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Fantascienza 11/12 anni Lettura 20 min.

Il limite gentile della corona di nebbia

Quattro ragazzi in un regno interstellare scoprono un raro Nucleo di Concordia e, inseguiti da cacciatori e guardie, cercano di renderlo sicuro imparando a unire magia e scienza.

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Quattro ragazzi di 12 anni al centro di una sala alta della Torre Prisma: Nico, capelli castani in disordine, tiene un piccolo cacciavite con nucleo di cristallo e si china verso una Corona di Nebbia fluttuante; Omar, alto e magro con occhiali, mostra schemi magici e circuiti su un rotolo luminoso; Teo, più piccolo e sorridente con dita unte, lancia in volo un dronfalco meccanico come diversivo; Ludo, robusto e coraggioso, ha un dronfalco riparato sulla spalla dietro Nico. Intorno, soffitti in vetro prismatico, pareti metalliche con circuiti incisi, scaffali di bobine di rame e pergamene runiche, una teca di vetro flottante su una piattaforma di metallo antico; la Corona metallica e nebbiosa sprigiona una nebbiolina argentea che si calma formando un anello mentre i ragazzi attivano insieme un dispositivo di protezione; due guardie, una in armatura runica e una in tuta scientifica, restano momentaneamente immobilizzate dalla bruma. Stile visivo: inchiostro colorato, tratti netti, palette di violetti, rame, argento e blu petrolio, texture di metallo usurato e leggera foschia, atmosfera magico‑meccanica, composizione chiara e adatta a un pubblico giovane. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il cacciavite che non voleva ferire

Nel Regno Interstellare di Lùmen, le navi avevano vele di luce e bulloni incisi con rune. Sopra le città-orbita, i satelliti cantavano formule in codice, e ogni tanto una cometa lasciava dietro di sé una scia che odorava di ozono e rosmarino.

Nico, dodici anni e occhi sempre in movimento, camminava sul Ponte delle Tre Gravità con un cacciavite magnetico in tasca. Non era un cacciavite qualunque: aveva un nucleo di cristallo, rubato—o meglio, “salvato”—da un vecchio laboratorio di maghi-tecnici.

Accanto a lui c'erano gli altri tre: Omar, alto e riflessivo, che sapeva leggere le mappe stellari come fossero fumetti; Teo, veloce di lingua e di mani, capace di far ridere anche un robot arrugginito; e Ludo, il più piccolo ma con un coraggio che gli usciva dalle orecchie.

Passarono davanti a una bottega dove una strega ingegnere saldava stelle cadute su un telaio di ferro.

—Guardate lì— sussurrò Teo. —Quella signora sta facendo un tostapane che apre portali.

—È un forno a fessura dimensionale— lo corresse Omar, serio. —È per il pane interplanetario.

Ludo rise. —Pane che torna caldo anche dopo tre anni luce!

Nico però non rideva. Si fermò davanti a un cartello: “ATTENZIONE: ARTEFATTI INSTABILI. NON TOCCARE.” Dietro il vetro, in esposizione, c'era una chiave inglese con simboli arcani. Sotto, una nota: “Ha strappato via l'ala a un dronfalco durante una prova.”

Nico sentì un pizzico allo stomaco.

—È ingiusto— mormorò. —Gli strumenti non dovrebbero ferire.

—Gli strumenti fanno quello che gli dici— disse Omar.

—Sì, ma se chi li usa sbaglia?— insistette Nico. —O se l'oggetto è… troppo potente.

Quella sera, nel loro rifugio—una stanza ricavata dentro un vecchio modulo di attracco— Nico aprì il cacciavite magnetico. Il cristallo interno pulsò come un cuore.

—Che fai?— chiese Ludo, allarmato.

—Lo rendo più sicuro— rispose Nico. —Se questo coso finisce in mano a un guerriero delle Rune… potrebbe perforare una paratia e risucchiare mezza città nello spazio.

Teo si mise le mani sui fianchi. —Ottimo. Nessuna pressione.

Nico prese una lamina di rame e un filo di seta-laser.

