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Storia di supereroi comici 7/8 anni Lettura 16 min.

Zefira Lampo e la marina delle sorprese: uno, due, tre!

Zefira Lampo, una supereroina dal soffio speciale e il suo drone Bzz-Bip, affrontano piccoli guai alla marina — gabbiani ladri, una valigia ribelle e un cartello ondeggiante — imparando che pazienza e gentilezza sono i veri superpoteri.

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Supereroina adulta sorridente ma concentrata, macchia di vernice bianca sulla guancia e sulla tuta blu elettrico con grande Z arancione sul petto, casco da bici rosso, mantello leggermente impigliato a una corda mentre afferra delicatamente la maniglia di una valigia ribelle che rotola; un piccolo drone tondo chiamato Bzz-Bip, metallico argento con occhi disegnati, ronza vicino alla sua spalla destra con aria maliziosa; a sinistra, sullo sfondo, un pescatore di circa 60 anni, barbuto e abbronzato, con abiti a righe e coppola tiene un cono di patatine osservando divertito; a destra un bambino di circa 8 anni con berretto su uno scooter verde indica la valigia con la bocca aperta per lo stupore; tre gabbiani bianchi e grigi svolazzano sopra, uno inclinato come se guardasse la valigia; ambientazione in una marina lastricata al tramonto con moli in legno, barche colorate, bandierine spiegazzate, un chiosco di patatine e una locandina che svolazza, con texture ad acquerello e riflessi sull'acqua; scena principale dinamica e comica: l'eroina trattiene la valigia che scivola verso la passerella mentre gli altri reagiscono con sorpresa e divertimento in un'atmosfera calda e leggera. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La marina e la supereroina che conta

La marina di Porto-Sole era tranquilla come un gatto dopo pranzo. Le barche dondolavano piano: sciòf sciòf. I gabbiani facevano i galletti in cielo: “Mii-aaa!”, come se stessero raccontando barzellette.

Su una panchina, con il mantello infilato tra i lacci delle scarpe (perché succede anche ai supereroi), sedeva Zefira Lampo, supereroina adulta e molto seria… almeno finché non le veniva da ridere. Indossava una tuta blu con una grande Z arancione e un casco da bici “per sicurezza e per stile”, diceva sempre.

Zefira aveva un potere davvero strano: poteva far partire una folata d'aria profumata che sistemava le cose… ma non sempre nel modo previsto. A volte riordinava, a volte faceva volare cappelli, a volte faceva “PFFF!” e basta, come un palloncino stanco.

E poi aveva una regola d'oro: prima di agire, contava fino a tre.

Sempre.

Anche per prendere un gelato.

“Uno… due… tre!” disse, e solo allora aprì la borsa per tirare fuori la merenda.

Accanto a lei, il suo aiutante non ufficiale, un piccolo drone rotondo con gli occhi disegnati sopra, ronzava allegro. Si chiamava Bzz-Bip e faceva i suoni come nei fumetti: “BZZZ! BIP!”

“Bzz-Bip,” disse Zefira, “oggi missione facile: riposo. Zero caos. Zero… gelati che cadono. Zero… gabbiani ladri.”

Il drone girò su se stesso, come se facesse una risatina: “Bip-bip!”

In quel momento, da un chiosco vicino arrivò un profumo irresistibile: patatine fritte, croccanti, salate, felici. Zefira si alzò. Il mantello, ovviamente, rimase incastrato nella panchina.

“Ehm,” fece lei tirando piano, “uno… due… tre!” STRAP!

Il mantello si liberò e lei fece un passetto indietro… proprio addosso a un secchio di vernice bianca lasciato lì da un marinaio.

SPLASH!

Zefira rimase immobile, tutta a pois bianchi, come un pinguino in vacanza. Bzz-Bip fece: “BIP?!”

Dal molo, un vecchio pescatore la guardò e disse: “Signora, lei… è un quadro moderno?”

Zefira tossicchiò. “Sono Zefira Lampo. E… è tutto sotto controllo.”

Un bambino in monopattino si fermò, spalancando gli occhi. “Ma tu sei una supereroina vera?”

“Verissima,” rispose Zefira, facendo un sorriso. “Solo… un po' decorata.”

Il bambino indicò il casco. “E perché conti sempre fino a tre?”

Zefira si chinò, come se stesse svelando un segreto importantissimo. “Perché i guai corrono veloci. La pazienza, invece, li supera.”

Il bambino ci pensò. “Io corro veloce.”

“E allora,” disse Zefira, “impara a correre… con la testa.”

Bzz-Bip fece “BZZZ!” come a dire: ottima frase, capo!

Zefira si avviò verso il chiosco. Stavolta con attenzione. Il mantello svolazzava, la vernice gocciolava un po', ma lei camminava fiera. Tutto sembrava calmo.

