Capitolo 1: Un incontro frizzante
Mirtillo era un draghetto verde dalle ali piccole e dalle guance sempre rosse. Viveva in una grotta piena di cuscini morbidi e libri di indovinelli. Una sera, mentre stava scegliendo quale libro leggere prima di dormire, udì uno strano rumore provenire dall'entrata della grotta: “Tic tic, squiiiish, boing!” Sembrava una danza di pentole traballanti e molle arrugginite.
Curiosissimo, Mirtillo si avvicinò piano piano e trovò davanti a sé un buffo personaggio: un signore alto, con un cappello a righe e un mantello pieno di tasche da cui spuntavano piume, bottoni giganti e una teiera che fischiava da sola.
“Salve, mio giovane amico! Io sono il Professore Pasticcio,” esclamò con un sorriso grande quanto una pizza. “Sai cosa faccio di mestiere?”
Mirtillo scosse la testa, mentre la teiera del Professore gli faceva l'occhiolino.
“Io realizzo desideri… particolari. Solo i desideri più strani e divertenti, ovviamente!” disse il Professore, saltellando su un piede solo.
“E… come funziona?” chiese Mirtillo, gli occhi che brillavano come due biglie lucide.
“Scegli un desiderio stralunato, e io lo faccio diventare realtà per una notte! Puoi chiedere, che so, di parlare con le scarpe, o di avere le orecchie a forma di trombetta! Dai, dai, non essere timido!” rispose il Professore, tirando fuori dalla tasca un corno che suonava da solo.
Mirtillo pensò e pensò. Poi, con un sorrisetto furbo, disse: “Vorrei che tutto quello che tocco si trasformasse in… gelato! Ma non un gelato qualunque! Gelato che canta canzoni buffe!”
Il Professore Pasticcio fece una riverenza, agitò il corno e urlò: “Desiderio accettato!” Una nuvola di brillantini esplose nella grotta, coprendo Mirtillo dalla testa ai piedi.
Capitolo 2: Il regno del gelato canterino
Appena il Professore sparì con un inchino, Mirtillo guardò le sue zampe. “Mah, non sento niente di diverso…” pensò. Poi, per provarci, toccò il suo libro preferito. ZAC! Il libro si trasformò in una vaschetta di gelato verde e, subito dopo, cominciò a cantare:
“Gelato, gelato, che buffo son stato,
mi mangi in un fiato e poi canti beato!”
Mirtillo scoppiò a ridere. Presto toccò un cuscino e… SPLAT! Un enorme gelato rosa con le gocce di cioccolato iniziò a gorgheggiare come un'oca.
“Cuscino o gelato, non cambia il risultato!
Che buffa canzone, per la tua ninna nanna!”
“Ma che spasso!” gridò Mirtillo, battendo le zampette. Ma quando cercò di aprire la porta della grotta, la maniglia si sciolse in un cono di gelato alla fragola che cantava in falsetto e non smetteva più.
In poco tempo, la grotta era piena di gelati canterini: gelato alla liquirizia che faceva rap, gelato al limone che cantava come i gabbiani, perfino gelato alla zucca che imitava le mucche.
Mirtillo cercò di sedersi su una sedia, ma appena la toccò, SPLASH! Una montagna di gelato al pistacchio si mise a intonare un'aria d'opera. Mirtillo rise così tanto da farsi venire il singhiozzo.
“Hic! Come faccio adesso a trovare un posto dove riposare? Hic!” disse, cercando una soluzione.
Capitolo 3: Quiproquò gelatoso
Mirtillo uscì dalla grotta per chiedere aiuto ai suoi amici del bosco. Ma appena salutò la talpa Tommaso, gli diede una pacca sulla spalla… ZUP! Tommaso diventò un gelato alla nocciola con due occhietti che cantavano “Noce noce, son felice!”.
“Oh no! Scusa Tommaso!” gridò Mirtillo, mentre il povero gelato-tommaso saltellava felice.
Nel prato incontrò la lepre Lulù, che lo invitò a giocare. “Attenta, se ti tocco ti trasformi in… sorbetto!” la avvisò Mirtillo. Ma Lulù, che era molto curiosa, si avvicinò lo stesso e fece il solletico a Mirtillo con le orecchie.
“Ah ah, smettila! Ah ah ah!” rise Mirtillo. E… PLOP! Lulù diventò un sorbetto all'arancia che ballava la samba.
Nel giro di poco, il bosco era popolato da gelati di ogni gusto e colore, tutti canterini e gioiosi. Gli uccellini intonavano cori, il gufo faceva il DJ, e persino la vecchia quercia si era trasformata in un gelato gigante con cucchiaini come rami.
Mirtillo, però, iniziava a essere un po' stanco. Ogni cosa che toccava diventava gelato e, se voleva solo un abbraccio da sua mamma, rischiava di trasformarla in un cono canterino!
“Basta, basta, ridatemi la mia vita normale! Non voglio più gelato che canta!” gridò Mirtillo, mentre i gelati facevano un concerto rock sotto la luna.
Capitolo 4: Il desiderio alla rovescia
Proprio in quel momento, tra una canzone alla vaniglia e una polka al cioccolato, apparve di nuovo il Professore Pasticcio, questa volta seduto su un enorme cucchiaio volante.
“Ti sei divertito?” chiese il Professore, mentre i gelati facevano il trenino.
“Sì, tanto… ma ora è troppo! Voglio solo andare a dormire senza sentire gelati che cantano canzoni buffe!” disse Mirtillo, sbadigliando.
Il Professore agitò il corno e disse: “Desiderio dritto, desiderio rovescio, riportiamo tutto com'era, senza più gelati né pasticcio!”
In un lampo di zucchero filato, tutto tornò normale. Il bosco era silenzioso, la grotta di nuovo piena di cuscini e libri, la mamma di Mirtillo lo accolse con un abbraccio… normale.
Mirtillo si infilò nel suo letto, felice di sentire solo il rumore del vento. Sotto le coperte, però, trovò un piccolo cucchiaino argentato che cantava piano piano: “Ninna nanna, ninna oh, sogni dolci, gelato no!”
Mirtillo rise, chiuse gli occhi e si addormentò con un sorriso, pensando che a volte i sogni più buffi sono i migliori per dormire sereni.