—Aggiungo un “limite gentile”. Se la forza supera una soglia, si blocca. Come… come quando ti fermi prima di spingere qualcuno giù dalle scale.

—Io non spingo nessuno giù dalle scale— disse Ludo.

—Era un esempio!— fece Teo, ridendo.

Omar osservò il cristallo. —Attento. Questi nuclei sono mezzi scienza e mezzi incantesimo. Se li contraddici, si offendono.

—Allora gli parlerò— disse Nico. Avvicinò la bocca all'oggetto. —Ehi. Ti prego. Aiutami a non fare danni.

Il cristallo brillò più forte. Come se avesse capito.

Capitolo 2: Il torneo dei due Ordini

Il giorno dopo, Lùmen tremava d'eccitazione: iniziava il Torneo delle Doppie Arti, dove l'Ordine delle Bobine (scienziati) e l'Ordine delle Rune (maghi) si sfidavano per il controllo del prossimo grande progetto del regno: la Corona di Nebbia, un dispositivo capace di piegare le rotte tra le stelle.

—Se vincono le Bobine, avremo autostrade spaziali— disse Omar, mentre correvano verso l'Arena Prisma.

—Se vincono le Rune, avremo… autostrade con draghi— aggiunse Teo.

—Io voto draghi— disse Ludo, senza esitazione.

Nico li ascoltava, ma stringeva in tasca il cacciavite modificato. Sentiva il “clic” del limite gentile, pronto a intervenire.

L'Arena Prisma era un cratere coperto da cupole trasparenti. Dentro, galleggiavano piattaforme e anelli di luce. I giudici erano metà in mantello, metà in tute metalliche. Al centro, su un piedistallo, brillava un oggetto avvolto da un sigillo: la Corona di Nebbia.

Una voce amplificata tuonò:

—Prima prova: riparazione di emergenza su nave fantasma. Seconda prova: domare un costrutto ribelle. Terza prova: aprire il Varco delle Sette Frequenze.

Nico deglutì. Quella non era una gara di corsa. Era una gara di “se sbagli, esplode qualcosa”.

Durante la prima prova, un giovane tecnico delle Bobine cercò di stringere un giunto su una paratia spettrale. La chiave vibro-sigillante però scattò e la lama energetica sfiorò la sua mano.

—Stop!— gridò Nico d'istinto.

Non era in gara, ma saltò sulla piattaforma. Teo e Ludo lo seguirono come due meteore, e Omar li raggiunse con un salto elegante che avrebbe fatto invidia a un felino di gravità.

—Ragazzino, scendi!— urlò una guardia runica.

Nico alzò il cacciavite. —Aspetti! Posso… posso renderlo sicuro.

Il tecnico lo guardò, pallido. —Ti prego.

Nico posò il cacciavite sulla chiave vibro-sigillante e agganciò il filo di seta-laser. Sussurrò parole che non erano proprio parole: erano istruzioni, miste a gentilezza.

Il limite gentile si attivò: un suono basso, come un “mmh” soddisfatto. La lama energetica si ritirò di un dito.

Il tecnico riprese il lavoro. Nessun sangue. Nessun allarme.

Per un attimo, persino i giudici tacquero. Poi una donna con un elmo pieno di rune sibilò:

—Quello strumento… non appartiene a nessun Ordine.

Nico sentì la nuca gelarsi.

Capitolo 3: L'inseguitore di ferro e incenso

Uscirono dall'Arena cercando di sembrare invisibili, che è un'arte difficile quando Teo parla anche con le ombre.

—Siamo eroi!— bisbigliò Teo. —E anche un po' fuorilegge.

—Siamo solo… prudenti— disse Nico. Il cuore gli batteva come un tamburo in una nave in tempesta.

Tra i vicoli sospesi, li seguiva un odore strano: ferro caldo e incenso. Omar si voltò.

—Non siamo soli.

Dall'angolo scivolò fuori un costrutto: alto come un adulto, corpo di metallo nero, giunture che sembravano ossa. Al posto del viso, una maschera con un'unica fessura rossa.

