Capitolo 1
Il coniglio Lino si svegliò prima del canto degli uccellini perché oggi era un giorno tutto speciale: la festa della mamma nel bosco. Il sole spargeva gocce dorate tra le foglie e Lino saltellava piano per non svegliare il nido degli altri. Aveva preparato una lista con disegni e cuori; la lista diceva: colazione, fiore, sorpresa, aiuto, e... piano B.
«Piano B, piano B!» mormorò Lino battendo le zampe sul foglio, come per ricordarlo bene. Perché il piano B era il segreto di ogni buon progetto: serviva quando qualcosa non andava come previsto, ma senza far perdere il sorriso.
La mamma di Lino, una coniglia dai grandi occhi morbidi e il pelo color latte, amava i piccoli gesti più di qualsiasi regalo. Lino lo sapeva. Per questo aveva invitato gli amici del bosco: la volpe Flavia, il gufo Guido, la talpa Tino e la tartaruga Sara, tutti pronti a mettere insieme qualcosa di bello. Ognuno avrebbe portato una cosa: miele, canzoni, fiori, biscotti. Lino aveva disegnato una mappa per trovare i posti segreti del bosco. Con un breve saluto: «Andiamo!» partì, tenendo stretta la mappa con le zampe.
Capitolo 2
La colazione fu l'inizio dolce della giornata. Flavia aveva portato delle bacche dolci, Tino scodellò dei mini muffin e Sara offrì foglie di menta fresca da bere come tè. Lino distribuì i compiti: «Tu porti i fiori, tu le candele di carta, io preparo il regalo.» E aggiunse con calma: «E ricordate: piano B.» Tutti risero pensando fosse una parola magica.
Dopo la colazione, ognuno si incamminò. Lino andò al prato delle margherite per raccogliere i fiori più gentili. Mentre scavava tra l'erba, trovò una scatola vecchia, coperta di muschio, con dentro una stoffa colorata. «Oh!» disse, e subito la stoffa gli suggerì un'idea: una bandiera fatta di stoffe unite per fare un piccolo stendardo di affetto per la mamma. «Perfetto!» esclamò Lino. Mettere insieme tante stoffe significava collaborazione, pensò; ogni pezzo raccontava una storia.
Mentre tornava, incontrò Guido che si era perso tra le felci perché stava seguendo le note di una canzone. «Guido, sei a posto?» chiese Lino. «Sì, sì, ma ho dimenticato il ritornello!» rispose Guido con la voce roca. Lino sorrise e disse: «Allora piano B: cantiamo insieme, uno dopo l'altro, così ti ricordi.» E fu così che impararono un nuovo ritornello sussurrato tra gli alberi.
Capitolo 3
A metà strada, proprio dove tre sentieri si incontravano formandosi a croce, Lino si trovò in un incrocio tranquillo. Era un punto del bosco dove il vento non correva, dove le foglie si fermavano e l'aria sembrava ascoltare. Lino si sedette e guardò i sentieri: uno portava al ruscello, uno alla collina dei tappeti di muschio, e uno alla radura dei fiori. L'incrocio sembrava respirare piano. Qui Lino prese un respiro profondo.
«È qui che decido cosa fare se qualcosa non va,» pensò Lino. «Piano B, piano B.» Ripetendolo come una formula gentile, pensò a tutte le soluzioni possibili: se i fiori fossero appassiti, avrebbe preparato fiori di carta; se la torta si fosse bruciata, avrebbero inventato una danza la torta; se la pioggia fosse arrivata, avrebbero messo le foglie come tetti piccoli. Ogni volta che pensava a un problema, Lino aggiungeva un tocco di allegria: «Allora cambiamo, ridiamo, facciamo insieme.»
Mentre rifletteva, arrivò Sara lentamente. «Ciao Lino, ho portato le candeline fatte con le cera delle api amiche,» disse con voce calma. «Ma... e se non bastano?» sbuffò Tino accorrendo con una faccia tutta sporca. Lino posò la stoffa colorata sul prato e disse: «Non preoccupatevi. Piano B: luci di foglie! Le decoreremo coi riflessi del ruscello e le nostre risate.» Tutti annuivano, perché la soluzione sembrava giusta: semplice, creativa e fatta insieme.
