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Storia di invenzione stravagante 5/6 anni Lettura 8 min.

La Buongiornatrice di Leda

Leda, un'inventrice bizzarra, crea la "Buongiornatrice", una macchina che trasforma i saluti mattutini, affrontando pasticci, scoperte e la sfida di far sorridere chi ha paura delle novità.

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Una donna inventrice, gioiosa e concentrata, capelli castano chiaro spettinati, occhiali tondi sul naso e camice macchiata, tiene la "Buongiornatrice" con entrambe le mani e sorride; una donna anziana di circa 70 anni, timida e sollevata, capelli grigi raccolti in chignon e cappotto blu scuro, tiene un ombrellino e preme delicatamente il grande pulsante rosso accanto all'inventrice; un bambino di 6 anni eccitato con capelli corti castani e maglietta gialla salta a sinistra vicino a un tavolo con biscotti osservando la macchina; una bambina di 5 anni curiosa con due trecce e vestito verde a pois tiene la mano di un adulto fuori campo e guarda la tromba decorata dell'apparecchio; ambientazione: giardino di quartiere a fine pomeriggio con prato verde, lanterne colorate appese, tavolo in legno con biscotti e succo e fiori che costeggiano un sentiero di ghiaia; scena: inaugurazione di una macchina bizzarra e amichevole che emette bolle, note musicali e piccoli messaggi, persone in fila per provarla, atmosfera festosa e rassicurante con colori caldi (giallo, azzurro, verde tenue) e illuminazione morbida; composizione chiara: macchina al centro, inventrice a destra che la regge, donna anziana davanti che preme il pulsante, bambini a sinistra che osservano, sullo sfondo lanterne e tavolo. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: L'idea saltellante

C'erano piastrelle beige e una finestra con il vaso delle basiliche. In quella stanza piena di forbici, cucchiai e fili colorati viveva Leda. Leda era un'inventrice con i capelli sempre spettinati e gli occhiali che scivolavano sul naso. Aveva le dita unte di marmellata e la testa piena di idee che facevano le capriole.

Una mattina, Leda si svegliò con un'idea saltellante. "E se esistesse una cosa che...?" mormorò. Si sedette sullo sgabello e disegnò sul suo quaderno una macchina con tanti tasti e tre trombette. L'idea era semplice e strana: una macchina che cambiava il modo di dire "buongiorno" alle persone. Non serviva a cucinare, né a volare. Non apriva né chiudeva porte. Ma la sua invenzione poteva rendere ogni mattina diversa, come se il saluto fosse una piccola festa.

Leda la chiamò nella sua testa la "Buongiornatrice". Non sapeva ancora come la macchina avrebbe funzionato. Non sapeva nemmeno se avrebbe funzionato. Ma la voglia di provarci la fece ridere. "Sarà inutile ma fantastica", disse tra sé. Era proprio quel tipo di progetto che faceva brillare i suoi occhi.

Si mise al lavoro subito. Prese legno, stoffa, una vecchia radio, una carota di plastica e tante mollette. Disegnò i bottoni grandi e tondi, pensò a una maniglia morbida e a un coperchio che si alzava come una bocca sorridente. Piegò e incollò, tagliò e rattoppò. A volte sbagliava. A volte si arrabbiava. Poi faceva un bel respiro e ricominciava.

Capitolo 2: Ergonomia e pasticci

Leda voleva che la Buongiornatrice fosse comoda da usare. Pensò all'ergonomia come se fosse una carezza per le mani. Mise un poggia-mano morbido, regolò l'altezza per i bambini e per gli adulti, e aggiunse un piccolo cuscinetto per chi aveva le mani fredde. "Deve essere facile e divertente", ripeteva. Progettò anche una leva che suonava come una risata quando la tiravi.

Mentre smontava una caffettiera per prendere una molla, capì che anche i colori dovevano essere giusti. Scelse il giallo come il sole, il blu come una nuvola amica e un puntino rosso per il tasto delle sorprese. Disegnò un occhietto sopra la trombetta. "Un occhietto non fa male", disse Leda, e il suo occhio disegnato sembrò davvero sorridere.

I primi tentativi furono pasticci. La macchina invece di dire "Buongiorno" scodinzolò e lanciò un piccolo batuffolo di carta. Un'altra volta, si accese e cominciò a raccontare una filastrocca su un gatto che amava le uova. Leda scoppiò a ridere ogni volta. Gli sbagli non la fermavano. Si sedeva, mangiava un biscotto e ricominciava. Pian piano capì meglio le molle, i fili e le trombette. Decideva se metterci una levetta o una manopola, se mettere il cuscino più in alto o più in basso. Ogni scelta era un piccolo esperimento.

Un giorno collegò per sbaglio la radio alla trombetta. La Buongiornatrice prese a cantare canzoni da vecchie trasmissioni. Leda chiuse gli occhi e ballò per un minuto sulla sedia. Poi irritò le dita per aggiustare i cavi. "La pazienza aiuta", si disse, e lo scrisse sul suo quaderno con una matita rossa.

