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Storia di creatura divertente 7/8 anni Lettura 20 min.

Rutto il troll prudente e il passo plof-plof alla festa delle nuvole frizzanti

Rutto, un troll prudente, impara il passo "Plof‑Plof" con l'aiuto della fata Lilla, di un metronomo magico e degli amici del bosco, affrontando prove che gli insegnano come la generosità e la gentilezza possano aiutarlo a trovare il suo ritmo.

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Un troll chiamato Rutto, allegro ma timido, guance rosse, pelle verde pallido, orecchie appuntite e corporatura tonda, indossa un gilet con grandi tasche e danza un passo "Plof-Plof" su una piccola scena in pietra mentre tiene un piccolo metronomo quadrato che ticchetta e un cucchiaino ritmato che tintinna al polso; a destra vola una piccola fata di nome Lilla, occhiali rotondi, matita dietro l'orecchio, capelli ricci e ali sottili tratteggiate che applaude; in primo piano uno gnomo barbuto regge un vassoio di bevande frizzanti che vacilla e Rutto lo stabilizza con un gesto dolce; sullo sfondo tre folletti coi nasi rossi ridono e suonano trombette dai gradini tra bandierine, nuvole che fanno bolle, coriandoli e panche di tronchi, con sagome di animali che applaudono; scena dinamica e comica, musica e suoni "tic-tac" e "ting", atmosfera calda e benevola, stile line art chiaro con tratti netti, tratteggi e contrasti morbidi, composizione centrata sul troll che aiuta lo gnomo mentre danza. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il troll prudente e il passo “Plof-Plof”

Nel Bosco delle Cose Che Ridacchiano viveva un troll di nome Rutto. Non era un troll cattivo: era solo… prudente. Così prudente che, prima di sedersi su un sasso, lo salutava.

“Buongiorno, sasso. Sei stabile?” chiedeva.

Lo sasso, che non parlava, restava zitto.

“Silenzio: ottimo segno,” concludeva Rutto, sedendosi piano piano come se stesse appoggiando una torta di panna su un filo.

Quel giorno Rutto aveva un problema enorme per un troll: doveva imparare un ritmo di camminata. Nel Bosco si avvicinava la Festa delle Nuvole Frizzanti, e tutti sfilavano con passi musicali. Gli gnomi facevano “Tip-tap-tap”, le fate “Fiu-fiu-fiu”, perfino i funghi saltellavano “Boing-boing”.

Rutto invece camminava così: “Ehm… scusate… permesso… ops.” Sembrava sempre che chiedesse scusa al terreno.

“Devi avere un passo tuo!” disse la sua amica, una fata con gli occhiali tondi e una matita dietro l'orecchio. Si chiamava Lilla. “Un passo facile. Uno, due, uno, due!”

“Uno, due, mi viene la vertigine,” sospirò Rutto.

Lilla batté le mani. “Allora facciamo un passo… prudente. Tipo ‘Plof-Plof'!”

“Plof… come una pozzanghera?” chiese Rutto, preoccupato.

“Ma no! È un suono simpatico. Guarda.” Lilla fece due passi: uno morbido, uno un po' più deciso. “Plof… Plof…”

Rutto provò. Il primo piede scese con delicatezza, come se accarezzasse una piuma. Il secondo atterrò più forte, come un sacco di patate felici.

“Plof… PLOF!” fece.

Un riccio che passava si mise a ridere. “Sembra un tamburo che ha mangiato troppo!”

Rutto arrossì fino alle orecchie appuntite. “Sto facendo male?”

“Stai facendo… troll!” disse Lilla, soddisfatta. “Adesso serve ritmo. Devi contare nella testa: ‘Plof' piccolo, ‘Plof' grande.”

Rutto annuì. “Piccolo… grande… piccolo… grande… E se sbaglio?”

“Se sbagli, sorridi. È magia: il sorriso mette a posto tutto.”

In quel momento arrivò un folletto postino con un cappello a campanelli e una borsa gonfia. “Posta per Rutto il Prudente!”

“Per me?” Rutto prese la lettera con due dita, come se potesse pizzicare.

Lilla lesse ad alta voce: “Caro Rutto, alla Festa delle Nuvole Frizzanti ci sarà un numero speciale: la Parata del Passo Perfetto. Chi vorrà potrà esibirsi. Firmato: il Sindaco-Drago, che però oggi è di buon umore.”

Rutto deglutì. “Esibirsi? Io? Io mi esibisco solo quando mi cade una foglia in testa.”

