Caricamento in corso...
Storia di piccoli investigatori 5/6 anni Lettura 14 min.

Il mistero gentile delle tessere scomparse

Nel Bosco delle Case Piccole, il lupetto Lino e i suoi amici seguono indizi nel corridoio delle porte per ritrovare due tessere scomparse del gioco Memory, imparando a indagare con gentilezza e pazienza.

Scarica questa storia in PDF

Ideale per condividere o stampare questa storia!

Scarica l'e-book (.epub)

Legga questa storia sul suo e-reader.

Lino, un piccolo lupetto grigio dalle grandi orecchie con un bandana rosso a quadretti, è inginocchiato e tiene una lente giocattolo in una mano e una tessera verde nell'altra; a sinistra Pina, una coniglietta bianca con occhi rotondi e una lente rosa, guarda sotto una panchina; a destra Rico, un riccio bruno con occhiali tondi, indica una traccia di fango sul pavimento; Timo, uno scoiattolo rossiccio un po' imbarazzato ma sollevato, è nell'angolo del ripostiglio dietro una porta socchiusa e tiene un cartello fatto a mano con la scritta GRAZIE MAESTRA decorato con carta lucida, nastro argentato e due tessere di Memory; il corridoio scolastico ha pavimento di legno lucido, pareti chiare e porte colorate, una lampetta a pile illumina dolcemente Timo e il cartello creando una luce calda e un'atmosfera tenera e risoluta. segnalare un problema con questa immagine

Parte 1: Il corridoio delle porte

Nel Bosco delle Case Piccole c'era una scuola dal tetto rosso. Dentro, al mattino, profumava di matite nuove e pane caldo. Lupo Lino, un lupetto grigio con le orecchie sempre dritte, amava due cose: aiutare gli amici e fare domande.

Quel giorno la maestra Gina appese un cartello sulla porta: “Giorno dei giochi!”. Tutti batterono le mani. Sul tavolo c'era una scatola grande piena di tessere colorate, quelle del gioco “Memory delle Foglie”. Erano speciali: sopra c'erano foglie disegnate con cura, verdi, gialle, rosse, con puntini e strisce.

Quando arrivò il momento di giocare, la maestra aprì la scatola. E si fermò.

Mancavano due tessere.

Due tessere erano sparite, come se avessero fatto una passeggiata da sole.

La classe diventò silenziosa. Qualcuno fece “Oh!”. Qualcuno guardò sotto il banco.

Lino sentì un piccolo brivido di curiosità, ma il suo cuore restò tranquillo. Non era un mistero spaventoso. Era un mistero gentile, di quelli che si risolvono con gli occhi attenti.

“Posso aiutare?” chiese Lino.

La maestra Gina sorrise. “Certo, piccolo investigatore. Ma con calma e con rispetto. Le cose non scappano per cattiveria.”

Lino annuì. Si mise un fazzoletto a quadretti al collo, come se fosse un distintivo. Non era un vero distintivo, ma lui lo sentiva importante.

Prima regola di Lino: guardare bene.

Si chinò vicino alla scatola. C'erano pezzetti di carta lucida, come coriandoli. Poi vide una cosa strana: un minuscolo puntino di fango sul bordo del tavolo.

“Un indizio!” pensò. Però non saltò subito a conclusioni. Seconda regola: fare domande.

Lino guardò la fila di porte nel corridoio fuori dalla classe. Era un corridoio lungo, con tante porte tutte diverse: una porta gialla della biblioteca, una porta blu della sala musica, una porta verde della palestra, una porta bianca del bagno e una porta con un disegno di pentola: la cucina.

Il corridoio sembrava un libro pieno di pagine chiuse. Ogni porta era una pagina.

Lino chiamò due compagni: Pina la coniglietta e Rico il riccetto. Erano amici gentili e sapevano ascoltare.

“Facciamo squadra,” disse Lino. “Cerchiamo due tessere. Non accusiamo nessuno. Seguiamo gli indizi.”

Pina tirò fuori una lente finta di plastica. “Io ho l'occhio super!”

Rico si aggiustò gli occhiali. “Io ho il naso… più o meno. E anche la pazienza.”

Lino sorrise. “La pazienza è perfetta.”

