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Storia sulla festa della mamma 7/8 anni Lettura 13 min.

Il barattolo dei grazie per la mamma

Tre bambini — Nico, Sara e Tommaso — organizzano una sorpresa per la Festa della Mamma preparando una lettera, un barattolo di “pensieri” e piccoli doni, scoprendo il valore dei gesti fatti col cuore.

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Ci sono quattro personaggi: Nico, bambino di circa 8 anni, capelli castani spettinati, zainetto verde, tiene una grande lettera piegata; Sara, bambina di circa 8 anni con capelli castani corti e un piccolo fiocco rosso, su una sedia a rotelle, tiene un vasetto decorato; Tommaso, bambino di circa 8 anni con capelli neri e berretto, giacca larga e sacchetto di biscotti aperto; la madre, donna intorno ai 35 anni con capelli lunghi raccolti, veste chiara e grembiule, legge commossa un biglietto estratto dal vasetto; ambientazione: cucina d'appartamento calda al mattino con luce dorata da una finestra a sinistra, tavolo di legno al centro e piante sul davanzale; situazione: i bambini offrono un regalo fatto a mano — una lettera grande e un vasetto pieno di piccoli foglietti colorati con la scritta "Pensieri di Grazie" — la madre legge un biglietto con espressione tenera, atmosfera intima e affettuosa. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

Nico aveva uno zainetto verde con più tasche di un giubbotto da pescatore. Dentro ci stava di tutto: una lente d'ingrandimento, un taccuino con copertina a stelle, una matita mordicchiata, un piccolo barattolo per “campioni importantissimi” (cioè sassi lisci e foglie a forma di cuore) e una bussola che, a dire la verità, indicava il nord solo quando le andava.

“Un vero esploratore è pronto,” diceva sempre Nico, con l'aria seria di chi sta per scoprire un continente… anche se in realtà stava per esplorare il cortile del condominio.

Quella mattina però non era una mattina qualunque. Era la Festa della Mamma. E Nico, che aveva quasi otto anni e un cervello che correva come un cane felice, aveva un pensiero che gli saltellava in testa: fare qualcosa di speciale, ma proprio speciale, per la sua mamma.

La sua migliore amica, Sara, lo aspettava sotto il grande albero vicino al cancello. Sara aveva un caschetto rosso e un sorriso veloce. Era seduta sulla sua sedia a rotelle, con un campanellino appeso al manico che faceva “din-din” quando si muoveva. Quel suono sembrava dire: eccomi, arrivo, e porto buone idee.

Nico arrivò di corsa e frenò all'ultimo, come se il marciapiede fosse una pista di atterraggio.

“Ho una missione,” disse.

Sara alzò un sopracciglio. “Fammi indovinare: salvare una formica da una pozzanghera?”

“Più importante. È la Festa della Mamma.”

Sara sorrise. “Ah. Missione ultra-segreta.”

In quel momento comparve anche Tommaso, che era loro amico e portava sempre una felpa troppo grande. Aveva in mano un sacchettino di carta.

“Io ho preso i biscotti,” disse, come se stesse annunciando una scoperta scientifica.

“Perfetto,” disse Nico. “Ma oggi non basta. Serve un'esplorazione vera: dobbiamo trovare il Regalo che fa brillare gli occhi.”

Sara fece “din-din” con il campanellino e appoggiò una mano sul braccio di Nico. “Allora andiamo. Ma un esploratore saggio inizia vicino, non lontano.”

Nico annuì e, senza pensarci troppo, le prese la mano. Camminarono così, mano nella mano, come se quella stretta fosse una corda sicura per attraversare qualsiasi avventura.

Capitolo 2

La prima tappa fu il giardino dietro al condominio, che per Nico era “la giungla domestica”. L'erba era alta solo un po', ma lui la guardava come se ci potesse saltare fuori un dinosauro in miniatura con la cravatta.

Sara indicò un angolo dove crescevano margherite e fiorellini lilla. “Per la mamma, i fiori sono sempre una buona idea. Ma non strappiamo tutto, eh.”

“Promesso,” disse Nico. “Solo quelli che sembrano dire: ti voglio bene.”

Tommaso, intanto, si era messo a osservare un'ape che ronzava. “Se l'ape è felice, anche la mamma è felice,” dichiarò con grande saggezza, e poi aggiunse sottovoce: “Credo.”

Nico rise. “Ok, scienziato. Prendiamo fiori e… anche qualcos'altro.”

