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Storia divertente con un animale 9/10 anni Lettura 12 min.

Il lupo che temeva le bolle e la lontra imbrogliona

Nel Bosco del Fruscio, il timido Lupo Lino, che teme bolle e piume, si trova coinvolto in una partita sospetta contro la lontra Otto e deve affrontare le sue paure mentre cerca di smascherare un possibile imbroglio.

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Un lupo grigio dal pelo soffice con segni bianchi sul naso e sulle punte delle orecchie, sguardo timido ma deciso, che soffia per far scoppiare un’enorme bolla traslucida sul bordo di uno stagno; dietro di lui una lontra marrone lucida con panciotto a righe, timida e curiosa, nasconde una piccola bolla di vetro; una gazza bianca e nera su un tronco applaude beffarda; una lepre atletica con fascia rossa accovacciata su una pietra osserva ridendo; un tasso arbitro con fischietto di corteccia sta vicino a ciotole rovesciate; radura erbosa al limite di uno stagno calmo con acqua verde-azzurra e riflessi arcobaleno nelle bolle, fiori, funghi e pini sullo sfondo al tramonto arancio-viola; scena comica e tenera con la grande bolla pronta a esplodere, goccioline scintillanti e espressioni esagerate degli animali; stile: colori saturi, cel-shading con ombre nette, pellicce morbide e luce calda del tramonto, inquadratura ravvicinata su lupo e bolla. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il lupo che temeva le bolle

Nel Bosco del Fruscio, dove i funghi facevano da sgabelli e i rami pettinavano le nuvole, viveva Lupo Lino: un lupo avventuriero, sì, ma con un segreto un po'… frizzante.

Non temeva i temporali, né le grotte buie, né i guaiti dei gufi quando facevano le prove di canto. No.

Lino aveva paura delle bolle.

Proprio quelle: rotonde, lucide, leggere, con dentro tutti i colori del mondo come se qualcuno avesse infilato un arcobaleno in una pallina di vetro.

Quando una bolla gli passava vicino, Lino si irrigidiva come un bastoncino di liquirizia.

«Non scoppiarmi addosso!» sussurrava, indietreggiando con dignità… o almeno ci provava.

Come se non bastasse, aveva anche paura delle piume. Bastava una piumetta che gli sfiorasse il naso e… «ETCIÙ!» partiva uno starnuto capace di far cadere le ghiande dagli alberi.

Quella mattina, Lino camminava con passo tranquillo verso la Radura del Gioco, il posto dove gli animali si sfidavano a indovinelli, gare di nocciole e partite di “Tiro al Sasso che Non è un Sasso” (che in realtà era una pigna travestita).

«Oggi mi prendo una pausa dall'avventura,» disse Lino, sistemandosi lo zainetto. «Solo una partita, qualche risata e poi torno a casa senza… bolle. Senza piume. Senza sorprese.»

Naturalmente, il bosco sentì la parola “senza sorprese” e scoppiò a ridere sottovoce.

Capitolo 2: Il giocatore che vinceva troppo

Alla radura, l'aria profumava di erba schiacciata e di bacche dolci. Gli animali erano già lì: una lepre con una fascia sportiva, un tasso arbitro con un fischietto di corteccia e una gazza che commentava tutto come se fosse una gara importante.

«Ed ecco che arriva… Lupo Lino! Cammina calmo, ma dentro è un vulcano di… prudenza!» gracchiò la gazza.

Lino fece un cenno educato. «Ciao a tutti. Che si gioca?»

«Si gioca a “Tre Noci e un Bluff” spiegò il tasso. «Tre noci in tre ciotole. Uno sposta, gli altri indovinano. Facile e divertente!»

Seduto su un tronco, con un sorriso largo come una luna piena, c'era una lontra con un panciotto a righe. Aveva una coda che si muoveva come un punto esclamativo.

«Mi chiamo Otto,» disse. «Otto la Lontra. Piacere! Vuoi sfidarmi?»

«Volentieri,» rispose Lino. Avventuriero posato com'era, non gli dispiaceva una sfida tranquilla.

Otto mise tre ciotole e una nocciola. Le coprì, iniziò a spostarle velocissimo, come se le ciotole avessero preso il caffè.

«Dov'è la noce?» chiese, con occhi luccicanti.

Lino osservò bene. Indicò la ciotola di sinistra.

Otto sollevò… vuoto.

«Oh!» fece Lino, sbattendo le palpebre.

La lepre provò. Sbagliò.

Il tasso provò. Sbagliò.

La gazza provò. Sbagliò e poi accusò il vento.

Otto vinceva sempre. Sempre. Troppo sempre.

Lino non era un genio dei giochi, ma aveva un fiuto da lupo. E quel fiuto sentiva… odore di imbroglio. Un odore simile a pesce fresco e “furbizia”.

