotone, scheletri che salutavano, e una porta con un cartello: “Attenzione: qui abita una strega che fa torte.”

Giusto camminava fiero. La sua capa ancora non esisteva, ma nella sua testa svolazzava già.

Capitolo 2: La merceria dei sussurri gentili

La merceria del signor Nino era piccola e piena di colori. C'erano gomitoli come caramelle, nastri come serpentine e campanellini che tintinnavano quando entravi.

“Buon pomeriggio, giovane conte!” disse il signor Nino, perché quel giorno aveva un cappello a punta sul capo.

“Io sarei Giusto,” rispose lui. “Però conte va bene, se mi dà lo sconto.”

Il signor Nino fece finta di pensarci. “Vediamo… sconto da conte… mmm… si paga con un sorriso.”

Giusto sorrise così tanto che quasi gli si arricciarono le orecchie. “Ecco!”

“Perfetto. Che ti serve?”

“Un nastro arancione, leggero. E… magari qualcosa che faccia un po' mistero, ma non troppo.”

Il signor Nino aprì un cassetto e tirò fuori un rocchetto di filo che brillava appena. “Questo è filo ‘luce di luna'. Non è magia vera, eh. È solo un filo lucido. Ma per Halloween fa la sua figura.”

Giusto lo guardò con rispetto. “Wow. Sembra un filo che ha fatto amicizia con una stella.”

“Esatto,” disse il signor Nino. “E un vampiro elegante deve avere dettagli eleganti.”

Mentre il signor Nino tagliava il nastro, dal retro del negozio arrivò un suono: “toc toc… toc toc…”

Giusto si immobilizzò. “Cos'è?”

Il signor Nino alzò un sopracciglio. “Il mistero del giorno, forse.”

“Un fantasma?” sussurrò Giusto.

“Un fantasma con le scarpe,” disse il signor Nino. “Troppo educato per spaventare.”

“E se fosse una zucca che cammina?”

“Le zucche camminano solo quando nessuno le guarda,” rispose serio il signor Nino. Poi strizzò l'occhio.

Giusto deglutì, ma non era paura vera: era quel brivido che ti fa venire voglia di ridere e di guardare meglio. “Posso vedere?”

“Certo. Ma con calma. I misteri non amano essere rincorsi come palloni.”

I due andarono verso la tenda del retro. Appena la sollevarono… apparve una cosa enorme e bianca.

Giusto fece un salto. “Aaaa—!”

La cosa enorme e bianca si mosse e… starnutì. “Etciù!”

Era una signora con un lenzuolo sopra la testa, piena di spilli e metro da sarta al collo. Il lenzuolo le era rimasto impigliato mentre cercava una scatola.

“Oh cielo,” disse la signora, tirandosi su il lenzuolo. “Volevo fare la prova costume. Fantasma della sartoria!”

Il signor Nino sospirò. “Signora Marta, mi stava trasformando il negozio in un teatrino.”

“Scusate,” disse Marta, arrossendo. “Ma Halloween è una cosa seria.”

Giusto si mise a ridere, ma in modo gentile. “Lei è un fantasma che starnutisce! È il fantasma più simpatico del mondo.”

Marta alzò il mento fiera. “Grazie. Il mio starnuto è molto professionale.”

Giusto mostrò la stoffa. “Sto cucendo una capa leggera. Però non sono… super bravissimo.”

“Posso aiutarti io,” disse Marta subito. “Una capa leggera è come una foglia: deve volare, non pesare.”

Il signor Nino consegnò il nastro e il filo lucido. “Porta questi a casa. E se vuoi, Marta viene a dare una mano. Così il mistero del ‘toc toc' si risolve con una cucitura.”

Giusto annuì entusiasta. “Sì! Un aiuto fantasm… ehm, sartoriale!”

E così tornarono insieme, Giusto con lo zaino pieno e il cuore pieno di idee, e Marta che camminava allegra dicendo: “Niente paura, solo punti dritti!”

Capitolo 3: Cuciture, risate e un patto di amicizia

A casa, la zucca sul tavolo sembrava ancora più contenta di prima, come se avesse ascoltato tutto. La mamma accolse Marta con un sorriso.

“Benvenuta! Giusto mi ha detto che oggi in merceria si è visto un fantasma.”

Marta si inchinò. “Ex fantasma, ora sarta in missione.”

Giusto stese la stoffa nera. “Voglio che sia leggera. E che si chiuda bene qui,” indicò il collo, “così non mi cade mentre faccio ‘muahahah'.”

“Il ‘muahahah' è una cosa delicata,” disse la mamma. “Serve una buona chiusura.”

La nonna portò altri biscotti. “Ogni punto di cucito merita un biscotto,” decretò.

Giusto guardò la nonna. “E se sbaglio un punto?”

“Allora due biscotti,” rispose lei. “Per consolazione.”

Giusto si mise subito al lavoro. Marta gli mostrò come fare un orlo piccolo e ordinato. “Pensa che l'ago è una formichina, disse, “e il filo è la sua sciarpa. La formichina cammina, ma non corre.”