Troppo calmo.

Capitolo 2: Patatine, gabbiani e… PANIC (ma piccola)

Al chiosco, una ragazza con un grembiule a righe chiese: “Cosa prendi?”

Zefira indicò il menu. “Patatine. E una limonata. E… un tovagliolo grande. Enorme. Tipo lenzuolo.”

La ragazza rise. “Arriva subito.”

Bzz-Bip volteggiò sopra le patatine ancora vuote, impaziente: “BIP! BIP!”

Zefira lo guardò con aria severa. “Bzz-Bip, la pazienza. Uno… due…”

“BIP!” fece lui, come se avesse già capito.

“Tre,” concluse Zefira. “Bravo.”

Quando arrivarono le patatine, erano in una barchetta di carta che sembrava una vera barchetta pronta a salpare. Zefira si sedette su un muretto vicino al molo, proprio davanti all'acqua.

“Ok,” disse, “mangiamo piano.”

Ma i gabbiani avevano un piano ancora più veloce.

Uno, con un'aria da furbetto e una piuma sulla testa come un ciuffo, atterrò a due passi. “Mii-aaa!” fece, che in lingua gabbianese significava: Quelle patatine sono mie, grazie.

Zefira strinse la barchetta. “No no, amico. Queste sono patatine da supereroina.”

Il gabbiano inclinò la testa, come un giudice. Poi fischiò: “KII-KII!”

In un attimo, altri due gabbiani arrivarono. Poi altri tre. Sembrava una riunione segreta: il Club dei Rubapatatine.

Bzz-Bip fece “BZZZ!” e girò in tondo, un po' agitato.

Zefira alzò un dito. “Calma. Io conto.”

Il gabbiano col ciuffo fece un passo avanti. Zefira respirò.

“Uno…” disse.

Il gabbiano saltò.

“Due…” disse.

Il gabbiano allungò il becco.

“Tre!” disse Zefira.

E invece di agitare le mani come fanno tutti quando un gabbiano attacca, Zefira fece la cosa più strana: tirò fuori una piccola ventolina tascabile con sopra scritto “SUPER-VENTO (forse)”.

“PFFF!”

Una folata uscì, ma non fortissima. Abbastanza per far svolazzare le piume del gabbiano col ciuffo, che fece “MIII!” e cadde seduto… in modo buffissimo. Gli altri gabbiani si guardarono tra loro come se dicessero: Ok, questa signora è strana.

La ventata però fece anche volare in aria la barchetta di patatine.

“NOOO!” gridò Zefira.

La barchetta planò come una barca vera… e atterrò sul cappello del pescatore di prima.

PLAFF!

Il pescatore si toccò la testa e tirò giù la barchetta piena di patatine. “Ah! Finalmente il mare mi manda qualcosa di buono.”

Zefira arrossì sotto la vernice bianca. “Scusi! Uno… due… tre… arrivo!”

Corse verso di lui, ma il mantello si impigliò in una cima. TRRRAK!

Zefira rimase legata come un regalo.

Bzz-Bip provò ad aiutarla tirando il mantello: “BZZZ! BIP! BIP!”

“Piano, Bzz-Bip,” disse lei, ridendo nonostante tutto. “Se tiri troppo, mi trasformi in una fionda.”

Il pescatore, calmissimo, sgranocchiò una patatina. “Signora supereroina, secondo me le conviene contare fino a… dieci.”

Zefira sospirò. “Fino a tre è già un'impresa.”

Con pazienza, sciolse il nodo. Uno… due… tre. E si liberò senza farsi sparare in mare.

“Ecco,” disse al pescatore. “Le patatine sono sue.”

Il pescatore scrollò le spalle. “Ne lasci una per i gabbiani. Così imparano l'educazione.”

Il gabbiano col ciuffo, che ascoltava, fece un verso offeso: “Mmmh!”

Zefira prese una patatina e la posò lontano. “Una sola. Per la pace.”

I gabbiani si avvicinarono tutti insieme… e poi si fermarono. Forse avevano capito che quella donna era imprevedibile.

O forse avevano paura della ventolina.

Bzz-Bip fece: “Bip!” come a dire: missione quasi riuscita?

Zefira si sedette di nuovo. “Vedi? Con un po' di pazienza si risolve tutto.”

In quel momento, però, dal molo arrivò un rumore inquieto, ma non spaventoso: CLONK! CLONK! CLONK!

Una valigia con le rotelle, lasciata incustodita, stava andando da sola verso la passerella, come se avesse una vita segreta.

“Ehi!” gridò una signora. “La mia valigia! Ha preso la fuga!”