«Posso guardare più da vicino?» chiese Lino, con voce gentile.

Otto sorrise. «Ma certo! Io sono trasparente come l'acqua.»

La gazza tossicchiò. «L'acqua… quando è pulita, però.»

Lino si avvicinò e notò una cosa: Otto teneva la coda sempre vicino a una ciotola. Una codata piccola, quasi una carezza… ma ogni tanto la ciotola faceva un saltino.

«Interessante,» mormorò Lino.

Capitolo 3: Piume svolazzanti e bolle ribelli

Proprio mentre Lino stava per dire qualcosa, arrivò la banda delle oche. Portavano un sacco di piume per il “Festival del Solletico” (che nessuno aveva chiesto, ma le oche lo organizzavano lo stesso).

Una piuma scappò dal sacco e planò come una ballerina… dritta sul naso di Lino.

«No. No no no…»

La piuma lo sfiorò.

«ETCIÙ!»

Lo starnuto fu così potente che una ciotola volò, fece una capriola e atterrò… capovolta sulla testa di Otto.

«Ehm,» disse la lontra, con la ciotola come cappello. «Nuova moda!»

Gli animali risero. Lino si coprì il muso, rosso come una fragola.

Ma lo starnuto aveva fatto anche altro: dalla tasca del panciotto di Otto uscì un oggettino lucido. Una piccola bolla di vetro, con dentro… una nocciola!

Lino sgranò gli occhi. «Una… bolla.»

Il suo cuore fece un salto e poi un altro, come una rana su un trampolino.

La gazza si sporse. «Ehi! Quella noce… è dentro una bolla!»

Otto afferrò in fretta l'oggetto e lo nascose dietro la schiena. «È… un portafortuna!»

«Porta fortuna soprattutto a te,» borbottò la lepre.

Lino deglutì. Una bolla era già abbastanza per farlo tremare, ma una bolla usata per barare… era proprio una bolla con cattive maniere.

Otto riprese a giocare, più rapido. Le ciotole scivolavano e saltavano. Ogni volta che la noce spariva, Otto toccava il panciotto, come per controllare che la sua “bolla-portafortuna” fosse al sicuro.

Lino era combattuto: la verità era lì, lucida e tremolante… ma anche rotonda. E lui odiava le cose rotonde che scoppiano.

In quel momento, un gruppo di rane arrivò saltellando con delle cannucce. Stavano facendo bolle nel laghetto vicino, grandi come mele e leggere come sospiri.

«Gara di bolle!» gridò una rana. «Chi fa la bolla più enorme vince una corona di alghe!»

Lino impallidì. Il bosco, di nuovo, rise sottovoce.

Otto, invece, ebbe un'idea. «Che ne dite di alzare la posta? Se mi battete, vi do tutte le mie noci. Se perdo… beh… impossibile.»

«E se vinci tu?» chiese il tasso.

Otto fece un inchino. «Voglio solo… una piccola esibizione di coraggio. Lupo Lino farà scoppiare una bolla gigante con il naso!»

Silenzio.

Tutti guardarono Lino.

Lino guardò le bolle sul lago.

Il lago guardò Lino (o almeno così gli parve).

Capitolo 4: Un trucco contro il trucco

Lino inspirò piano. Avventuriero posato, ricordò a se stesso che il coraggio non era sempre ruggire. A volte era… fare una cosa ridicola davanti a tutti.

«Va bene,» disse, con un mezzo sorriso tremolante. «Ma alle mie condizioni.»

Otto strinse gli occhi. «Quali condizioni?»

«Giochiamo una sola mano. E questa volta le ciotole le sposto io.»

La gazza batté le ali. «Ooooh! Colpo di scena!»

Otto finse indifferenza. «Certo, certo. Tanto non cambierà niente.»

Lino prese le ciotole. Mise una nocciola vera sotto una di esse. Poi, senza fretta, iniziò a spostarle. Non veloce: elegante. Come una danza lenta.

Otto lo seguiva con lo sguardo… ma la sua coda iniziò a muoversi, nervosa. Cercava il momento per fare il solito trucchetto.

Lino, che lo osservava di sottecchi, si schiarì la voce: «Prima di scegliere, Otto, puoi mostrare a tutti cosa hai nel panciotto?»

Otto rise troppo forte. «Nel panciotto? Ho… ehm… briciole!»

La lepre incrociò le zampe. «Briciole con la nocciola dentro?»

La gazza fece la voce da annuncio: «Signore e signori, la moda delle briciole sta per essere svelata!»

Otto arretrò. «Non devo mostrare niente!»

Il tasso, arbitro serio, fischiò. «Nel Bosco del Fruscio, chi gioca deve farlo a zampe pulite. Niente trucchi.»

Otto serrò i denti. Con un gesto rapido tirò fuori la bolla di vetro. La sollevò come se fosse un trofeo.

