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Storia sulla separazione e il divorzio 5/6 anni Lettura 12 min.

Il nastrino blu e la mappa delle due case

Arianna, una bambina di cinque anni, cerca sicurezza e conforto mentre i genitori vivono in due case, imparando a riconoscere le emozioni, a creare piccoli punti fermi e a mantenere i legami con entrambi.

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Quattro personaggi davanti alla scuola materna: Arianna, circa 5 anni e mezzo, capelli castano chiaro in due trecce, vestito giallo a pois bianchi, al centro davanti alla cancellata verde, porge un piccolo nastro blu al papà; il padre, circa 35 anni, carnagione chiara, capelli corti castano scuro, giacca blu e jeans, è all'esterno della cancellata con un passo indietro, mani in parte nelle tasche, sguardo dolce e leggermente chino verso di lei; Sara, circa 6 anni, capelli ricci neri, maglietta rossa, sorride tenendo uno zainetto a sinistra di Arianna; Leila, circa 6 anni, capelli lunghi castani, cardigan verde chiaro, osserva calma a destra. Ambientazione: davanti a una cancellata metallica verde, marciapiede chiaro, panchina sullo sfondo, edifici crema e cielo mattutino con luce soffusa; atmosfera calda e intima, gesto affettuoso tra bambina e padre, palette con tinte calde per i personaggi e verdi per lo sfondo, texture di pittura acrilica con pennellate morbide. segnalare un problema con questa immagine

1) Il nastro blu nello zaino

Arianna aveva quasi cinque anni e mezzo. Non era alta come i bambini grandi, ma camminava con passi tranquilli, come se ogni passo fosse al suo posto. Quella mattina lo zaino le sembrava più pesante del solito, anche se dentro c'erano solo la merenda, il quaderno e un piccolo astuccio rosa.

Con lei c'erano due amiche: Sara, che rideva spesso e faceva domande a raffica, e Leila, che parlava piano e guardava tutto con occhi curiosi. Erano un piccolo gruppo, sempre insieme: tre bambine con le scarpe a strappo e le mani spesso appiccicose di succo di frutta.

Davanti al cancello della scuola, Arianna strinse tra le dita un nastrino blu. Lo teneva da giorni. Lo aveva trovato in un cassetto e le piaceva perché era liscio e brillante, come un pezzetto di cielo.

“Mamma, oggi vieni tu a prendermi?” chiese Arianna, senza alzare troppo la voce.

La mamma si chinò, le sistemò una ciocca dietro l'orecchio e rispose: “Oggi viene papà. Io ti chiamo dopo, va bene?”

Arianna annuì, ma nello stomaco sentì una pallina piccola che rotolava. Da qualche settimana succedevano cose nuove: a volte la mamma dormiva in un'altra casa, a volte il papà preparava la cena in una cucina diversa. Arianna non capiva tutto, ma capiva che il mondo era cambiato un po', come quando sposti un mobile e la stanza sembra strana.

“È colpa mia?” le era venuto da chiedere una sera. La mamma l'aveva abbracciata forte. “No, amore. Non è colpa tua. Tu sei la cosa più preziosa. Mamma e papà ti vogliono bene sempre.”

A scuola, Arianna raccontò alle amiche solo una parte: “Oggi mi prende papà.”

Sara fece un salto: “Anche a me a volte mi prende la nonna! Una volta è arrivata con i biscotti!”

Leila disse: “Io mi sento tranquilla quando so chi arriva. Così aspetto meglio.”

Arianna guardò il nastrino blu e pensò che lei voleva proprio questo: sapere, aspettare meglio.

La maestra Paola batté le mani: “Bambine e bambini, in cerchio! Oggi facciamo un gioco sulle emozioni.

Sul tappeto c'erano carte con facce: felice, triste, arrabbiata, spaventata, calma. Arianna prese “calma”, perché le piaceva quella faccia con gli occhi morbidi. Poi, senza farsi vedere troppo, toccò anche “triste”. Era come dire la verità con un dito.

La maestra la notò e sorrise piano. “Le emozioni possono stare insieme. Come due colori nello stesso disegno.”

Arianna respirò. Quella frase le sembrò un cuscino.

2) L'attesa dietro la rete

Nel pomeriggio, dopo il riposino e i disegni, arrivò il momento dell'uscita. Arianna, Sara e Leila si misero vicino al cancello interno, dove si vedeva la strada attraverso una rete verde.

Il cielo era chiaro, e l'aria profumava di merenda e di foglie. I genitori arrivavano uno alla volta: passi veloci, salutini, voci allegre.

