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Storia su un'emozione 9/10 anni Lettura 9 min.

Il motorino dell’entusiasmo e la spiaggia in città

Tre amiche vanno alla spiaggia in città dove Sara impara a riconoscere e gestire il suo entusiasmo con semplici stratagemmi, costruendo castelli e affrontando piccoli imprevisti.

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Ci sono tre bambine: Sara (circa 9 anni) capelli castani raccolti in coda, maglietta gialla e short blu, accovacciata a sinistra vicino al castello con una conchiglia bianca a banda rosa e mano sul petto; Marta (circa 10 anni) capelli neri a caschetto, canottiera rossa e bermuda beige, al centro in piedi con un secchiello arancione, sorride guardando il castello crollato; Lea (circa 9 anni) capelli biondi intrecciati, vestito verde a pois, a destra seduta nella sabbia mostrando tre conchiglie (verde, gialla, rossa). Spiaggia urbana tra un lungomare lastricato e palazzine pastello, sabbia dorata, ombrelloni colorati, una cabina azzurro cielo, un chiosco di gelati con fila e una piccola pompa che manda onde leggere; cielo pomeridiano con vento reso da segni bianchi. Situazione: un castello di sabbia con torre alta e bandierina di carta che vola, la torre si sfalda da un lato con granelli illustrati e pezzi che cadono lentamente; il vento è mostrato con nastri bianchi e foglietti; Sara respira profondamente mentre le altre iniziano a trasformare la torre crollata in una grotta; stile con palette calde e contrastate, texture di carta strappata per la sabbia, ombre nette e contorni ritagliati. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il ronzio nello stomaco

Sabato mattina, Sara infilò le scarpe da ginnastica così in fretta che una calza rimase arrotolata come una lumaca. «Andiamo, andiamo, andiamo!» cantilenò, saltellando in corridoio.

Marta la guardò e rise. «Se continui così, finisci per decollare.»

Lea chiuse lo zaino con calma. «O per inciampare. È la terza volta che quasi mi prendi il gomito.»

Sara si fermò un attimo, con le guance rosse e gli occhi brillanti. «Scusate. È che… oggi c'è la spiaggia in città! La sabbia, i giochi, il gelato… mi sembra di avere un motorino dentro.»

«Si chiama entusiasmo,» disse Marta, facendo finta di essere una professoressa, «e a volte va a tutta velocità.»

Lea annusò l'aria, come se potesse sentire quell'emozione. «Io lo sento come un ronzio nello stomaco. Bello, ma… pizzica.»

Sara annuì. «Mi piace, però poi spingo, corro, parlo sopra gli altri… e non voglio. Voglio essere me, non una palla rimbalzina.»

Marta le diede un colpetto sulla spalla. «Allora oggi facciamo un esperimento. Lo portiamo al mare senza farlo travolgere nessuno.»

Sara inspirò, come se stesse per tuffarsi in una piscina. «Affare fatto.»

Capitolo 2: La spiaggia urbana e la sabbia tra le dita

La spiaggia urbana era incastrata tra il lungomare e una fila di palazzi. C'erano ombrelloni colorati, reti da beach volley, una fontanella e perfino una cabina azzurra che sembrava uscita da una cartolina.

Appena vide la sabbia, Sara partì come un razzo. «Guardate! È vera!»

Corse e… zac! Urto leggero. Aveva sfiorato un signore che portava due bibite. Le cannucce tremarono.

«Ops! Mi dispiace!» Sara si bloccò, col fiato corto.

Il signore sorrise. «Tranquilla, campionessa. Però occhio: qui ci sono anche piedi che non vogliono fare surf.»

Marta fischiò piano. «Ecco il motorino.»

Lea si sedette e prese un pugno di sabbia. «Tocca qui.»

Sara si sedette accanto a lei. La sabbia era fresca, granulosa, scivolava tra le dita come zucchero grezzo. Il ronzio nello stomaco non sparì, ma rallentò un pochino.

«Quando senti che stai per partire,» disse Lea, «prova a fare una cosa semplice: senti cinque cose.»

«Cinque cose?» Sara la guardò.

«Sì. Tipo: la sabbia, l'odore di crema solare, il vento, il rumore delle onde finte…» Lea indicò la piccola pompa che faceva arrivare l'acqua al bagnasciuga, «e le risate.»

Sara chiuse gli occhi un secondo. «Sento… la sabbia, il vento, il profumo di cocco… e una signora che dice “che caldo!”… e la mia pancia che fa bzz.»

Marta fece un inchino esagerato. «Signore e signori, Sara ha appena messo il motorino in folle.»

Sara rise. «In folle è buffo. Però funziona.»

Capitolo 3: La gara di castelli e il semaforo segreto

Le tre amiche decisero di costruire un castello enorme, con un fossato e una torre altissima. Sara aveva già scavato mezzo metro in due minuti.

«Aspetta!» disse Marta. «Se scavi così, ti arriva la sabbia nelle orecchie. Facciamo un piano.»

Sara aprì la bocca per protestare, poi si ricordò del signore con le bibite. Si toccò lo stomaco. Bzz.

Lea tirò fuori dalla tasca tre conchiglie trovate vicino alla riva. «Facciamo un semaforo segreto. Conchiglia verde: vai. Conchiglia gialla: rallenta. Conchiglia rossa: stop e respira.»

Marta alzò un sopracciglio. «E chi decide il colore?»

Lea indicò Sara. «Lei. È il suo corpo che lo sa.»

Sara prese la conchiglia più liscia, bianca con una striscia rosa. «Ok. Adesso… verde!» e iniziò a fare muri con secchiello e paletta, ma più attenta. Ogni tanto guardava le amiche, come per chiedere: “Così va bene?”

