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Storia di invenzione stravagante 5/6 anni Lettura 16 min.

Ada e il Raccoglitutto Bonbon 3000: l’officina delle piccole invenzioni

Ada, inventrice dal terzo piano, costruisce il RaccogliTutto-BonBon 3000 per raccogliere calzini fuggitivi e risolvere piccoli disastri domestici, poi organizza un’officina aperta con i vicini per condividere idee e imparare insieme.

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Ada, donna inventiva e sorridente con capelli raccolti a chignon a forma di matita e camice con tasche piene di attrezzi, sta concentrata a montare su un tavolo ingombro un piccolo robot rotondo; ha mani con macchie di vernice e regge un cacciavite colorato; accanto a lei c'è Nico, bambino di 6 anni a bocca aperta, con uno zainetto troppo grande, pantaloni rimboccati e ginocchia un po' sporche, che tiene un calzino blu in una mano e indica il robot con l'altra; il robot RaccogliTutto-BonBon 3000, fatto di mattoncini gialli e rossi, ha due ruote laterali, una pinza pieghevole e un'antenna con campanellino; il cane Baffo annusa a terra una fetta di pane vicino al tavolo; la cucina-appartamento è compatta, pareti con adesivi colorati, scaffali pieni di barattoli etichettati e un grande ripostiglio aperto con scritto PARCHEGGIO e un tappeto blu a righe; la scena mostra il robot che aspira un calzino a tema dinosauri mentre una fetta di pane tostato fuoriesce dallo scomparto sprigionando un soffio di vapore alla vaniglia, il tutto in un'atmosfera luminosa e calda con palette vivace (giallo, rosso, blu), texture dei mattoncini tipo LEGO ben marcate ed espressioni facciali esagerate e gioiose. segnalare un problema con questa immagine

Parte 1: L'idea che faceva “PLOP!”

Ada viveva in un palazzo quasi normale, al terzo piano, con una porta piena di adesivi e una cassetta degli attrezzi che faceva “clac clac” ogni volta che la apriva. Era una donna adulta, con i capelli raccolti in una matita (sì, proprio una matita), e un sorriso furbo da inventrice.

Quel lunedì mattina successe una cosa molto seria: il suo tostapane decise di essere timido.

Ada mise dentro due fette di pane. Aspettò. Aspettò ancora. Poi… niente.

“Su, su,” disse Ada. “È solo pane. Non ti farà paura.”

Il tostapane rispose con un suono piccolo: “PLOP.” E sputò fuori una briciola sola, come se fosse un saluto.

In quel momento, dal pianerottolo arrivò la voce del piccolo Nico, il vicino di sei anni, che trascinava uno zainetto più grande di lui.

“Adaaa! Hai mica visto il mio calzino blu? È scappato!”

Ada aprì la porta. Nico aveva un calzino rosso in mano, un calzino verde in tasca e un'espressione disperata.

“Scappano spesso, i calzini,” disse Ada in modo serio-serissimo. “Sono animali selvatici.”

“Davvero?”

“Certo. E anche i toast oggi sono timidi.” Ada indicò il tostapane che faceva finta di niente.

Nico entrò in cucina e guardò attorno. C'erano barattoli con etichette strane: “Viti allegre”, “Bulloni curiosi”, “Corda che non sa stare ferma”. Sul tavolo, un quaderno aperto con scritto in grande: “Cose che servono davvero.”

“Che cosa inventi oggi?” chiese Nico.

Ada si mise una mano sotto il mento. “Una cosa utilissima. Una cosa che salvi il mondo dai… disastri minuscoli.”

“Tipo?”

“Tipo le briciole ovunque. Tipo i calzini che fuggono. Tipo i giocattoli che si infilano sotto il divano e poi ridono.”

Nico annuì fortissimo, perché conosceva bene quel tipo di giocattoli.

Ada aprì una scatola e tirò fuori una molla, un cucchiaio di legno e una piccola campanella.

“Ecco la mia nuova idea,” disse, e gli occhi le brillavano come due chiodini appena lucidati. “Costruirò il RaccogliTutto-BonBon 3000.”

“Che fa?” Nico spalancò la bocca.

“Raccoglie tutto quello che cade. Ma con gentilezza. E poi lo mette dove deve stare. Così nessuno inciampa, nessuno piange e i calzini non scappano.”

Nico si grattò la testa. “Ma… come fa a sapere dove deve stare?”

Ada alzò un dito. “Ecco la parte buffa. Gli insegneremo noi. Sarà un po' come un cane-robot, ma senza bisogno di biscotti. Anche se… potremmo dargli biscotti finti, per educazione.”

Il tostapane fece “PLOP” di nuovo, come se approvasse.

Ada prese il suo quaderno e scrisse:

1) Deve rotolare.

