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Fantascienza 11/12 anni Lettura 22 min.

Nilo ed Etra nella savana degli anelli e l'arpa a frattali

Nilo, un ragazzo curioso, incontra Etra, una creatura di luce spezzata, e insieme attraversano la misteriosa Savana degli Anelli affrontando ponti fragili e predatori di silicio per raggiungere l’Arpa a Frattali e cercare di riportare in vita i segnali della rete.

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Un ragazzo di 12 anni, volto rotondo e capelli castani spettinati, occhi curiosi e determinati, espressione di speranza e concentrazione, con zaino logoro e abiti da viaggio color sabbia e blu, tiene un foglio arrotolato appoggiato su fili luminosi ai piedi dell'arpa; una creatura luminosa chiamata Etra, piccola sfera di luce e ombra intrecciate, sembra fragile ma scintilla, fluttua sopra la mano del ragazzo e invia filamenti che si integrano alle corde dell'arpa; un antico guardiano, figura massiccia di metallo ossidato e nebbia, casco senza volto e lama di luce al posto del braccio, sta sullo sfondo a sinistra, minaccioso ma bloccato dalla musica; la scena si svolge su una piattaforma circolare di pietra bianca al centro del Settimo Anello, circondata da alti fili d'erba ottica luminescente, microcavi intrecciati e rovine metalliche, sotto una cupola di cielo violaceo con archi orbitali scintillanti; il ragazzo e Etra stanno cercando di riconnettere l'Arpa alle Frattali — corde sottili che si illuminano gradualmente — mentre il guardiano minaccia, con luce che sale a onde, piccole scintille e filamenti che ricuciono la scena; stile: inchiostro colorato, tratto fine e dettagli testurizzati, palette di violetti, ori, verdi marini e sabbia, forti contrasti luminosi, composizione centrale e adatta ai bambini. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — La savana degli anelli

Nilo aveva dodici anni e un'abitudine che faceva sorridere persino gli adulti: ascoltava prima di parlare. Non era timidezza. Era attenzione, come se il mondo gli mandasse messaggi in codice e lui avesse imparato a decifrarli.

La Savana degli Anelli si stendeva attorno a lui in cerchi concentrici, come onde pietrificate dopo un enorme tuffo nel tempo. Ogni anello era una fascia di terra chiara, interrotta da canali lucidi e da ciuffi d'erba… ma quell'erba non era verde. Erano fili ottici: sottili, trasparenti, pieni di luce che correva dentro come un branco di lucciole in fila indiana. Quando il vento soffiava, i fili s'inchinavano e la luce si spezzava in mille scintille, disegnando sulle caviglie di Nilo mappe che cambiavano di secondo in secondo.

Sopra, il cielo era una cupola viola-blu, attraversata da sottili strisce metalliche: le Orbite, binari antichi in cui un tempo viaggiavano caravane di satelliti. Ora restavano solo frammenti che riflettevano il sole come squame.

Nilo camminava sul bordo interno del Terzo Anello, seguendo la traccia di un sussurro. Non era un vero suono. Era un tremito nella luce dei fili ottici, un balbettio di colori: azzurro, poi grigio, poi un bianco che pareva paura.

«Va tutto bene,» mormorò lui, senza sapere a chi. Ma nella Savana, anche le parole erano strumenti: uscivano dalla bocca e venivano raccolte dai fili ottici, portate lontano come segnali.

Il sussurro si fece più forte vicino a un obelisco spezzato, mezzo sepolto nella sabbia. Sul lato, una fessura sottile pulsava come una palpebra che non riesce a chiudersi.

Nilo si accucciò. Appoggiò l'orecchio al freddo della pietra-tecnologia. Sentì un singhiozzo.

«Ehi…» disse piano. «Non devi nasconderti se hai paura. Posso restare qui.»

Dal taglio uscì una brezza gelida e, insieme, una voce sottile come una nota suonata male: «Non capisci. Ho rotto tutto.»

Nilo non scappò. Anzi, si sedette per terra, le gambe incrociate, come se stesse aspettando un amico in ritardo.

«Io capisco tante cose a metà,» rispose. «E comunque… anche a metà si può aggiustare.»