«Va bene! Sì! Usavo questa! E allora? Volevo solo vincere!»

Lino deglutì. La bolla luccicava alla luce del pomeriggio. Sembrava innocente, ma a lui faceva lo stesso effetto di un ragno in un cappello.

«Otto,» disse Lino, «puoi anche vincere senza imbrogli. Ma devi… provare.»

Otto sbuffò. «Facile per te dirlo. Tu sei un lupo! Tutti ti ascoltano.»

Lino si grattò un orecchio. «In realtà, tutti stanno guardando se mi faccio scoppiare una bolla col naso.»

Una risatina passò tra gli animali.

Lino guardò il lago. Una bolla gigante stava salendo, lenta, enorme e perfetta. Sembrava una luna trasparente.

E Lino fece qualcosa di sorprendente: camminò verso di essa.

Capitolo 5: La stella della sera e la bolla più gentile

La bolla gigante galleggiava vicino alla riva. Dentro c'erano riflessi verdi e blu, come se il laghetto avesse messo un vestito elegante.

Lino avanzò piano, come se stesse entrando in una stanza piena di sonagli.

«Forza, Lino!» gridò la lepre. «Pensa che è solo aria con un po' di… ehm… sapone!»

«Proprio quello che mi spaventa,» mormorò Lino.

Otto, con la bolla di vetro in mano, guardava la scena. Sembrava meno sicuro del solito.

Lino si chinò, naso a un soffio dalla bolla. Sentì l'odore del laghetto e delle alghe. La bolla tremò, come se stesse ridendo anche lei.

«Se scoppia, scoppia,» disse Lino. «E se mi fa il solletico… pazienza.»

Chiuse gli occhi e… POF!

La bolla scoppiò con un suono minuscolo, come un bacio fatto da una goccia d'acqua.

Niente esplosioni. Niente disastri. Solo un pizzicore fresco sul naso.

Lino riaprì gli occhi, incredulo. «Tutto qui?»

La gazza fece un giro in aria. «Signori! Il lupo ha sconfitto il nemico rotondo!»

Gli animali applaudirono con zampe, ali e code.

Otto abbassò lo sguardo. La bolla di vetro con la nocciola sembrò, all'improvviso, una cosa sciocca.

Lino si avvicinò a lui, senza fretta. «Vuoi riprovare a giocare… pulito? Possiamo insegnarti. E puoi insegnarci qualcos'altro, magari… come nuotare sott'acqua senza farsi venire il singhiozzo.»

Otto fece una smorfia, poi sorrise appena. «Io… il singhiozzo mi viene sempre.»

«Perfetto,» disse Lino. «Così non siamo perfetti in due.»

Otto restituì le noci vinte, una per una, e la lepre gli diede una fascia sportiva nuova, “per ricominciare”.

Il tasso fischiò la fine della partita e la gazza annunciò: «Oggi abbiamo avuto uno starnuto leggendario, una bolla eroica e una lontra un po' meno furba del solito!»

Il sole iniziò a scendere dietro i pini, e il cielo si colorò di arancio e viola, come una marmellata di tramonti.

Lino guardò in alto. Una prima luce comparve, piccola e brillante: la stella della sera.

«Eccola,» sussurrò, sentendosi leggero. «Una stella non scoppia mai.»

Otto la guardò con lui. «No… ma può far venire voglia di cambiare strada.»

Lino annuì. Nel bosco, tra risate e fruscii, la sera si accese piano, con una sola stella a fare da promessa silenziosa.

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Sgabelli
Piccoli sedili bassi su cui ci si può sedere nel bosco.
Pettinavano
Passavano le fronde o i rami sopra le nuvole come se le pettinassero.
Irrigidiva
Diventava molto rigido e teso, come una cosa che non si muove.
Dignità
Comportarsi con rispetto e orgoglio, anche quando si è imbarazzati.
Piumetta
Una piccola piuma leggera che può solleticare o sfiorare il naso.
Panciotto
Un indumento che si porta sul petto, simile a un piccolo giubbotto.
Travestita
Mascherata o fatta sembrare qualcos'altro per scherzo o inganno.
Fischietto
Piccolo oggetto che si mette in bocca e produce un suono acuto.
Ciotole
Piccoli contenitori rotondi usati per mettere cibo o oggetti.
Portafortuna
Oggetto che alcune persone credono porti buona sorte.
Imbroglio
Atto di ingannare gli altri per vincere o ottenere qualcosa.
Singhiozzo
Piccoli scatti del respiro che fanno un suono ripetuto in gola.
Capriola
Salto in aria con rotazione, di solito fatto con agilità.
Alghe
Piante verdi che crescono nell'acqua, spesso nei laghi o mari.
Esibizione
Mostrare qualcosa agli altri per dimostrare abilità o coraggio.

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