Stasera Mia ha quattro anni e una maglietta gialla con un sole. La casa profuma di pasta e sapone. Fuori il cielo è rosa, come una pesca.
Mia guarda le sue scarpe nuove. Hanno due strisce di velcro. “Posso farle io,” dice piano.
La mamma sorride. “Certo. Un passo alla volta.”
Mia si siede sul tappeto. Il tappeto è morbido. Le sue dita sono piccole. Il velcro fa “scrrrr”. Mia prova. Il velcro non si chiude bene. Rimane un angolino aperto.
Mia fa una faccia buffa. “La scarpa mi fa il solletico!”
La mamma ride piano. “Anche le scarpe imparano. Riproviamo.”
Mia prende un respiro. Uno. Due. Le piace contare. Le fa sentire calma.
Poi prende il suo ricordo-appoggio. È una conchiglia liscia, chiara, che ha trovato al mare con il papà. La tiene in tasca quando deve provare qualcosa di nuovo. La conchiglia è fresca e rotonda. Sembra dire: ci sono.
Mia la stringe. “Conchiglia, mi aiuti?”
La mamma annuisce. “Quando la tocchi, ti ricordi che sai provare.”
Mia guarda il velcro. “Io so provare,” ripete. “Io so provare.”
Ripiega la linguetta. Allinea bene. Spinge con il pollice. “Scrrrr.” Questa volta chiude un po' di più. Non perfetto. Ma meglio.
“Brava,” dice la mamma. “Hai fatto un passo.”
“Un passetto,” dice Mia, e muove i piedi come un pinguino. Fa ridere anche il gatto, che sbadiglia.
Dopo cena, Mia vuole portare un bicchiere d'acqua al tavolo da sola. Il bicchiere è piccolo. L'acqua fa un rumore leggero. Mia cammina piano, piano.
Una goccia scappa e fa una macchietta sul pavimento.
Mia si ferma. Gli occhi diventano grandi. “Oh.”
La mamma è subito lì. Non è arrabbiata. “Succede. L'acqua fa capriole. Prendiamo un panno.”
Mia prende il panno. Tampona. La macchia sparisce. “Io aggiusto,” dice.
“Esatto,” risponde la mamma. “Provi, sbagli un pochino, poi aggiusti. È così che cresci.”
Più tardi, nella cameretta, c'è la luce morbida della lampada. Il peluche di coniglio aspetta sul letto. Mia vuole costruire una torre con tre cubi prima di dormire. Tre è un numero importante, stasera.
Mette il primo cubo. Bene.
Mette il secondo. Bene.
Il terzo traballa e cade: toc.
Mia fa un piccolo “uff”. Poi prende la conchiglia in mano. È il suo ricordo-appoggio. Si ricorda del mare, della sabbia, e di come aveva provato a saltare un'onda. La prima volta si era bagnata il naso. La seconda aveva riso. La terza aveva saltato.
“Posso riprovare,” sussurra.
Rimette i cubi. Piano. Molto piano. Il terzo si posa. La torre sta in piedi.
Mia sorride. Non forte. Una sorrisa tranquilla. “Io ce la faccio… a piccoli passi.”
La mamma le sistema la coperta. “Domani ci saranno altri piccoli passi.”
Mia sbadiglia. “E se non mi riesce?”
“Allora provi ancora,” dice la mamma. “E io sono qui.”
Mia mette la conchiglia sul comodino, vicino al coniglio. Chiude gli occhi un momento, poi li riapre. Vuole dire una cosa importante.
“Mi fido di me,” dice, lenta. “Mi fido di me.”
La mamma prende la sua mano. Mia stringe. Una mano calda, una stretta dolce. E nella stanza, tutto è tranquillo. Buonanotte.