Capitolo 2 — Lo spirito nella fessura

La fessura si allargò appena, come un occhio che sbircia. Dalla pietra uscì una forma di luce: non proprio un fantasma, non proprio un ologramma. Era un intreccio di simboli luminosi e filamenti d'ombra, come se qualcuno avesse cucito insieme magia e circuiti senza scegliere un solo filo.

«Mi chiamavano Etra,» disse la creatura. La sua voce cambiava altezza, come se parlasse da più posti contemporaneamente. «Ero la Custode dei Flussi. Ora sono… un errore.»

Nilo inclinò la testa. «Un errore può essere corretto. O trasformato in un'invenzione.»

Etra tremolò. «Parli come i Vecchi Artigiani. Loro ridevano anche quando le stelle cadevano.»

«Io rido quando mi cadono i biscotti nel latte,» ammise Nilo. «Le stelle non mi sono ancora capitate.»

Per un istante la luce di Etra sembrò più calda, quasi divertita. Poi tornò cupa. «La Savana sta perdendo i suoi segnali. I fili d'erba si spengono. Le Orbite sopra di noi si stanno svuotando. Io dovevo mantenere il canto che tiene insieme gli anelli. Ma mi sono spezzata in paura. Sono rimasta bloccata qui.»

Nilo guardò i fili ottici intorno: alcuni brillavano, altri erano spenti come capelli bagnati. Aveva notato da settimane zone di buio che crescevano a macchie.

«Cosa posso fare io?» chiese.

«Tu ascolti,» rispose Etra. «E chi ascolta può trovare il punto dove il canto si è strappato.»

Nilo sorrise appena. «Allora cerchiamo lo strappo. Ma prima…» Indicò la fessura. «Vuoi uscire? Dev'essere stretto lì dentro.»

Etra esitò, come se uscire significasse ammettere di aver bisogno. «Ho paura di dissolvermi.»

«Resto con te,» disse Nilo, semplice. «Non devi attraversare nulla da sola.»

La creatura si allungò, diventando un piccolo globo di luce e ombra che fluttuava accanto alla spalla del ragazzo. Quando toccò l'aria aperta, i fili ottici vicini s'illuminarono di un verde mare, come se salutassero.

«Vedi?» disse Nilo. «Non ti sei dissolta. Sei… diversa. Ma ci sei.»

Etra sussurrò: «Il cuore del canto si trova al Settimo Anello. Là c'è l'Arpa a Frattali. È tecnologia antica e magia viva. Ma la strada è piena di scarti e di trappole rimaste dalle Guerre dei Circuiti.»

Nilo si alzò, si scosse la sabbia dai pantaloncini e si strinse lo zainetto. Dentro aveva una borraccia, una corda, un coltellino multiuso e un quaderno pieno di disegni e idee. «Allora andiamo. Io ho un'arma segreta.»

«Quale?» chiese Etra.

Nilo batté un dito sul quaderno. «L'inventiva. E un po' di testardaggine.»

«Testar… che?»

«Perseveranza,» tradusse lui. «Quando una cosa non funziona, riprovo. E riprovo. Finché o funziona o scopro un modo più furbo.»

Etra scintillò come una stella che prende fiato.

Capitolo 3 — Il ponte di luce spezzata

Attraversarono il Quarto e il Quinto Anello seguendo un sentiero dove i fili ottici erano più alti, intrecciati come un campo di grano luminoso. Ogni tanto, Etra emetteva un suono basso—un “mmm”—e i fili rispondevano con piccole variazioni di colore, come se stessero comunicando a impulsi.

«Stanno parlando di noi?» chiese Nilo.

«Dicono: “Attento, piccolo. Attento, Custode spezzata.”» Etra parve imbarazzata. «Non sono gentili.»

«Allora facciamo vedere che si sbagliano,» disse Nilo.

Davanti a loro, il terreno si aprì in un taglio netto: una gola profonda piena di nebbia azzurra. Un tempo lì passava un ponte di luce, ma ora restavano solo frammenti sospesi, placche trasparenti che scintillavano e poi sparivano, come se non decidessero se esistere.

