Parte 1: Il ragazzo con le stelle nelle tasche
Aurora City brillava come una scatola di caramelle sotto il sole. Le case erano color pesca, menta e limone. I tram facevano “din-din” allegri, e i cartelloni luminosi dicevano: “Sorridi! Oggi è un buon giorno!”
In mezzo a quella luce camminava un ragazzo di nome Nilo Ventisette. Aveva sedici anni, capelli neri spettinati come piume, e occhi grigio-azzurri che sembravano due pozzanghere di cielo. Portava sempre uno zaino grande, pieno di cacciaviti, rotelle, fili colorati e… cose segrete.
Nilo era magro e veloce, e si muoveva come se avesse una musica tutta sua nelle scarpe.
A scuola, nessuno sospettava nulla. Nilo parlava poco, rideva piano, e aiutava sempre. Se una matita cadeva, lui la raccoglieva. Se qualcuno era triste, lui diceva: “Ehi, domani può essere migliore.”
Ma quando la città aveva bisogno, Nilo cambiava.
Sotto la sua felpa verde c'era una tuta speciale, liscia come una buccia di mela, con piccoli puntini luminosi che parevano stelle. E sulla cintura aveva un dispositivo che lui chiamava “Bzz-Belt”. Faceva “bzz” quando si accendeva, e Nilo lo amava.
Il suo nome da super-eroe era Nebulor. Un nome che sembrava venire da una nube spaziale, dove nascono le stelle.
Quel pomeriggio, mentre Nilo usciva dalla biblioteca, il suo Bzz-Belt vibrò.
“Bzz… bzz… bzz!”
Nilo guardò intorno. Un signore con il cappello stava scegliendo un giornale. Due bambine mangiavano un gelato gigantesco. Un cane inseguiva la sua coda come una ruota felice.
Nilo sussurrò: “Modalità discreta.”
Da un taschino dello zaino uscì una minuscola sfera metallica. Aveva un occhio blu che lampeggiava.
“Ciao, Luma,” disse Nilo.
“Ciao, Nebulor,” rispose una vocina. Era il suo piccolo drone, Luma, grande come un'arancia. “Ho captato un'anomalia energetica. Sta succhiando luce dalla Piazza dei Venti.”
Nilo strinse lo zaino. “La piazza? Ma lì ci sono i bambini che giocano.”
“Esatto,” disse Luma. “E anche la fontana che canta.”
Nilo fece un mezzo sorriso. “Allora andiamo. Senza farci notare.”
Si infilò in un vicolo, si tirò su il cappuccio, e in un attimo era Nebulor. Non con un grande “TA-DA!”, ma con un “shhh”. Perché lui era un eroe che non cercava applausi. Cercava soluzioni.
Nilo saltò su una ringhiera, corse lungo un muretto, e scivolò tra le persone come un raggio di vento.
Quando arrivò in Piazza dei Venti, sentì subito qualcosa di strano. Il cielo era ancora azzurro, ma i colori sembravano più spenti. Il verde degli alberi era meno verde. Il rosso dei palloncini era quasi rosa.
La fontana, che di solito faceva “la-la-la” con l'acqua, borbottava: “glu… glu… uff…”
Al centro della piazza c'era un oggetto scuro, come una scatola con tre antenne. Faceva un ronzio: “Vvvooom… vvvooom…”
Luma si avvicinò e sussurrò: “È un Aspiralux. Una macchina che risucchia la luce.”
“Chi l'ha messa qui?” chiese Nilo.
E proprio allora, dietro una panchina, spuntò un uomo alto con un mantello grigio e occhiali enormi. Aveva una valigetta piena di manopole e adesivi.
“Ah-ah!” disse l'uomo. “Finalmente! La città sarà più… grigia! E io venderò lampadine speciali. Molte lampadine!”
Nilo alzò un sopracciglio. “Quindi vuoi spegnere il sole per vendere lampadine?”
L'uomo fece un sorriso tutto storto. “Io sono il Dottor Opaco!”
“Nome perfetto,” mormorò Nilo. “Poco luminoso.”
Il Dottor Opaco premette un pulsante. L'Aspiralux fece un rumore più forte. Un raggio invisibile tirò via un po' di colore dal cielo.
Un bimbo disse: “Mamma, il mio palloncino è triste!”
Nilo respirò. “Okay. Niente panico. Niente scena.”
Saltò dietro la fontana e aprì lo zaino. Tirò fuori tre piccoli dischi argentati.
“Luma, in modalità specchio,” ordinò.
“Subito!”
I dischi volarono come frisbee e si attaccarono intorno all'Aspiralux. “Tic! Tic! Tic!”
Il Dottor Opaco strabuzzò gli occhi. “E quelli cosa sono?”
Nilo, da dietro la fontana, sussurrò: “Sono Riflettini. Rimandano la luce al mittente.”
Il ronzio cambiò. “Vvvooom… PFF!”
Per un attimo, un po' di luce tornò nella piazza. Il verde degli alberi fece un piccolo salto, come se avesse detto: “Eccomi!”