Dopo un po' arrivò un gruppo di bambini più piccoli. Uno di loro lanciò una palla che rotolò vicino al castello.

Sara scattò per prenderla e… sentì dentro una spinta come un'onda. La conchiglia nella sua mano sembrò pesare di più.

«Gialla,» sussurrò. Si fermò, fece un respiro lento, e invece di correre urlando disse: «Ehi, la vostra palla è qui. Venite a prenderla, ma attenti al castello, per favore.»

Il bambino più piccolo annuì. «Scusa! È bello il vostro castello.»

Marta spalancò gli occhi. «Hai parlato come una sindaca della sabbia.»

Sara si mise a ridere. «Sì! Una sindaca che respira.»

Capitolo 4: Il vento, le parole sincere e il gelato

Quando il castello fu finito, la torre aveva una bandierina fatta con un pezzetto di carta e un bastoncino. Il vento la faceva sventolare come se salutasse tutti.

Sara guardò la bandierina e poi le sue mani sporche di sabbia. «Sapete una cosa? Io mi vergogno quando esagero. È come se tutti vedessero il mio motorino.»

Lea si strinse nelle spalle. «Io invece mi chiudo e parlo poco. E poi penso: “Perché non ho detto quello che volevo?”»

Marta fece un piccolo sospiro. «Io faccio battute per non far vedere che mi agito. Però mi agito eccome.»

Rimasero un momento in silenzio, ascoltando l'acqua che arrivava e si ritirava. Sara sentì quel bzz diventare più morbido, come una vibrazione di telefono messo in tasca.

«Allora non sono l'unica strana,» disse, con un sorriso timido.

«Strane no,» rispose Lea. «Vere.»

Marta indicò il chiosco. «E adesso, vere e affamate. Gelato?»

In fila, Sara aveva voglia di saltare e raccontare tre cose insieme. Vide una bambina davanti a lei che cercava le monete e si muoveva lentamente.

Il motorino fece bzz più forte. Sara strinse la conchiglia in tasca: «Gialla.»

Si concentrò sul freddo del metallo delle monete della bambina che tintinnavano, sul profumo di cialda, sul suo respiro.

Quando toccò a lei, disse chiaro e semplice: «Un cono piccolo al cioccolato, grazie.»

Marta applaudì piano. «Cono piccolo, entusiasmo grande.»

Sara addentò il gelato. Il cioccolato era freddo e dolce, e le fece venire una risata corta. «Ok, questo è un superpotere.»

Capitolo 5: La torre che crolla e la scoperta

Nel pomeriggio, una raffica di vento più forte fece tremare la bandierina. Poi, come in un film al rallentatore, la torre del castello si sbriciolò da un lato. Un “crack” di sabbia, e la punta cadde.

Sara spalancò gli occhi. Il motorino dentro di lei ruggì: bzz-BZZ! Le veniva voglia di urlare: «Nooo!»

Marta si morse il labbro. Lea guardò Sara, pronta a dirle qualcosa.

Sara sentì il calore salire fino alle orecchie. In mano, la conchiglia non c'era. Allora fece la cosa più semplice: mise una mano sul petto e l'altra sulla pancia.

Inspirò come se stesse gonfiando un palloncino. Espirò come se lo lasciasse sgonfiare piano.

«Rossa,» disse, ma senza paura. Solo come una nota.

Poi aggiunse, sincera: «Sono delusa. Mi dispiace. Però… è solo sabbia. Possiamo ricostruire o fare un altro gioco.»

Lea sorrise. «Hai ascoltato quello che succedeva dentro di te.»

Marta raccolse un secchiello. «Allora, sindaca, cosa decide la città di sabbia?»

Sara guardò la torre caduta. Sembrava una montagna in miniatura. Le venne un'idea. «Facciamo una grotta segreta! Le rovine diventano un'entrata.»

Si misero al lavoro ridendo, e questa volta Sara si muoveva come una onda: avanti e indietro, con forza ma senza travolgere.

Quando il sole iniziò a scendere dietro i palazzi, la grotta era pronta e la bandierina sventolava di nuovo, più bassa ma più stabile.

Sulla strada di casa, Sara disse piano: «Ho capito una cosa. L'entusiasmo è come il vento: può spingermi, ma se tengo bene il timone non faccio cadere nessuno. E se crolla qualcosa… posso respirare e scegliere.»

Lea annuì. «E scegli di essere autentica. Non perfetta.»

Marta fece una smorfia allegra. «Perfetta mai. Però oggi sei stata bravissima a guidare il motorino.»

Sara rise, e il bzz nello stomaco diventò una luce calda, tranquilla, pronta a brillare quando serviva.

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Cantilennò
Termine sbagliato rispetto al testo; il termine corretto nel racconto è "cantilenò".
Cantilenò
Parola che indica quando qualcuno parla o canta in modo ripetuto e lento.
Ronzio nello stomaco
Sensazione di nervosismo o eccitazione che si sente nella pancia.
Motorino
Qui è una metafora per l'urgenza o energia che spinge a muoversi in fretta.
Bagnasciuga
La zona della spiaggia dove l'acqua arriva e poi si ritira sulla sabbia.
Fossato
Canale stretto attorno a un castello, fatto per proteggere e separare.
Semaforo segreto
Segnale inventato dalle amiche per dire quando andare, rallentare o fermarsi.
Conchiglia
Guscio trovato sulla spiaggia, spesso liscio e bello da tenere in mano.
Raffica
Colpo di vento forte e breve che muove le cose velocemente.
Sbriciolò
Cadere in tanti pezzi piccoli, come quando qualcosa si rompe e si sfalda.
Espirò
Buttare fuori l'aria dai polmoni, come quando si fa un respiro calmo.

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