Parte 1: Il caso del gioiello scomparso
Marta aveva cinque anni e una cosa molto seria: una piccola lente d'ingrandimento appesa al polso con un cordino giallo. La chiamavano “la detective del palazzo” perché notava tutto. Le briciole vicino all'ascensore. I calzini spaiati sul pianerottolo. E anche quando qualcuno diceva “non so” con una voce un po' strana.
Quel pomeriggio, Marta e la mamma entrarono nel cinema di quartiere, il Cinema Lucciola. Fuori c'era l'odore di pioggia. Dentro, profumava di popcorn e di sedili di velluto.
Alla cassa, la signora Ada tremava come una gelatina.
“È successo un guaio,” sussurrò.
“Che guaio?” chiese Marta, calma.
“La collana della signora Viola… è sparita! Era nella sua borsetta, e ora non c'è più. È una collana con un ciondolo a cuore.”
La signora Viola era seduta vicino al poster del film, con gli occhi lucidi.
“È un ricordo della nonna,” disse. “Non posso perderla.”
Marta fece un respiro lento, come aveva visto fare ai grandi detective nei cartoni.
“Non piangiamo ancora,” disse dolce. “Facciamo domande. E guardiamo bene.”
La mamma sorrise: “Vai, detective.”
Marta si avvicinò alla signora Viola.
“Dove eri seduta?”
“In fila cinque, posto otto.”
“Quando hai visto la collana l'ultima volta?”
“Alla cassa. Ho pagato e ho controllato la borsa. Era lì.”
Marta guardò intorno. Il cinema non era grande: una sala, un corridoio, il bagno, e il piccolo bar dei popcorn. Perfetto per un'indagine.
“Chi può aiutarmi?” chiese Marta.
Un maschietto con la felpa blu alzò la mano. “Io! Mi chiamo Nico.”
E una bambina con due trecce: “Io sono Lina!”
“Bene,” disse Marta. “Regola numero uno: niente corse. Regola numero due: occhi da gufo.”
Parte 2: Indizi tra popcorn e poltrone
Marta si inginocchiò vicino alla cassa. Notò tre cose: un biglietto stropicciato, un chicco di popcorn schiacciato e… un filo rosso.
“Un filo!” disse Nico.
“Piano,” rispose Marta. “Un indizio non urla. Sussurra.”
Marta mostrò il filo alla signora Ada.
“Questo viene dalle tende?” chiese.
La signora Ada scosse la testa. “Le tende sono blu. Quel rosso viene dalle uniformi dei volontari… o dal cappellino del signor Gigi, il proiezionista. È sempre rosso come un pomodoro!”
“Il signor Gigi è cattivo?” chiese Lina, preoccupata.
Marta sorrise. “Non lo so. Non scegliamo un colpevole. Seguiamo gli indizi.”
Andarono in sala. Le poltrone erano come grandi biscotti scuri, tutti in fila. Marta arrivò al posto otto.
“Qui,” disse la signora Viola.
Marta guardò sotto la poltrona. C'era una monetina e una caramella incartata.
“Non è la collana,” disse Nico.
“Ma è un segno,” disse Marta. “Qualcuno ha frugato? Oppure è caduto qualcosa.”
Lina indicò il pavimento. “C'è una striscia lucida!”
Era come una piccola scia, quasi invisibile, che andava verso il corridoio.
“Potrebbe essere… brillantini?” disse Marta.
Nico si piegò. “Sì! Sembrano puntini che brillano.”
Marta annusò l'aria. “Sa di… zucchero filato!”
“Zucchero filato al cinema?” rise Nico.
“Al bar vendono anche le caramelle morbide,” spiegò Lina.
Marta seguì la scia lucida fino al bar. Dietro il bancone c'era un signore alto con i baffi: il signor Piero.
“Ciao, detective,” disse lui, perché tutti nel quartiere conoscevano Marta. “Che succede?”
“Una collana è sparita,” disse Marta. “Avete visto una collana con un cuore?”
Il signor Piero aprì le mani. “Io vedo solo popcorn e bibite. Però… ho visto il signor Gigi passare di corsa. Aveva le mani piene di… qualcosa che luccicava.”
“Ecco!” esclamò Nico.
Marta rimase tranquilla. “Andiamo a chiedere. Con gentilezza.”
Parte 3: Il proiezionista e la scatola misteriosa
Salirono le scale strette che portavano alla cabina di proiezione. Si sentiva il ronzio della macchina, come un grosso gatto che fa le fusa.
Il signor Gigi era lì, con il suo cappellino rosso. Stava sistemando una scatola di cartone.
“Oh-oh,” disse, vedendo Marta. “Ho combinato un pasticcio, vero?”
Marta lo guardò negli occhi. “Non lo so ancora. Possiamo parlare?”
“Certo,” sospirò lui. “Io non voglio guai.”
Marta indicò la scatola. “Che c'è lì dentro?”
Il signor Gigi arrossì. “Ho trovato un oggetto che brillava tra le poltrone, vicino alla fila cinque. Avevo paura che qualcuno lo calpestasse. Così l'ho preso e l'ho messo qui, per portarlo alla cassa dopo il film. Ma poi… ho dovuto cambiare una bobina e mi sono dimenticato.”
Nico sussurrò: “È la collana!”
“Apriamola con calma,” disse Marta.
Il signor Gigi aprì la scatola. Dentro c'erano: un paio di occhiali, un pupazzetto, e un piccolo sacchetto trasparente. Nel sacchetto c'era una collana d'argento con un cuore.
Lina batté le mani piano, come in biblioteca. “Eccola!”
Marta fece una domanda importante, da vera detective:
“Signor Gigi, perché c'era anche lo zucchero sul pavimento?”
Lui si grattò la testa. “Ah! Mi è caduta una caramella morbida dalla tasca. Ne tengo sempre una per quando mi viene sonno… ma non ditelo a nessuno!”
Nico rise. “Un proiezionista che dorme? Mai!”
“Mai!” rispose Gigi, facendo finta di essere offeso. “Io sono sveglissimo!”
Marta annuì. “Allora l'indizio dello zucchero ci ha guidati. Bene.”
Tornarono di sotto. Marta consegnò la collana alla signora Viola.
La signora Viola la prese con due mani, come fosse una cosa fragile e felice. “Grazie… grazie davvero.”
Marta disse: “È caduta e il signor Gigi l'ha salvata. Nessun ladro. Solo una dimenticanza.”
La signora Ada tirò un sospiro enorme. “Che sollievo! Marta, sei stata bravissima.”
La mamma di Marta le accarezzò i capelli. “Hai usato curiosità e calma.”
Marta sorrise. “La curiosità è come una torcia. Accende gli angoli bui.”
La signora Viola si chinò verso Marta. “Vuoi tenere questo?” le porse la caramella trovata sotto la poltrona.
Marta la guardò e scosse la testa. “Meglio no. È stata sotto una poltrona. Ma grazie!”
Tutti risero. Anche il signor Gigi, che promise: “Da oggi, ogni oggetto trovato va subito alla cassa. E niente caramelle in tasca… forse.”
Quando il film iniziò, le luci si spensero piano. Marta si sedette composta, con la sua lente al polso.
Nico sussurrò: “Detective, qual è la prossima missione?”
Marta sussurrò di ritorno: “Godersi il film. E tenere gli occhi aperti. Sempre.”