Uscirono nel corridoio delle porte. Lì l'aria sapeva di sapone e di legno.

Lino segnò un repere, come un vero investigatore: appoggiò una piccola foglia secca vicino alla porta della classe.

“Così sappiamo dove tornare,” spiegò. “Se ci perdiamo, la foglia ci riporta qui.”

Pina ridacchiò. “Una foglia segnalibro!”

Rico fece un passo e poi un altro, contando piano. “Da dove cominciamo?”

Lino indicò il puntino di fango che aveva visto. “Fango vuol dire scarpe sporche. E scarpe sporche… spesso vengono dal cortile. Ma il cortile è dall'altra parte. Prima guardiamo vicino.”

Terza regola di Lino: partire dal più semplice.

Si avvicinarono alla porta della biblioteca. Era gialla e aveva una maniglia lucida. Sotto, sul pavimento, c'era… un pezzetto di carta lucida, uguale a quello vicino alla scatola.

Pina lo raccolse. “Brilla!”

Rico guardò la porta. “La biblioteca è tranquilla. Ma qualcuno ci entra con le mani piene di cose.”

Lino annusò. Sapeva di libri e di polvere dolce, come biscotti vecchi. Nessun odore di tessere di cartone. Però c'era un segno: una strisciolina di foglia verde, come una piccola briciola.

“Seguiamo,” disse Lino piano, come se il corridoio potesse ascoltare.

Arrivarono alla porta blu della sala musica. Da dentro usciva un “tin tin”, come se un triangolo si fosse fatto solletico da solo. Lino sorrise: anche i suoni potevano essere indizi, ma per lui quel suono era solo un suono.

Accanto alla porta blu c'era una panchina. Sotto la panchina… un altro pezzetto di carta lucida.

“Ne abbiamo due,” disse Pina.

“Come una pista di briciole,” aggiunse Rico.

Lino annuì. “Qualcuno sta portando qualcosa che perde pezzetti. O qualcuno sta facendo un lavoretto.”

Quarta regola di Lino: non correre. Guardare. Pensare.

Arrivarono davanti alla porta con il disegno della pentola. Dalla fessura usciva un profumo di minestra. Lino fece una faccia buffa: il suo stomaco rispose con un “gruu”. Pina rise piano.

“Indizio buffo,” sussurrò Rico. “Lupo che indaga e pensa al pranzo.”

“Anche gli investigatori hanno la pancia,” disse Lino. “Ma prima il mistero.”

Vicino alla cucina, sul pavimento, c'era una piccola impronta di scarpa con un po' di fango. E accanto, un minuscolo pezzetto di cartone… con un angolo color verde foglia.

Lino si chinò. “Questo sembra proprio una tessera.”

Pina batté le mani una volta, piano. “L'abbiamo trovata!”

“Una sola,” ricordò Rico. “Ne mancano due.”

Lino prese il pezzetto con delicatezza e lo mise in una tasca immaginaria del suo fazzoletto. “È un altro indizio. Non è ancora la soluzione.”

Il corridoio continuava, pieno di porte. E la pista, come un gioco, li invitava a proseguire.

Parte 2: Gli indizi gentili

Lino decise di fare un piccolo piano, semplice come contare fino a cinque.

“Pina,” disse, “tu guardi sotto le panchine e vicino ai muri. Rico, tu guardi le maniglie e le fessure delle porte. Io guardo le impronte sul pavimento. E poi ci ritroviamo alla foglia segnalibro.”

“Ok!” disse Pina.

“Ok,” disse Rico.

Camminarono piano. Il corridoio era lungo e ogni porta aveva un rumore diverso: alcune facevano “clic”, altre “toc”, altre niente, come se dormissero.

Lino vide altre due impronte di fango, piccole e leggere. Non sembravano di un adulto. Sembravano di qualcuno che correva a passi corti.

“Chi corre così?” pensò. “Un bambino. O… qualcuno molto piccolo.”

Arrivarono davanti alla porta verde della palestra. Dentro si sentivano palloni che rimbalzavano: “pom, pom”. Davanti alla porta c'era una striscia di nastro adesivo argentato attaccata male al muro.

“Strano,” mormorò Lino. “Carta lucida… e nastro adesivo.”