Sul taccuino, Nico scrisse:

1) Fiori gentili

2) Biscotti di Tommaso

3) Qualcosa fatto con le nostre mani

4) Una sorpresa

Si fermarono vicino alla fontanella del cortile. L'acqua usciva con un suono allegro, come se stesse raccontando una barzelletta.

Sara guardò Nico. “Sai cosa piace davvero alle mamme?”

“Le colazioni a letto?” tentò lui.

“Anche. Ma piace quando si sente che hai pensato a lei. Non solo alle cose. A lei.”

Nico rimase un attimo zitto. Era vero. La sua mamma si accorgeva di tutto: se lui era triste, se aveva fame, persino se stava nascondendo un calzino sotto il letto (mistero totale).

“Dobbiamo fare una cosa che dica grazie,” disse piano Nico, come se quella parola fosse una piccola luce.

Tommaso annuì. “Grazie perché ci ascoltano anche quando raccontiamo cose lunghissime.”

Sara aggiunse: “Grazie perché ci fanno sentire al sicuro, anche quando inciampiamo nelle giornate storte.”

Nico guardò il cielo. Era azzurro chiaro, con nuvole morbide come panna. “Ok. Andiamo a cercare la sorpresa. Esplorazione numero uno: la via delle cose belle.”

Camminarono fino alla piccola piazza del quartiere, dove c'era un negozietto di cartoleria e una panchina lunga. Nico spingeva lo zainetto sulle spalle come se dentro ci fosse una mappa del tesoro. Sara avanzava tranquilla, e il campanellino faceva “din-din” quando una ruota passava su un sassolino. Tommaso seguiva e ogni tanto tirava fuori un biscotto per annusarlo, come un esperto controllore di qualità.

Alla cartoleria, il signor Luigi li salutò con una voce gentile. Nico spiegò che cercavano qualcosa per la Festa della Mamma, ma non volevano spendere troppo.

“Le cose più belle non sempre costano,” disse il signor Luigi. “Guardate qui: carta colorata, nastri, un pennarello dorato. E un foglio grande per scrivere una lettera.”

Sara prese il foglio e lo accarezzò come se fosse una coperta. “Una lettera è come un abbraccio che resta.”

Nico pensò alla sua mamma che ogni sera gli rimboccava le coperte con un gesto veloce e caldo. “Sì. Una lettera. E poi…”

Tommaso indicò un piccolo vasetto trasparente pieno di minuscoli bigliettini. “Che cos'è?”

“È un barattolo dei pensieri,” spiegò il signor Luigi. “Ci scrivi dentro cose belle. Una al giorno. Quando serve, ne tiri fuori una.”

Nico spalancò gli occhi. “È perfetto! Un barattolo per la mamma: i Pensieri di Grazie!”

Uscirono con il foglio grande, qualche nastrino e un vasetto vuoto che sembrava aspettare sorrisi.

Capitolo 3

Per scrivere e preparare tutto, avevano bisogno di un posto tranquillo. Nico propose “la base segreta”, che in realtà era l'esplanade davanti alla biblioteca: un grande spazio aperto con mattonelle chiare, qualche albero ai bordi e una scultura che sembrava un enorme cucchiaio. Lì c'era sempre un'aria di calma, come se anche i passi parlassero sottovoce.

Si sedettero su una panchina in mezzo all'esplanade. Il sole scaldava senza esagerare, come una mano gentile sulla spalla.

Nico posò lo zainetto e tirò fuori il taccuino. Sara tirò fuori un paio di forbicine dalla sua borsa (perché Sara aveva sempre cose utili, come se il mondo fosse una grande scatola di costruzioni). Tommaso, naturalmente, mise i biscotti al sicuro, lontani da eventuali piccioni curiosi.

“Prima la lettera,” disse Sara.

Nico prese il foglio grande e lo distese. La pagina bianca sembrava dire: coraggio, scrivi.

Gli vennero tante idee tutte insieme, e per un attimo si sentì confuso, come quando hai troppi colori in mano.

Sara gli appoggiò una mano sul polso. “Uno alla volta. Pensa a un momento piccolo. Uno vero.”

Nico chiuse gli occhi e vide la mamma che gli tagliava la mela a spicchi, sempre con la stessa pazienza. Vide la mamma che rideva quando lui faceva la faccia da rana. Vide la mamma che gli dava un bacio sulla fronte anche se lui fingeva di essere già “grandissimo”.

Allora scrisse, con lettere un po' storte ma decise:

“Cara mamma, grazie perché mi fai sentire importante anche quando ho i capelli in disordine. Grazie perché mi ascolti. Grazie perché mi insegni che si può ricominciare. Ti voglio bene più di tutti i sassi lucidi del mondo.”