«È il Ponte di Rifrazione,» sussurrò Etra. «Si regge sul canto. E il canto è debole.»

Nilo si sporse e lanciò un sassolino. Il sasso cadde e sparì nella nebbia senza rumore.

«Non mi piace quando le cose spariscono senza spiegazioni,» commentò.

Etra oscillò. «Se provi a camminare, potresti…»

«Potrei diventare un mistero?» Nilo fece una smorfia. «Meglio di no.»

Si sedette sul bordo e aprì lo zaino. Tirò fuori la corda e il coltellino. Guardò i fili ottici più robusti, quelli che crescevano vicino alla gola come canne. Ne raccolse alcuni con delicatezza: sembravano morbidi, ma dentro portavano luce dura.

«Che stai facendo?» chiese Etra, inquieta.

«Un ponte alternativo,» rispose Nilo. «Se il ponte di luce non vuole collaborare, facciamo un ponte di… luce intrecciata.»

Tagliò i fili con attenzione, poi li intrecciò insieme alla corda, creando una specie di treccia luminescente. Ogni nodo faceva una scintilla. Quando la treccia fu lunga abbastanza, la legò a un moncone di colonna metallica. L'altra estremità la fissò a una pietra pesante e la lanciò oltre la gola.

La pietra volò, tirandosi dietro la treccia, e atterrò sull'altra sponda con un colpo secco. I fili ottici, tirati, vibrarono. La luce dentro di loro si accese come se si fosse svegliata.

Etra restò in silenzio. Poi: «Hai usato l'erba… come se fosse un circuito.»

Nilo strinse la treccia e la testò con un piede. «È un circuito. Solo che cresce.»

Camminò lentamente, tenendosi alla treccia come a una ringhiera. Sotto di lui, la nebbia azzurra ribolliva, e per un attimo gli parve di vedere facce, come maschere di vapore. Il cuore gli picchiava, ma continuò.

Etra lo seguì fluttuando, più pallida. «Sto tremando,» confessò.

«Io anche,» disse Nilo. «Ma tremare non significa fermarsi. Significa che sei vivo. O… presente, nel tuo caso.»

Arrivarono dall'altra parte. Nilo respirò forte e rise, una risata breve che sapeva di sollievo. «Vedi? Funziona.»

Etra si avvicinò, quasi toccandogli la guancia con un raggio di luce. «Non ti sei arreso.»

«Non ancora. E oggi, non ho intenzione di cominciare.»

Capitolo 4 — I predatori di silicio

Al Sesto Anello, la Savana cambiò volto. I fili ottici diventavano più bassi e radi, come se qualcuno li avesse pettinati contromano. Il terreno era disseminato di scaglie nere: silicio spezzato, resti di vecchie macchine.

Un fruscio metallico fece rizzare i capelli a Nilo. Da dietro una duna uscì una creatura che sembrava un leone… ma con il dorso composto da placche di circuito e la coda fatta di cavi. Gli occhi erano due lenti rosse che si stringevano come pupille.

Dietro di lui, altri due.

«Predatori di silicio,» sussurrò Etra. «Si nutrono di energia. Sentono la mia luce.»

Nilo cercò nello zaino. Aveva una piccola torcia a dinamo, che caricava girando una manovella. La prese in mano e la fece scattare. La luce della torcia sembrò subito “tirata” verso i leoni, come attirata da una calamita.

«Non è abbastanza,» disse Etra, la voce tremante. «Ti strapperanno il calore, la corrente del sangue…»

Nilo deglutì. Poi guardò intorno. I fili ottici, qui, non brillavano quasi. Ma c'erano, e la luce, anche se poca, era ancora dentro.

«Etra,» disse rapido, «puoi fare una cosa? Anche piccola.»

«Sono spezzata,» rispose lei.

«Lo so. Ma anche spezzati si può fare una scintilla.»

Etra esitò. Poi la sua forma si contrasse, come un respiro profondo, e lasciò cadere un piccolo frammento di luce sul terreno. Il frammento non si spense: pulsava.

Nilo prese il quaderno e strappò una pagina, senza guardare il disegno che perdeva. La arrotolò attorno al frammento come a proteggerlo e lo infilò tra i fili ottici secchi, facendo un nido.

