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Storia di piccoli investigatori 5/6 anni Lettura 12 min.

Il mistero della matita a righe rosse

Il piccolo Luca, autoproclamato detective, indaga con i compagni sulla misteriosa scomparsa della matita a righe della classe seguendo indizi tra banchi e cortile. Durante la ricerca i bambini imparano a parlare, ascoltare e mettere in ordine le cose.

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Un ragazzo di 6 anni, viso rotondo, capelli castani corti macchiati di pittura, sorride con occhi brillanti mentre mostra una matita gialla a righe rosse; tiene una lente d'ingrandimento di plastica blu nella mano destra e è inginocchiato vicino a una grande scatola di cartone aperta. A sinistra Nina, 5-6 anni, capelli neri raccolti a codini, curiosa e sorridente con le mani giunte; Tommaso, 6-7 anni, capelli biondi spettinati e tracce di colla sulle dita, è accovacciato dietro la scatola con un pezzetto di carta stropicciato, timido ma sollevato. La maestra (donna 30-35 anni, capelli castani legati, abbigliamento semplice) sta in piedi sullo sfondo con la mano sul cuore, sguardo benevolo. Ambientazione: cortile della scuola davanti a un piccolo capanno dei giochi, pavimentazione chiara, scivolo rosso e panchina verde visibili, scatola aperta piena di cornici di cartone azzurre e materiali scolastici colorati che traboccano; scena diurna luminosa, colori vivaci, composizione centrata sulla scatola e sulla matita a righe rosse per enfatizzare la scoperta e la risoluzione di un piccolo mistero. segnalare un problema con questa immagine

Parte 1: Il mistero della matita a righe

Luca aveva cinque anni e una cosa molto importante: una lente d'ingrandimento di plastica blu. La teneva nella tasca del grembiulino, come un vero detective.

Quella mattina, a scuola, la maestra Carla disse: “Bambini, oggi disegniamo la nostra giornata preferita.”

Sul banco c'erano fogli bianchi, pastelli e una matita speciale: gialla, con due righe rosse. Era la matita della classe. Serviva per scrivere i titoli.

Luca la guardò e pensò: “Che bella. Brilla quasi.”

Ma quando la maestra si girò per prendere le tempere, la matita sparì.

“Maestra!” gridò Nina, con gli occhi tondi. “La matita a righe non c'è più!”

La maestra Carla fece un respiro lento. “Oh. Ecco un piccolo mistero.”

Luca alzò la mano, serio come un adulto piccino. “Posso indagare? Sono il detective Luca.”

“Va bene,” disse la maestra, sorridendo. “Però con una regola: ascoltiamo tutti e parliamo con gentilezza.”

Luca annuì. “Promesso.”

Lui guardò il banco. C'era una gomma rosa, un foglio con un sole disegnato e… briciole di biscotto.

“Indizio numero uno!” sussurrò Luca.

Nina chiese: “Le briciole hanno rubato la matita?”

Luca fece una faccia buffa. “Le briciole non hanno le mani.”

I bambini risero piano.

Luca mise la lente davanti alle briciole. Poi guardò sotto il banco. “Niente.”

“Dove potrebbe essere andata?” chiese Luca, guardando te, come se tu fossi lì vicino.

La maestra disse: “Prima di tutto, chiediamo: chi l'ha vista per ultimo?”

Luca fece il suo taccuino immaginario con la mano. “Domanda importante.”

Nina disse: “Io l'ho vista qui. Proprio qui. Era vicino al temperino.”

Tommaso disse: “Io ho sentito un ‘toc' per terra.”

Sara, che parlava piano, disse: “Io ho visto qualcuno con una cosa gialla vicino alla porta.”

“Una cosa gialla?” ripeté Luca. “Interessante!”

Poi Luca ascoltò bene. La regola era ascoltare. Quindi non corse subito. Prima chiese: “Sara, chi era?”

Sara si strinse nelle spalle. “Non so… era veloce.”

Luca guardò la porta della classe. Era socchiusa. “Allora andiamo con calma. E con occhi aperti.”

La maestra disse: “Luca, puoi chiedere ai bambini uno per uno. Ma senza accusare.”

Luca fece un inchino piccolo. “Sì, maestra.”

Andò da Tommaso. “Hai preso tu la matita?”

Tommaso alzò le mani. “No! Io avevo le mani sporche di colla.”

Luca annusò l'aria. “Odore di colla: vero.”

Andò da Nina. “Tu?”

Nina scosse la testa. “Io ho solo il mio pastello viola.”

“Ok,” disse Luca. “Nessuno è colpevole finché non troviamo la verità.”

Poi Luca vide qualcosa: sul pavimento, vicino al banco, c'era una piccola macchia rossa. Sembrava una striscia.

“Indizio numero due!” disse.

Nina si chinò. “È ketchup?”

“Non oggi,” disse Luca. “Oggi non abbiamo mangiato.”

