Parte 1: La città che brilla
Nella città di Luminaria le case avevano vetri colorati. Al mattino, il sole faceva rimbalzare strisce rosse, blu e gialle sui marciapiedi. Sembrava che la città sorridesse.
In mezzo a quei colori correva un ragazzo: si chiamava Nilo Volt. Aveva quindici anni, capelli scuri spettinati come nuvole, e una giacca speciale grigio-argento con linee azzurre che si accendevano quando respirava forte. Sul polso portava un bracciale con un piccolo fulmine inciso. Non era un bracciale qualunque: era il suo “Cuore di Energia”.
Nilo non era solo Nilo. Quando serviva, diventava Voltino, il giovane super-eroe. Non era il più alto, non era il più muscoloso… ma aveva coraggio, idee veloci e un sorriso che non scappava quasi mai.
Quella mattina stava andando a scuola, con lo zaino e una merenda al miele.
“Ciao, Voltino… ehm, Nilo!” sussurrò la sua amica Pina, una bimba con due codine e un cappello verde troppo grande.
Nilo fece finta di niente. “Ciao, Pina. Oggi interrogazione?”
Pina sospirò. “Sì… il mio cervello fa ‘beep' come un robot.”
Nilo rise piano. “Allora lo facciamo riposare: tu respiri, io ti aiuto dopo.”
In quel momento, dall'alto, un suono tagliò l'aria: “BZZZ-TONK! BZZZ-TONK!”
Le luci dei lampioni tremolarono. Un enorme robot scese tra i palazzi come un ascensore impazzito. Era alto come tre autobus. Aveva braccia lunghe e una faccia quadrata con due occhi rossi che lampeggiavano. Sul petto c'era scritto: R-UMO 3000.
Una voce metallica gracchiò: “RACCOGLIERE… ENERGIA… PER… RICARICA.”
“Ehi!” gridò qualcuno. “Sta risucchiando le luci!”
Infatti, dai cartelli luminosi e dalle vetrine, piccoli fili di luce venivano tirati verso il robot, come spaghetti brillanti. Le strade diventavano più grigie.
Pina tremò. “Nilo… io ho paura.”
Nilo guardò la gente: un nonno con la spesa, una mamma con un passeggino, due gemelli che si stringevano la mano. Nessuno voleva farsi male. Nessuno capiva cosa fare.
Nilo abbassò la voce. “Pina, ascolta. Vai dietro al chiosco dei gelati e chiama la maestra. Dille di far entrare tutti al sicuro. Va bene?”
“E tu?”
Nilo fece un occhiolino. “Io… vado a parlare con un tipo molto rumoroso.”
Fece due passi, dietro un albero, e premette il bracciale. Le linee azzurre sulla giacca si accesero come stelle. Il cappuccio si chiuse attorno al viso. Sulle scarpe comparvero piccole luci.
Voltino saltò fuori. “Ehi, R-Umo! Qui la corrente è per tutti, non solo per te!”
Il robot girò la testa. “INTRUSO. PICCOLO.”
“Piccolo sì. Ma veloce!” Voltino corse, lasciando una scia azzurra. Con un salto, arrivò su un lampione e poi su un cartello. Era come in un fumetto: ZAP! ZOOM!
Il robot allungò una mano. “PRENDERE.”
Voltino scivolò via. “No, grazie! Sono già impegnato.”
Ma quando il robot fece un passo, il terreno tremò. Un semaforo cadde di lato con un “CLANG!” e un gattino nero miagolò, bloccato vicino a una panchina.
Voltino lo vide subito. “Ehi, piccoletto!”
Corse verso il gattino, lo prese con dolcezza e lo mise in alto, su una fioriera. “Sei al sicuro. Respira.”
Il gattino fece “mrr” e si rannicchiò.
Voltino guardò il robot. “Okay. Ora tocca a te.”
Parte 2: Il cortile interno e l'idea gentile
Voltino attirò R-Umo 3000 lontano dalla folla. “Dai, scatolone! Se vuoi energia, vieni a prendermi!”
Il robot lo inseguì, facendo tremare i tombini: “TONK! TONK!”
Voltino si infilò in un passaggio stretto tra due palazzi. Lì c'era un portone aperto. Entrò di corsa e si ritrovò in una corte interna: un cortile quadrato, con piante in vasi, una fontanella e panni stesi che ondeggiavano come bandiere.
“Perfetto,” sussurrò. “Qui non c'è traffico. E c'è acqua. E… ombra.”
R-Umo 3000 provò a entrare. Le sue spalle graffiarono i muri: “SCRRRAAATCH!” Ma riuscì a infilarsi, incastrandosi un po'.
“AH! Ti sei seduto da solo!” disse Voltino, ridendo.
Il robot agitò le braccia. “LIBERARE. RACCOGLIERE ENERGIA.”
Voltino notò un dettaglio: sul fianco del robot c'era un pannello mezzo aperto. Dentro si vedevano cavi e una piccola luce arancione che tremava, come una candela spaventata.
“Quella è la tua batteria?” chiese Voltino, avvicinandosi piano, senza fare il bullo.
Il robot si fermò un attimo. “BATTERIA… BASSA.”
“Ah. Quindi non sei cattivo. Sei… scarico,” disse Voltino. “Quando io ho fame, divento nervoso anche io.”
Il robot emise un suono strano, quasi un sospiro: “BZZ…?”
Voltino posò una mano sul suo bracciale. “Posso aiutarti, ma a modo giusto. Non puoi rubare la luce della città. La gente ne ha bisogno. Anche il gattino. Anche la mia amica Pina.”
