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Piccoli avventurieri 11/12 anni Lettura 18 min.

Il mistero della goccia e il polpo capitano

Tre amici scoprono una perdita d’acqua nel locale contatori del loro palazzo e, organizzandosi come una vera missione, affrontano il seminterrato tra responsabilità, onestà e umorismo.

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Un ragazzo di 12 anni, determinato e leggermente sollevato, volto concentrato, capelli castani corti, maglietta a righe blu e bianca, jeans sporchi, tiene un quaderno a quadretti con un adesivo polpo capitano e versa un secchio d'acqua in un piccolo lavello metallico; una ragazza di 11 anni (Nora), maliziosa ma seria, coda di cavallo castano chiaro, giacca gialla, strizza uno straccio bagnato sul pavimento vicino a una pozzanghera e mostra un piccolo adesivo a forma di polpo; un ragazzo di 12 anni (Hamid), concentrato con sopracciglia aggrottate e pelle più scura, maglietta verde, illumina una guarnizione incrinata con una torcia e tiene una chiave inglese vicino a una valvola; una donna adulta (la signora Lina, portinaia), calma e autorevole, capelli grigi raccolti, gilet marrone, sorveglia la scena dall'ingresso tenendo un mazzo di chiavi; luogo: locale contatori semi-interrato con muri di cemento grigio, tubi metallici intrecciati, manometri, luci gialle lampeggianti e pavimento bagnato con piccole pozzanghere; situazione: i tre bambini e la portinaia combattono una piccola perdita d'acqua con secchi che si riempiono, stracci stesi e una torcia puntata sulla microfessura della valvola, atmosfera di squadra di giovani avventurieri pratici e solidali in un seminterrato industriale. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: L'orologio e la lista

Tommaso aveva dodici anni e un superpotere poco appariscente: la puntualità.

Alle 16:00 spaccate usciva da scuola. Alle 16:07 era già a casa. Alle 16:10 merenda. Sempre.

Quel pomeriggio, però, qualcosa stonava. Nel corridoio del palazzo c'era un cartello storto attaccato con lo scotch.

“AVVISO. OGGI O DOMANI (NON SI SA) MANCHERÀ L'ACQUA. FATE SCORTA. Firmato: qualcuno.”

Tommaso lo lesse due volte. Poi una terza, solo per essere sicuro di aver capito bene che non aveva capito niente.

“Mamma, ma ‘oggi o domani' non è un giorno,”— disse entrando in cucina.

La mamma si tolse un guanto da forno. —“E ‘firmato qualcuno' non è una firma. Però se manca l'acqua, meglio organizzarsi.”

Organizzarsi. Quella parola accese Tommaso come una torcia.

Aprì il suo quaderno a quadretti e scrisse, in stampatello:

MISSIONE: ACQUA

OBIETTIVO: PORTARE SU DUE TANICHE DAL LOCALE CONTATORI (PIANO -1)

REGOLA: NIENTE DRAMMI. SOLO TESTA.

Poi, cosa ancora più importante, sotto scrisse:

RUOLI.

Tommaso adorava dividere i compiti. Gli sembrava di mettere ordine anche nel caos.

Suonò al campanello di Nora, la vicina del piano di sotto, undici anni e una risata che arrivava sempre un secondo prima di lei.

Poi bussò da Hamid, dodici anni anche lui, occhi attenti e mani veloci, capace di aggiustare cose con una graffetta.

Si ritrovarono sul pianerottolo, come se stessero per partire per una spedizione polare e non per un seminterrato che odorava di detersivo.

“Ok,”— disse Tommaso guardando l'orologio. —“Partenza 16:35. Puntuali.”

Nora fece un saluto militare. —“Comandante, io porto l'umorismo. Serve sempre.”

Hamid sollevò un sopracciglio. —“E io porto… la logica. O un cacciavite, se preferisci.”

Tommaso sorrise. —“Perfetto. Io sono il capo missione. E soprattutto: dico chi fa cosa.”

Nora lo punzecchiò. —“Quindi tu fai il capo.”

“Esatto.”

Scendendo le scale, Tommaso sentì il cuore battere più forte. Era solo il loro palazzo. Eppure sembrava enorme, come se avesse stanze segrete e corridoi che si allungavano quando non guardavi.

Al piano terra incontrarono la signora Lina, la portinaia, con un mazzo di chiavi che tintinnava come un piccolo carillon.

“Dove andate con quelle facce?”— chiese.