A cinque anni, Lino conosceva già una cosa: quando c'è nastro adesivo, qualcuno sta costruendo qualcosa.

Proseguì verso la porta bianca del bagno. Lì non c'erano impronte, solo profumo di sapone. Nessun pezzetto lucido.

Poi vide una porta più piccola, quasi nascosta. Non era una porta importante, sembrava la porta di un ripostiglio. C'era un disegno di scopa.

Davanti alla porta, sul pavimento, c'era un pezzetto di foglia secca. E sopra la foglia… un quadratino di cartone con una foglia rossa disegnata.

Lino trattenne il fiato. Quello era proprio una tessera di Memory.

“Una tessera!” sussurrò. La prese con cura.

Sotto la porta del ripostiglio c'era una fessura. Lino si abbassò e guardò. Vide buio, e una cosa che brillava piano, come un pezzetto di carta lucida.

Non aprì la porta subito. Quinta regola di Lino: chiedere permesso e non fare paura.

Tornò alla foglia segnalibro, dove Pina e Rico lo aspettavano.

Pina mostrò le mani vuote. “Ho trovato solo pezzetti lucidi. Tre!”

Rico disse: “Io ho visto maniglie sporche di colla. E un pezzetto di nastro vicino alla palestra.”

Lino mostrò la tessera con la foglia rossa. “Io ne ho trovata una. E penso che l'altra sia nel ripostiglio.”

Pina spalancò gli occhi. “Il ripostiglio della scopa? Fa un po' ridere. Le scope giocano a Memory?”

Rico sorrise. “O qualcuno ha nascosto lì qualcosa. Ma perché?”

Lino fece una faccia pensierosa. “Non credo che sia un furto cattivo. Mancano solo due tessere. E ci sono pezzetti lucidi e nastro. Secondo me qualcuno le ha prese per fare… un progetto.”

“Un progetto segreto!” bisbigliò Pina, emozionata.

“Segreto ma gentile,” corresse Lino. “Dobbiamo essere delicati.”

Andarono dalla maestra Gina e le raccontarono gli indizi: il fango, la carta lucida, il nastro, la tessera trovata, il ripostiglio.

La maestra ascoltò con calma. “Bravi. Avete lavorato come una squadra. Adesso apriamo insieme il ripostiglio, così nessuno si spaventa.”

Camminarono tutti verso la porta della scopa. La maestra inserì la chiave. “Clic.”

La porta si aprì piano.

Dentro c'era odore di legno e di sapone. E c'era anche… una luce piccola che tremolava.

Non era un fantasma. Era una lucina di una piccola lampada a pile.

In un angolo, seduto su una scatola, c'era Timo, lo scoiattolino della classe. Aveva le guance rosse e le mani appiccicose di colla. Davanti a lui c'era un cartoncino grande, coperto di carta lucida e nastro. E attaccate sopra… due tessere di Memory. Una con foglia rossa. Una con foglia verde.

Timo alzò lo sguardo. Sembrava triste e spaventato insieme. “Io… io non volevo rubare.”

Lino si avvicinò piano. “Allora raccontaci. Noi vogliamo capire.”

Timo deglutì. “Volevo fare una sorpresa per la maestra. Un cartello per dire ‘Grazie'. Ho preso due tessere perché sono belle. Le foglie fanno sorridere. Ma poi ho sentito che cercavate, e mi sono nascosto.”

Pina fece una risata piccola. “Ti sei nascosto con una scopa come guardia?”

Timo si grattò la testa. “La scopa non parla. È facile.”

Rico disse piano: “Però hai lasciato indizi ovunque.”

Timo guardò i pezzetti lucidi e sospirò. “Sono un disastro.”

Lino scosse la testa. “Non sei un disastro. Hai avuto un'idea buona. Solo… hai dimenticato di chiedere.”

La maestra Gina si chinò all'altezza di Timo. “Grazie per la sorpresa. È dolce. Ma le tessere sono di tutti. Quando vuoi usarle, chiedi. Va bene?”

Timo annuì, gli occhi lucidi. “Va bene.”

Lino sentì una cosa calda nel petto: il mistero stava diventando una lezione gentile.

