Parte 1: La scatola che scompare
Lina aveva cinque anni e una cosa molto importante: un taccuino a quadretti con una matita corta-corta. Sul taccuino c'era scritto, in stampatello: “DETECTIVE LINA”. Lei era una detective allegra e ordinata. Metteva sempre le cose al loro posto. O quasi.
Quel pomeriggio, nel palazzo, la signora Marta del terzo piano bussò alla porta.
«Ciao, Lina. Posso parlare con la detective?»
Lina si mise dritta come una matita nuova. «Eccomi! Che succede?»
La signora Marta sembrava preoccupata ma gentile. «È sparita la scatola dei biscotti per la merenda condivisa. Quella grande, di latta, con i fiori rossi. L'avevo lasciata sul pianerottolo, un attimo, per aprire la porta. E… puff!»
«Una scatola sparita!» Lina aprì il taccuino. «Caso numero uno di oggi.»
Papà, dalla cucina, sorrise. «Detective, ti serve un assistente?»
«Sì!» Lina indicò il suo peluche, un coniglio con una cravatta. «Lui è Coni. È bravo a stare zitto e a guardare.»
La merenda condivisa era una tradizione del palazzo: ognuno portava qualcosa e poi si mangiava insieme nel cortile. Era una cosa di condivisione, e Lina la adorava.
«Senza biscotti…» sospirò la signora Marta.
«Li troveremo.» Lina parlava calma, come fanno i veri detective. «Prima regola: niente panico. Seconda regola: fare domande.»
Lina uscì sul pianerottolo. Davanti c'era la scala: gradini grigi, corrimano liscio, odore di sapone e di un po' di polvere. La luce entrava da una finestra alta e faceva brillare piccoli puntini nell'aria.
Lina guardò bene. «Signora Marta, dov'era la scatola?»
«Qui, vicino allo zerbino.»
Lina si accucciò. Sul pavimento c'erano… due briciole. E un pezzettino di carta lucida, come quella delle caramelle.
«Mmm.» Lina annusò. «Sa di arancia!»
Un rumore arrivò dalla scala: toc, toc, toc. Qualcuno scendeva di corsa.
Comparve Nico, il bimbo del secondo piano, con una macchia di cioccolato sulla guancia.
Lina non si arrabbiò. Fece la voce dolce. «Ciao, Nico. Hai visto una scatola di latta con fiori rossi?»
Nico spalancò gli occhi. «Io no! Io ho solo… ehm… aiutato mamma a portare una borsa.»
«Capito. Grazie.» Lina scrisse: “Nico: macchia cioccolato, dice no.”
Poi arrivò la signora Ada del primo piano con il suo cane, Poldo, un bassotto lungo come un salamino.
Poldo annusò le briciole e fece “snif snif”, poi tirò il guinzaglio verso il basso.
«Oh!» disse Lina. «Poldo ha un'idea.»
E tu, lettore, cosa pensi? Dove potrebbe essere andata la scatola? Nella scala? In cortile? O forse qualcuno l'ha spostata per sbaglio?
Parte 2: Indizi sulle scale
Lina seguì Poldo giù per i gradini. Il cane camminava serio, come un piccolo poliziotto peloso. Ogni tanto alzava il naso e poi ripartiva.
Sul secondo pianerottolo Lina vide una cosa strana: una strisciata scura sul muro, come una riga.
«Sembra… una traccia.» Lina toccò piano. «È un po' appiccicosa.»
La signora Ada guardò. «Forse marmellata?»
Lina annusò di nuovo. «Arancia!» disse. «Come la carta lucida. Quindi… la scatola aveva qualcosa all'arancia?»
La signora Marta annuì. «Sì! Biscotti all'arancia e cioccolato.»
Lina fece un disegno sul taccuino: una scatola con i fiori, una freccia che scendeva, e una macchia sul muro.
«Se c'è una strisciata, vuol dire che qualcosa ha toccato il muro passando. La scatola è grande. Forse è stata trascinata o portata di fretta.»
Dal piano terra arrivò una risata: «Ehehe!»
Lina si fermò. «Sentito?»
La signora Marta fece sì con la testa. «Sembra… la voce del signor Bruno, il custode?»
«Andiamo con calma.» Lina non correva. I detective non inciampano.
Al piano terra c'era l'ingresso del palazzo. La porta a vetri faceva entrare il sole. Vicino alle cassette della posta c'era un carrello rosso, quello per spostare i pacchi. E sul carrello… Lina vide un filo dorato, come un nastrino.
«Indizio!» Lina raccolse il filo e lo mise nel taccuino, come se fosse un tesoro. «Chi usa il carrello?»
«Il signor Bruno,» disse la signora Ada. «E a volte i vicini quando portano cose pesanti.»
Proprio in quel momento, il signor Bruno uscì dal ripostiglio. Aveva un cappello blu e un sorriso grande.