Il Dottor Opaco ringhiò: “Non importa! Ho un piano B!”
Premette un altro pulsante. Le antenne dell'Aspiralux si allungarono, come dita.
Luma disse: “Attento! Sta cercando nuovi punti di presa!”
Nilo si morse il labbro. “Allora piano C.”
“Non esiste piano C,” fece Luma.
“Nella mia testa sì,” rispose Nilo. “E spesso fa ridere.”
Parte 2: Il teatro rinnovato e il segreto tra le poltrone
L'Aspiralux cominciò a muoversi a scatti, come un granchio metallico. Non restava fermo in piazza: stava andando verso la strada principale, dove le luci dei negozi erano più forti.
Il Dottor Opaco corse dietro la macchina e gridò: “Avanti, mio tesoro grigio! Trova la luce più grande!”
Nilo seguì a distanza, sempre discreto. Saltava tra i cassonetti, passava dietro le colonne, e quando qualcuno lo guardava, fingeva di controllare il telefono come un ragazzo qualunque.
Luma gli sussurrò: “Sta andando verso il Teatro Solaria.”
Nilo si bloccò un secondo. “Il teatro? Quello nuovo?”
Il Teatro Solaria era appena stato rinnovato. Prima era vecchio e polveroso. Ora aveva una facciata dorata con stelle dipinte, porte rosse lucide e una scritta luminosa: “SOLARIA”. Di sera, brillava come una torta con le candeline.
Dentro, c'erano poltrone di velluto blu, lampadari a gocce che scintillavano, e un palcoscenico grande come un sogno.
Oggi c'era la prova generale di uno spettacolo per famiglie. Bambini, genitori e tecnici correvano in giro. Una signora con una sciarpa arcobaleno urlava: “Attenzione alle corde! E niente popcorn sul palco!”
Nilo entrò dal retro, passando da una porta laterale dove un cartello diceva: “PERSONALE”.
Luma si appoggiò sulla sua spalla. “Energia luminosa altissima. Se l'Aspiralux la prende, qui diventa buio. E i bambini si spaventano.”
Nilo guardò intorno. Voleva essere coraggioso, ma anche gentile. “Non succederà.”
Appena entrò, vide il lampadario principale: enorme, pieno di cristalli che facevano piccoli arcobaleni sulle pareti. Era come una pioggia di luce.
“Perfetto per Opaco,” mormorò Nilo.
E infatti, dal corridoio, arrivò il Dottor Opaco con l'Aspiralux che strisciava. “Ohhh!” disse lui, come un gatto davanti a una ciotola di latte. “Che splendore! Che… LUCE!”
Un tecnico lo vide e gridò: “Ehi! Chi sei? Quella cosa non è nella lista!”
Il Dottor Opaco si agitò. “Io… sono… un… esperto di lampade!”
Nilo sussurrò: “Sì, esperto nel rovinare le feste.”
L'Aspiralux alzò le antenne verso il lampadario. “Vvvooom!”
I cristalli cominciarono a diventare opachi, come se una nuvola fosse entrata dentro di loro.
Una bambina in tutù disse: “Dov'è finito l'arcobaleno?”
Nilo sentì un nodo in gola. Ma non era paura: era responsabilità. Quella cosa gli diceva: “Fai la cosa giusta. Anche se nessuno ti vede.”
Si avvicinò a una scaletta, salì due gradini e parlò a Luma: “Serve un diversivo. Piccolo, buffo e sicuro.”
Luma si illuminò. “Modalità scherzo?”
“Modalità scherzo,” confermò Nilo.
Luma volò sopra la testa del Dottor Opaco e proiettò sul soffitto un'immagine gigante: un sole con i baffi, che faceva l'occhiolino.
Tutti alzarono gli occhi. Un bimbo rise: “Il sole ha i baffi!”
Il Dottor Opaco gridò: “Che insolenza! Il sole deve essere serio e… spento!”
Mentre lui guardava in su, Nilo scese, corse dietro l'Aspiralux e aprì un pannello laterale con un piccolo cacciavite a forma di stella.
“Ecco il cuore,” sussurrò. Dentro c'era una batteria nera con una spia rossa.
Luma disse: “Se lo stacchi di colpo, può fare un ‘POM' di fumo.”
“Non faremo ‘POM',” rispose Nilo. “Faremo ‘puf'.”
Prese dal suo zaino una gelatina trasparente, come una caramella molle.
“Che cos'è?” chiese Luma.
“Schiuma Calma,” disse Nilo. “La uso quando le cose si agitano.”
Spremette la gelatina attorno alla batteria. La schiuma avvolse i fili e li tenne fermi, come un abbraccio.
Poi Nilo girò una manopolina e disse: “Rallento dolce.”
L'Aspiralux fece: “Vvvo… vvo… v…”
E si fermò. Le antenne si abbassarono piano piano, come braccia stanche.
Il lampadario riprese a brillare. Gli arcobaleni tornarono sulle pareti: uno finì proprio sul naso della signora con la sciarpa arcobaleno. Lei starnutì: “Etciù!”