Lilla gli diede una pacca sulla spalla, leggera perché era una fata educata. “Proprio per questo! Sarai una sorpresa. E poi… puoi aiutare gli altri. Generosità, Rutto. La festa è più bella quando si dà una mano.”

Rutto guardò il sentiero. Era lungo, pieno di sassi, radici e cose che potevano far inciampare. Il suo cuore prudente fece “toc toc toc”.

“Va bene,” disse. “Imparo il Plof-Plof. Ma piano. Molto piano.”

“Plof-Plof!” cantò Lilla. “E adesso, missione: trovare un metronomo magico!”

“Un metro… cosa?” chiese Rutto.

“Una cosa che fa tic-tac e ti aiuta col ritmo. Vieni, prudente troll: si parte!”

Capitolo 2: Il metronomo, il serpente e la torta che scappa

Il Bosco delle Cose Che Ridacchiano aveva sentieri che si spostavano da soli, come se facessero stretching. Rutto camminava contando:

“Plof… PLOF… Plof… PLOF…”

Ogni tanto si fermava per controllare che il suolo fosse d'accordo.

“Scusa, terreno. Passo qui?”

Il terreno non rispondeva.

“Grazie del permesso,” diceva lui, soddisfatto.

Lilla volava a zig-zag. “Il metronomo magico lo vende la Strega dei Biscotti.”

“Strega?” Rutto si bloccò.

“Tranquillo,” disse Lilla. “È una strega gentile. Fa solo incantesimi che sanno di cannella.”

“Ah. Cannella mi sembra sicura,” sospirò Rutto, riprendendo: “Plof… PLOF…”

Arrivarono a una casetta con una porta fatta di cialda. Il camino sputava profumo di cioccolato. Un cartello diceva: “ENTRA PURE, MA PULISCI I PIEDI, PER FAVORE.”

Rutto si pulì i piedi. Poi pulì anche quelli di Lilla, per educazione.

“Rutto, io ho le scarpe invisibili,” disse lei ridendo.

“Meglio pulire qualcosa in più che qualcosa in meno,” rispose lui serio.

Dentro, la Strega dei Biscotti mescolava una pentola. Aveva un grembiule con scritto: “NON MI RUBARE L'IMPASTO.”

“Buongiorno!” fece Lilla. “Ci serve un metronomo magico per il ritmo!”

La strega alzò un sopracciglio. “Ritmo? Che cosa rara! Qui da me il ritmo lo fa il forno: ‘ding!'”

Rutto alzò una mano timida. “Io… sto imparando il passo Plof-Plof.”

“Plof-Plof?” La strega scoppiò a ridere, ma con una risata calda, come una coperta. “Simpatico! Aspetta… forse ho qualcosa.”

Aprì un cassetto e tirò fuori una scatolina che faceva “tic-tac” e aveva due braccetti che dondolavano.

“Ecco il Metronomo Sincero,” disse. “Non mente mai. Se vai fuori tempo, lui tossisce.”

“Come un nonno?” chiese Lilla.

“Peggio: come una teiera,” rispose la strega. Il metronomo tossì davvero: “Ehm!”

Rutto lo guardò con sospetto. “E se tossisce troppo e si stanca?”

La strega gli mise in mano la scatola. “Allora gli offri un biscotto. Ecco, prendi anche questi.”

Gli infilò in tasca una manciata di biscotti a forma di note musicali.

Rutto spalancò gli occhi. “Sono… per me?”

“Sì, ma con una condizione,” disse la strega. “Se incontri qualcuno affamato, condividi. La musica è più buona quando è generosa.”

Rutto annuì subito. “Condividere è… sicuro. E anche giusto.”

Usciti, incontrarono un serpente con un cappello da cuoco. Stava seduto su una pietra e guardava una torta che rotolava giù da una collina, come se avesse deciso di scappare.

“Fermate quella torta!” gridò il serpente. “È la mia Torta al Limone Saltellante! Ha preso coraggio!”

La torta rotolava facendo “rumble-rumble” e spruzzando glassa.

Rutto, prudente, valutò la situazione come un esperto di cose che cadono: distanza, velocità, possibilità di finire con crema sul naso.

“Potrei… fermarla con un piede,” disse piano.

Lilla indicò il metronomo. “Usa il ritmo! Plof-Plof e… STOP!”

Rutto partì. “Plof… PLOF… Plof… PLOF…” Il metronomo faceva “tic-tac” e, quando Rutto accelerò troppo, tossì: “Ehm!”

“Scusa!” disse Rutto al metronomo, rallentando subito.

Arrivò davanti alla torta, aprì le braccia come una porta. La torta gli sbatté contro la pancia e rimbalzò.