«Che stai costruendo?» chiese Etra.

«Un'esca,» disse Nilo. «E un amplificatore.»

Girò la manovella della torcia e puntò la luce sul nido. I fili ottici assorbirono e rifletterono la luce, e il frammento di Etra iniziò a lampeggiare a ritmo, come un cuore artificiale.

I predatori ruggirono senza suono, aprendo fauci che erano griglie.

«Adesso!» gridò Nilo, e corse di lato, trascinando Etra.

I leoni di silicio scattarono verso il nido luminoso. Quando lo raggiunsero, affondarono i denti nelle fibre ottiche. La luce, invece di sparire, esplose in una cascata di riflessi: mille raggi che rimbalzavano sulle placche dei predatori, confondendo i loro sensori. Si urtarono tra loro, inciampando nelle scaglie nere.

Nilo approfittò del caos e trascinò Etra dietro un arco di metallo piegato come una costola gigante.

Restarono immobili. Un leone passò vicino, annusando l'aria con una griglia vibrante. Etra trattenne la luce, diventando quasi invisibile. Nilo trattenne il fiato come se fosse una moneta preziosa.

Dopo lunghi secondi, i predatori si allontanarono, frustrati e abbagliati, trascinando pezzi di fibra tra i denti.

Nilo si lasciò cadere a sedere. «Okay. Quello… non lo rifacciamo subito.»

Etra riapparve lentamente. «Hai sacrificato una pagina del tuo quaderno.»

Nilo scrollò le spalle. «Le idee non stanno solo sulla carta. Stanno qui.» Si toccò la tempia. «E poi, mi hai dato una scintilla. È stata… collaborazione.»

Etra sussurrò: «Non ricordavo cosa volesse dire fidarsi.»

«Si ricomincia da poco,» disse Nilo. «Un passo. Un nodo. Una scintilla.»

Capitolo 5 — Il Settimo Anello e l'Arpa a Frattali

Il Settimo Anello li accolse con un silenzio diverso: non vuoto, ma in attesa. I fili ottici qui erano altissimi, tanto che Nilo doveva aprirsi un varco con le mani, e la luce gli scivolava tra le dita come acqua fredda.

Al centro dell'anello, su una piattaforma di pietra bianca, sorgeva l'Arpa a Frattali. Era enorme, alta come una torretta, ma leggera nello sguardo: corde sottili come ragnatele, che cambiavano forma a seconda dell'angolo. La struttura era fatta di metallo lucido inciso con rune, e tra le rune correvano microcircuiti come vene.

Etra si fermò, tremando. «Lì dentro c'è il nucleo del canto. Se lo riattiviamo… gli anelli torneranno a comunicare. I fili torneranno a brillare.»

Nilo si avvicinò. Sul basamento dell'arpa c'era una cavità a forma di mano. E accanto, un'iscrizione che sembrava sia parola sia programma: “Chi unisce, accende.”

«Sembra facile,» disse Nilo, sospettoso.

«Non lo è,» ammise Etra. «Perché io… non sono intera. E senza di me, l'arpa non riconoscerà il comando.»

Nilo guardò la creatura. La sua luce era più debole rispetto all'inizio, come se ogni paura le avesse rubato un po' di colore.

«Etra,» disse, «mi hai detto che eri un errore. Ma finora hai fatto cose importantissime. Hai guidato. Hai dato una scintilla. Hai… resistito.»

«Resistere non basta,» sussurrò lei.

«È l'inizio,» ribatté Nilo. «Poi si inventa il resto.»

Posò la mano nella cavità. Un freddo gentile gli salì nel braccio, come quando tocchi un metallo d'inverno. Le corde dell'arpa vibbrarono appena, ma non cantarono. Sul basamento si accese un simbolo rosso: negazione.

Etra si ritrasse. «Vedi? Non ti accetta.»

Nilo chiuse gli occhi e ascoltò. Non solo con le orecchie: con la pelle, con i piedi appoggiati ai fili ottici. Sentì un ritmo spezzato, come una canzone interrotta a metà strofa.

«Non serve la forza,» mormorò. «Serve… la combinazione giusta.»