Tommaso mostrò il quaderno come se fosse un passaporto. —“Missione acqua, signora Lina. Locale contatori.”

La signora Lina li fissò e poi, incredibilmente, non disse “Siete matti”.

Disse: —“Bravi. Ma attenti. Il seminterrato è un labirinto e la luce fa i capricci.”

Hamid si illuminò. —“Posso portare una torcia.”

“Una sola?”— chiese Nora. —“E se la torcia decide di fare i capricci anche lei?”

Tommaso annuì serio. —“Due torce. E un piano.”

E, per la prima volta, la cosa sembrò davvero un'avventura.

Capitolo 2: Il seminterrato che sussurra

Alle 16:35 precise, Tommaso aprì la porta che portava giù.

L'aria cambiò subito. Più fredda. Più umida. Come un respiro trattenuto.

Le scale di cemento scendevano dritte. Ogni passo faceva eco.

Nora accese una torcia e la puntò in avanti. —“Benvenuti nella tana del mostro lavatrice.”

Hamid ridacchiò ma guardò anche i lati, attento. —“Secondo me il mostro vero sono le ragnatele.”

Tommaso camminava davanti, con il quaderno in mano come una mappa, anche se sul quaderno non c'era nessuna mappa. C'erano solo parole e la sua convinzione.

Arrivarono al primo corridoio. Da una parte c'erano le cantine, con porte di legno numerate. Dall'altra, un tubo grande quanto il braccio di Tommaso correva lungo il muro e faceva un suono basso, come un brontolio.

“Sentite?”— sussurrò Nora.

“Sono i tubi,”— disse Hamid. —“Quando cambia la pressione… parlano.”

“Parlano male di noi?”— chiese Nora, seria come una detective.

Tommaso trattenne una risata. —“Non distrarti. Ruoli!”

Si fermò e indicò. —“Nora, tu sei Esploratrice. Vai avanti di cinque passi, guardi e riferisci. Hamid, tu sei Tecnico. Occhi sulle serrature, luci, cose strane. Io… Coordinatore. Tengo il tempo e decido.”

“E io posso decidere quando faccio una battuta?”— chiese Nora.

“Solo in momenti strategici,”— rispose Tommaso.

Proseguirono. A metà corridoio una lampadina tremolò.

Fff— fff— e poi tornò stabile.

“Ecco,”— disse Hamid. —“La luce ha già espresso un'opinione.”

Davanti a una porta metallica, Nora si fermò. —“Qui c'è scritto ‘Locale contatori'. Però… è chiusa.”

Tommaso si avvicinò. La maniglia non si muoveva. C'era una serratura piccola e un cartello appeso con un filo: “CHIAVE IN PORTINERIA”.

Tommaso sentì un fastidio nello stomaco. La missione doveva essere semplice. Aveva programmato tutto. Aveva fatto i ruoli. Alle 16:50, massimo, avrebbero dovuto essere di ritorno.

“Torniamo su e chiediamo la chiave,”— disse, cercando di sembrare calmo.

Nora alzò la torcia e illuminò un dettaglio: sul pavimento, vicino alla porta, c'era una striscia d'acqua. Sottile. Fresca.

“Se manca l'acqua,”— sussurrò, —“perché qui… c'è acqua?”

Hamid si inginocchiò e toccò con un dito. —“Non è tanta. Ma viene da sotto la porta.”

Tommaso deglutì.

Il suo piano ordinato ora aveva un punto interrogativo che si muoveva.

“Ok,”— disse. —“Nuova missione dentro la missione: capire perché c'è una perdita. Senza fare guai. E senza mentire.”

Nora lo guardò. —“Senza mentire a chi?”

Tommaso indicò verso l'alto. —“A nessuno. Proprio per questo.”

E ripresero le scale, più veloci, come se il seminterrato li stesse ascoltando davvero.

Capitolo 3: La chiave e la scelta onesta

La signora Lina era in portineria, seduta dietro il vetro, con un registro grande e una penna rossa che sembrava sempre pronta a giudicare.

“Siete già tornati?”— chiese. —“Vi siete spaventati?”

Nora fece una smorfia teatrale. —“Solo un pochino. Il mostro lavatrice mi ha salutata.”

Hamid andò dritto al punto. —“C'è acqua sotto la porta del locale contatori. Forse una perdita.”

La signora Lina si alzò di scatto. —“Una perdita? Avete visto bene?”