“Boing!” fece la torta, felice.

Rutto traballò. “Oh-oh.”

Cadde all'indietro su un cespuglio morbido. La torta, invece di scappare, rimase appoggiata su di lui come un cappello enorme.

Il serpente strisciò vicino, commosso. “Hai salvato la mia torta!”

“Con la pancia,” disse Rutto, schiacciato ma contento.

Lilla ridacchiò. “Tecnica avanzata: Parata del Pancione!”

Il serpente aprì una borsa e tirò fuori un cucchiaino d'argento. “Per ringraziarti, ecco il Cucchiaino Ritmato. Se lo batti su qualcosa, fa ‘ting' perfetto!”

Rutto guardò il cucchiaino. “È… bello.”

“E visto che sei gentile,” aggiunse il serpente, “ti do anche un pezzetto di torta.”

Rutto pensò ai biscotti della strega. Li tirò fuori e li porse. “Io ho questi. Scambiamo e condividiamo?”

Il serpente sorrise. “Affare fatto!”

Lilla applaudì. “Generosità con zucchero sopra!”

Rutto fece un morso di torta, poi riprese a camminare: “Plof… PLOF…” Il metronomo sembrava contento e non tossiva più.

“Vedi?” disse Lilla. “Quando fai del bene, il ritmo ti viene meglio.”

“Oppure è la torta,” disse Rutto con la bocca piena.

“Anche,” ammise Lilla. “La torta aiuta sempre.”

Capitolo 3: La prova generale e la banda degli starnuti

Il giorno prima della Festa, Lilla portò Rutto in una radura dove gli animali provavano i numeri. C'era un coro di conigli, un'orchestra di rane con i violini di foglia e un gruppo di scoiattoli che faceva percussioni con ghiande.

Rutto strinse il metronomo. “Tutti questi suoni… e se perdo il conto?”

“Ti aiuto io,” disse Lilla. “E se ti confondi, fai il tuo sorriso magico.”

Rutto provò a sorridere. Gli venne una smorfia un po' strana, come se avesse incontrato un limone.

“Va bene lo stesso,” disse Lilla. “Sembra un sorriso coraggioso.”

Un gufo con un papillon si avvicinò. “Sei tu il troll che farà la Parata del Passo Perfetto?”

“Io?” Rutto indicò il proprio naso. “Forse. Dipende dal terreno.”

Il gufo annuì, serio. “Il terreno è emozionato. Dice che non vede l'ora.”

Rutto sussurrò: “Finalmente qualcuno che parla per lui.”

Cominciò la prova. L'orchestra suonò un motivetto allegro. Lilla contava: “Uno, due, uno, due!”

Rutto partì: “Plof… PLOF… Plof… PLOF…”

Il metronomo faceva “tic-tac” come un cuore tranquillo. Il cucchiaino ritmato, appeso alla cintura, tintinnava: “ting… ting…”

Poi arrivò la Banda degli Starnuti: tre folletti con il raffreddore che soffiavano in trombette troppo pepate.

“AAAA… CIO'!” fece il primo.

“CIO'!” fece il secondo.

“Ciii… OOOH!” fece il terzo, che starnutì talmente forte da far volare il suo cappello.

Lo starnuto cambiò la musica. Le rane fecero “crac!”, i conigli persero una nota, gli scoiattoli lanciarono una ghianda per sbaglio.

Rutto si fermò subito. Prudente com'era, preferiva fermarsi piuttosto che fare un passo a sorpresa.

“Scusate!” gridò uno dei folletti. “È colpa del pepe! Non dovevamo assaggiarlo!”

Il gufo col papillon disse: “Niente panico. Qui si ride e si riprova.”

Rutto guardò i folletti, tutti rossi e imbarazzati. Tirò fuori gli ultimi biscotti a forma di note. “Ehi… volete questi? Sono dolci, magari calmano il pepe.”

I folletti si illuminarono. “Davvero? Per noi?”

“Certo,” disse Rutto. “La musica è più buona quando è generosa.”

Mangiarono i biscotti e, miracolo, gli starnuti diventarono piccoli: “ciù… ciù.”

Lilla sussurrò: “Hai salvato la prova generale!”

Rutto alzò le spalle. “Ho solo condiviso.”

“Sì,” disse Lilla, “ma farlo al momento giusto è magia vera.”

La musica ripartì. Questa volta, però, il metronomo iniziò a tossire.

“Ehm! Ehm!”

Rutto si spaventò. “Oh no! L'ho stancato?”

Lilla si chinò e vide una briciola incastrata sotto il metronomo. “È solo un biscotto che ha fatto il solletico!”