Aprì il quaderno, cercò un disegno fatto tempo prima: un circuito semplice, ma con una particolarità. Aveva aggiunto “ponti” tra linee che, nei manuali, non si toccavano. Una volta un insegnante gli aveva detto: “Non si fa.” Lui aveva risposto: “Perché no?” e aveva provato lo stesso, aggiustando finché funzionava.

Nilo guardò le rune sul metallo. Alcune si ripetevano con variazioni, come frattali. «Etra, le rune sono come un linguaggio. Tu sei parte del linguaggio. Forse non devi essere intera… forse devi essere… sincronizzata.»

Etra oscillò. «Sincronizzata con cosa?»

Nilo indicò i fili ottici attorno: «Con la Savana. Con la rete.»

Si avvicinò a un ciuffo di fili, li intrecciò con delicatezza e li portò fino alla base dell'arpa, come si porta un cavo a una presa. Poi disse: «Etra, appoggiati qui. Lascia che la tua luce entri nei fili, e i fili entrino nell'arpa. Così non sei sola. Sei collegata.»

Etra restò immobile. «Se mi collego… potrei spargermi ovunque. Potrei non tornare più me stessa.»

Nilo la guardò dritto, senza finta sicurezza. «Hai paura. È normale. Ma se resti chiusa nella fessura, ti spegni comunque. Se provi, almeno scegli tu. E io… io sono qui.»

Il silenzio si piegò come erba sotto vento. Etra si avvicinò lentamente e si posò sui fili intrecciati. La sua luce scivolò dentro, correndo in mille direzioni, e i fili risposero con un'onda luminosa che si propagò nel Settimo Anello.

L'arpa vibrò. Le corde, una dopo l'altra, si accesero di tonalità diverse: indaco, oro, verde. Il simbolo rosso sul basamento vacillò e diventò giallo, poi bianco.

Ma proprio quando l'aria sembrava pronta a cantare, un'ombra si staccò dalla base dell'arpa: un Guardiano antico, fatto di metallo e nebbia, con un elmo senza volto.

«Accesso non autorizzato,» disse con voce cavernosa.

Nilo sentì il panico tentargli le ginocchia, come mani invisibili. «Ecco, lo sapevo che c'era un “ma”

Capitolo 6 — Il canto che ricuce

Il Guardiano avanzò. Ogni passo faceva tremare i fili ottici, e la luce dentro si spegneva a scatti, come se qualcuno stesse chiudendo interruttori.

Etra, ancora collegata, riuscì appena a sussurrare: «È un protocollo di difesa. Non capisce… non sente…»

Nilo cercò una soluzione in fretta. Attaccare non serviva: era grande, blindato, antico. Fuggire? L'arpa si sarebbe spenta e Etra, collegata, rischiava di spezzarsi ancora.

Allora fece la cosa che faceva sempre quando non capiva: ascoltò.

Il Guardiano parlava con frasi rigide, uguali. L'arpa vibrava sotto, come se volesse rispondere ma avesse la bocca piena di polvere.

Nilo si mise tra il Guardiano e l'arpa, le braccia aperte. «Non stiamo rubando niente!» gridò. «Stiamo riparando!»

«Accesso non autorizzato.» Il Guardiano alzò un braccio che terminava in una lama di luce piatta.

Nilo inghiottì la paura e fece un passo avanti invece che indietro. «Allora autorizzami.»

«Impossibile.»

«No,» ribatté Nilo, testardo. «Non “impossibile”. “Non ancora”

Etra, tra i fili, tremò. Nilo sentì il suo tremore come un fruscio sulle caviglie. Si chinò e posò una mano sui fili ottici, come su una spalla. «Etra, puoi parlare attraverso l'arpa? Non come Custode perfetta. Come… voce vera.»

«Io sono rotta,» sussurrò lei.

«Allora canta la parte rotta,» disse Nilo. «Il resto lo farà la rete.»

Etra esitò. Poi, dalla sua luce, uscì un suono che non era melodia e non era parola: era un ricordo. Somigliava al rumore della pioggia su un tetto di lamiera, al frinire degli insetti, al clic delle tastiere, al respiro di qualcuno che cerca coraggio.