—Restituite il nucleo— disse con voce che frusciava come carta.

Ludo fece un passo indietro. —Che nucleo?

—Quello nel tuo cacciavite— ringhiò la cosa, puntando Nico.

Teo cercò di fare lo spiritoso. —Mi dispiace, è un modello fuori produzione.

Il costrutto alzò il braccio, e dal palmo uscì una rete di luce runica.

Nico scattò. Non voleva ferire, ma neppure essere catturato. Premette il cacciavite: il magnete si accese e tirò a sé chiodi e frammenti metallici dal pavimento, creando una nuvola di schegge che confuse la rete.

—Di qua!— gridò Omar, indicando una scala a spirale che scendeva verso i condotti di servizio.

Corsero. Il costrutto li inseguì, pesante ma inesorabile. Nei condotti, l'aria era fredda e piena di polvere stellare. Le pareti vibravano di energia.

Ludo inciampò. Nico lo afferrò per il braccio, tirandolo su con una forza che non sapeva di avere.

—Tutto bene?— chiese.

—Sì— ansimò Ludo. —Mi… mi hai salvato.

Nico strinse i denti. “Senso del soin”, pensò, ricordando le parole della vecchia maestra del rifugio: prendersi cura è anche non lasciare indietro nessuno.

Arrivarono a una grata. Teo la forzò.

—Benvenuti nel posto più puzzolente dell'universo— annunciò.

Sotto di loro si apriva il Mercato delle Ombre: un labirinto di bancarelle tra tubi e luci tremolanti. Qui si vendevano filtri anti-maledizione, batterie d'arcobaleno, e mappe che cambiavano idea da sole.

—Dobbiamo trovare qualcuno che sappia cosa sta succedendo— disse Omar.

—E qualcuno che non ci consegni ai giudici— aggiunse Teo.

Nico guardò il cacciavite. Il cristallo pulsava, inquieto, come se sentisse il richiamo di qualcosa.

Capitolo 4: La biblioteca che sussurrava formule

Nel Mercato delle Ombre, una vecchia insegna oscillava: “ARCHIVIO DI ORBIS. ENTRARE IN SILENZIO (o almeno provarci)”.

—Questa è la biblioteca illegale— spiegò Omar. —I libri qui non sono solo libri. Sono… testardi.

—Perfetto, adoro le cose testarde— disse Teo. —Mi ricordano Ludo.

—Ehi!— protestò Ludo, ma sorrideva.

Dentro, scaffali curvi come costole riempivano una sala enorme. I volumi avevano copertine di pelle sintetica e carta lunare. Alcuni fluttuavano, altri bisbigliavano. Un bibliotecario con occhiali spessi e un mantello pieno di tasche alzò un sopracciglio.

—Avete portato problemi, vero?

—No— disse Teo. —Abbiamo portato… curiosità.

—È la stessa cosa— sospirò l'uomo. —Nome?

—Nico— rispose Nico. —E ho un nucleo di cristallo. Credo che lo vogliano.

Il bibliotecario li studiò. Poi fece un cenno. —Seguitemi. E non date da mangiare alle enciclopedie.

Li condusse in una stanza dove un globo olografico mostrava il Regno Interstellare. Zone blu per le Bobine, zone viola per le Rune, e in mezzo una nebbia grigia che pulsava.

—La Nebbia di Conflitto— disse Omar piano.

Il bibliotecario annuì. —Ogni volta che magia e scienza si tirano per la manica, la nebbia cresce. La Corona di Nebbia potrebbe controllarla… o scatenarla.

Nico tirò fuori il cacciavite. —Questo nucleo… da dove viene?

Il bibliotecario si avvicinò come se annusasse un temporale. —È un Nucleo di Concordia. Raro. Mischia formule e codici senza farli esplodere. Ma è incompleto. Gli Ordini lo vogliono perché potrebbe “convincere” la Corona a obbedire.

—E il costrutto?— chiese Ludo.