Arianna cercò il papà. Lo vide in fondo, fermo vicino a un albero. Non camminava avanti e indietro. Aspettava. Aveva le mani in tasca e un'espressione paziente, come quando si aspetta il pane che esce dal forno.

Arianna sentì la pallina nello stomaco rallentare un po'.

“Guarda, il tuo papà è già lì!” disse Sara, tutta contenta, come se fosse una scoperta.

Leila osservò e disse: “Sta aspettando con calma. Non sembra arrabbiato.”

Arianna annuì. Anche questo era importante. A volte, quando i grandi cambiano casa o parlano di cose difficili, Arianna immaginava facce dure e voci forti. Invece il papà, dietro la rete verde, sembrava un faro che non si muove, ma illumina.

Quando finalmente il cancello si aprì, Arianna uscì tenendo la mano della maestra Paola, come si fa sempre. La maestra la consegnò al papà con un sorriso: “Oggi Arianna è stata molto attenta e gentile.”

Il papà si abbassò all'altezza di Arianna. “Ciao, stellina. Ti ho aspettato. Con calma.”

Arianna guardò il suo viso. Non c'erano nuvole. Solo un po' di stanchezza e un sorriso piccolo. Lei si avvicinò e gli appoggiò il nastrino blu sul palmo.

“Cos'è?” chiese lui.

“È per quando aspetti. Così ti ricordi il cielo,” disse Arianna.

Il papà strinse il nastrino tra le dita. “Grazie. È bellissimo.”

Camminarono verso casa del papà. Era una casa diversa da quella dove Arianna aveva tante cose, ma dentro c'erano già alcune cose sue: un pigiama a pois, due libri, un orsetto.

Arianna, però, aveva una domanda che le faceva il solletico in gola.

“Papà… perché non stiamo tutti nella stessa casa?” chiese, guardando i suoi lacci.

Il papà rallentò. Non rispose subito, come quando si sceglie una parola buona.

“Perché mamma e papà hanno deciso di vivere in due case,” disse. “A volte i grandi non riescono più a stare bene insieme nello stesso posto. Ma una cosa non cambia mai: l'amore per te. Quello resta in tutte e due le case.”

Arianna pensò: due case, un amore. Come due scatole con lo stesso tesoro.

“E io posso voler bene a tutti e due?” chiese.

“Certo,” disse il papà. “È sicuro. È giusto. Non devi scegliere.”

Arianna fece un respiro lungo, come aveva imparato a scuola: inspira piano, espira piano. La pallina nello stomaco diventò più piccola.

Poi il papà aggiunse: “E sai una cosa? Quando qualcosa ti confonde o ti spaventa, possiamo fare dei ‘punti fermi'.”

“Cosa sono?” chiese Arianna.

“Piccole regole che ti fanno sentire al sicuro,” disse lui. “Per esempio: se ti perdi in un posto, resti ferma e chiami un adulto con un cartellino. Oppure: se ti senti triste, lo dici. Oppure ancora: tu sai sempre chi viene a prenderti, e se cambia te lo diciamo prima.”

Arianna ascoltava come se quelle parole fossero sassolini bianchi su un sentiero.

“E un punto fermo è anche questo,” disse il papà, indicando il telefono in tasca. “Ogni sera, se non sei con mamma, puoi salutarla. E se sei con mamma, puoi salutare me.”

Arianna annuì. Era una regola semplice. E le regole semplici, quando sono gentili, fanno bene.

3) La mappa delle due case

A casa del papà, prepararono una cena facile: pasta corta con pomodoro e formaggio. Arianna apparecchiò con attenzione. Mise il piatto proprio al centro, come le piaceva, e il bicchiere un po' più in alto, per non rovesciarlo. Era prudente: controllava che la sedia fosse ben ferma, che l'acqua non fosse troppo piena.

“Sei una super aiutante,” disse il papà.

Dopo cena, Arianna e il papà presero un foglio grande. “Facciamo una mappa,” propose lui. “La mappa delle due case.”

Disegnarono due casette: una con un tetto rosso, una con un tetto verde. In mezzo, un cuore azzurro. Arianna lo colorò con cura. Poi incollarono vicino alla casa rossa un disegno della mamma, e vicino alla casa verde un disegno del papà. Sotto, Arianna fece un piccolo disegno di se stessa con le trecce.

“Così io sono qui… e anche qui,” disse Arianna, facendo due puntini con la matita.

“Esatto,” disse il papà. “Tu appartieni a tutte e due le case.”

Arianna aggiunse anche Sara e Leila, piccole, con le mani che si toccano. “E le mie amiche sono un altro posto sicuro,” disse.

Il papà sorrise. “Che bella idea. Anche la scuola è un posto sicuro.”