Tommaso si mise dritto, come in classe quando doveva dire la verità anche se sembrava una brutta notizia. —“Sì. Non tanta, ma c'è. E la porta è chiusa. Serve la chiave.”

La signora Lina li fissò. Poi annuì. —“Avete fatto bene a dirmelo. Molti… avrebbero provato a forzare. O avrebbero fatto finta di niente.”

Tommaso sentì un piccolo orgoglio caldo. L'onestà non era una medaglia luccicante, però pesava bene nelle mani.

La signora Lina prese un mazzo enorme e cercò una chiave piatta con un'etichetta scolorita. —“Questa. Ma ci vengo io. Non voglio eroi in ammollo.”

Nora sospirò. —“Addio, sogno di gloria.”

“La gloria è non allagare il palazzo,”— rispose la portinaia, e li guidò giù.

Le scale sembravano più ripide con un adulto davanti. Forse perché la responsabilità aveva scarpe più pesanti.

Arrivati alla porta, la signora Lina infilò la chiave. Girò.

CLACK.

L'odore cambiò. Metallo, polvere, e quel profumo freddo che fa l'acqua quando sta dove non dovrebbe.

Dentro, il locale contatori era pieno di tubi e manometri. Sembrava una foresta di ferro.

E in un angolo, una goccia cadeva ritmica: tic… tic… tic…

“Eccola,”— disse Hamid, già concentrato.

La signora Lina si avvicinò e vide una valvola con una guarnizione consumata. L'acqua colava piano, ma con determinazione, come se avesse un progetto.

“Questo non va,”— mormorò. —“Se si rompe di più, altro che ‘oggi o domani'.”

Tommaso guardò il pavimento. Una piccola pozzanghera si stava allargando, cercando la pendenza. Cercando un posto dove diventare un problema.

“Posso fare qualcosa?”— chiese, con la voce ferma.

La signora Lina lo osservò. —“Potete aiutarmi a contenere, mentre chiamo l'idraulico. Ma attenzione: niente tocchi a caso. E se vi dico stop, vi fermate.”

Tommaso annuì subito. —“Ruoli aggiornati. Io e Nora: contenimento. Hamid: assistente tecnico. Lei: comando adulto.”

Nora gli bisbigliò. —“Ti è appena stato tolto il trono.”

“È per il bene della missione,”— rispose Tommaso, serissimo. Poi aggiunse: —“E anche perché lei ha le chiavi.”

Nora soffocò una risata.

La signora Lina tirò fuori da uno scaffale un vecchio secchio e uno straccio spesso. —“Mettete questo sotto. E voi,”— indicando Tommaso e Nora, —“andate a prendere altri stracci dalle vostre cantine. Veloci e… prudenti.”

Tommaso guardò l'orologio. 17:02.

Il suo programma era saltato, ma l'avventura era diventata vera. E, stranamente, si sentiva più vivo.

Capitolo 4: Il labirinto delle cantine

Le cantine del palazzo erano tutte uguali e tutte diverse.

Uguali perché avevano porte strette e numeri scoloriti. Diverse perché ognuna odorava di una storia: conserve, biciclette, vecchi libri, sapone.

Tommaso e Nora corsero lungo il corridoio con le torce.

Il seminterrato sembrava più buio adesso, come se si fosse offeso per essere stato scoperto.

“La tua cantina è la 14, giusto?”— chiese Nora.

“Sì. E la tua la 9.”

Si fermarono davanti alla 14. Tommaso tirò fuori le chiavi di casa.

Le sue dita tremarono un po'. Non per paura. Per fretta.

La chiave girò. La porta si aprì. Dentro, scatole impilate e una vecchia valigia con adesivi di posti dove non era mai stato.

Tommaso afferrò due stracci e un rotolo di carta assorbente.

“Prendi anche quel tappetino,”— suggerì Nora, indicando un vecchio tappeto arrotolato. —“Se l'acqua decide di fare una festa, almeno non balla sul pavimento.”

Tommaso annuì. —“Buona idea.”

Chiuse e corsero verso la cantina 9.

Nora aprì e infilò la testa dentro. Poi rimase immobile.

“Che c'è?”— chiese Tommaso.

Nora illuminò con la torcia un angolo. C'era una scatola aperta. Dentro, una collezione di adesivi colorati. Stelle, razzi, dinosauri, e un foglio di adesivi rotondi con facce buffe.