Parte 3: La soluzione e il piccolo abbraccio

Tutti tornarono in classe. La maestra mise le due tessere nella scatola. “Ecco, il gioco è completo.”

Timo portò il suo cartello. Non era perfetto: la carta lucida era un po' storta, e il nastro faceva pieghe. Ma era brillante e allegro. In mezzo c'era scritto con lettere grandi: “GRAZIE MAESTRA”.

Le due tessere con le foglie erano ai lati, come due occhi sorridenti.

La maestra Gina lo appese vicino alla lavagna. “È bellissimo perché è fatto con cura e con coraggio. Hai detto la verità. Questo è importante.”

Timo tirò un sospiro lungo, come quando si spegne un temporale piccolo.

Poi la maestra guardò Lino, Pina e Rico. “E voi avete risolto il mistero con pazienza. Avete seguito gli indizi, avete fatto domande, e non avete accusato. Avete trasformato un problema in un'avventura.”

Lino arrossì sotto il pelo. “Ho solo… continuato anche quando non sapevo.”

“Quella si chiama perseveranza,” disse la maestra. “È una parola lunga, ma è una forza semplice: non mollare.”

Giocarono a Memory. Le tessere si giravano: foglia rossa, foglia gialla, foglia a puntini, foglia a righe. Ogni volta che qualcuno sbagliava, la maestra diceva: “Riprova. Gli investigatori riprovano sempre.”

Pina trovò una coppia e fece un saltello. Rico ne trovò un'altra e sorrise soddisfatto. Timo, finalmente tranquillo, trovò la coppia delle foglie verdi e la mostrò con orgoglio.

Lino guardò il corridoio fuori dalla porta. La foglia segnalibro era ancora lì, come un piccolo amico che aspetta. Lino la raccolse e la mise sul davanzale, come un ricordo.

Quando la giornata finì, la maestra Gina accompagnò la classe nel corridoio delle porte. Sembrava meno misterioso adesso. Non perché fosse cambiato, ma perché loro lo conoscevano meglio.

Timo si avvicinò a Lino. “Grazie per non aver urlato. Io avevo paura.”

Lino rispose piano: “Io avevo curiosità. E la curiosità può essere gentile.”

Pina disse: “La prossima volta, se fai un progetto, chiama me. Io taglio la carta dritta!”

Rico aggiunse: “E io tengo il nastro. Così non si attacca alle orecchie.”

Timo rise, finalmente.

Prima di uscire, Lino guardò la maestra. Lei gli fece un cenno con gli occhi, come dire: “Bravo, piccolo lupo.”

Lino si avvicinò e, senza fare scena, le diede un abbraccio discreto, corto e caldo, come una copertina.

La maestra ricambiò con delicatezza. “A domani, investigatore.”

E Lino, con il cuore leggero, pensò che a volte i misteri non servono a trovare colpevoli. Servono a trovare il modo giusto di stare insieme, porta dopo porta, passo dopo passo.

Senza pubblicità 3€ al mese

Desidera una lettura senza interruzioni? Sostenga Oh My Tales, rimuova tutte le pubblicità e usufruisca di altri vantaggi inclusi a partire da 3€ al mese.

Vedi i piani e le tariffe
Condividere

segnalare un problema con questa storia

Cosa ne pensi di questa storia?

Esprimi la tua opinione assegnando un voto a questa storia in base a ciò che tu e/o tuo figlio hanno pensato. Grazie in anticipo!

Grazie! Il tuo voto è stato preso in considerazione!

Il quiz: hai capito bene la storia?

Crea una storia magica e unica per suo figlio!

Create un'avventura personalizzata in pochi minuti dove vostro figlio diventa l'eroe. Con il nostro strumento esclusivo, è facile, gratuito e divertente!

Creare una storia

Scaricate questa storia:

Scarica questa storia in PDF Scarica l'e-book (.epub)

Ricevi nuove storie ogni domenica sera!

Ricevete 7 storie emozionanti e coinvolgenti, adatte all'età e ai gusti di vostro figlio, ogni domenica alle 17:00*. È gratuito e garantito senza spam!
*Email inviato alle 17:00, ora dell'Europa Centrale (CET).
Non amiamo neanche lo spam. Pertanto, ti invieremo solo storie. Potrai disiscriverti quando lo desideri.