Tommaso guardò e disse: “Posso aggiungere una cosa?”

Scrisse sotto, piano, con la lingua tra i denti:

“Grazie perché dici che i miei biscotti sono buoni anche quando sono… un po' coraggiosi.”

Sara aggiunse una frase, con una calligrafia rotonda:

“Grazie perché il tuo abbraccio sa di casa.”

Poi arrivò il barattolo. Tagliarono tanti pezzettini di carta colorata. Su ognuno scrivevano un pensiero breve: “Grazie per le storie della sera”, “Grazie per i sorrisi al mattino”, “Grazie per quando mi aspetti”, “Grazie per quando mi dici: ce la fai”.

Nico si accorse che più scrivevano “grazie”, più quel “grazie” diventava grande. Non pesante: grande come una coperta che può coprire tutti.

A un certo punto un colpo di vento fece volare alcuni bigliettini. Nico scattò in piedi.

“Oh no! I grazie in fuga!”

Tommaso inseguì un biglietto che rotolava e lo fermò con la scarpa. “Preso! È scivoloso, ma l'ho preso!”

Sara rideva e il campanellino faceva “din-din din-din”, come un applauso.

Rimisero tutto nel barattolo e lo decorarono con un nastro giallo. Nico disegnò un sole con gli occhiali da esploratore. Sara disegnò un cuore con dentro una piccola casa. Tommaso disegnò un biscotto con la corona.

Quando finirono, Nico guardò il barattolo e sospirò felice. “È come un tesoro che non finisce.”

Sara annuì. “E soprattutto non si perde. Anche se vola via un biglietto, ne restano tanti. Come l'amore.”

Capitolo 4

Era quasi ora di tornare. Nico sentiva nello stomaco una specie di friccichio: non fame, non paura, ma emozione. Come se il cuore avesse messo le scarpe da ginnastica.

Camminarono verso casa di Nico. A metà strada, Sara allungò la mano e Nico, senza pensarci, la prese di nuovo. Mano nella mano, con il barattolo nello zainetto e la lettera ben piegata. Tommaso camminava dall'altro lato, facendo la guardia ai biscotti come un cavaliere gentile.

Quando arrivarono, la mamma di Nico era in cucina. C'era profumo di tè e di pane tostato. Nico si fermò sulla soglia: per un secondo si sentì piccolo piccolo, e poi grande grande. Sara e Tommaso gli fecero un cenno: vai.

Nico entrò, con passo da esploratore che ha trovato qualcosa di raro. Mise sul tavolo prima la lettera, poi il barattolo, poi un piccolo mazzetto di fiori che avevano scelto con cura.

La mamma si voltò e rimase con le mani a mezz'aria, come quando il tempo decide di fermarsi un attimo.

“Per te,” disse Nico. “Perché… grazie.”

La mamma lesse la lettera lentamente. Poi aprì il barattolo e tirò fuori il primo bigliettino, come se fosse una caramella preziosa. Lo lesse, e i suoi occhi si illuminarono.

“Che meraviglia,” sussurrò. “È un regalo che posso aprire ogni giorno.”

Tommaso tirò fuori i biscotti dal sacchetto. “E questi sono… una sorpresa croccante.”

La mamma ne assaggiò uno e fece una faccia felice. “Sono perfetti. Anche quelli coraggiosi.”

Tommaso arrossì e si mise a ridere.

La mamma abbracciò Nico forte, poi abbracciò anche Sara e Tommaso, con un gesto che sembrava allargare la stanza.

“Grazie a voi,” disse. “Sapete qual è il regalo più grande? Il pensiero. E il tempo insieme.”

Più tardi uscirono tutti sul balcone. Il cielo stava cambiando colore, dal blu al rosa, dal rosa all'arancio, come un disegno fatto con pastelli morbidi. Nico guardò la mamma che teneva il barattolo in mano e lo scuoteva piano, sentendo il fruscio dei bigliettini.

“Domani ne apro un altro,” disse lei.

“E dopodomani,” aggiunse Nico.

“E anche quando piove,” disse Sara.

“E quando i biscotti non vengono,” concluse Tommaso.

Risero tutti, e la risata sembrò salire in alto, fino alle nuvole.

Il sole scendeva lentamente dietro i tetti, come se salutasse con calma. Nico si appoggiò alla spalla della mamma. Sentiva che quella giornata non era fatta di cose perfette, ma di piccoli gesti messi insieme, come perline colorate.

E mentre il sole tramontava, l'aria diventava fresca e dolce, e Nico pensò che essere esploratori era questo: scoprire ogni giorno un modo nuovo per dire “ti voglio bene”.

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