R-Umo 3000 guardò i panni stesi che svolazzavano. “PROGRAMMA… DICE… PRENDERE.”
“E se il programma fosse sbagliato?” Voltino inclinò la testa. “A volte anche i robot hanno bisogno di un aggiornamento.”
Il robot fece “BEEP… BEEP…” come se ci pensasse.
Voltino scattò. “Idea! Nel cortile c'è una fontanella. L'acqua scorre. Se io uso il mio Cuore di Energia, posso creare una piccola ruota che gira con l'acqua. Una mini centrale gentile. Ti dà energia senza prendere quella degli altri.”
“CENTRALE… GENTILE?” ripeté il robot, confuso.
“Gentile sì. Come dire ‘permesso' e ‘grazie'.” Voltino sorrise. “Tu vuoi vivere, vero?”
“VIVERE… SÌ.”
“E la città vuole brillare,” disse Voltino. “Allora facciamo squadra.”
Voltino prese un vecchio secchio, un coperchio e due stecche trovate vicino ai vasi. Con piccole scosse azzurre, piegò il metallo senza romperlo. ZZZAP! Ma era un suono piccolo, non spaventoso.
Fece una ruota con palette, la mise sotto il getto della fontanella. L'acqua iniziò a girarla: “SCIAC-SCIAC!”
Voltino collegò un cavo che pendeva dal pannello del robot alla ruota. “Pronto?”
“PRONTO,” disse R-Umo, più piano.
La luce arancione dentro il robot diventò gialla… poi verde. “RICA… RICA… RICARICA.”
Gli occhi rossi si spensero e divennero azzurri.
Voltino tirò un sospiro. “Ecco. Adesso vedi meglio, eh?”
R-Umo 3000 inclinò la testa. “NON… RUBARE.”
“Bravo,” disse Voltino. “Questa si chiama responsabilità.”
Parte 3: Il robot cambia strada
Proprio allora, dal portone del cortile entrarono Pina e la maestra, con alcuni vicini curiosi ma prudenti.
Pina vide Voltino e spalancò gli occhi. “Voltino! Sei tu! Lo sapevo… un pochino!”
Voltino tossicchiò. “Ehm… sorpresa?”
La maestra guardò il robot, pronta a spaventarsi. Ma R-Umo 3000 alzò lentamente una mano e fece un suono nuovo: “SCUSA.”
Nel cortile calò un silenzio gentile.
Un nonno disse: “Ha… ha detto scusa?”
Voltino annuì. “Sì. Era scarico. Non capiva. Ora capisce.”
Pina fece un passo avanti, tenendo in mano un biscotto. “Se hai fame… puoi mangiare questo?”
Voltino rise. “Pina, i robot non mangiano biscotti.”
R-Umo 3000 guardò il biscotto e poi Voltino. “BISCOTTO… NON COMPATIBILE.”
Tutti risero. Anche la maestra, che si rilassò.
Voltino spiegò: “Ho creato una ruota d'acqua che lo ricarica senza fare danni. Ma c'è una cosa importante: il robot deve promettere di aiutare la città, non di spaventarla.”
R-Umo 3000 fece un piccolo “BEEP” deciso. “PROMESSA. AIUTARE.”
“Come?” chiese il nonno.
Voltino indicò le luci tremolanti dei lampioni fuori dal cortile. “Può restituire l'energia che ha preso. E poi può portare cose pesanti, riparare, pulire… con calma.”
Il robot aprì il petto con un “CLICK” e lasciò uscire fili di luce che tornavano indietro, come lucciole che rientrano nel bosco. Le vetrine tornarono a brillare. I cartelli si accesero. La città riprese colore.
Da lontano si sentì qualcuno gridare: “Luminaria è tornata!”
Pina guardò Voltino e sussurrò: “Hai salvato tutti… ma senza fare male a nessuno.”
Voltino si chinò alla sua altezza. “Perché anche chi sbaglia può imparare. Serve empatia. Vuol dire: provare a capire.”
R-Umo 3000 fece un passo e si sistemò meglio nel cortile, come se volesse occupare meno spazio. “EMPATIA… IMPARARE.”
“Esatto,” disse Voltino. “E adesso, amico robot, usciremo piano piano. Niente ‘TONK' troppo forte, okay?”
“OKAY. TONK… PICCOLO,” rispose il robot.
La maestra applaudì piano. I vicini applaudirono più forte. Pina saltellò. “Voltino! Sei un super-eroe gentile!”
Voltino arrossì un po'. “Sono solo… me. E oggi ho fatto la cosa giusta.”
R-Umo 3000 si avvicinò alla fontanella e guardò la ruota d'acqua che girava. “CENTRALE… GENTILE… BELLA.”
Voltino alzò il polso. “La lasciamo qui. Così, se un giorno ti senti scarico, vieni nel cortile e ti ricarichi senza paura.”
“GRAZIE,” disse il robot, con voce più morbida.
Voltino fece un passo indietro verso il portone. La città fuori era di nuovo piena di luce e suoni felici.
Pina lo accompagnò fino all'uscita. “Domani mi aiuti a studiare?”
“Promesso,” disse Voltino. “E niente ‘beep' da robot.”
Pina rise. “Solo ‘beep' da risate!”
Voltino si voltò verso tutti: la maestra, i vicini, il nonno, e perfino il gattino nero che era arrivato nel cortile e si strofinava contro un vaso.
Alzò la mano e fece un ultimo segno di saluto, grande e luminoso, come un raggio azzurro nell'aria. Poi sparì tra i colori di Luminaria, leggero come una scintilla buona.