Prima di andare a dormire, Arianna mise l'orsetto sul cuscino e controllò che la luce del corridoio restasse accesa un pochino, come piaceva a lei. Poi si infilò sotto le coperte. La stanza aveva un odore diverso, ma era calda.

La pallina nello stomaco tornò per un attimo, minuscola. “E se domani mi manca la mamma?” chiese.

“È normale,” disse il papà, sedendosi vicino al letto. “Quando ti manca qualcuno, vuol dire che gli vuoi bene. Non è un problema. È un sentimento.”

Arianna si girò su un fianco. “E se piango?”

“Puoi piangere,” disse lui. “E poi possiamo fare un respiro, bere un sorso d'acqua, e parlare. Pian piano passa.”

Arianna strinse l'orsetto. Le parole del papà erano lente, come una ninna nanna.

“Facciamo la videochiamata?” chiese Arianna, con un filo di voce.

“Certo,” disse il papà.

4) La videochiamata che scalda il cuore

Il papà accese il telefono e apparve la faccia della mamma sullo schermo. Era in pigiama anche lei, con i capelli un po' spettinati. Dietro si vedeva una lampada accesa, gialla come miele.

“Ciao, amore mio,” disse la mamma.

Arianna sentì subito qualcosa sciogliersi, come burro al sole. “Ciao, mamma.”

La mamma fece un bacio con la mano. “Com'è andata?”

Arianna raccontò cose piccole: la pasta, la mappa, il nastrino blu. Poi, dopo un momento, disse anche la cosa grande: “Mi manca un po' stare tutti insieme.”

La mamma annuì piano, senza finta allegria, ma con dolcezza. “Capisco. È una cosa nuova. Può far venire tristezza, o confusione. Va bene sentirle.”

Il papà si avvicinò all'inquadratura. “E noi ci siamo. Tutti e due.”

La mamma disse: “Sì. Anche se abbiamo due case, tu sei sempre la nostra Arianna. E l'amore non si divide, si allarga.”

Arianna guardò lo schermo. Due volti, due sorrisi. Non era come prima, ma era vero.

“Domani chi mi prende?” chiese Arianna, perché le piacevano i punti fermi.

La mamma rispose: “Domani vengo io. Te lo dico già. E se dovesse cambiare, te lo diciamo prima, così ti senti sicura.”

Arianna annuì. “Io posso dirvi quando ho la pallina nello stomaco.”

“Bravissima,” disse la mamma. “E puoi anche chiedere un abbraccio.”

“E bere un sorso d'acqua,” aggiunse Arianna.

Il papà rise piano. “Esatto.”

La mamma fece un sorriso grande. “Ora chiudi gli occhi e pensa a un posto tranquillo.”

Arianna chiuse gli occhi. Vide il cancello della scuola, la rete verde, e il papà che aspettava paziente. Vide anche la mamma che la salutava con la mano. Due immagini che non si spingevano via: stavano vicine.

“Buonanotte, amore,” disse la mamma.

“Buonanotte,” disse Arianna.

Il papà spense il telefono. Poi sistemò bene la coperta. “Vuoi che resti due minuti?”

“Sì, per favore,” disse Arianna.

Il papà rimase seduto, in silenzio, finché il respiro di Arianna diventò lento. Prima di addormentarsi, Arianna pensò alla mappa delle due case e al cuore azzurro in mezzo. Era un cuore prudente: ricordava le regole, i punti fermi, le persone che ascoltano.

E mentre scivolava nel sonno, Arianna sentì una certezza semplice e calda: anche quando le cose cambiano, lei può essere al sicuro, amata e ascoltata. In tutte e due le case. Sempre.

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Il quiz: hai capito bene la storia?

Nastro blu
Piccolo pezzo di stoffa stretto e lungo, spesso usato per decorare o legare cose.
Ciocca
Una piccola ciuffo di capelli che si stacca dal resto dei capelli.
Astuccio
Piccola scatola dove si mettono colori, matite e penne per la scuola.
Tappeto
Grande pezzo morbido che si mette sul pavimento per sedersi o giocare.
Emozioni
Sentimenti come la gioia, la tristezza o la paura che proviamo dentro.
Paziente
Stare fermi e tranquilli mentre si aspetta senza arrabbiarsi.
“punti fermi”
Regole o cose sicure che aiutano a sentirsi calmi e protetti.
Videochiamata
Parlare e vedersi con qualcuno usando il telefono o il computer.
Corridoio
Lungo spazio dentro la casa o la scuola che porta ad altre stanze.
Mappa
Disegno che mostra dove sono le case o i posti e come arrivarci.

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