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Storia sulla separazione e il divorzio 5/6 anni Lettura 11 min.

La barchetta coraggiosa tra due case

Tommaso scopre che i suoi genitori si separano e, affrontando le sue paure, trova conforto nell'amicizia e nell'amore che riceve da entrambi, mentre impara a esprimere i suoi sentimenti attraverso l'arte. Con l'aiuto dei suoi amici, inizia a capire che l'amore può manifestarsi in modi diversi, anche con due case.

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Ci sono 4 bambini: Tommaso, un ragazzo di 5 anni con capelli castani e occhi nocciola, indossa una maglietta blu e pantaloni corti gialli, seduto su un dondolo con un'espressione pensierosa e un peluche in mano. Luca, un ragazzo di 5 anni con capelli biondi e occhi chiari, indossa una maglietta rossa e pantaloni verdi, è in piedi accanto a Tommaso, sorridente e salutandolo per confortarlo. Matteo, un ragazzo di 5 anni con capelli castani e occhiali rotondi, indossa una camicia a righe e pantaloni corti blu, è seduto per terra a disegnare su un grande foglio con colori. Riccardo, un ragazzo di 5 anni con capelli neri e occhi marroni, indossa una maglietta arancione e pantaloni beige, è accovacciato vicino a Matteo, guardando con curiosità i suoi disegni. La scena si svolge in un parco soleggiato con erba verde, alberi con foglie brillanti e un cielo blu chiaro con nuvole bianche. Tommaso, un po' triste, è circondato dai suoi amici Luca, Matteo e Riccardo che cercano di consolarlo, condividendo disegni e parole gentili, creando un'atmosfera calda e accogliente, piena di colori vivaci e amicizia. segnalare un problema con questa immagine

La notizia nel parco

Quel giorno il cielo era azzurro chiaro e nel parco si sentiva il profumo dell'erba bagnata. Tommaso correva verso i suoi amici sullo scivolo: c'erano Luca, Matteo e Riccardo. Avevano tutti quasi cinque anni e si vedevano spesso dopo la scuola.

«Ciao, Tommi!» gridò Luca, agitando la mano.

«Ciao,» rispose Tommaso, un po' piano.

Di solito Tommaso arrivava ridendo, con mille parole da dire. Ma quel pomeriggio camminava piano e teneva la testa un po' bassa. Gli amici se ne accorsero subito.

«Tutto bene?» chiese gentile Matteo. Lui parlava sempre con una voce calma.

Tommaso si sedette sul dondolo e guardò le sue scarpe da ginnastica. Sentiva un nodo nello stomaco.

«Ieri la mamma e il papà…» cominciò. Si fermò un attimo, poi prese un grande respiro, come aveva imparato a fare a scuola quando era agitato. Inspirò dal naso, contò fino a tre nella sua testa, poi buttò fuori l'aria dalla bocca.

«Ieri la mamma e il papà mi hanno detto che… che non vivranno più insieme.»

Gli amici rimasero zitti per qualche secondo. Si sentiva solo il rumore delle foglie mosse dal vento.

«Vuol dire che si separano?» domandò piano Riccardo.

Tommaso annuì. Gli occhi gli diventavano lucidi, ma non voleva piangere davanti a tutti. Si sentiva strano, confuso. Aveva paura che gli altri lo guardassero come se fosse diverso.

Luca scivolò giù dallo scivolo e sedette accanto a lui sul dondolo.

«Grazie che ce lo hai detto,» disse. «Sei stato molto coraggioso.»

«Sì,» aggiunse Matteo. «È gentile raccontare quello che senti ai tuoi amici. Così possiamo ascoltarti.»

Quelle parole dolci fecero sentire Tommaso un po' più leggero. Non si era aspettato un complimento. Pensava che si sarebbero messi a ridere o che non avrebbero capito.

«Ma…» disse piano, «ho paura che sia colpa mia. L'altro giorno ho fatto cadere un bicchiere. Forse si sono arrabbiati per quello.»

Riccardo scosse la testa con forza. «No, no. I grandi litigano per cose da grandi. Non è mai colpa dei bambini. Questo me l'ha detto la maestra Anna.»

Tommaso lo guardò, sorpreso. «Davvero?»

