Capitolo 1: Il lunedì di Camilla
Camilla si svegliò con un piccolo sbadiglio e si stiracchiò sotto le coperte a fiori. Il sole filtrava timido dalla finestra, disegnando forme strane sul soffitto della sua cameretta. Oggi era lunedì e, come ogni lunedì, dopo la scuola sarebbe andata al gruppo “Cuori Coraggiosi”, dove bambini come lei si incontravano per parlare e giocare insieme.
Camilla aveva otto anni, capelli castani sempre spettinati e una risata contagiosa che faceva sorridere anche la sua mamma, anche nei giorni in cui sembrava triste. Da qualche mese, la sua vita era un po' cambiata: la mamma e il papà non vivevano più insieme. Ora aveva due case, due letti, due posti dove lasciare le ciabatte. All'inizio era stato strano, a volte anche difficile, ma aveva scoperto che, se parlava con gli altri bambini del gruppo, il cuore le diventava più leggero, quasi come una piuma.
Quella mattina, dopo aver mangiato pane e marmellata, Camilla infilò lo zaino e diede un bacio rumoroso alla mamma. “Oggi vuoi che ti porti io al gruppo?” chiese la mamma, accarezzandole i capelli.
“No, oggi viene papà. Abbiamo detto che ci mangiamo una merenda speciale insieme!” rispose Camilla, sorridendo. “Poi mi accompagna lui.”
La mamma fece un sorriso un po' triste, ma anche dolce. “Allora buon gruppo, stellina mia.”
La giornata a scuola passò veloce, tra problemi di matematica e risate con la sua amica Marta. Camilla pensava al gruppo: ogni volta che ci andava, scopriva che non era sola. C'erano altri bambini che avevano vissuto cose simili, che avevano imparato parole nuove per parlare di emozioni difficili e giochi buffi per sentirsi meglio.
Dopo la scuola, Camilla corse incontro al papà, che la aspettava fuori con un sacchetto di biscotti e due succhi di frutta. “Ciao campionessa!” disse papà. “Pronta per il gruppo?”
Camilla annuì e insieme si sedettero su una panchina del parco. Mentre mangiavano biscotti, il papà chiese: “Come ti senti oggi?”
Camilla ci pensò un attimo. “Oggi abbastanza bene. Però… a volte mi manca avere tutti e due a tavola. Mi manca quando ridevamo insieme.”
Il papà la guardò negli occhi, serio ma gentile. “Anche a me manca, Camilla. Ma sai una cosa? Tu puoi sempre parlare con me o con la mamma di quello che senti. Anche se non siamo nella stessa casa, ti vogliamo bene uguale, anzi… forse anche di più!”
Camilla sorrise: le parole del papà erano come una carezza.
Poi si avviarono insieme verso il centro dove si teneva il gruppo “Cuori Coraggiosi”.
Capitolo 2: Il gruppo "Cuori Coraggiosi"
Camilla entrò nella sala piena di colori. C'erano tappeti morbidi, cuscini giganti e un grande cartellone su cui era disegnato un arcobaleno. La signora Laura, la responsabile del gruppo, aveva i capelli ricci e gli occhi che brillavano sempre. Ogni incontro iniziava con il “cerchio delle emozioni”: tutti si sedevano e, a turno, raccontavano come si sentivano quel giorno.
Quando toccò il turno di Camilla, lei prese la palla colorata che passava di mano in mano e disse: “Oggi mi sento… un po' sole, un po' nuvola e un po' arcobaleno. Perché ho mangiato i biscotti con il papà, ma mi manca avere la mamma con noi.”
Alcuni bambini annuirono, altri sorrisero. Pietro, un bimbo con gli occhiali buffi, disse: “Anche a me manca quando la mia mamma e il mio papà facevano la pizza insieme. Ma ora la faccio con la mamma e, a volte, con papà e la sua nuova fidanzata. Faccio il pizzaiolo vero!”
Tutti risero, compresa Camilla. La signora Laura spiegò che i sentimenti sono come il tempo: cambiano, a volte sono nuvole, altre volte sole, ma non restano mai uguali per sempre. “E sapete qual è la cosa magica?” chiese Laura. “Che possiamo parlarne, ridere, piangere e… trovare nuovi modi per stare insieme alle persone che amiamo.”
Dopo il cerchio, fecero un gioco. Ognuno doveva disegnare la “casa del cuore”: non una casa vera, ma quella dove si sentivano amati. Camilla disegnò una casa con due porte: una con la mamma e il suo profumo di fiori, l'altra con il papà e i suoi abbracci forti. Sopra, un grande arcobaleno che le univa.
Mentre colorava, Camilla pensava: “Forse avere due case non è poi così male. Ho due posti speciali dove mi sento amata.”
