Capitolo 1 – Lumino, il contatore di stelle di giorno
In un angolo nascosto del Bosco Allegro viveva Lumino, un piccolo escargot dalla conchiglia a pois blu e occhi vispi. Ma Lumino non era come tutti gli altri escargot. Mentre gli amici rincorrevano farfalle e gareggiavano a chi mangiava più lattuga, lui aveva una passione molto particolare: contava le stelle. Sì, sì, proprio le stelle, ma… di giorno!
«Stai contando le stelle adesso? Ma non si vedono neanche!» rideva la tartaruga Tina, scuotendo la testa.
Lumino arricciava le antenne e rispondeva serio: «Le stelle ci sono sempre, anche quando il sole le nasconde. È solo che ci vuole un occhio esperto!»
Detto questo, tirava fuori una minuscola lente d'ingrandimento (fatta con una goccia d'acqua racchiusa in una bacca trasparente) e, sporgendosi su una foglia, iniziava il suo conteggio misterioso.
Un giorno, mentre era immerso nei calcoli, sentì uno strano rumore: “Puff! Puff! Squiiik!” Un coniglio con il mantello di muschio volò sopra la sua testa e atterrò in un cespuglio. Da sotto la sua lunga tunica viola spuntarono zampe gracili e baffi aggrovigliati.
Capitolo 2 – L'arrivo del Magico Pasticcio
Il coniglio si chiamava Magico Pasticcio, il mago del bosco. Era famoso… per dimenticare ogni incantesimo che imparava! Spesso, invece di trasformare le nocciole in dolcetti, le trasformava in ciabatte puzzolenti, e al posto di evocare la pioggia, faceva comparire coriandoli (che però erano molto allegri).
«Salve, Lumino!» squittì Pasticcio, soffiando via una nuvola di brillantini dal naso. «Oggi devo proprio riuscire a ricordare la formula per il gelato che non si scioglie. Tu, per caso, ti ricordi come si dice “gelato” in linguaggio scoiattolese?»
Lumino, che sapeva tutto sulle stelle ma niente di gelati, sbuffò: «Non saprei. Ma perché non provi con “gelattolo” o “scio-gnocco”?»
Pasticcio si mise a pensare così tanto che le sue orecchie si annodarono tra loro. «No, no… aspetta… o era “gelatoscoi”… Oh no, mi sono scordato già dove ho messo la bacchetta!»
Lumino alzò gli occhi al cielo (cercando le stelle, ovviamente) e sospirò. «Se invece di dimenticare sempre tutto, fossi un mago più organizzato, magari riusciresti a fare qualche magia giusta ogni tanto!»
«E se invece tu smettessi di contare cose che non si vedono?» ribatté Pasticcio, gonfiando le guance.
Da quel momento, tra il piccolo escargot e il maldestro mago iniziò una simpatica gara a chi era il più… testardo e pasticcione!
Capitolo 3 – La grande sfida dei pasticci
Un bel mattino, Lumino trovò sulla sua foglia un biglietto scritto con l'inchiostro di mora: “Ti sfido a una giornata senza contare stelle! Se resisti, ti preparo un dolcetto magico (se ricordo come si fa…). Firmato: Pasticcio.”
Lumino sorrise furbo: “Se lui dimentica tutto, posso resistere facilmente!” E così, partì deciso per la giornata più strana della sua vita.
A metà mattina, Pasticcio comparve davanti a lui su una scopa… fatta con una carotina e delle piume di corvo, che si piegava a ogni curva. «Allora, hai già contato qualche stella, eh? Lo so, lo so!»
«No, nemmeno una!» protestò Lumino con fierezza (anche se guardare il cielo gli faceva prudere le antenne).
Pasticcio, intanto, provava a ricordare la formula per fare volare la scopa, ma invece di “Volaspluf!” disse “Melasbuff!” e la scopa partì all'indietro, portando con sé una nuvola di foglie secche e la sua coda di coniglio.