Giusto annuì. “La mia formichina ogni tanto inciampa.”

“È normale,” disse Marta. “Le formiche imparano.”

La mamma tenne ferma la stoffa, la nonna passava i bottoni, e Giusto cuciva. Ogni tanto tirava troppo e la stoffa faceva una piccola smorfia.

“Ohi!” disse Giusto alla stoffa. “Scusa.”

“Parli con la stoffa?” chiese Marta.

“Certo,” rispose Giusto. “Se la tratto bene, poi mi svolazza bene.”

Marta rise. “È un ottimo patto.”

A un certo punto il filo lucido scappò dal tavolo e rotolò a terra come una piccola luna. Giusto lo inseguì e finì sotto la sedia.

“Ho trovato la luna!” annunciò da lì sotto.

La mamma guardò sotto la sedia. “E come sta la luna?”

“Un po' polverosa,” disse Giusto. “Le serve un bagno.”

La nonna gli porse un fazzoletto. “Bagno veloce. Le lune sono timide.”

Quando tutto fu quasi pronto, Marta tirò fuori un bottone a forma di stellina. “Questo lo mettiamo qui, come dettaglio. Non è spaventoso, è… brillante.”

Giusto lo guardò e gli venne un'idea. “E se faccio una promessa? Tipo: questa stellina è per ricordarmi che con gli amici si brilla di più.”

La mamma lo abbracciò leggero. “È una promessa bellissima.”

Marta annuì. “E la tua capa non sarà solo un costume. Sarà una cosa fatta insieme.”

Giusto sentì un calore nello stomaco, come quando bevi cioccolata calda. “Allora stasera, quando andrò a chiedere dolcetti, dirò: ‘Questa capa l'abbiamo cucita in squadra!'”

La nonna fece un finto ringhio da vampiro. “E io dirò: ‘Attenti, mordo solo i biscotti!'”

Tutti risero. Anche la zucca sembrò ridere, ma forse era solo la sua faccia disegnata.

Finalmente Giusto provò la capa. Era leggera davvero. Quando si girò, fece “swish swish” come aveva sognato.

“Mi sento… elegante e un po' misterioso,” disse.

La mamma lo guardò. “Sei perfetto. Un vampiro gentile.”

“Un vampiro che dice ‘permesso' prima di entrare,” aggiunse Marta.

Giusto fece la faccia terribile davanti allo specchio. Durò mezzo secondo, poi scoppiò a ridere. “Non riesco! Mi viene da fare il solletico al buio!”

“È il segno che la capa è riuscita,” disse la nonna, soddisfatta.

Capitolo 4: Dolcetti, piccoli brividi e una giornata che finisce bene

La sera arrivò con un cielo blu scuro e stelle come briciole luminose. Giusto indossò la sua capa, un paio di denti finti (che gli facevano parlare un po' strano) e una collana di carta argentata.

La mamma gli sistemò il colletto. “Ricorda: divertiti e resta con gli amici.”

“Promesso,” disse Giusto, anche se con i denti finti uscì un po' come: “Ppomemmo.”

Fuori, lo aspettavano due amici del palazzo: Lila, travestita da strega con cappello troppo grande, e Tommi, vestito da scheletro che faceva le facce buffe.

“Giusto!” gridò Lila. “Che capa! Sembra una nuvola nera gentile.”

Tommi fece un inchino. “Conte Cap-ista, ci guida nel regno dei dolcetti?”

Giusto alzò il mento. “Seguitemi, coraggiosi. Ma attenzione: potrei ridere all'improvviso.”

Camminarono tra le vie decorate. Ogni porta aveva una luce calda, e da alcune finestre usciva odore di popcorn. Qualcuno aveva messo un altoparlante con suoni di ululati… ma sembravano più canzoni stonate che ululati veri.

Davanti a un cancello c'era un cartello: “Casa del Mistero Soffice”. Una lanterna a forma di gatto faceva ombre sul muro.

Tommi sussurrò: “E se dentro ci fosse… un mostro?”

Lila rispose pronta: “Se è soffice, lo abbraccio.”

Giusto sentì il solito brividino allegro. “Andiamo. Al massimo, il mostro ci offre biscotti.”

Suonarono. “Dlin dlon!”

La porta si aprì lentamente e apparve… il signor Nino, con una maschera da lupo che gli stava un po' stretta.

“Uuuh!” fece lui, ma poi la maschera gli scivolò sul naso e starnutì. “Etciù!”

Giusto lo indicò. “Signor Nino! Anche lei starnutisce come un fantasma!”

“È l'aria misteriosa,” disse il signor Nino, consegnando una manciata di caramelle. “Troppo mistero mi solletica il naso.”

Lila guardò le caramelle. “Che dolci sono?”

“Caramelle al sorriso,” disse il signor Nino. “Se ne mangi una, ti viene da ridere.”