2) Deve aspirare briciole.

3) Deve acchiappare calzini.

4) Deve avere una tasca segreta.

5) Devo sapere dove lo metto quando non lavora.

“Lo metterai… in garage?” chiese Nico.

Ada scosse la testa. “No, il garage del palazzo è pieno di biciclette che sospirano. Io lo metterò nel ripostiglio dietro la cucina. Ho già liberato uno spazio: tra la scopa che starnutisce e il secchio che canta.”

“Il secchio canta?”

“Solo quando è contento,” rispose Ada con naturalezza.

E così, tra una risata e un “clac”, cominciò la costruzione.

Parte 2: La costruzione e la piccola catastrofe profumata

Ada lavorava come se il suo cacciavite fosse una bacchetta magica. “Gira, gira, e tac!” diceva. Nico le passava gli oggetti uno alla volta.

“Vite allegra!” “Bullone curioso!” “Nastro che si attacca ovunque tranne dove serve!”

Il RaccogliTutto-BonBon 3000 prese forma: un corpo tondo come una palla da spiaggia, ma più piccolo, con due ruote laterali e una ruotina davanti che sembrava un naso. Sopra, una piccola antenna con la campanella.

“Serve per avvisare,” spiegò Ada. “Quando raccoglie qualcosa, fa din-din. Così sappiamo che sta lavorando e non dormendo.”

Nico gli mise due adesivi a forma di occhi. Uno era leggermente più alto dell'altro, così il robot sembrava sempre sorpreso.

“Perfetto,” disse Ada. “Sguardo intelligente.”

Poi Ada aggiunse una bocca: una fessura per aspirare briciole, con un filtro che profumava di vaniglia.

“Perché profuma?” chiese Nico.

“Perché le briciole non devono sentirsi tristi,” rispose Ada. “Se devono essere raccolte, almeno che sia con stile.”

Arrivò il momento della prova.

Ada posò sul pavimento tre cose: una briciola gigante, un calzino solitario e un mattoncino che faceva sempre inciampare qualcuno.

“RaccogliTutto,” disse Ada con voce dolce, “inizia!”

Il robot fece “din-din” e partì. Rotolò verso la briciola, la aspirò con un “sluuurp” educato. Poi si girò verso il calzino e… lo acchiappò con una piccola pinza che spuntò dal fianco come una mano timida.

“Ah!” fece Nico. “Ha preso il mio calzino!”

Il robot fece un altro “din-din” e si avviò verso il mattoncino. Lo spinse dentro una tasca laterale, come se stesse mettendo via un segreto.

Ada batté le mani. “Funziona!”

In quel momento, però, il tostapane timido decise di partecipare. Fece un salto di orgoglio e sputò fuori due fette… altissime. Saltarono come trampolini e atterrarono proprio davanti al robot.

Il robot, molto diligente, interpretò: “Cose cadute! Devo raccogliere!”

Aspirò una fetta di pane.

“NO!” gridò Nico, ma era già dentro.

Il robot si fermò. Fece “din… din?” come se avesse ingoiato una domanda. Poi iniziò a tremare un pochino.

“Tranquillo,” disse Ada. “Non sei un aspirapane. Sei un raccoglitore gentile. Hai solo… sbagliato merenda.”

Il robot, però, aveva un filtro alla vaniglia. E il pane tostato caldo dentro… iniziò a profumare tantissimo, come una pasticceria in miniatura.

Dal corridoio arrivò la signora Pina del quarto piano, trascinando il carrellino della spesa.

“Sentite anche voi odore di biscotti?” gridò. “C'è una festa e non mi avete invitata?”

Poi arrivò il signor Omar del primo piano con il cane Baffo. Baffo seguiva il profumo con il naso incollato al pavimento.

“Bau!” fece Baffo, che voleva dire: “Dov'è la panetteria?”

Ada arrossì un po' e rise. “Ehm… è il mio robot. Ha… raccolto una fetta di pane.”

Nico guardò il robot che tremava ancora. “Gli fa male?”

Ada ascoltò con attenzione. Il robot faceva un suono “glugluglu”, come se stesse facendo il solletico dentro.

“Non gli fa male,” disse. “Sta solo… facendo toast interno.”

“Toast interno?” Nico era già mezzo divertito e mezzo preoccupato.

Ada aprì lo sportellino del filtro. Una nuvoletta di profumo uscì e fece starnutire la scopa nel ripostiglio. “Etciù!” fece la scopa, da lontano.

“Ok,” disse Ada. “Mini-revisione. Il RaccogliTutto deve capire la differenza tra ‘cosa persa' e ‘cosa buona da mangiare'.”

Nico alzò un dito. “Gli possiamo insegnare con i disegni!”

