Sofia apre il suo bocalino trasparente e colorato. Sul tavolo ci sono tanti bigliettini morbidi e leggeri. Oggi Sofia, insieme ai suoi amici Amir e Giulia, vuole riempirlo di idee gentili. È Ramadan, la cucina profuma di dolce, la mamma sorride e l'aria è piena di piccole magie.
Sofia prende un biglietto e dice: “Oggi scrivo: aiutare Amir a raccogliere i giochi.” Amir ride e alza la mano. “Io voglio scrivere: abbracciare la nonna.” Giulia si avvicina al bocalino con le sue ruote che fanno ‘clic clic'. “Posso scrivere: fare un disegno per il papà?”
Tutti sono felici, ma tocca aspettare il proprio turno per mettere il biglietto nel bocalino. Sofia guarda Amir. Amir guarda Giulia. Giulia guarda Sofia. I loro occhi sono pieni di luce e di un po' di impazienza.
“Allora, chi va per primo?” chiede Sofia. Amir saltella. “Io! Io!” Ma Giulia sorride e sussurra: “Aspettiamo insieme? Così mettiamo i bigliettini uno dopo l'altro, come una fila di stelle.”
Sofia pensa che è una bella idea. Si mettono tutti vicini, le mani pronte, uno alla volta. Prima Sofia, che infila il suo biglietto rosa. Poi Amir, con un biglietto giallo. Poi Giulia, con uno blu. Il bocalino si riempie di colori e di gentilezza.
Dopo, vanno in cucina. La mamma prepara dei datteri lucidi e del pane caldo. “Oggi abbiamo riempito il bocalino!” dice Sofia. La mamma applaude piano. “Che meraviglia! Avete avuto tanta pazienza.”
Amir annusa il pane. “Ho fame!” esclama. Giulia ride. “Dobbiamo aspettare un po', Amir. È ancora presto.” Sofia accarezza il braccio di Amir. “Aspettare insieme è più facile.”
Si siedono tutti sul tappeto. Giocano, ridono e inventano storie di lune e stelle, di topolini che aspettano il formaggio e di uccellini impazienti di volare. Ogni tanto guardano l'orologio, ma il tempo passa più veloce se si è in compagnia.
Quando finalmente la mamma dice: “È ora!”, i bambini si abbracciano. Mangiano insieme, il cuore pieno di gioia e di calma. Il bocalino sul tavolo brilla, pieno di idee gentili e di sorrisi. E la sera si riempie di stelle, che aspettano pazienti, proprio come loro.