«Ecco, hai visto?» rise Lumino. «Se fossi meno distratto…»
Pasticcio tornò, spettinato ma sorridente: «Almeno io non conto cose invisibili!»
Da lì, iniziarono a punzecchiarsi tutto il giorno: Lumino provava a ignorare le stelle, ma ogni volta che una coccinella passava, lui la contava lo stesso (“Solo per allenamento!” diceva). Pasticcio invece cercava di ricordare formule magiche, ma ogni volta finiva per lanciare un incantesimo sbagliato: una volta fece crescere i baffi a un formichiere, un'altra fece diventare la sua ombra… verde!
Capitolo 4 – La strategia della farsetta
Lumino, ormai esausto di non poter contare nulla, decise allora di fare uno scherzetto al mago smemorato. Prese una bacca, la svuotò e ci mise un pezzetto di foglia frizzantina, che faceva fare uno starnuto fortissimo a chiunque la mangiasse.
«Pasticcio,» lo chiamò con voce innocente, «vieni a provare questa bacca. Dicono che aiuti la memoria dei conigli maghi…»
«Davvero?» strillò il mago, balzando più in alto di una rana in amore. «Me la dai? Speriamo funzioni!»
Lumino porse la bacca. Pasticcio la osservò diffidente, poi la ingoiò d'un fiato.
BOOOM! In un battibaleno, il coniglio fece uno starnuto così potente che gli saltarono via sia la bacchetta che il cappello! «ATCIUUM!» urlò, e una pioggia di coriandoli blu scese dalla cima degli alberi.
Lumino scoppiò in una risata fragorosa, rotolando sulla schiena tra le margherite. Ma proprio in quel momento, una nuvola di farfalle giganti volò sopra la sua testa, trasportando il suo preziosissimo quaderno delle stelle!
«Eh?» balbettò Lumino, correndo (anzi, scivolando il più veloce possibile) dietro alle farfalle. Pasticcio, ancora starnutendo, provò a lanciare un incantesimo per fermarle: «Farfalle, tornate quaggiù!»
Ma come sempre, sbagliò formula: invece di “Farfalstop!”, disse “Farfalsalto!” E così, le farfalle si misero a saltare qua e là come palline da ping-pong, facendo rimbalzare anche il quaderno proprio tra le zampette di Lumino.
Capitolo 5 – La farsetta si ritorce!
Lumino afferrò il quaderno, tirò un sospiro di sollievo e guardò Pasticcio, ancora frastornato. Ma, proprio mentre pensava di aver vinto la partita degli scherzi, si accorse che il suo preziosissimo quaderno delle stelle era diventato… completamente pieno di coriandoli appiccicosi! Ogni pagina colorata e nessuna stella, solo cuoricini, stelle filanti, disegnini e macchie di brillanti.
Pasticcio, vedendolo così, si sistemò il cappello all'indietro e rise: «Forse hai contato troppe stelle… Guarda quanti coriandoli stellari hai adesso!»
Lumino, all'inizio, fece una faccia strana. Poi guardò meglio il suo quaderno variopinto e iniziò a ridere. «Visto che le stelle non si vedono di giorno, almeno così sembrano ancora più luminose!»
Pasticcio saltò sulle zampe, raggiante. «Se vuoi, posso aiutarti a contare i coriandoli! Al massimo… mi dimentico il numero, ma ci divertiamo lo stesso.»
Così, Lumino e Pasticcio finirono la giornata a contare coriandoli e raccontare storie improbabili di stelle cadute e bacche starnutose, ridendo senza fermarsi mai.
Da quel giorno, Lumino non smise mai di contare le stelle, ma ogni tanto – quando nessuno lo guardava – contava anche i coriandoli colorati che il suo nuovo amico magico lasciava dietro di sé. E, sotto la grande quercia del Bosco Allegro, c'era sempre spazio per una risata e un nuovo, buffo pasticcio.