Nel piccolo incrocio, fecero un piano semplice e dolce. Ogni amico avrebbe contribuito con qualcosa di suo: Flavia avrebbe fatto una corona di erbe aromatiche, Guido avrebbe imparato il ritornello e suonato il ritmo con i suoi battiti d'ali, Sara avrebbe accompagnato con passi lenti, Tino avrebbe portato la sorpresa scavatrice, e Lino avrebbe unito le stoffe. Così si avviarono lungo i sentieri, ognuno col cuore leggero, felice della cooperazione.
Capitolo 4
La radura era già pronta: gli amici avevano sistemato i tappeti di muschio, le luci-foglia riflettevano il ruscello e c'erano piccoli cartelli scritti con ghirigori che dicevano «Per te, mamma.» Lino depositò al centro lo stendardo di stoffe, con pezzi raccolti da tutti. Era colorato delle risate che avevano fatto insieme, delle corse, dei biscotti sbriciolati e dei respiri profondi all'incrocio tranquillo.
La mamma coniglia arrivò con passo morbido, attirata da una melodia che Guido aveva composto: una canzone fatta di versi bassi e allegri, che raccontava di radici e carezze. «Oh, miei piccoli,» disse con gli occhi lucidi, e si sedette. Lino prese la sua zampa tra le zampe e le sussurrò: «Buona festa, mamma. Questa è per te.»
La mamma guardò lo stendardo e poi ognuno degli amici. «Avete lavorato tutti insieme,» disse. «Questo è il regalo più bello.» La gioia si sparse come miele caldo.
Per celebrare, accesero le luci-foglia e misero in fila dei bicchierini fatti con petali e foglie—mini calici per brindare con succo di mora. Lino aveva preparato una piccola poesia, la recitò a bassa voce, e nel bosco si fece un silenzio pieno di rispetto e affetto. Poi risero, cantarono e ballarono, ognuno portando la propria parte.
Quando la luce diminuì, qualcuno notò che mancava ancora qualcosa: la mamma amava ascoltare storie della sua gioventù. Così inventarono un gioco: ognuno raccontava un ricordo piccolo e dolce e gli altri lo trasformavano in una filastrocca. Fu un lavoro di squadra buffo e tenero. A un tratto, Tino raccontò di un vecchio tappo di sughero scambiato per fungo. Tutti scoppiarono a ridere. «Piano B!» gridò Lino e tutti risero ancora perché il piano B diventava un coro divertente.
La serata si riempì di luci e parole affettuose. La mamma guardò Lino e disse: «Hai pensato anche al piano B.» Lino arrossì un poco sotto il pelo: «Sì, mamma. Perché a volte bastano piccole alternative per rendere ogni cosa più bella.» Lei gli diede un lungo abbraccio e il mondo sembrò morbido come una coperta.
Quando fu il momento di salutarsi, tutti misero insieme l'ultimo tocco: una fila ordinata di bicchieri, uno accanto all'altro, ognuno con un fiore o una foglia dentro. Erano bicchierini diversi, alcuni fragili, altri forti, ma messi in fila sembravano una piccola orchestra pronta a suonare una melodia di gratitudine. Lino guardò la fila e sentì il cuore caldo.
La sera terminò con un canto che parlava di cose semplici: dita sporche di marmellata, nascondini tra i cespugli, mani che si stringono. Il bosco ascoltò ogni nota e poi, come se fosse d'accordo, rispose piano con il fruscio delle foglie. Tutti andarono a casa con la pancia piena di dolci e la testa piena di idee per il prossimo anno.
E mentre la luna si specchiava nel ruscello, Lino guardò ancora una volta i bicchierini allineati sotto un filo di stelle e sussurrò: «Piano B.» Non perché qualcosa fosse andato storto, ma perché il piano B era diventato il nome di un abbraccio, di una risata condivisa e di un modo gentile di essere insieme.