«Buon pomeriggio! Che facce serie!»
Lina alzò il taccuino. «Signor Bruno, domanda gentile: ha visto una scatola di latta con fiori rossi?»
Il signor Bruno si grattò la testa. «Una scatola? Mmm… Ho visto una cosa rossa, sì. Ma pensavo fosse un pacco da buttare. C'era confusione sul pianerottolo. Ho messo tutto sul carrello e ho portato giù alcune cose.»
La signora Marta spalancò la bocca. «Da buttare? Ma era per la merenda!»
Il signor Bruno diventò rosso come un pomodoro. «Oh no! Mi dispiace. Non volevo.»
Lina non lo rimproverò. «È un errore che può succedere. Ora dobbiamo capire: dov'è finita la scatola?»
Il signor Bruno indicò la porta che portava al cortile e ai bidoni. «Ho portato le cose verso il deposito… e poi…»
Lina fece una domanda in più, come un vero detective: «Ha sentito un “clang”, come un metallo?»
«Sì!» disse il signor Bruno. «Proprio così! E Poldo ha abbaiato.»
Poldo fece “bau” come per dire: “Confermo!”
E tu, lettore, cosa faresti adesso? Andresti subito ai bidoni? O controlleresti prima il deposito, per vedere se la scatola è stata appoggiata lì?
Parte 3: Il deposito e la sorpresa
Lina scelse la strada più ordinata. «Prima il deposito. Se la scatola è lì, la salviamo in tempo.»
Il deposito era una stanzetta vicino al cortile. C'era odore di cartone, di legno e di detersivo. La finestra era socchiusa e faceva entrare un filo d'aria.
Lina guardò a destra, a sinistra, sotto una sedia rotta, dietro un secchio. Niente.
Poi vide una coperta grigia appoggiata su una pila di scatole.
«Coni,» sussurrò, come se il coniglio potesse rispondere, «qui c'è qualcosa che nasconde qualcosa.»
Sollevò la coperta piano. E lì… c'era la scatola di latta! Un po' impolverata, ma intera. E accanto c'era un sacchetto con nastri dorati.
La signora Marta si mise una mano sul cuore. «La mia scatola!»
«Aspetta,» disse Lina. «Controllo sicurezza biscotti.»
Aprì la scatola: dentro c'erano i biscotti. Alcuni erano in un sacchettino chiuso. Altri avevano due briciole in più, ma stavano bene.
Lina annusò. «Profumo buono. Caso quasi risolto.»
Il signor Bruno sospirò. «Menomale! Scusate tanto. Io volevo solo aiutare a tenere pulito.»
Lina fece un sorriso. «Ha aiutato, ma serve una domanda prima di spostare le cose. Possiamo fare un piano: se vede qualcosa sul pianerottolo, chiede: “Di chi è?”»
«Sì!» disse il signor Bruno. «Lo farò. Promesso.»
In quel momento comparve Nico, il bimbo del secondo piano, che spiava dalla porta.
Lina lo guardò dolcemente. «Nico, hai preso tu un biscotto?»
Nico arrossì. «Io… ne ho assaggiato uno quando la scatola era sul pianerottolo. Solo uno. E poi ho leccato la carta della caramella all'arancia…»
La signora Marta fece finta di essere severa, ma aveva gli occhi gentili. «Nico…»
«Scusa,» disse lui. «Posso… posso portare io la scatola alla merenda? E posso condividere le mie mele?»
Lina scrisse sul taccuino: “Nico: ha detto la verità. Vuole condividere.”
«Questa è una buona idea,» disse Lina. «Condividere aggiusta gli errori.»
Uscirono nel cortile. L'aria fresca li salutò subito, come una carezza. Lina respirò forte. «Ahhh! Aria nuova. Caso chiuso con profumo di arancia!»
Sotto l'albero, i vicini stendevano una tovaglia a quadretti. C'erano bicchieri colorati, una brocca d'acqua, e risate piccole e grandi.
Nico portò la scatola con due mani, molto serio. «Attenti, è importante.»
La signora Marta aggiunse: «Ecco i biscotti, grazie a Lina e… a Poldo detective!»
Poldo scodinzolò come se avesse una medaglia.
Lina si sedette e mise il taccuino vicino al piatto. Papà le sussurrò: «Brava. Hai risolto con calma.»
Lina guardò i vicini che dividevano biscotti e mele. «È più bello quando tutti partecipano.»
Il signor Bruno arrivò con un piccolo cartello scritto a mano: “OGGETTI SUL PIANEROTTOLO? CHIEDIAMO PRIMA!”
Tutti risero. La signora Ada disse: «Così la scala resta ordinata e felice!»
Lina alzò un biscotto. «Alla condivisione!»
E mentre il vento leggero muoveva le foglie, Lina pensò che anche un mistero piccolo può diventare un'avventura grande, se si fanno le domande giuste e si aiuta con il cuore.