Il gufo col papillon osservò. “È scientifico: le briciole fanno ridere le cose serie.”

Rutto tolse la briciola con cura. “Scusa, metronomo.”

Il metronomo fece “tic-tac” più forte, come per dire: “Va bene.”

Rutto riprese il passo. Stavolta aggiunse anche il cucchiaino: batteva leggermente sul suo bracciale di legno.

“Ting… Plof… PLOF… Ting… Plof… PLOF…”

Gli animali cominciarono a seguirlo, senza nemmeno accorgersene. Le rane facevano “croak” sul tempo, i conigli saltellavano giusti giusti, gli scoiattoli scuotevano la coda come una bacchetta.

“Rutto,” disse Lilla con gli occhi lucidi (ma felici), “stai guidando una mini parata!”

Rutto guardò dietro di sé e quasi inciampò per la sorpresa. Si fermò subito, prudente.

“Non guardare dietro!” gridò un coniglio. “Continua! Sei il nostro… Plof-Capo!”

Rutto tossicchiò. “Io? Un capo? Preferisco essere un… aiutante.”

“Va benissimo,” disse il gufo. “Gli aiutanti sono i migliori capi.”

Alla fine della prova, tutti applaudirono. Anche il terreno, se avesse avuto le mani, avrebbe applaudito.

Rutto si asciugò una goccia di sudore. “Domani è la festa. Io… ce la faccio?”

Lilla gli porse una borraccia di succo di lampone. “Ce la fai. E se succede qualcosa di imprevisto… sarà divertente.”

“Imprevisto?” ripeté Rutto, un po' pallido.

“Divertente,” ripeté Lilla, sorridendo.

Rutto provò di nuovo il sorriso magico. Stavolta gli venne meglio.

Capitolo 4: La Festa delle Nuvole Frizzanti e lo spettacolo per sbaglio

Il giorno della Festa, il cielo era pieno di nuvole che facevano bolle come una bibita. Ogni tanto una bolla scoppiava e faceva “pop!”, e la gente rideva.

Le bancarelle vendevano spiedini di zucchero filato, cappelli a forma di stella e scarpe che scricchiolavano apposta.

Rutto arrivò con Lilla. Indossava un gilet con tasche enormi “per ogni evenienza”, aveva il metronomo in una mano e il cucchiaino nell'altra.

“Respira,” disse Lilla. “E ricordati: Plof piccolo, Plof grande.”

“Plof piccolo, Plof grande,” ripeté Rutto. “E se il terreno cambia idea?”

“Allora gli dici ‘per favore',” disse Lilla. “Tu sei bravissimo.”

Il Sindaco-Drago salì su un palco di pietra lucida. Aveva un cappello elegante e un sorriso che sembrava appena stirato.

“Benvenuti!” tuonò, ma con gentilezza. “Che la Parata del Passo Perfetto abbia inizio!”

Partirono gli gnomi: “Tip-tap-tap!” Applausi.

Partirono le fate: “Fiu-fiu-fiu!” Applausi.

Partirono i funghi: “Boing-boing!” Risate.

Poi toccò a Rutto.

Un silenzio curioso scese sulla piazza. Qualcuno sussurrò: “Un troll?”

Un bambino folletto disse: “Magari fa ‘GRR!'”

Rutto, sentendo “GRR”, si schiarì la gola per spiegare che non era quel tipo di troll. Ma proprio in quel momento, una bolla di nuvola frizzante scese e gli si posò sul naso.

“Pop!” fece la bolla.

Rutto incrociò gli occhi per guardarla. “Eh?”

La folla rise. Non di lui in modo cattivo: rideva perché era buffo vedere un troll serio con il naso che faceva “pop”.

Rutto fece un passo indietro, prudente. Il metronomo, forse solleticato dall'aria frizzante, accelerò da solo: “tic-tac-tic-tac!”

“Ehm!” tossì pure.

“Calma,” sussurrò Rutto. “Calma. Plof… PLOF…”

Ma il cucchiaino ritmato, appeso al polso, cominciò a vibrare e a battere contro il metronomo.

“Ting-ting-ting!”

Sembrava che i due strumenti litigassero.

“Ehi!” disse Rutto. “Non litigate! Vi prego!”

Più lui pregava, più il cucchiaino faceva “ting!” e il metronomo “tic!” e “ehm!”

La folla pensò fosse parte dello spettacolo. Qualcuno iniziò a battere le mani: “Clap-clap!”

Rutto, confuso, cercò di riprendere il suo passo prudente. Ma i piedi, con tutta quella musica attorno, decisero di fare i furbi.