—Un Cacciatore Liturgico. Obbedisce al Consiglio delle Due Torri— rispose il bibliotecario. —Se vi prende, vi useranno come prova: “Vedete? I ragazzini rubano artefatti. Serve più controllo.”

Teo si grattò la testa. —Quindi siamo… un pretesto.

—Siete una possibilità— disse Nico, all'improvviso. —Se il nucleo è di concordia… posso renderlo davvero sicuro. Non solo il cacciavite. La Corona.

Omar lo fissò. —Vuoi mettere le mani sul dispositivo più conteso del regno?

—Voglio mettere un limite gentile anche lì— disse Nico. —Così nessuno può usarla per fare male.

Il bibliotecario li guardò a lungo. Poi tirò fuori una tessera metallica. —C'è un passaggio verso la Torre Prisma, dove tengono la Corona. Ma non basta il coraggio. Serve imparare in fretta. La Corona ascolta solo chi capisce entrambe le lingue: quella delle rune e quella dei circuiti.

Nico inspirò. —Allora impariamo.

Capitolo 5: La Torre Prisma e la lezione più difficile

La notte inghiottì Lùmen con una coperta di stelle. I quattro ragazzi, guidati dalle indicazioni del bibliotecario, attraversarono condotti, ascensori a gravità variabile e corridoi dove le pareti riflettevano pensieri invece di volti.

Arrivarono alla Torre Prisma: una punta di cristallo e metallo che trapassava le nuvole. Ogni piano emanava un colore diverso, e ogni colore aveva un suono.

—Sento un… do maggiore verde— bisbigliò Ludo.

—È normale— disse Omar. —Qui tutto è sinestetico. Non chiedere.

Con la tessera, aprirono una porta di servizio. Dentro, laboratori. Tavoli pieni di componenti e pergamene. Bracci robotici che intingevano piume in inchiostro quantico.

Nico si fermò davanti a una lavagna: formule runiche intrecciate a schemi elettrici. Si sentì piccolo. Poi ricordò: apprendimento non è essere già bravi. È restare.

—Omar, mi traduci queste rune?— chiese.

Omar annuì, felice di essere utile. —Questa significa “contenere”. Questa… “ascoltare”.

—Teo, mi dai quella bobina?— Nico indicò un cilindro di rame.

Teo gliela passò. —Se esplode, io dico che è colpa tua.

—Se esplode, io dico che è colpa del destino— replicò Nico.

Ludo intanto osservava un piccolo dronfalco ferito in una gabbietta. Aveva un'ala di lamina piegata.

—Poverino…— mormorò.

Una targhetta diceva: “ESEMPLARE PER TEST DI CONTROLLO.”

Ludo aprì piano la gabbia. —Non è un oggetto.

—Ludo, aspetta— disse Nico, ma già vedeva cosa stava facendo l'amico.

Ludo prese una pinzetta e, con delicatezza, raddrizzò la lamina. Poi legò un filo sottile, come una sutura.

—Così— sussurrò. —Respira.

Il dronfalco fece un verso elettronico, quasi un “grazie”, e batté l'ala. Funzionava.

Nico lo guardò. In quell'istante capì: rendere sicuro non era solo mettere limiti. Era anche prendersi cura di ciò che si rompe.

Un allarme esplose. Luci viola. Passi metallici.

—Ci hanno trovati— disse Omar.

Dal corridoio entrò il Cacciatore Liturgico, e dietro di lui due guardie: una in armatura runica, una con visore da scienziato.

—Consegnate il nucleo— ordinò la guardia runica.

—E spiegate come siete entrati— aggiunse l'altra.

Teo alzò le mani. —Siamo turisti.

—Turisti con un artefatto illegale— ringhiò la runica.

Nico guardò la stanza. Vide la Corona di Nebbia dentro una teca, al centro. La nebbia al suo interno girava lenta, come un animale addormentato.

—Se la usate male— disse Nico, con voce che tremava ma non si spezzava —farete male a tutti. Anche a voi.

La guardia scienziata lo fissò. —E tu che ne sai, ragazzino?