L'arpa rispose. Le corde iniziarono a suonare in geometrie, ripetendo e trasformando quel suono in qualcosa di più grande, come quando un piccolo fuoco accende una fila di lanterne.

Il Guardiano si fermò. La sua lama tremolò.

«Identità… incerta,» disse, meno sicuro.

Nilo colse l'attimo. Aprì il quaderno e, con la matita, disegnò in fretta il simbolo che aveva visto ripetersi sulle rune: un frattale a spirale. Poi lo mostrò al Guardiano, come si mostra un pass.

«È questo che vuoi?» chiese. «Non un nome perfetto. Un pattern. Una continuità.»

Il Guardiano abbassò lentamente il braccio. Le sue luci interne passarono dal rosso al blu. «Pattern riconosciuto. Funzione: ripristino.»

Nilo lasciò uscire un respiro che non sapeva di avere trattenuto. «Grazie,» disse, e poi aggiunse, sottovoce: «Grazie, cervellone di metallo.»

Etra rise—un suono breve, incrinato, ma autentico.

L'arpa a frattali aumentò di volume. I fili ottici attorno s'illuminarono a cascata, e l'onda corse attraverso gli anelli, uno dopo l'altro, come un messaggio inviato a tutta la Savana.

Nilo vide la luce allontanarsi, attraversare la gola del ponte spezzato, riaccendere i ciuffi spenti, risalire perfino verso le Orbite del cielo. Una striscia metallica sopra di loro brillò e, per un istante, sembrò una cometa ferma.

Etra si staccò lentamente dai fili e tornò accanto a Nilo. Era cambiata: non più un groviglio di paura, ma una forma più stabile, come un cristallo fatto di luce morbida.

«Mi sento… cucita,» disse piano.

Nilo annuì. «Non perfetta. Ma intera abbastanza.»

Etra lo guardò—o almeno, la sua luce si orientò verso di lui. «Tu mi hai confortata quando ero un singhiozzo in una fessura. Perché?»

Nilo ci pensò. «Perché so cosa vuol dire sentirsi… piccoli davanti a cose enormi. E perché se qualcuno soffre, anche se è fatto di luce, non è giusto lasciarlo solo.»

Etra rimase in silenzio. Poi disse: «Allora il canto non è solo energia. È gentilezza che diventa rete.»

Nilo sorrise. «E anche un po' di ingegneria improvvisata.»

La Savana degli Anelli, intorno, tornò a brillare. Il vento passò tra i fili ottici e portò una musica nuova: non una canzone perfetta, ma una che si aggiustava mentre camminava.

Nilo si alzò. «Andiamo a casa?»

Etra fluttuò al suo fianco. «Sì. Ma non sarai più solo ad ascoltare.»

Camminarono lungo il Settimo Anello, e dietro di loro l'Arpa continuò a suonare, epicissima e semplice come una promessa: se cadi, ti rialzi; se qualcosa si rompe, puoi inventare un modo per ricucirlo.

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Concentrici
Disposti in cerchi uno dentro l'altro, come anelli che condividono lo stesso centro.
Fili ottici
Sottili fili che trasmettono luce e informazioni, usati come cavi luminosi.
Fessura
Una piccola apertura stretta, come una crepa o un taglio nella pietra.
Ologramma
Immagine che sembra tridimensionale e fluttuante, creata con luce e tecnologie.
Intreccio
Azioni di mettere insieme più elementi formando un motivo o una treccia.
Frattali
Figure ripetute che si assomigliano da vicino e da lontano, modello ripetuto.
Circuiti
Percorsi elettrici fatti di fili e componenti che fanno passare corrente.
Ponte di Rifrazione
Un ponte di luce che si forma piegando o cambiando il percorso della luce.
Predatori di silicio
Creature che mangiano energia, fatte di parti metalliche e circuiti di silicio.
Nebbia azzurra
Vapore denso di colore blu che rende difficile vedere ciò che c'è sotto.
Perseveranza
Qualità di continuare a provare anche quando qualcosa è difficile.
Dinamo
Piccolo dispositivo che produce elettricità girando una manovella o ruota.

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