«Davvero,» confermò Luca. «Dobbiamo sempre ricordare che siamo importanti e che meritiamo amore. Scusa se te lo dico così serio…» aggiunse, un po' timido.

«Grazie,» mormorò Tommaso. E questa volta un piccolo sorriso gli comparve sulle labbra.

Il laboratorio dei sentimenti

Luca si mise in piedi come un piccolo capo.

«Ho un'idea,» disse. «Facciamo il laboratorio dei sentimenti!»

«Che cos'è?» chiese Tommaso.

«Lo inventiamo adesso,» spiegò Matteo. «Serve per dire come ci sentiamo, ma usando cose creative, così è più facile.»

Riccardo corse verso la panchina dove le mamme parlavano. «Per favore, possiamo prendere i pastelli a cera e i fogli?» domandò, molto educato.

«Certo, tesoro,» rispose la mamma di Luca. «Bravi che chiedete con gentilezza.»

Pochi minuti dopo, i quattro amici erano seduti per terra, con i fogli bianchi appoggiati su una coperta. Il sole faceva brillare i colori dei pastelli.

«Allora,» disse Matteo, «ognuno disegna come si sente, ma senza dire subito cosa vuol dire. Poi proviamo a indovinare.»

Tommaso prese un pastello blu scuro. Cominciò a disegnare un mare con tante onde. Alcune onde erano grandi e un po' spaventose. In mezzo al mare fece una barchetta piccola con dentro un bambino dai capelli castani come i suoi.

«Io ho finito,» disse dopo un po'.

Anche gli altri avevano concluso. Luca aveva disegnato un grande cuore rosso con un cerotto sopra. Matteo aveva fatto un arcobaleno mezzo colorato e mezzo no. Riccardo aveva disegnato una casa un po' storta ma con tutte le luci accese.

«Adesso guardiamo il disegno di Tommi,» propose Luca.

I tre si avvicinarono. Guardarono il mare, le onde e la barchetta.

«Forse ti senti in mezzo a tante cose grandi,» disse piano Matteo. «Un po' perso, un po' spaventato.»

Tommaso annuì. «Sì. Ho paura di affondare. Ho paura che senza la mamma e il papà insieme, la barchetta cada giù.»

Fece di nuovo un respiro profondo, come gli aveva insegnato la maestra: dentro, uno-due-tre, fuori.

«Posso dire come ti vedo io?» chiese Riccardo, con molta cortesia.

«Sì, grazie,» rispose Tommaso.

«Io vedo che la barchetta è piccola, ma è forte. Non si rompe. Sta in piedi anche con le onde. Quindi tu sei forte, anche se hai paura.»

Quelle parole entrarono nel cuore di Tommaso come un raggio di sole tra le nuvole.

«Adesso tocca al mio,» disse Luca, mostrando il suo cuore col cerotto.

Tommaso lo osservò. «Forse sei triste per me,» disse. «Ma cerchi di aggiustare il tuo cuore per aiutarmi.»

«Sì,» sorrise Luca. «E il cerotto è l'amicizia. L'amicizia è un cerotto magico.»

«E la gentilezza,» aggiunse Matteo. «Quando dici “per favore” e “grazie” è come se mettessi un altro pezzetto di cerotto.»

«Allora io oggi ho messo un cerotto grande così,» disse Tommaso, aprendo le braccia. «Perché voi siete davvero gentili con me. Grazie.»

«Prego,» rispose Riccardo, ridendo. «È bello essere gentili.»

Finito il gioco dei disegni, Luca ebbe un'altra idea. «Facciamo il gioco delle frasi coraggiose.»

«Come funziona?» domandò Tommaso.

«Ognuno dice una frase gentile su Tommi. Una cosa vera che può ricordare quando è triste.»

«Va bene,» disse Matteo. «Comincio io. Tommaso, tu sei bravo ad ascoltare.»

«Tommaso,» disse Riccardo, «tu condividi sempre i tuoi giochi. Questo è molto educato.»

«Tommi,» aggiunse Luca, «tu dici sempre “scusa” quando succede qualcosa. Questo vuol dire che sei attento agli altri.»

Tommaso sentiva il cuore battere più tranquillo. «Grazie a tutti,» ripeté. «Mi sento un po' più grande dentro.»