La maestra Carla si chinò anche lei. “Sembra… un segno di matita rossa.”

Luca pensò: “La matita ha righe rosse. Forse è passata di qui.”

“Dove porta la traccia?” chiese Luca, come un detective nei cartoni.

La traccia andava verso la porta.

Luca fece un passo, poi un altro. “Andiamo a vedere fuori. Ma insieme.”

Parte 2: Indizi nel cortile della ricreazione

Fuori c'era il cortile della ricreazione. Era pieno di colori: lo scivolo rosso, la panchina verde, la rete del canestro arancione. E c'erano suoni: risate, passi, una palla che faceva “bum”.

Luca si sentì un po' emozionato. Un mistero nel cortile era più grande.

“Guardiamo per terra,” disse Luca. “Le cose cadono per terra, di solito.”

Nina guardava a destra e sinistra. Tommaso guardava sotto la panchina. Sara guardava vicino alle aiuole.

Luca ascoltò anche i rumori. Sentì “scric scric” vicino al capanno dei giochi.

“Che cos'è quel rumore?” chiese Luca.

Dal capanno uscì il bidello, il signor Piero, con un sorriso gentile. “Sto sistemando i cerchi e le corde. Oggi c'è un po' di disordine.”

“Sistemando?” ripeté Luca. “Interessante parola.”

Luca andò vicino alla panchina verde e vide una cosa: un pezzo di carta con una riga rossa disegnata sopra. Sembrava un piccolo scivolo di carta.

“Indizio numero tre!” disse Luca.

Nina batté le mani. “Che cos'è?”

Luca lo prese con due dita, come fosse una prova preziosa. “È un pezzettino di foglio. E ha un segno rosso. Forse la matita ha scritto su questo foglio.”

Tommaso disse: “Magari qualcuno ha fatto un biglietto segreto.”

Sara sussurrò: “Un biglietto… per chi?”

Luca pensò. Poi disse: “Facciamo una cosa: chiediamo. Ma chiediamo bene.”

Si avvicinò a un gruppetto di bambini di un'altra classe che giocavano con i gessetti. “Ciao! Avete visto una matita gialla con righe rosse?”

Una bambina con le trecce disse: “No, ma ho visto una cosa gialla sotto lo scivolo.”

“Bravo orecchio, Luca,” disse la maestra Carla. “Hai chiesto con calma.”

Luca corse… ma solo un pochino. Poi si fermò. “No, devo guardare bene.”

Sotto lo scivolo rosso c'era… una macchinina gialla.

Nina sospirò. “Non è la matita.”

Luca non si arrabbiò. “Questo è un mini-colpo di scena,” disse serio, e poi fece una smorfia. “La matita si sta nascondendo bene!”

I bambini risero.

Tommaso indicò il capanno. “Se il signor Piero sta sistemando, magari ha visto qualcosa.”

Luca annuì. “Andiamo a chiedere. E ascoltiamo.”

Il signor Piero stava mettendo una scatola grande su uno scaffale. Nella scatola c'erano palloni, coni e… cornici di cartone per un lavoretto.

Luca si fermò. “Cornici?”

Il signor Piero disse: “Sì. Le cornici per i disegni. Così i lavori sembrano quadri.”

A Luca venne un'idea. “La maestra voleva i titoli. La matita speciale serve per i titoli. E i titoli stanno nei quadri… vicino alle cornici.”

Luca guardò dentro la scatola. Non toccò subito. Prima chiese: “Posso guardare?”

“Certo,” disse il signor Piero.

Dentro c'era una cornice di cartone azzurra… messa storta. Dietro, si vedeva un pezzetto giallo.

“Ehi!” disse Nina. “C'è qualcosa!”

Luca infilò la mano piano piano e tirò fuori la matita a righe.

“Eccola!” gridarono i bambini.

Luca sorrise, ma non finì lì. “Aspettate. Non basta trovare la matita. Dobbiamo capire come è arrivata qui.”

La maestra Carla fece un cenno. “Esatto. Un bravo detective capisce il ‘come'.”

Luca osservò la cornice storta. “Chi ha spostato questa cornice? E perché?”

Il signor Piero si grattò la testa. “Io ho preso le scatole dalla classe stamattina. La cornice era già così. Ho solo portato tutto fuori.”

Sara, piano, disse: “Io ho visto qualcuno con una cosa gialla vicino alla porta…”

Luca guardò Sara con dolcezza. “Hai fatto bene a dirlo. Hai ascoltato i tuoi occhi.”

Luca pensò ancora. Poi guardò Tommaso. Tommaso aveva colla sulle dita.

“Tommaso,” disse Luca, gentile, “hai toccato le cornici?”

Tommaso arrossì. “Io… sì. Volevo fare una sorpresa. Un quadro per la maestra. Ho preso la cornice e ho scritto ‘Per la maestra'… ma poi è suonata la campanella. Ho sentito la matita cadere. Ho avuto paura di dirlo.”