Zefira si alzò di scatto. Poi si fermò. Regola.

“Uno…” disse.

La valigia fece ZZZZ, rotolando.

“Due…” disse.

La valigia prese velocità.

“Tre!” disse Zefira. “Si parte.”

Capitolo 3: La valigia ribelle e l'eroismo a rotelle

Zefira corse dietro la valigia, che sembrava una piccola macchina da corsa. “EHI! Fermati!” gridò, come se la valigia potesse ascoltare.

Bzz-Bip la seguiva: “BZZZ! BZZZ!” come una sirena allegra.

La valigia svoltò tra due pali e quasi fece cadere una pila di ciambelle esposte. Un venditore urlò: “Le mie ciambelle! Sono in bilico!”

Zefira si lanciò, ma ricordò di contare. “Uno… due…”

Intanto, la pila di ciambelle oscillava: wob wob wob.

“Tre!” Zefira spalancò le braccia e fece partire il suo potere: “ZEFI-VENTO!”

FWOOOSH!

Una folata profumata di limone uscì e… TAC! Le ciambelle, invece di cadere, scivolarono perfettamente una sopra l'altra come un castello.

Il venditore rimase a bocca aperta. “Ma… sono più dritte di prima!”

Zefira fece un inchino. “Prego.”

Poi la folata colpì anche la valigia, che fece una giravolta e si fermò… giusto un secondo.

“Brava!” gridò la signora della valigia, che arrancava dietro, ansimando. “L'hai fermata!”

La valigia, però, aveva un'idea diversa. Ripartì.

VROOOM!

Zefira sbatté le palpebre. “Ok. È una valigia testarda.”

Bzz-Bip fece “BIP!” come se proponesse: rincorsa?

“Va bene,” disse Zefira. “Ma con pazienza.”

La valigia arrivò vicino alla passerella di una barca elegante. Un uomo in camicia bianca stava per salire con un vassoio pieno di bicchieri di succo. Zefira vide il disastro in arrivo: bicchieri che cadono, succo dappertutto, gente appiccicosa.

Zefira si fermò di nuovo. “Uno…” disse, guardando bene.

Notò che la valigia aveva il manico tirato su e una sciarpa impigliata, che svolazzava come una bandiera. Il vento della marina la spingeva. E le rotelle… erano troppo libere, come se fossero super unte.

“Due…” disse.

Capì: la valigia non era magica. Era solo… scivolosa e spinta dal vento.

“Tre!” disse. “Soluzione gentile!”

Zefira non usò una folata forte. Si avvicinò piano, si mise di lato, e con due dita fermò la sciarpa, avvolgendola attorno al manico.

“Stop,” sussurrò alla valigia, come si fa con un cucciolo vivace.

La valigia rallentò. Zzz… zzz… si fermò.

L'uomo col vassoio la guardò. “Grazie! Avevo già immaginato il succo sul mio pantalone nuovo.”

Zefira sorrise. “Il succo sta meglio nel bicchiere.”

La signora finalmente raggiunse la sua valigia e la abbracciò come se fosse un bambino. “Scusa, piccola. Ti ho lasciata da sola.”

Zefira indicò le rotelle. “Forse serve il freno. O una rotella meno… scatenata.”

La signora rise. “Hai ragione. E io dovrei essere più paziente quando ho fretta.”

Zefira si illuminò. “Ecco! La pazienza è un superpotere. Anche senza mantello.”

Proprio mentre diceva “mantello”, il suo mantello si impigliò di nuovo, stavolta a una ringhiera.

Bzz-Bip fece: “BIP…!” come a dire: ci risiamo.

Zefira guardò il mantello, poi il cielo, poi la marina. “Ok. Uno… due… tre.”

Con calma, lo liberò, senza strappare niente. Poi si sedette sul bordo del molo, stanca ma soddisfatta.

“Missione compiuta,” disse.

Dal cielo, il gabbiano col ciuffo lanciò un verso che suonava come un applauso stonato: “Mii-aaa!”

Zefira fece finta di non sentirlo. “Non è un applauso, Bzz-Bip. È… gabbianese.”

Il drone fece: “BZZZ!” divertito.

Sembrava finita. Ma un'altra piccola cosa stava per succedere, una cosa minuscola, senza pericolo, ma perfetta per una supereroina comica.

Capitolo 4: Il grande finale… con un vento leggero

Il sole si abbassava e faceva brillare l'acqua. La marina era tornata calma. Zefira aveva finalmente un nuovo cono di patatine (questa volta tenuto con due mani, come un tesoro).

“Adesso,” disse, “mangio senza incidenti.”

Bzz-Bip si posò sulla sua spalla come un pappagallino metallico. “Bip.”

Zefira prese una patatina, la guardò, e fece un sorriso. “Uno… due… tre.”