—Sto imparando— rispose Nico. —E sto imparando che potere senza cura è solo… rumore.

Il Cacciatore avanzò. Nico fece l'unica cosa che poteva: corse verso la teca.

Capitolo 6: Il limite gentile della Corona di Nebbia

Il vetro della teca era protetto da un sigillo doppio: circuito e runa. Nico appoggiò il cacciavite al punto dove i due simboli si sovrapponevano.

—Nico!— gridò Omar. —Se sbagli, la Corona…

—Lo so— disse Nico. —Per questo non posso sbagliare.

Teo e Ludo si misero davanti a lui, come scudi improvvisati.

—Ehi, Cacciatore!— urlò Teo. —Hai mai visto un ragazzo fare una capriola in gravità zero?

—Non ora!— sibilò Omar, ma Teo già si lanciava per distrarre la guardia scienziata.

Ludo invece liberò il dronfalco. —Vai!

L'uccello metallico volò a zig-zag, colpendo la visiera della guardia runica. Non abbastanza da ferirla, ma abbastanza da farla imprecare in una lingua piena di consonanti.

Nico chiuse gli occhi. Sentì il cristallo del nucleo vibrare.

—Ascolta— sussurrò alla Corona, come aveva fatto col cacciavite. —Non sei una catena. Sei una scelta. Aiutami a proteggere.

Inserì la bobina di rame, collegò il filo di seta-laser, e recitò insieme rune e comandi. Omar gli passava traduzioni al volo:

“Contenere”... “ascoltare”... “non oltrepassare”...

Nico completò: —“Se c'è rischio di danno, fermati.”

Il cristallo del cacciavite emise un “clic” profondo, e la teca si aprì come se sospirasse.

La Corona di Nebbia fluttuò. Era un cerchio sottile, fatto di metallo vivo e bruma. Quando Nico la toccò, non fu fredda né calda: fu… attenta.

Le guardie si fermarono un istante, come trattenute da un pensiero improvviso. Il Cacciatore Liturgico alzò le mani per afferrare la Corona, ma la nebbia si ritrasse, formando una barriera morbida.

Una voce, non proprio una voce, riempì il laboratorio: un sussurro di vento e bit.

“INTENZIONE?”

La guardia runica gridò: —Per il dominio delle Rune!

La guardia scienziata: —Per l'ordine delle Bobine!

La nebbia tremò, oscura.

Nico, con il cuore in gola, disse: —Per la cura. Per non farci del male quando litighiamo. Per imparare a usare ciò che creiamo.

La nebbia cambiò colore. Da grigia a un argento quieto. Come luce di luna che decide di non tagliare.

Il Cacciatore Liturgico fece un passo, poi un altro… e si fermò, come se un freno invisibile lo trattenesse. La sua maschera rossa si abbassò di intensità.

“LIMITE ATTIVO,” sussurrò la Corona.

Le guardie provarono a muoversi, ma ogni gesto aggressivo veniva “ammorbidito”: i loro bracci si abbassavano, le armi si disattivavano, le parole si spegnevano prima di diventare insulti.

Teo spalancò la bocca. —È… come se qualcuno avesse messo un cuscino al litigio.

Omar annuì, incredulo. —Un cuscino cosmico.

Nico restò fermo, sentendo la Corona pulsare.

—Non vi sto togliendo la forza— disse alle guardie. —Vi sto togliendo solo la possibilità di usarla per distruggere. Il resto… dovete impararlo voi.

Capitolo 7: Una pace che si costruisce

Le sirene si spensero. Nei corridoi arrivarono passi diversi: non correndo, ma camminando. Entrò un gruppo di anziani del Consiglio delle Due Torri: metà con bastoni intarsiati, metà con guanti pieni di sensori. Guardarono la scena—i ragazzi, la Corona sospesa, il Cacciatore fermo—e per la prima volta non sembrarono sicuri di avere ragione.

Una consigliera runica, con capelli bianchi come sale, fissò Nico.

—Tu hai legato la Corona con un incanto di… moderazione?