Nina disse: “Oh…”

Luca non urlò. La maestra Carla non sgridò. Disse solo: “Grazie per averlo raccontato. Quando ascoltiamo e diciamo la verità, le cose si sistemano.”

Tommaso tirò fuori un foglietto un po' spiegazzato. Sopra c'era scritto, con una scrittura tremolante: “Per la maestra”, con una riga rossa sotto. Era carino.

Luca disse: “Allora la matita è scivolata nella scatola con le cornici. Un incidente.”

Tommaso annuì. “Sì.”

“Caso risolto,” disse Luca, e fece finta di timbrare un foglio: “TUM!”

Parte 3: Un cassetto ordinato e un cuore leggero

Tornarono in classe. La maestra Carla mise la matita al centro del banco. “Ora facciamo una cosa importante: rimettiamo ogni cosa al suo posto.”

Luca guardò un angolo della classe. C'era una cassettiera con un cassetto pieno di matite, forbici, gomme e nastri. Era un po' un caos.

La maestra disse: “Luca, detective, vuoi aiutarci a evitare nuovi misteri? Se l'ordine è chiaro, anche la verità è più facile da trovare.”

Luca si sentì fiero. “Sì!”

Nina disse: “Io posso dividere i pastelli.”

Sara disse: “Io posso mettere le gomme insieme.”

Tommaso disse: “Io posso pulire le briciole. E… scusa a tutti.”

Luca lo guardò. “Grazie per aver parlato. È coraggioso.”

Insieme aprirono il cassetto. Dentro c'erano cose mescolate come una minestra: matite con pennarelli, colla con temperini, foglietti con elastici.

Luca disse: “Facciamo tre pile: scrivere, tagliare, incollare.”

“Scrivere!” disse Nina, mettendo matite e pastelli a sinistra.

“Tagliare!” disse Luca, mettendo forbici e temperini al centro.

“Incollare!” disse Tommaso, mettendo colla e nastro a destra.

Sara, con calma, aggiunse: “E le gomme… qui. Per cancellare gli errori senza paura.”

La maestra sorrise. “Bellissima idea.”

Luca notò una cosa: una cornice di cartone era ancora storta, appoggiata contro il muro. La prese e la raddrizzò. “Anche questo,” disse, “è mettere le cose a posto.”

La maestra Carla disse: “Hai anche… decentrato un quadro, Luca?”

Luca guardò la cornice. Era leggermente inclinata. “Ops.” La sistemò bene, dritta dritta. “Ora è perfetta.”

I bambini risero piano.

Quando tutto fu sistemato, il cassetto sembrava felice: matite in una scatolina, forbici in un bicchiere, gomme in un sacchettino.

La maestra chiuse il cassetto con un “clac” gentile. “Un cassetto ordinato.”

Luca guardò gli amici. “E un mistero risolto.”

Tommaso consegnò il suo foglietto alla maestra. “Questo era per lei.”

La maestra lo prese e lo appese vicino alla lavagna. “Grazie, Tommaso. È una sorpresa bellissima.”

Luca disse: “E la matita a righe torna al suo posto.” La mise nella scatolina delle matite speciali.

Nina chiese: “Detective Luca, se domani sparisce qualcosa?”

Luca sorrise. “Allora useremo gli indizi. E soprattutto… ascolteremo.”

Sara annuì. “Ascoltare aiuta a vedere.”

La maestra Carla disse: “E aiuta anche a sentirsi al sicuro.”

In quel momento suonò la campanella. Il sole entrò dalla finestra e fece brillare la matita a righe, come se fosse contenta di essere tornata a casa.

Luca si mise la lente in tasca e pensò: “Oggi ho risolto un caso. Con occhi, cuore… e orecchie.”

E tu? Se fossi stato lì, quale indizio avresti guardato per primo: le briciole, la traccia rossa, o la cornice storta?

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Il quiz: hai capito bene la storia?

Lente d’ingrandimento
Una lente che ingrandisce le cose per vederle meglio, come un piccolo vetro magico.
Grembiulino
Un vestito che si indossa a scuola per proteggere i vestiti durante i lavori.
Tempere
Colori liquidi usati per dipingere su carta o cartone a scuola.
Briciole
Piccoli pezzi di cibo, come quelli che rimangono dopo un biscotto.
Indizio numero uno!
Una frase che indica il primo segno o prova per risolvere un mistero.
Taccuino
Un piccolo quaderno dove si possono scrivere appunti o disegni.
Cornici di cartone
Cornici fatte di cartone usate per mettere e mostrare i disegni.
Cassettiera
Un mobile con più cassetti dove si possono conservare materiali e oggetti.
Cassetto
Uno spazio che si tira fuori dal mobile per mettere le cose dentro.
Spiegazzato
Qualcosa stropicciato o schiacciato, come un foglio che non è più liscio.

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