Fece “Plof… PLOF… Plof… PLOF…” e, senza volerlo, aggiunse una giravolta minuscola, tipo mezzo giro. Per un troll era già una cosa enorme.

“Oh!” fece la folla.

Rutto spalancò gli occhi. “Ho… girato?”

Lilla, a bordo palco, mimò con le labbra: “Continua!”

Rutto continuò. Il terreno, contento, sembrava più morbido. Le nuvole frizzanti facevano “pop” a tempo. Il metronomo smise di tossire e iniziò a suonare come un piccolo tamburo. Il cucchiaino faceva “ting” come una campanella.

E Rutto, per sbaglio, stava facendo una danza comica perfetta: un passo piccolo, un passo grande, un mezzo giro, un inchino prudente, e poi una pausa in cui controllava se il palco fosse ancora d'accordo.

A un certo punto vide, in prima fila, i tre folletti della Banda degli Starnuti. Avevano il naso pulito e gli occhi brillanti.

“Vai, Rutto!” gridarono. “Plof-Capo!”

“No, aiutante!” gridò lui, senza fermarsi.

“Plof-Aiutante!” corressero loro, ridendo.

Rutto notò anche un vecchio gnomo che cercava di tenere in equilibrio un vassoio di bibite frizzanti. Il vassoio tremava.

Rutto, pur danzando, allungò la mano e stabilizzò il vassoio con un gesto gentile, come se fosse la cosa più normale del mondo.

“Grazie!” disse lo gnomo.

“Prego!” disse Rutto. “La generosità non perde il ritmo!”

La gente scoppiò in una risata grande e felice, e applaudì ancora più forte. Il Sindaco-Drago si commosse così tanto che fece una piccola fiammella a forma di cuore, che però si spense subito per non bruciare niente.

“Che numero straordinario!” annunciò. “Il troll che danza e aiuta!”

Rutto finì con un inchino. Per sicurezza, fece l'inchino due volte: uno per il pubblico e uno per il palco.

Ci fu un applauso che sembrava pioggia di pop-corn.

Dietro le quinte, Lilla lo abbracciò (con delicatezza, perché un troll è grande). “Hai visto? Spettacolo riuscito!”

“Ma io…” Rutto guardò il metronomo e il cucchiaino, ora tranquilli. “Io non avevo pianificato la giravolta. E nemmeno il vassoio. E nemmeno… le nuvole sul naso.”

“Appunto,” disse Lilla. “È stato un successo per sbaglio. I migliori successi fanno così: arrivano ridendo.”

Rutto ci pensò. “Quindi… essere prudente e generoso… può diventare divertente?”

“Certo!” disse Lilla. “Tu hai condiviso biscotti, hai aiutato con la torta, hai salvato la prova, e oggi hai aiutato pure lo gnomo. La gente non ha applaudito solo il passo. Ha applaudito te.”

Rutto si mise una mano sul petto. Sentì il cuore fare “tic-tac” come il metronomo, ma tranquillo.

“Allora,” disse, “domani insegno il Plof-Plof a chi vuole.”

“Davvero?” chiese Lilla.

“Certo,” rispose Rutto. “Così nessuno resta indietro. E se qualcuno sbaglia… sorridiamo. È magia.”

In quel momento, una nuvola frizzante fece “pop!” proprio sopra la loro testa e lasciò cadere un coriandolo di zucchero.

Rutto lo guardò e disse serio: “Grazie del permesso, nuvola.”

Lilla rise così forte che le tremarono gli occhiali. “Rutto, sei il troll più comico del bosco.”

Rutto sorrise. Un sorriso magico, semplice e generoso. E il terreno, finalmente, sembrò rispondere: “Plof.”

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Metronomo
Un oggetto che segna il tempo con un tic-tac per tenere il ritmo.
Incantesimi
Parole o gesti magici che cambiano le cose o producono effetti strani.
Grembiule
Panno che si mette sopra i vestiti per non sporcarli mentre si cucina.
Cassetto
Piccolo spazio dentro un mobile dove si ripongono oggetti o fogli.
Commosso
Sentirsi molto emozionati e toccati, spesso con gli occhi lucidi.
Radici
Parti sotterranee delle piante che tengono ferme e prendono acqua.
Generosità
Atto di dare agli altri con bontà, senza pensare solo a sé.
Esibirsi
Mostrare qualcosa agli altri, come un canto o un ballo davanti alla gente.
Parata
Sfilata festosa dove persone o gruppi mostrano i loro passi o costumi.
Papillon
Piccolo fiocco da mettere al collo, tipo cravatta elegante e a forma di farfalla.

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