—Con un limite gentile— rispose Nico. —È una regola che protegge. Come una ringhiera su un ponte alto.

Il consigliere delle Bobine si aggiustò gli occhiali. —E funziona su entrambi gli Ordini.

—Perché non sceglie una parte— disse Omar. —Sceglie l'intenzione.

Il Cacciatore Liturgico si inginocchiò lentamente, non come un servo, ma come qualcuno che finalmente smette di spingere.

Ludo, con il dronfalco sulla spalla, fece un passo avanti.

—Io… posso dire una cosa?— chiese, con voce piccola ma chiara. —Abbiamo visto un sacco di strumenti pericolosi. Ma anche strumenti utili. Non è giusto buttare via la magia o la scienza solo perché fanno paura. È più difficile… imparare a usarle bene.

Teo sorrise. —E magari smettere di chiamarsi “Ordine” come se fosse una gara a chi è più serio.

Un anziano tossì, forse per nascondere un sorriso.

La consigliera runica guardò la guardia scienziata, poi la runica.

—Avete inseguito bambini invece di ascoltarli.

Il consigliere delle Bobine sospirò. —E avete quasi trasformato un torneo in una tragedia.

Nico sentì le gambe molli, ma non abbassò lo sguardo.

—Non voglio medaglie— disse. —Voglio che gli strumenti abbiano sicurezza. Che ci siano regole per proteggere chi non sa ancora. E che chi sa… insegni, invece di dominare.

Seguì un silenzio pieno di pensieri.

Poi il consigliere delle Bobine parlò:

—Un laboratorio congiunto. Ragazzi e maestri. Dove la Corona resti come custode del limite.

La consigliera runica annuì lentamente. —E dove si studi l'arte della cura, non solo quella della potenza.

La Corona di Nebbia si abbassò, come se si sedesse nell'aria. “CONCORDIA,” sussurrò, e la nebbia divenne una luce tranquilla.

Quando i quattro uscirono dalla Torre Prisma, l'alba stava colorando Lùmen di rosa e oro. Le navi passavano lente, lasciando scie che parevano calligrafie.

Teo si stiracchiò. —Quindi… siamo ufficialmente non-arrestati?

Omar rise piano. —Direi di sì.

Ludo accarezzò il dronfalco. —E lui ha un'ala nuova.

Nico guardò il cacciavite in tasca. Non era più solo un attrezzo: era una promessa.

—Sapete qual è la cosa più strana?— disse Nico.

—Che sei diventato saggio?— azzardò Teo.

—Che ho capito una lezione— rispose Nico. —La sicurezza non è paura. È rispetto. E imparare… è il modo migliore per prendersi cura del futuro.

Sotto di loro, il Regno Interstellare continuava a brillare, ancora pieno di conflitti e meraviglie. Ma da qualche parte, tra una runa e un circuito, una ringhiera invisibile era stata costruita. E quattro ragazzi di dodici anni avevano scoperto che anche un limite, se è gentile, può essere un atto epico.

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Cacciavite magnetico
Un attrezzo per avvitare che usa magneti per tenere le viti ferme.
Maghi-tecnici
Persone che uniscono la magia e la tecnologia per creare oggetti particolari.
Paratia
Una parete dentro una nave o un veicolo che separa due stanze o scomparti.
Limite gentile
Un meccanismo che fa fermare uno strumento prima di fare danno.
Vibro-sigillante
Un tipo di chiave che vibra e sigilla parti per chiuderle bene.
Varco delle Sette Frequenze
Un passaggio speciale che si apre usando sette suoni o segnali diversi.
Costrutto
Una macchina o un essere costruito, spesso con parti di metallo e ingranaggi.
Rete di luce runica
Una rete fatta di luce che porta simboli magici, usata per catturare o fermare.
Nucleo di Concordia
Un cristallo raro che unisce regole scientifiche e magiche senza esplodere.
Cacciatore Liturgico
Un robot cacciatore che obbedisce a comandi rituali o religiosi.
Corona di Nebbia
Un dispositivo potente che può controllare la nebbia e modificare le rotte stellari.

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