La gente del quartiere cominciò a sentir parlare di Leda. I bambini affollavano la sua finestra per vedere le ultime aggiunte: il naso che faceva le bolle di sapone e il piccolo cestino per i bigliettini di buongiorno. Leda li lasciava mettere le manine e provare la leva. Ridevano di gusto quando la macchina faceva tenere le note come se fossero palloncini.

Capitolo 3: L'inaugurazione e la paura che svanisce

Alla fine, Leda decise che la Buongiornatrice era pronta per il grande debutto. Organizzò una piccola inaugurazione in giardino. Appese lampadine colorate e mise biscotti e succo di mela su un tavolo. Invitò vicini, amici e qualche passante curioso. Il sole era gentile e il vento profumava di erba tagliata.

Tutti si misero in fila, uno alla volta. La macchina apriva lo sportellino e, con la sua voce buffa, diceva: "Buondì con una danza!" o "Salve con un ciao tutto spark!" e a volte raccontava una storiella su un pesciolino che amava i cappelli. Le persone ridevano e applaudivano. I bambini saltellavano e i grandi si scambiavano occhiolini divertiti. Leda era felice e il suo cuore faceva un piccolo tamburo.

Ma successe qualcosa che Leda non aveva previsto. Arrivò una signora con la voce molto bassa, tutta impaurita. Tenendo stretto il suo ombrello, si fermò e guardò la Buongiornatrice con occhi grandi. Aveva paura dei rumori nuovi e delle cose che non conosceva. Si avvicinò piano, come se il pavimento potesse tremare.

Leda sentì un nodo allo stomaco. Per un momento si mise a correre con mille pensieri: "E se la macchina spaventasse? E se non fosse utile? E se fosse troppo diversa?" Ma poi si ricordò delle mollette, della levetta che rideva, dei biscotti che l'avevano consolata nei pomeriggi di errore. Respirò profondamente. Ricordò la parola che aveva scritto sul quaderno: pazienza.

Si avvicinò alla signora con passo gentile e tenne la macchina con entrambe le mani. "Vuole provare piano?", chiese Leda con voce bassa e dolce. La signora annuì. Leda ridusse il volume della trombetta e inclinò il nasino disegnato verso di lei, come a sussurrare. "Questa parte è morbida", spiegò, indicando il poggia-mano. "Si può premere piano, guardare, poi ascoltare."

La signora mise il dito sul tasto rosso. La Buongiornatrice emise un suono piccolo, come una campanella che sbadiglia, e disse: "Buongiorno con un fiocco!" La signora fece un piccolo sorriso. Un filo di sollievo le scese dalla fronte. Leda aspettò senza muoversi, come una nonna paziente che cuce un bottone.

La signora provò un altro tasto, un altro suono. Le mani non tremavano più. Il respiro si fece più lento. Un bambino vicino le offrì un biscotto. La signora lo accettò e cominciò a ridacchiare. "Non è spaventosa", disse piano. "È buffa." La paura si sciolse come neve al sole.

Tutti applaudirono. Leda sentì che la sua invenzione, pur inutile per molte cose serie, aveva fatto qualcosa di molto grande: aveva aiutato una persona a sentirsi più coraggiosa. Sentì una gioia calda e gentile. Era come se la macchina avesse trasformato la paura in un piccolo fiore.

Più tardi, mentre il cielo si colorava di rosa, Leda raccolse gli attrezzi e ripulì il tavolo. Prima di chiudere il quaderno, scrisse un'altra parola: pazienza, con un cuore accanto. Poi aggiunse una nota: "Le cose strane hanno tempo per diventare amiche." Sorrise.

La Buongiornatrice rimase lì, con il suo occhietto dipinto e le trombette ridicole. Non cambiò il mondo con una soluzione grande e utile. Ma cambiò mattine, sorrisi e un piccolo angolo di paura. Per ogni errore che aveva fatto, la pazienza aveva ricamato una soluzione.

Quella notte, Leda si sdraiò nel suo letto. Pensò al rumore della levetta, alle risate, e alla signora con l'ombrello. Il cuore era leggero. Aveva imparato che la fretta spesso fa arrabbiare le invenzioni, mentre la pazienza le fa diventare amiche. Si addormentò immaginando nuove trombette, senza fretta.

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Inventrice
Una persona che crea nuove cose, costruisce macchine o oggetti nuovi.
Spettinati
Capelli messi in disordine, non pettinati e tutti arruffati.
Pasticci
Piccoli lavori fatti male o confusi, con errori e pasticci.
Mollette
Piccole pinze usate per tenere insieme carta o tessuti.
Ergonomia
Come una cosa è fatta per essere comoda e facile da usare.
Poggia-mano
Un posto morbido dove appoggiare la mano per stare più comodi.
Trombetta
Un piccolo strumento che fa un suono squillante, come un trombone.
Cuscinetto
Una piccola imbottitura morbida che protegge o rende comodo.
Inaugurazione
La festa o il primo giorno in cui si mostra qualcosa di nuovo.
Passante
Una persona che cammina per strada senza fermarsi molto.
Impaurita
Quando qualcuno ha paura o si sente timoroso e chiuso.
Sollievo
La sensazione di stare meglio quando una paura o dolore se ne va.

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