Due case, un solo bimbo amato

La sera, Tommaso tornò a casa con la mamma. Nel corridoio c'era una valigia piccola, già pronta. Il papà stava seduto sul divano e lo aspettava.

«Ciao, campione,» disse piano il papà. «Possiamo parlare un po'?»

Tommaso guardò la mamma. Lei gli sorrise dolcemente. «Io sono qui,» disse. «Ti ascolto.»

Si sedettero tutti e tre sul tappeto del salotto. Tommaso prese un cuscino morbido e lo strinse forte. Ricordò il “laboratorio dei sentimenti” con gli amici e decise di provare a parlare come aveva fatto con loro.

«Posso dire una cosa?» chiese, educatamente.

«Certo,» risposero insieme mamma e papà.

«Oggi ho capito che non è colpa mia se vi separate,» disse tutto d'un fiato. «Però mi sento come una barchetta in mezzo alle onde. Ho paura di affondare.»

Gli occhi della mamma si riempirono di lacrime, ma il suo sorriso era gentile. «Tesoro, grazie per queste parole. Sei molto coraggioso.»

Il papà si avvicinò un po' di più. «No, non è colpa tua. Mai. Le decisioni dei grandi sono dei grandi. Tu sei il nostro bambino. Ti vogliamo bene, insieme, anche se vivremo in due case diverse.»

«Due case…» ripeté Tommaso. «Come funziona?»

La mamma prese un foglio e dei pastelli a cera dal tavolo, proprio come al parco.

«Facciamo una mappa,» propose. «Così è più chiaro.»

Disegnò una casa con il tetto rosso. «Questa è la casa con la mamma.»

Poi il papà disegnò una casa con il tetto blu. «E questa è la casa con il papà.»

Tommaso guardò i disegni. La mamma aggiunse un cuore rosso nella casa rossa. Il papà aggiunse un cuore blu nella casa blu.

«E tu dove sono?» chiese Tommaso.

«Tu sei in tutti e due i cuori,» rispose il papà, disegnando un piccolo Tommaso che sorrideva in mezzo alla pagina. «Ti verrò a prendere, ti riporterò, ci parleremo al telefono. Non smettiamo di essere una famiglia. Cambia solo il modo.»

«Posso anche amare tutti e due?» domandò Tommaso, con un filo di voce.

«Sì, anzi, grazie se lo fai,» disse la mamma, stringendogli la mano. «È molto bello e molto gentile da parte tua amare tutti e due.»

Tommaso fece un altro respiro profondo. Dentro, uno-due-tre, fuori. Sentiva ancora un po' di paura, ma adesso c'era anche qualcosa di caldo nel petto. Forse era coraggio.

«Allora io vi amerò in tutte e due le case,» disse. «E voi mi amerete sempre.»

«Sempre,» dissero insieme mamma e papà.

Più tardi, quando fu ora di dormire, Tommaso si mise il pigiama con le stelline. La mamma sistemò il suo peluche preferito vicino al cuscino. Il papà attaccò sul muro il disegno delle due case con i cuori.

«Così, quando ti svegli o ti senti triste,» spiegò, «puoi guardare il foglio e ricordare che sei amato in tutti e due i posti.»

«Grazie,» disse Tommaso, con molta educazione. «Buona notte, mamma. Buona notte, papà.»

«Buona notte, amore,» rispose la mamma, dandogli un bacio sulla fronte.

«Sogni belli, campione,» disse il papà, sistemandogli la coperta.

La stanza diventò silenziosa. La mamma allungò la mano e accese la piccola luce sul comodino. La veilleuse a forma di luna si illuminò, dolce e calma, riempiendo la camera di una luce morbida.

Tommaso abbracciò il suo peluche e guardò la luce. Pensò ai suoi amici, al laboratorio dei sentimenti, al disegno del mare, alle due case con i cuori.

«Sono una barchetta forte,» sussurrò tra sé. «E non sono solo.»

La luce rimase accesa, calma e rassicurante, mentre gli occhi di Tommaso si chiudevano piano piano.

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Una persona che non ha paura di affrontare le difficoltà.
Gentile
Una persona che è buona e mostra rispetto verso gli altri.
Educato
Una persona che usa le parole giuste e rispetta gli altri.
Affondare
Quando qualcosa va sotto l'acqua e non riesce a galleggiare.
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