La sera di neve
C'era una volta un bimbo di quattro anni. Si chiamava Nico. Aveva gli occhi curiosi e le mani attente. Era la vigilia di Natale.
Fuori cadeva la neve. Piano piano scendeva la neve. Din don, din don, suonavano le campane. Dentro la casa era caldo. L'albero di Natale brillava. Le candele facevano piccole stelle.
Nico guardava il tavolo. La tovaglia era bianca. Bianca come la neve. La mamma mescolava la zuppa. Il papà tagliava il pane. Tutto profumava di buono.
“Posso aiutare?” disse Nico.
“Sì, piccolo cuore,” disse la mamma. “Oggi è una sera speciale.”
“Siamo insieme,” disse il papà. “Siamo una famiglia.”
Nico sentì il suono. Din don, din don, le campane. Gli parevano campanelle di renna. Gli parevano cullare la casa. La neve cadeva piano. Come zucchero sul mondo.
Nico guardò la sedia vuota. Una sedia vicino all'albero. Una sedia vicino alle candele. “Chi siederà qui?” chiese Nico.
“La sedia aspetta un ospite,” disse la mamma. “A Natale c'è sempre un posto in più.”
“Per chi arriva tardi, o per chi cerca calore,” disse il papà. “Un posto a tavola è un posto nel cuore.”
Nico annuì. Il suo cuore fece luce. Come una candela che si accende. Brilla l'albero, brillano le candele. Piano piano scende la neve. Din don, din don, suonano le campane.
Il posto che brilla
“Posso preparare io quel posto?” chiese Nico.
“Puoi,” disse la mamma. “Con calma e con cura.”
“Con le tue mani gentili,” disse il papà.
Nico prese un piatto. Il piatto era tondo come la luna. Lo posò piano. La tovaglia bianca era un prato di neve. Mise una forchetta e un cucchiaio. Brillavano come due piccole stelle. Mise anche un bicchiere. Trasparente come il ghiaccio buono. Ma non freddo. Caldo di casa.
Portò un tovagliolo rosso. Rosso come una mela. “Così il posto è allegro,” disse Nico.
“Molto bene,” disse la mamma. “Hai fatto con attenzione.”
“Come un grande,” disse il papà.
Nico guardò la sedia. La sedia sembrava dire: “Vieni, siediti.” Nico le mise sopra la sua piccola sciarpa di lana. “Per tenere caldo,” disse. “Per dire: benvenuto.”
Pose sul piattino un biscotto. Un biscotto con una stella di zucchero. E accese una candela. La fiamma era una lucciola dorata. “La luce guida,” disse la mamma. “La luce chiama la gioia.”
Fuori la neve era leggera. Piano piano scendeva la neve. Din don, din don, suonavano le campane. L'albero faceva luce verde e oro. Le candele facevano luce morbida e buona.
“E se nessuno arriva?” chiese piano Nico.
“La sedia aspetta serena,” disse la mamma. “Il gesto è già un abbraccio.”
“Preparare è già amare,” disse il papà. “Tu hai pensato a qualcuno. Questo conta.”
Nico sorrise. Sentì un fruscio. Un pettirosso si posò sul davanzale. Aveva un petto rosso come il fiocco del pacco. “Ciao,” disse Nico. “Hai freddo?”
Il pettirosso cinguettò piano. Nico aprì un pochino la finestra. Solo un pochino. Appoggiò briciole di pane. “Per te,” disse. “Per la tua pancia piccola.”
“Che cuore gentile,” disse la mamma. “Il Natale è anche questo.”
La sedia che scalda
Toc toc. Un piccolo bussare. Tranquillo e dolce. Subito la mamma aprì. C'era la signora Rosa, la vicina. Con lei c'era Lea, la sua bambina. Portavano un cestino con mandarini e sorrisi.
“Buona sera,” disse la signora Rosa. “Abbiamo fatto un giro breve. La neve è soffice.”
“Entrate,” disse il papà. “Entrate al caldo.”
“Che profumo,” disse Lea. “Che albero bello!”
“Din don, din don,” disse Nico. “Le campane ci cantano.”
Nico guardò la sedia con la sciarpa. Il posto con la candela. Il posto con il biscotto a stella. “Questo è per voi,” disse Nico. “L'ho preparato io. Con calma e con cura.”
La signora Rosa si commosse. “Che gentilezza,” disse piano. Lea sedette. La sciarpa era morbida. La candela faceva luce dolce. L'albero sorrideva con mille lucine.
Mangiarono zuppa calda. Pane croccante. Mandarini profumati. Nico spezzò il biscotto e lo divise. Una metà a Lea. Una metà a se stesso. Una briciola la mise sul davanzale. Il pettirosso la prese e volò su, come una nota di musica.
“Grazie,” disse Lea. “Mi sento a casa.”
“A Natale la casa si allarga,” disse la mamma. “Si allarga come un abbraccio.”
“Quando fai posto a tavola,” disse il papà. “Fai posto nel cuore.”
Nico guardò il piatto tondo. Come una luna piena. Pensò: io posso aiutare. Io posso preparare. Io posso ricordare gli altri. Questo è essere grande. Questo è tenere accesa la candela.
Fuori la neve scendeva piano. Piano piano scendeva la neve. Din don, din don, suonavano le campane. Dentro le candele brillavano serene. L'albero faceva luce verde e oro. La casa respirava pace.
Era ora di andare a dormire. Nico salutò l'albero. Salutò la candela. Salutò la sedia, ora felice. “Buona notte,” disse Nico.
“Buona notte,” disse la mamma. “Buona notte, piccolo cuore attento.”
“Buona notte,” disse il papà. “Domani è Natale.”
Nico chiuse gli occhi. Si addormentò piano. Con il suono delle campane nel cuore. Con la luce della candela negli occhi. Con la neve che canta, lieve e bianca. E con un posto a tavola, sempre pronto, sempre caldo. Pace.