“Geniale,” disse Ada. “Faremo un cartello: ‘Il pane va nella bocca, non nel robot'.”

“E i calzini?” chiese Nico.

“I calzini vanno… in un posto molto preciso,” disse Ada, guardando Nico negli occhi.

Nico sospirò. “Nel cassetto.”

“Bravo. E ora vediamo dove mettere il robot quando non lavora. Così non si mette a raccogliere anche i gatti, le pantofole e la signora Pina.”

Dal corridoio, la signora Pina gridò: “Io non mi faccio raccogliere! Al massimo mi faccio offrire un tè!”

Ada rise. “Promesso!”

Ada spinse il robot piano fino al ripostiglio. C'era un tappetino con scritto “PARCHEGGIO” fatto con pennarello blu.

“Questo è il suo posto,” disse. “Qui sta tranquillo, si ricarica e pensa a cose importanti, come non mangiare pane.”

Il robot fece “din-din” basso, come un “va bene”.

Parte 3: L'officina aperta e la trasmissione delle idee

Il giorno dopo, Ada ebbe una nuova idea, ancora più grande della precedente.

“Il robot funziona,” disse a Nico, “ma sai cosa serve davvero?”

“Una scorta di calzini?” propose Nico.

“Quasi. Serve trasmettere.” Ada disse quella parola come se fosse una scatola piena di stelle. “Cioè: passare agli altri quello che abbiamo imparato. Così tutti possono inventare, aggiustare, migliorare.”

Nico la guardò. “Come quando mi insegni a fare i nodi?”

“Esatto. E come quando tu mi insegni dove si nascondono i mattoncini sotto il divano.”

Nico sorrise, perché quello era un sapere importantissimo.

Ada attaccò un foglio grande sul portone del palazzo:

“OGGI POMERIGGIO: OFFICINA APERTA DA ADA

Porta un oggetto che ti fa impazzire (ma senza morsi).”

Alle quattro, il pianerottolo sembrava una piccola festa. La signora Pina arrivò con un ombrello che si apriva sempre in cucina, mai fuori. Il signor Omar portò una scatola che faceva “tic tic” senza motivo. Una bambina, Lila, portò una scarpa che fischiava. E Nico portò… una montagna di calzini.

“Così vediamo se il robot è pronto,” disse serio.

Ada fece entrare tutti nel suo appartamento, ma non troppo: “Uno alla volta, o il mio tappeto si confonde.”

Sul tavolo mise il quaderno dell'inventrice. Sopra, scrisse in grande:

REGOLA 1: Prima si osserva.

REGOLA 2: Poi si prova.

REGOLA 3: Se non funziona, si ride e si riprova.

“Queste sono regole scientifiche?” chiese la signora Pina.

“Sì,” rispose Ada. “Sono scientifiche e anche comode.”

Poi presentò il RaccogliTutto-BonBon 3000, parcheggiato sul tappetino.

“Questo è il nostro aiutante,” disse Ada. “Ma non è magico da solo. Funziona perché gli abbiamo insegnato. E oggi lo insegniamo anche a voi. Così domani potrete inventare qualcosa di vostro.”

Il robot fece “din-din” come saluto. Baffo abbaiò contento, ma Ada gli disse: “Niente pane per lui, grazie.”

La prima prova fu con l'ombrello della signora Pina. Ada lo aprì in soggiorno. “Visto? Si sente a casa e si apre. Fuori, invece, si vergogna.”

La signora Pina si offese un po'. “Non si vergogna, è… educato.”

Ada aggiunse al manico una piccola etichetta colorata e un pezzo di velcro morbido.

“Questo è un ‘promemoria tattile',” spiegò. “Quando lo senti sotto la mano, ti ricordi: ‘Fuori mi apro, dentro mi chiudo'.”

La signora Pina provò a chiuderlo e aprirlo. “Oh! Funziona! È come se mi facesse il solletico e mi dicesse cosa fare.”

Nico guardò Ada e sussurrò: “Promemoria tattile è una parola gigante.”

Ada sussurrò: “Sì, ma fa ridere. E poi la riduciamo: ‘solletichino'.”

“Il solletichino!” ripeté Nico, e tutti risero.

Poi arrivò il turno della scarpa che fischiava di Lila. Ogni passo faceva “fiiii!” come un uccellino troppo felice.

“Non è triste,” disse Lila. “Però a scuola mi guardano tutti.”

Ada annusò la scarpa, come se fosse un pezzo di scienza. “Secondo me c'è aria intrappolata qui.”

Con una cannuccia e un pezzetto di nastro, fece un micro-tubicino che spostava l'aria altrove.

Lila camminò. “…”

Niente fischio.

Lila spalancò gli occhi. “Ora è silenziosa!”