Tommi ne prese una e fece una risata finta enorme. “AHAHA!” Poi smise. “Non funziona.”

Il signor Nino lo guardò serio. “Devi crederci.”

Tommi la rimise in bocca e… gli scappò davvero una risata. “Ehi! Funziona!”

Continuarono a bussare alle porte: “Dolcetto o scherzetto!” Giusto lo diceva con voce profonda, ma ogni tanto i denti finti cadevano un po' e lui doveva sistemarli con dignità da conte.

A un certo punto, vicino al parchetto, videro una cosa bianca dietro un cespuglio. Sembrava un fantasma appallottolato.

Lila si fermò. “Cos'è quello?”

Tommi fece mezzo passo indietro. “Magari è… un lenzuolo arrabbiato.”

Giusto strinse la sua borsetta dei dolci. “Andiamo piano.”

Si avvicinarono e sentirono un piccolo “miao”.

Era un gattino con addosso… un minuscolo mantellino bianco, impigliato in un ramo. Il gattino guardava con occhi grandi, più sorpreso che spaventato.

“Oh no,” disse Lila subito dolce. “Poverino.”

Giusto si chinò. “Tranquillo, piccolo fantasma-pelo.”

Tommi aggiunse: “Non ti mangiamo. Io mangio solo caramelle… e forse un biscotto.”

Giusto usò con attenzione il nastro avanzato nello zaino (perché un vero cucitore porta sempre un pezzetto di nastro, ovviamente) e liberò il mantellino dal ramo senza tirare troppo.

“Ecco,” disse. “Sei salvo.”

Il gattino fece “miao” e strusciò la testa contro la capa di Giusto, come se volesse dire grazie. La capa svolazzò piano e Giusto sorrise: aveva fatto bene il patto con la stoffa.

Dalla panchina arrivò una voce. “Oh! È il mio gattino!” Era Marta, la sarta, anche lei in giro per Halloween, stavolta vestita da fantasma elegante con un cappellino minuscolo.

“Signora Marta!” disse Giusto. “Il suo fantasma ha perso il mantello.”

Marta prese il gattino in braccio. “Si chiama Nebbia. Scappa sempre quando sente odore di dolci. È un gattino… molto interessato alla pasticceria.”

Lila lo accarezzò. “Nebbia è il fantasma più tenero.”

Tommi fece la faccia seria. “Missione compiuta: abbiamo salvato un fantasma peloso.”

Marta guardò la capa di Giusto. “Vedi? È leggera, e oggi ti ha aiutato a muoverti bene. È una capa da avventura e da amicizia.”

Giusto sentì il cuore fare un piccolo salto felice. “Allora la stellina funziona.”

Quando tornarono verso casa, le strade erano più tranquille. Le luci nelle finestre sembravano coperte morbide. Giusto salutò gli amici.

“Domani raccontiamo tutto,” disse Lila.

“E domani io mi tolgo questo costume da scheletro,” disse Tommi. “Mi gratta l'osso… cioè, il gomito.”

Giusto rise. “Buonanotte!”

A casa, la mamma e la nonna lo aspettavano con una tisana calda. Giusto appese la capa sulla sedia, con cura, come se fosse una cosa viva.

“Allora?” chiese la mamma. “Com'è andata?”

Giusto si sedette e sospirò felice. “Ho preso un sacco di dolci. Ho riso. Ho avuto brividi piccoli piccoli. E abbiamo salvato un gattino fantasma.”

La nonna batté le mani piano. “Halloween perfetto.”

Giusto sbadigliò. “E la mia capa… ha fatto ‘swish swish'.”

La mamma gli diede un bacio sulla fronte. “Bravissimo, Giusto. Hai cucito, hai condiviso, e sei stato un amico.”

Giusto chiuse gli occhi un attimo, ascoltando il silenzio buono della casa. La zucca sul tavolo sorrideva ancora, come se dicesse: “Ci vediamo l'anno prossimo.”

E la giornata finì così: con una capa leggera, una pancia piena di dolcetti, e un cuore pieno di amicizia.

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Ditale blu
Piccolo accessorio di metallo o plastica che si mette sul dito per spingere l'ago.
Rocchetto di filo
Piccola bobina su cui è avvolto il filo per cucire.
Gomitoli
Palle di lana o filo arrotolate, usate per lavorare a maglia o cucire.
Sartoria
Officina dove si fanno o si aggiustano i vestiti.
Starnutì
Passato di starnutire; espellere aria dal naso e dalla bocca con un suono.
Scricchiolano
Suono secco e ripetuto che fanno cose secche quando le schiacci o le mordicchi.
Orlo piccolo e ordinato
Bordo del tessuto ripiegato e cucito in modo stretto e ben fatto.
Filo ‘luce di luna’
Nome dato a un filo che brilla un poco, usato come decorazione.
Formichina
Piccola formica; qui è un'immagine per spiegare come muovere l'ago.
Fazzoletto
Pezzetto di stoffa usato per pulire il naso o asciugare piccole cose.

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