“Sono miei,”— disse Nora piano. —“Li avevo persi.”

Tommaso guardò l'ora. 17:08.

La perdita aspettava. La signora Lina aspettava. Hamid aspettava.

“Nora,”— disse con gentilezza ma deciso, —“possiamo guardarli dopo? Adesso ci servono stracci.”

Nora fece una smorfia, combattuta. Poi prese un respiro. —“Hai ragione. Missione prima. Però… uno lo prendo. Per… motivazione.”

“Uno,”— confermò Tommaso. —“Strategico.”

Nora scelse un adesivo piccolo: un polpo con un cappello da capitano.

“Questo è il nostro portafortuna,”— dichiarò.

Poi prese stracci e un vecchio asciugamano. Chiuse la porta e ripartirono.

Mentre correvano, Nora disse: —“Sai che è strano? Gli adesivi sono una cosa da piccoli. Eppure… mi fa piacere trovarli.”

Tommaso ansimò. —“Non è da piccoli. È da… ricordarsi chi si è.”

“Wow,”— fece Nora. —“Tommaso, ogni tanto dici cose da film.”

“È l'aria del seminterrato. Fa effetto.”

Arrivarono al locale contatori. L'acqua continuava: tic… tic… tic…

Ma ora il secchio era quasi pieno a metà.

Hamid stava tenendo sollevato un tubo flessibile per deviare il gocciolio. Aveva una faccia concentrata da chirurgo.

“Ci mettete un secolo!”— disse, ma senza cattiveria. —“La gravità non aspetta.”

Tommaso consegnò gli stracci. —“Siamo tornati. E abbiamo un capitano.”

Nora mostrò l'adesivo del polpo.

Hamid lo guardò e poi, inaspettatamente, sorrise. —“Ok. Se c'è un polpo capitano, allora possiamo farcela.”

La signora Lina era al telefono. —“Sì, perdita al locale contatori. No, non è un fiume. Però voglio qualcuno subito.”

Chiuse la chiamata e si voltò. —“Arriva tra venti minuti. Dobbiamo tenere sotto controllo fino ad allora.”

Tommaso si mise accanto al secchio.

“Ruoli: io cambio secchio quando serve. Nora asciuga e controlla che l'acqua non scappi. Hamid… tu dimmi se vedi peggiorare.”

Hamid annuì. —“E nessuno tocca la valvola. È vecchia. Se la spingi male, può spezzarsi.”

Tommaso lo guardò. —“Promesso. Onestà e calma.”

Nora fece un piccolo inchino. —“E battute solo in momenti strategici.”

Capitolo 5: Il minuto più lungo

I venti minuti sembrarono un'ora.

Ogni goccia aveva un suono diverso. Alcune facevano “tic”, altre “plop”, come se l'acqua stesse cambiando idea.

Il secchio si riempiva lentamente. Tommaso lo svuotò due volte nel lavandino del corridoio, correndo avanti e indietro con passi misurati per non scivolare.

La puntualità, in quel momento, diventò utilissima: era come avere un metronomo nel petto.

Nora strizzava gli stracci e li stendeva su una sedia di plastica. Ogni tanto guardava in alto, come se la perdita potesse allargarsi per dispetto.

“Se questa fosse un videogioco,”— disse, —“qui ci sarebbe la barra ‘Acqua' che sale e tu devi correre più veloce.”

“E tu che potere avresti?”— chiese Tommaso.

“Io? Il potere di far ridere il mostro, così si calma.”

Hamid indicò la guarnizione con la torcia. —“Guardate. Non è solo una goccia. È una micro fessura. Se l'acqua aumenta, dobbiamo avvertire subito.”

Tommaso annuì. —“Siamo qui. Non facciamo finta di niente.”

In quel momento, un rumore di passi sulle scale.

Un uomo con una cassetta degli attrezzi comparve, con una tuta blu e il viso stanco ma gentile.

“Chi ha chiamato?”

La signora Lina gli andò incontro. —“Io. Qui.”

L'uomo si chinò, guardò, annusò l'aria come fanno i cani quando capiscono dove sta il problema.

“Valvola vecchia. Guarnizione secca. Niente di drammatico, ma se la lasciavi, diventava un lago.”

Nora sussurrò a Tommaso: —“Lago Lina.”

Tommaso trattenne una risata. Momento strategico, sì, ma anche no.

L'idraulico tirò fuori una chiave inglese e lavorò con movimenti decisi.