“Silenziosa ma coraggiosa,” disse Ada. “E tu sei stata coraggiosa a portarla.”

Lila sorrise, dritta come una matita nuova.

Infine, Nico rovesciò i calzini sul pavimento con un “fump!”. Sembrò nevicare calzini.

Il robot si accese. Fece “din-din!” e si mosse tra i calzini come un piccolo esploratore.

Ada aveva preparato tre scatole, con disegni grandi: una con una maglietta, una con dei calzini, una con un gioco.

“Queste sono le case delle cose,” spiegò. “Oggi insegniamo al robot e anche a noi stessi a rimettere via.”

Nico lo guardò serio. “Anche io devo imparare?”

“Solo un pochino,” disse Ada. “E senza paura.”

Il robot prese un calzino blu con la pinza e lo portò alla scatola dei calzini. “Din-din!” Poi ne prese uno rosso. “Din-din!”

A un certo punto acchiappò un calzino con un disegno di dinosauro e lo portò verso la scatola dei giochi.

Nico urlò: “Ehi! Quello è un calzino!”

Il robot si fermò, confuso. La campanella fece “din…?” piccolissimo.

Ada si chinò. “Hai ragione, robot. Ma capisco perché hai sbagliato: c'è un dinosauro, e tu ami le cose divertenti.”

Nico si mise a ridere. “È un calzino che sembra un gioco.”

Ada attaccò sulla scatola dei calzini un adesivo di dinosauro.

“Così,” disse, “anche i calzini con dinosauro si sentono capiti.”

Il robot fece “din-din!” felice e rimise il calzino al posto giusto.

Il signor Omar applaudì piano. “Quindi… l'officina aperta serve a questo? A imparare e poi far imparare?”

“Sì,” disse Ada. “Io ho imparato da mia nonna a riparare le sedie che scricchiolano. Lei diceva: ‘Se sai fare una cosa, insegnala. Così non si perde.' E oggi lo facciamo qui, tra vicini.”

La signora Pina annuì. “Allora io insegnerò a tutti la mia ricetta dei biscotti. Ma quelli veri, non quelli per robot.”

Baffo abbaiò due volte, che voleva dire: “Io approvo fortissimo.”

Quando il pomeriggio finì, l'appartamento era pieno di risate, piccoli pezzi di nastro e idee nuove. Nessuno si era fatto male, e persino il tostapane timido sembrava più coraggioso. Fece due toast perfetti e li lasciò lì, senza saltare come un canguro.

Ada accompagnò tutti alla porta. Nico restò un attimo indietro.

“Ada,” disse, “posso venire ancora a imparare?”

Ada gli diede un piccolo quaderno con una copertina gialla. Sopra c'era scritto: “Idee di Nico”.

“Certo,” disse. “E un giorno sarai tu ad aprire la tua officina. Io verrò e porterò un oggetto che mi fa impazzire.”

Nico rise. “Tipo un calzino che scappa!”

“Esatto,” disse Ada. “E tu mi insegnerai dove si nasconde.”

Quando tutti se ne andarono, Ada riportò il RaccogliTutto-BonBon 3000 nel ripostiglio, sul tappetino “PARCHEGGIO”.

“Bravo oggi,” gli disse. “Hai raccolto, hai imparato e non hai mangiato pane.”

Il robot fece “din-din” dolce, quasi come una ninna nanna.

Ada chiuse la porta del ripostiglio e guardò la cucina. Sul tavolo restava una briciola sola, piccolissima.

“Ti lascio qui,” sussurrò Ada alla briciola. “Così domani il robot avrà qualcosa da fare. Anche gli inventori hanno bisogno di piccole missioni.”

E in quel palazzo quasi normale, con vicini curiosi e calzini selvatici, le idee non restavano chiuse in un cassetto: passavano di mano in mano, come un attrezzo gentile, e facevano ridere tutti.

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Inventrice
Una persona che crea nuove cose e giochi per risolvere problemi.
Cassetta degli attrezzi
Una scatola dove si mettono martello, viti e altri attrezzi utili.
Ripostiglio
Una stanza piccola per mettere oggetti come scope e secchi.
Filtro
Una parte che separa cose o odori e lascia passare solo alcune cose.
Vaniglia
Un profumo dolce che viene dalle baccelle usate spesso nei dolci.
Antenna
Un'asta piccola che serve per ricevere segnali o aiutare a sentire cose.
Aspirare
Prendere dentro aria o briciole con forza, come fa un aspirapolvere.
Molla
Un pezzo di metallo che si piega e poi torna alla forma iniziale.
Tasca segreta
Uno spazio nascosto dove mettere cose preziose o che non si vedono.
Pasticceria
Un negozio o luogo dove si fanno dolci, come biscotti e torte.

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