Il Dottor Opaco si voltò e vide la sua macchina spenta. “No! Chi… chi ha fatto questo?”
Nilo era già dietro una colonna, con il cappuccio alzato. Il suo cuore batteva forte, ma la sua voce era calma. “Qualcuno con buon gusto per i colori.”
Il Dottor Opaco afferrò la valigetta e scappò verso l'uscita. “Non è finita! Tornerò con un Aspiralux più grande! E più… grigio!”
Luma disse: “Lo inseguiamo?”
Nilo guardò i bambini. Nessuno doveva spaventarsi. “No. Prima mettiamo tutto al sicuro. Un eroe sceglie il bene, non la corsa.”
Parte 3: La luce torna a cantare
Nilo trascinò l'Aspiralux dietro le quinte, lontano dagli occhi. Lo coprì con un telo pieno di stelle, uno di quelli usati per gli effetti speciali.
La signora con la sciarpa arcobaleno si avvicinò. “Chi ha salvato il nostro teatro?” chiese. “Ho visto una luce muoversi… e poi tutto è tornato.”
Nilo fece un passo indietro. Si tolse il cappuccio, tornando solo Nilo, un ragazzo qualunque con uno zaino. “Forse è stato il… nuovo impianto,” disse, indicando le lampade. “A volte si aggiusta da solo.”
La signora lo guardò. “Sei sicuro, ragazzo?”
Nilo sorrise piccolo. “Abbastanza.”
Un tecnico disse: “Comunque, grazie a chiunque sia stato! Lo spettacolo può continuare!”
Le persone applaudirono, ma non guardavano Nilo. Guardavano il palco, il lampadario, la città che non aveva perso i suoi colori.
Luma sussurrò nell'auricolare: “Sei contento?”
Nilo si strinse nelle spalle. “Sono sollevato. È diverso.”
“Ma hai fatto una cosa grande,” insistette Luma.
Nilo guardò il palco. I bambini provavano una canzone. La fontana fuori, nella piazza, ricominciava a cantare: “la-la-la!” (Si sentiva appena, ma si sentiva.)
“Le cose grandi,” disse Nilo piano, “non hanno bisogno di essere rumorose.”
In quel momento, sullo schermo gigante del teatro apparve un messaggio del Comune, preparato per la serata: “GRAZIE A CHI PROTEGGE AURORA CITY.”
Sotto, in piccolo, comparve una frase: “Un grazie discreto a un amico anonimo.”
La signora con la sciarpa arcobaleno lesse e si commosse. “Che bello,” disse. “Un grazie senza fare nomi. È… elegante.”
Nilo arrossì un po'. Nessuno sapeva che quel “grazie” era per lui. E andava bene così.
Poi sentì un fruscio nello zaino. Era la Schiuma Calma rimasta. Nilo la tirò fuori e la guardò come se fosse una caramella.
Luma fece una risatina elettronica. “Non la mangiare.”
“Non la mangio,” rispose Nilo. “La tengo per le emergenze. O per quando qualcuno ha un brutto giorno.”
Uscì dal teatro rinnovato dal retro, dove l'aria profumava di vernice fresca e sogni nuovi. La città era di nuovo luminosa. Le nuvole parevano panna montata. Le finestre scintillavano.
Nilo camminò verso casa, con passo leggero.
Luma gli chiese: “E se il Dottor Opaco torna?”
Nilo guardò il cielo, pieno di blu e promesse. “Allora tornerò anch'io. Ma sempre in silenzio. Con integrità.”
“Integrità?” ripeté Luma, come se assaggiasse la parola.
“Sì,” disse Nilo. “Fare la cosa giusta anche quando nessuno guarda. Anche quando sarebbe più facile fare altro.”
Luma lampeggiò. “Allora sei davvero un super-eroe.”
Nilo sorrise. “E tu sei un'ottima arancia volante.”
“Ehi!” protestò Luma. “Io sono un drone di alta classe!”
Nilo rise piano, e quel riso sembrò accendere un'altra piccola luce nella sera.
Quando arrivò davanti a casa sua, vide un gruppo di vicini che parlavano del teatro.
“Che fortuna!” disse una signora. “Pare che qualcuno abbia sistemato un guasto terribile.”
“Un eroe misterioso,” disse un signore.
Nilo passò con lo zaino in spalla e salutò: “Buonasera!”
“Buonasera, Nilo,” risposero tutti.
Nessuno aggiunse: “Sei stato tu.”
E Nilo non lo disse. Perché la città non aveva bisogno del suo nome. Aveva bisogno della sua scelta. Ogni giorno.
Quella notte, prima di dormire, Nilo aprì la finestra. Aurora City brillava. Da lontano, il Teatro Solaria mandava una luce calda, come un faro gentile.
Nilo sussurrò: “Buon lavoro, luce.”
E la luce, nella sua fantasia, rispose: “Buon lavoro a te, Nebulor.”
Nilo chiuse gli occhi, tranquillo. Domani ci sarebbero state altre risate, altri colori, forse altri guai.
Ma lui era pronto. Discreto, brillante, e con le stelle nelle tasche.