Parte 1
Nel piccolo lago del giardino viveva Lillo, una tartaruga verde e rotonda. Aveva occhi gentili e un guscio caldo come una coperta. Ogni sera, quando il cielo diventava blu scuro e la casa si faceva più quieta, Lillo sentiva una voglia speciale: fare un bagno di silenzio.
La mamma anatra passava vicino all'acqua e salutava piano: «Buonasera, Lillo».
«Buonasera», rispondeva Lillo, con voce morbida.
Le foglie degli alberi facevano “fru fru” piano. Un grillo suonava “cri cri” lontano. Poi anche il grillo si zittiva. Il lago restava con un respiro lento.
Lillo si avvicinò alla riva dove l'acqua era bassa e liscia. C'era una pietra piatta, sempre tiepida. Lillo ci salì sopra e guardò le bollicine piccole che salivano dal fondo.
«È l'ora del bagno di silenzio», sussurrò Lillo. Non era un bagno con tanta schiuma. Era un bagno speciale, fatto di calma.
Prima, Lillo fece una cosa semplice: inspirò piano, come se annusasse un fiore. Poi espirò piano, come se spegnesse una candela senza fretta. Ancora una volta. E un'altra. Il suo collo si rilassò. Le sue zampette si rilassarono.
«Sono qui», disse piano. «Sono al sicuro.»
L'acqua gli toccò le dita e sembrò dire: “Shhh”. Lillo entrò lentamente, un passo, poi un altro. L'acqua era fresca e gentile. Lo abbracciava senza stringere. Il lago era come una mano morbida.
Parte 2
Lillo galleggiò vicino alla pietra. Il suo guscio rimase mezzo fuori dall'acqua, come una barchetta. Sopra di lui, la luna era una lampada dolce. Le stelle sembravano puntini di zucchero sul cielo.
«Lillo, vuoi fare il bagno di silenzio insieme?» chiese una piccola rana, Rina, con un sorriso tranquillo.
«Sì, ma piano piano», rispose Lillo. «Qui parliamo poco. Qui ascoltiamo molto.»
Rina annuì. Si mise accanto a lui. Non saltò. Non fece splash. Anche lei entrò con calma. L'acqua rimase liscia come vetro.
Lillo ascoltò i suoni piccoli: una goccia che scendeva, un'onda minuscola che si muoveva, il vento che passava tra i rami. Ogni suono era leggero. Ogni suono poi svaniva.
Dentro di sé, Lillo immaginò di lavare via la giornata. Non c'era niente di brutto. Solo cose normali: un sasso un po' duro sotto il piede, una corsa un po' lunga, un raggio di sole forte. Tutto si poteva lasciare andare, come foglietti che galleggiano e poi spariscono.
«Quando faccio il bagno di silenzio», sussurrò Rina, «mi sento morbida come una nuvola».
«Anch'io», disse Lillo. «E mi sento lento, lento, lento… come un sonno che arriva in punta di piedi.»
Poi arrivò un piccolo pensiero, piccolo come un seme: e se domani il lago fosse diverso? Lillo lo sentì per un attimo, nel petto.
Lillo appoggiò il mento sull'acqua e fece un respiro lungo. Inspirò… ed espirò. Guardò la luna e disse: «Il lago è qui. E io sono qui. Adesso va tutto bene.»
Rina fece un “mhm” felice. Il pensiero-seme diventò leggerissimo e scivolò via.
Lillo ripeté, come una canzoncina: «Respiro piano. Mi rilasso. L'acqua mi culla.»
L'acqua lo cullava davvero. Un dondolio minuscolo, uno e poi due, come quando la mamma sistema la coperta.
Parte 3
Dalla riva arrivò un profumo di erba fresca. Una lucciola accese una luce piccola e gialla, poi la spense, poi la riaccese. Sembrava dire: “Buonanotte, buonanotte”.
Lillo uscì dall'acqua con calma. Le gocce scivolarono dal guscio, una… due… tre… come perline. Si mise sulla pietra tiepida. Il corpo era caldo e tranquillo.
«È stato un bel bagno di silenzio», disse Rina.
«Sì», rispose Lillo. «Il silenzio è come una coperta invisibile.»
Lillo strisciò lentamente verso il suo angolino sotto le canne. Lì c'era un letto di foglie morbide, sempre asciutte. Lillo si sistemò bene, pancia a terra, guscio su. Fece un piccolo giro con la testa per trovare la posizione giusta.
«Buonanotte, lago», mormorò.
Il lago rispose con una sola ondina, piccola piccola, e poi fermò tutto.
Lillo chiuse gli occhi. Sentì il suo respiro: entra… esce… entra… esce… Sempre uguale. Sempre dolce. Le sue zampette diventarono pesanti, come se fossero piene di sabbia calda. Il collo si fece corto, comodo, al sicuro nel guscio.
«Il sonno è un amico», pensò Lillo. «Arriva piano. Mi prende per mano. Mi porta in un posto morbido.»
La luna restò alta, ma la sua luce era più soffice, come un velo. Le stelle si fecero più lontane, come se anche loro stessero sbadigliando.
E così, nel giardino quieto, Lillo si lasciò cullare dal silenzio. Tutto era lento, tutto era gentile. Il lago, le canne, la pietra tiepida, il respiro. Una notte feutrata lo avvolse, e Lillo dormì sereno.