C'era una volta un uomo di nome Luca.
Luca era un pilota d'aereo.
Ogni mattina si svegliava piano piano, apriva la finestra e guardava il cielo.
Il cielo era grande, morbido come una coperta di nuvole.
«Buongiorno, cielo» diceva Luca, e sorrideva.
Prima di andare all'aeroporto, Luca beveva un po' di latte caldo e mangiava una fetta di pane.
Gli piaceva iniziare la giornata con calma.
«Un pilota deve essere riposato» diceva. «Così può pensare bene e stare attento.»
Luca arrivava all'aeroporto con la sua borsa blu.
Dentro c'erano il suo cappello, i suoi guanti, e un quaderno pieno di disegni di aerei.
In una grande stanza c'era il simulatore di volo.
Il simulatore sembrava la testa di un aereo, con molti bottoni e lucine colorate.
Ma non volava davvero: restava fermo e sicuro per terra.
«Ciao, amico simulatore» disse Luca entrando.
Il simulatore faceva “Bip bip”, come per dire “Ciao, Luca”.
Luca si sedette sulla poltrona morbida.
Davanti a lui c'erano i comandi: una cloche da tenere con le mani, e tanti numeri sullo schermo.
«Oggi ci alleniamo con una nuova discesa dolce» disse. «Vogliamo atterrare come una piuma.»
Sul grande schermo apparve un aeroporto disegnato.
Si vedeva la pista lunga e dritta, con le luci ai lati, come tante stelline in fila.
«Pronti» sussurrò Luca.
Muoveva piano la cloche, come se accarezzasse il vento.
Il simulatore mostrava l'aereo che scendeva piano piano, tra nuvole chiare.
«Un po' a destra… un po' a sinistra…» mormorava.
Ogni gesto era lento, prudente.
Un pilota deve essere sempre prudente, come quando si attraversa la strada e si guarda prima a destra e poi a sinistra.
A volte sullo schermo appariva una nuvola davanti alla pista.
«Oh, una nuvola!» diceva Luca.
Non aveva paura: cambiava un pochino la rotta, seguiva le luci, ascoltava i suoni.
«Tutto bene, andiamo piano» diceva con voce calma.
Vicino a lui c'era Sara, la controllora di volo.
Guardava gli schermi e sorrideva.
«Ti vedo molto attento, Luca» disse.
«Sì» rispose lui. «Quando porto le persone, voglio farle sentire tranquille. Come sedute nel salotto di casa, ma nel cielo.»
Alla fine del percorso, l'aereo sullo schermo toccò la pista.
Fece solo un piccolo “tump”, leggero come il battito di un cuore.
«Atterraggio riuscito» disse una voce dolce dal simulatore.
Luca si tolse le cuffie e fece un respiro profondo.
«Ogni giorno impariamo un pochino» sussurrò. «Così il volo diventa sempre più sicuro.»
Dopo l'allenamento, Luca andò a vedere il vero aereo.
Era grande e bianco, con le ali lucenti.
Luca lo toccò piano, come si tocca la schiena di un cavallo amico.
Entrò in cabina e controllò tutto:
«Carburante, a posto. Luci, a posto. Comandi, a posto.»
Ogni “a posto” era come una piccola carezza di attenzione.
Sul muro, vicino alla porta, c'era il tabellone dell'equipaggio.
Una lavagnetta con tanti nomi e tanti piccoli disegni.
Quel giorno qualcuno aveva scritto con un pennarello blu:
«Grazie, piloti, per i voli sicuri e dolci come il vento.»
Luca lesse la frase, e il suo cuore si riempì di luce.
Scrisse sotto, in piccolo:
«Grazie a tutti. Continueremo a volare con calma, attenzione e gentilezza.»
Poi uscì dall'aereo, guardò ancora il cielo e sussurrò:
«A domani, cielo. Voleremo di nuovo insieme, piano piano, come una canzone leggera nel vento.»
E il cielo, silenzioso e grande, sembrò abbracciarlo con le sue nuvole morbide.