Alla fine dell'incontro, la signora Laura spiegò che il prossimo incontro sarebbe stato ancora più speciale: avrebbero costruito una scatola delle emozioni. “Dentro ci metteremo tutto quello che ci aiuta quando ci sentiamo tristi o confusi,” disse Laura. “Così, ogni volta che ne avrete bisogno, la scatola sarà lì ad aiutarvi.”
Camilla non vedeva l'ora.
Capitolo 3: La scatola delle emozioni
La settimana passò veloce, tra compiti, giochi nel cortile e due cene diverse: una con la pasta al pesto dalla mamma e una con la pizza fatta dal papà (con il risultato che la cucina sembrava esplosa!). Camilla alternava le sue giornate tra le due case, portando con sé il suo peluche preferito, Topotto. A volte, la sera, parlava con Topotto delle cose che aveva nel cuore. Era più facile raccontarle a lui, che aveva le orecchie sempre tese.
Quando arrivò il giorno del gruppo, Camilla portò con sé una scatola di scarpe colorata che aveva decorato con adesivi di stelle e cuori. Appena arrivata, si mise seduta con gli altri. La signora Laura spiegò come fare: “Pensate a cosa vi fa sentire meglio quando siete tristi. Può essere una foto, un disegno, una lettera, anche una conchiglia trovata in spiaggia!”
Camilla ci pensò su. Dalla tasca tirò fuori una foto: era una vecchia foto dove era con mamma e papà al parco, tutti sorridenti. Poi mise nella scatola il disegno della “casa del cuore” fatto la volta scorsa. Infine, scrisse un bigliettino: “Anche se mamma e papà non vivono più insieme, mi vogliono sempre tanto bene.”
Pietro mise dentro la sua scatola un pezzetto di pizza di cartone che aveva costruito, Sofia mise una conchiglia e una poesia. Ognuno trovava qualcosa che lo aiutava nei momenti difficili. Laura li aiutava a parlare, a capire che nessuna emozione era “sbagliata”.
Quando fu il suo turno, Camilla mostrò la sua scatola agli altri. “Questa scatola mi ricorda che ho due case, ma un solo cuore. E che mamma e papà mi vogliono bene, anche se non sono più insieme.”
Gli altri bambini la applaudirono. Pietro fece la faccia buffa e disse: “Io a volte faccio fare il solletico al mio orsetto quando mi sento triste! Funziona sempre!”
Camilla scoppiò a ridere. Era vero: anche il solletico aiutava!
Per finire, fecero una danza tutti insieme: saltellavano come conigli, giravano su se stessi, si abbracciavano in un grande girotondo. Camilla sentiva il cuore leggero, come se avesse messo le ali.
Capitolo 4: Nuove abitudini, nuovi sorrisi
Con il passare dei giorni, Camilla imparò ad accettare le sue nuove abitudini. C'era la sera in cui la mamma la aiutava a lavare i denti raccontandole storie buffe di fate distratte, e la sera in cui il papà faceva la gara di “chi russa più forte” con Topotto (e naturalmente vinceva sempre Topotto… o forse no?).
Quando aveva nostalgia, apriva la sua scatola delle emozioni e guardava la foto con mamma e papà insieme. Non le faceva più male come prima: ora sapeva che l'amore non si divide, ma si moltiplica. Se le mancava uno dei due, bastava telefonare o scrivere un messaggio.
Un giorno, mentre stava colorando in salotto dalla mamma, Camilla disse: “Mamma, sai che al gruppo ho imparato che posso essere felice anche se le cose sono cambiate? Anche se a volte mi sento triste, poi torna il sole.”
La mamma le sorrise e la strinse in un abbraccio profumato. “Sono tanto fiera di te, amore mio.”
Anche papà, quando Camilla gli raccontava le attività del gruppo, era orgoglioso. “Sei la mia piccola esploratrice del cuore,” diceva sempre.
Camilla scoprì che poteva parlare delle sue emozioni senza paura: a volte aveva nostalgia, a volte era arrabbiata, a volte rideva così forte da avere il singhiozzo. Tutte queste emozioni erano giuste, tutte facevano parte di lei.
Un giorno, al gruppo, la signora Laura disse: “Siete tutti cuori coraggiosi! Anche se la vostra famiglia è cambiata, siete capaci di trovare nuovi modi di essere felici. E sapete una cosa? Ogni famiglia è speciale, proprio perché è unica.”
Quando arrivò il momento di salutarsi, Camilla si sentiva diversa: più forte, più leggera, più sicura. Aveva nuovi amici, nuove abitudini e una scatola magica piena di ricordi felici.
Tornando a casa con Topotto sotto braccio, pensò che, anche se la vita cambiava, l'amore restava. E, con un piccolo sorriso furbo, si disse: “Forse, con due case, ho il doppio delle coccole!”
E così, tra una risata, un biscotto e un abbraccio, Camilla continuò a crescere, curiosa e coraggiosa, pronta ad affrontare ogni nuova avventura con il cuore leggero e la testa piena di sogni.