CROCK!

Mangiò. Nessun gabbiano. Nessuna valigia. Nessuna vernice.

Solo che… un cartello vicino a loro iniziò a tremare. Era un cartello pubblicitario che diceva: “FESTA DELLA MARINA - OGGI!”

Il cartello era legato male e sbatteva: TAC TAC TAC.

Un bambino indicò. “Guarda! Sembra che balli!”

Zefira si alzò. “Un cartello che balla è simpatico… finché non cade in acqua.”

Il pescatore era lì, con un'altra manciata di patatine (sì, le aveva finite e ne aveva comprate altre). “Signora quadro moderno, vuole intervenire?”

Zefira fece una faccia fiera. “Certo. Ma…”

“Conta fino a tre,” disse il pescatore, sorridendo.

“Esatto.” Zefira guardò il cartello. Il vento del pomeriggio si era alzato un pochino, niente di forte, solo un soffio curioso.

Zefira si avvicinò, mise una mano sul nodo della corda e disse piano: “Uno…”

Il cartello fece TAC.

“Due…”

TAC TAC.

“Tre.”

Con calma, senza poteri, rifaceva il nodo. Solo un nodo semplice, come le aveva insegnato una volta un marinaio. Stringi, gira, passa sotto, tira.

Bzz-Bip osservava e faceva: “Bip… bip…” come un commento tecnico.

Il cartello smise di ballare. Rimase fermo e contento.

Il bambino del monopattino applaudì. “Super! Hai usato il potere del… nodo!”

Zefira rise. “A volte il potere più grande è fare le cose piano.”

Il gabbiano col ciuffo atterrò vicino, guardandola con aria seria, come se stesse per dare una medaglia. Poi rubò una patatina al pescatore.

“EHI!” protestò il pescatore, ma senza arrabbiarsi troppo. “Quello è un furto gentile!”

Il gabbiano fece “Mii!” e scappò trotterellando. Ridicolo, perché i gabbiani non dovrebbero trotterellare, e invece lui lo faceva.

Zefira si mise a ridere così tanto che quasi le tornò la vernice in gola. “Oh no… non ce la faccio…”

Bzz-Bip fece: “BZZZ!” come una risata elettronica.

La signora della valigia passò di lì e salutò. “Grazie ancora, Zefira! Ho messo il freno e ho promesso alla valigia di andare più piano.”

Zefira alzò il pollice. “Bravissima. Uno… due… tre… e si vive meglio!”

Tutti sembravano più leggeri, come se anche i pensieri fossero diventati barchette che galleggiano.

All'improvviso, Zefira sentì sulla guancia una carezza fresca: una brezza sottile, gentile, quasi timida. Il vento leggero arrivava dal mare e portava un profumo di sale e limone.

Zefira chiuse gli occhi. “Ecco,” disse piano, “il mio tipo di vento preferito.”

Bzz-Bip si inclinò, come se annusasse anche lui. “Bip.”

La marina rimase tranquilla. Il cartello fermo. La valigia al sicuro. I gabbiani… sempre un po' furbi, ma almeno soddisfatti con una patatina di pace.

Zefira si sedette di nuovo sulla panchina, finalmente senza impigliarsi.

“Missione finita?” chiese il bambino.

Zefira guardò il cielo, poi il mare, poi il mantello, che stavolta stava al suo posto. “Per oggi sì. E ricordati: quando vuoi fare qualcosa di importante…”

Il bambino sorrise, già sapendo la risposta. “Uno… due… tre!”

“Esatto,” disse Zefira. “Con pazienza, anche una marina piena di sorprese diventa un posto dove ridere.”

E il vento leggero continuò a soffiare, come un ultimo “PFFF!” felice, senza combinare guai.

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Marina
La zona vicino al mare dove ci sono barche e moli.
Panchina
Una lunga seduta in legno o metallo dove ci si può sedere.
Mantello
Un largo pezzo di stoffa che si porta sulle spalle, come un cappotto senza maniche.
Drone
Un piccolo apparecchio volante che può volare senza pilota umano.
Grembiule
Un panno che si indossa sopra i vestiti per non sporcarli lavorando o cucinando.
Ciuffo
Una ciocca di capelli o piume che spunta in modo evidente.
Passerella
Una piccola strada o rampa che porta su una barca o sopra l'acqua.
Vassoio
Una superficie piatta che si usa per trasportare piatti o bicchieri.
Inchino
Un gesto cortese di piegarsi piano per salutare o ringraziare.
Rotelle
Piccole ruote sotto una valigia o un giocattolo che permettono di rotolare.
Imprevedibile
Qualcosa che non si può prevedere, che succede in modo strano o a sorpresa.

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