C'era una volta un uomo che si chiamava Marco. Marco amava il calcio. Marco correva, rideva e giocava con il pallone. Marco era forte. Ma a volte non ascoltava il suo corpo.
La mattina della partita, Marco arrivò al campo con gli amici. Il sole era dolce. L'erba profumava. Marco aveva fretta. "Voglio giocare, voglio segnare!" disse lui. Corse subito verso il pallone. Ma dopo pochi minuti sentì le gambe dure. "Ah!" sospirò. Si sedette e guardò gli amici che continuavano a muoversi.
L'allenatore, un uomo gentile, si avvicinò. "Marco," disse con voce calma, "prima di giocare serve fare il riscaldamento." Marco guardò il campo. Non voleva perdere tempo. Ma l'allenatore sorrise. "Proviamo insieme. Piccoli passi. Ogni giorno."
Così cominciò il riscaldamento. Prima un giro lento di corsa. "Corri piano," disse l'allenatore. Marco corse piano. Sentì il cuore che batteva, ma non troppo. Poi allungò le braccia. "Tocca il cielo, poi i talloni," cantò l'allenatore. Marco rideva e allungava le gambe. Le gambe si scioglievano come pasta calda.
Poi venne il gioco delle gambe. Piccoli salti, ginocchia alte, punta e tallone. "Uno, due, tre," contarono tutti. Marco imparò a fare tutto con calma. Nessuna corsa veloce all'inizio. Nulla di frettoloso. Il corpo era un amico. Bisognava ascoltarlo.
Dopo vennero i passaggi. Passare il pallone piano. Passare il pallone forte. Controllare la palla con il piede. "Guarda il compagno," dicevano gli amici. Marco guardava. Maria, una compagna di squadra, gli mostrò come respirare. "Inspira piano, espira piano," disse lei. Marco inspirò. Marco espirò. Si sentì più tranquillo.
Il riscaldamento finì con un piccolo gioco di squadra. Tutti si aiutavano. Si applaudivano. Si incoraggiavano. Marco sentiva la gioia. Aveva imparato che il riscaldamento non era noioso. Era una danza per il corpo. Era disciplina, cura e rispetto per se stessi e per gli altri.
Arrivò la partita. Marco era pronto. Le gambe erano morbide. Il respiro era calmo. In campo, passò la palla a un compagno in attacco. "Vai!" gridò. Fece un bel tiro. Ma soprattutto, aiutò, difese e sorrise. Alla fine tutti festeggiarono insieme, vincitori o no. Si strinsero le mani e si scambiarono un abbraccio.
Quando tornò a casa, Marco pensò al giorno. Sorrise. "Domani mi riscalderò ancora," disse al suo peluche. La notte scese dolce. Marco chiuse gli occhi, felice e tranquillo, pronto a sognare un altro giorno di gioco e di cura.