“Ragazzi, bravi ad aver avvisato. E bravi a non toccare. Qui basta poco per fare un disastro.”

Tommaso sentì un sollievo così grande che quasi gli venne da sedersi per terra. Resistette.

In pochi minuti, la perdita si fermò.

Il silenzio fu strano. Come se il locale contatori avesse smesso di sussurrare.

“Fatto,”— disse l'idraulico. —“Ora potete fare la scorta d'acqua tranquilli. E magari cambiate quel cartello lassù. Che ‘oggi o domani' mi fa venire l'orticaria.”

La signora Lina annuì. —“Lo farò. E questi tre… meritano un ringraziamento.”

Nora aprì le braccia. —“Accettiamo biscotti.”

Hamid la guardò. —“Sempre.”

Tommaso disse solo: —“Abbiamo fatto la cosa giusta.”

E si sentì grande. Non perché aveva comandato.

Ma perché aveva scelto di dire la verità, anche se rallentava il piano.

Capitolo 6: Il cartello nuovo e l'autocollante

Risalimmo tutti insieme. Il palazzo sembrava diverso, come se avesse appena fatto una doccia e si fosse messo a posto i capelli.

La signora Lina portò un foglio bianco e un pennarello nero.

Tommaso, puntuale anche nei dettagli, si offrì di riscrivere l'avviso.

“Deve essere chiaro,”— disse. —“Onesto. Niente ‘non si sa'.”

Scrisse:

“AVVISO: POSSIBILE INTERRUZIONE D'ACQUA DOMANI DALLE 9:00 ALLE 12:00 (COMUNICAZIONE DEL TECNICO).

GRAZIE PER LA COLLABORAZIONE.

Firmato: Portineria.”

Nora lesse e annuì. —“Questo è un cartello che non fa venire il mal di testa.”

Hamid indicò l'orologio di Tommaso. —“Se domani alle 9:00 manca l'acqua, tu sarai già pronto alle 8:59.”

“Alle 8:58,”— corresse Tommaso.

La signora Lina li guardò uno per uno. —“Avete lavorato bene. E avete lavorato insieme. Questo vale più di mille scorte d'acqua.”

Nora frugò in tasca e tirò fuori il foglietto degli adesivi.

Scelse con cura il polpo capitano e lo porse a Tommaso.

“Per il capo missione,”— disse. —“Così ti ricordi che comandare non è solo dire ‘fate questo'. È anche ascoltare e fare la cosa giusta.”

Tommaso prese l'adesivo. Era piccolo, ma sembrava importante come un distintivo.

“Lo attacco al mio quaderno,”— disse. —“Sulla pagina della missione.”

E lo fece. Premette con il pollice, piano, come a sigillare una promessa.

Il polpo capitano rimase lì, sorridente.

Tommaso chiuse il quaderno e guardò l'orologio: 18:01.

“Siamo in ritardo di un'ora e ventisei minuti,”— disse.

Nora spalancò gli occhi. —“È la cosa più tragica che ti sia mai successa.”

Tommaso rise, finalmente senza trattenersi. —“Sì. Ma ne è valsa la pena.”

E mentre salivano le scale, il palazzo non sembrava più solo un posto dove vivere.

Sembrava un mondo da esplorare con attenzione, coraggio e un po' di umorismo.

Meglio se con un polpo capitano incollato al quaderno.

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TANICHE
Grandi recipienti di plastica o metallo usati per trasportare liquidi, come l'acqua.
Guarnizione
Parte morbida che si mette tra due pezzi per fermare le perdite di liquido.
Manometri
Strumenti che misurano la forza con cui l'acqua o l'aria spingono dentro un tubo.
Valvola
Dispositivo che si apre o si chiude per lasciare passare o fermare un fluido.
Pozzanghera
Acqua raccolta a terra dopo una perdita o la pioggia, di solito poco profonda.
Locale contatori
Stanza dove sono installati i contatori e i tubi per l'acqua del palazzo.
Seminterrato
Piano sotto il livello della strada, spesso usato per cantine o locali tecnici.
Portinaia
Persona che cura l'entrata del palazzo e aiuta gli abitanti con le chiavi.
Registro
Libro dove si scrivono informazioni importanti, come entrate o avvisi.
Contenimento
Azione di fermare o limitare qualcosa, per esempio impedire che l'acqua si espaldi.
Pressione
Forza con cui l'acqua spinge dentro i tubi, può cambiare e far rumore.

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