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Storia sull'inverno 9/10 anni Lettura 13 min.

Luca e l’inverno dal cuore caldo

Luca, un bambino che odia l'inverno, partecipa a un campo in montagna dove scopre il coraggio e l'importanza di esprimere le proprie emozioni attraverso il disegno e l'amicizia. Durante la sua avventura, impara a convivere con le sue paure e a trovare bellezza nella stagione fredda.

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Un ragazzo di 10 anni, con capelli castani in disordine e guance rosate, è seduto su uno slittino di legno, con gli occhi brillanti di eccitazione e un grande sorriso sul volto. Indossa una sciarpa rossa vivace e un cappotto blu, i suoi guanti di lana sono leggermente spiegazzati. Accanto a lui, il suo migliore amico, Samir, anch'esso di 10 anni, ha capelli neri e occhiali tondi. Ride gioiosamente, con le braccia alzate, pronto a scivolare. Il paesaggio è una splendida montagna innevata, con abeti carichi di neve e un cielo blu chiaro punteggiato di nuvole bianche. La neve scintilla al sole, creando un effetto magico. La scena principale mostra i due ragazzi sul punto di scendere una dolce discesa, circondati da altri bambini che si divertono nella neve. L'eccitazione e la gioia sono palpabili, mentre il vento fa volare le loro sciarpe. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 – Il primo freddo

Luca aveva nove anni e un quaderno pieno di disegni. Disegnava di tutto: case con i tetti rossi, gatti giganti, montagne di gelato. Ma l'inverno non gli era mai piaciuto molto.

Quella mattina aprì la finestra della sua cameretta. L'aria fredda gli pizzicò subito il naso. I rami degli alberi erano nudi e il cielo sembrava fatto di cotone grigio.

«Brr… odio l'inverno» mormorò, stringendosi nel pigiama.

La mamma entrò con una sciarpa in mano. «Odio è una parola un po' forte. Di' piuttosto che l'inverno ti mette a disagio.»

Luca ci pensò. «Ok… l'inverno mi mette a disagio. È freddo, buio, e non so cosa farci.»

La mamma gli sistemò la sciarpa al collo. «Questo è già un buon inizio: dire cosa provi. Oggi, al doposcuola, inizierà il campo d'inverno in montagna. Forse scoprirai qualcosa di nuovo su questa stagione.»

Luca fece una smorfia. Non era molto convinto. Ma prese il suo quaderno dei disegni e lo infilò nello zaino. Aveva deciso: anche se non gli piaceva l'inverno, avrebbe almeno potuto disegnarlo.

Fuori, il respiro usciva in nuvolette bianche. Il suo migliore amico, Samir, lo stava aspettando davanti al portone.

«Ehi, artista del ghiaccio!» lo salutò Samir ridendo. «Pronto per il campo d'inverno?»

«Più o meno» disse Luca. «Io e l'inverno non andiamo proprio d'accordo.»

Samir scrollò le spalle. «Allora diglielo, all'inverno. Magari vi chiarite.»

Luca rise, ma dentro di sé pensava che, se l'inverno fosse stato una persona, avrebbe avuto tante cose da dirgli.

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Capitolo 2 – La discesa gelata

Il pullman salì per la strada di montagna. I fiocchi di neve cadevano lenti, danzando davanti ai finestrini. Tutti i bambini chiacchieravano eccitati. Luca invece guardava in silenzio.

Immaginava la montagna come un enorme drago bianco. Disegnò sul vetro appannato due occhi e una bocca. Con il dito, trasformò le goccioline in un sorriso timido.

Quando arrivarono al rifugio, l'aria era ancora più fredda. Luca infilò il cappello e i guanti, ma sentiva comunque il gelo entrare nel collo della giacca.

La maestra Chiara batté le mani. «Oggi pomeriggio faremo una piccola discesa sulla neve. Niente paura, è un pendio morbido. Chi non se la sente può guardare.»

Luca si strinse nello zaino. L'idea di scendere sulla neve gli faceva venire un nodo allo stomaco. Non era bravo negli sport. Aveva paura di cadere davanti a tutti.

Samir però era già pronto con lo slittino. «Vieni, ci sediamo insieme! Ti piace disegnare, no? Pensa che stai tracciando una linea bianca sulla neve.»

Luca esitò, poi annuì. «Ma se ho paura posso dirtelo, vero?»

«Certo» disse Samir serio. «Puoi dirmi qualsiasi cosa.»

Si sedettero sullo slittino, uno dietro l'altro. Il vento soffiava forte sulla cima del pendio. Quando un animatore diede la spinta, lo slittino partì.

Il mondo si mosse all'improvviso. Luca sentì il vento freddo sul viso, così forte che gli faceva lacrimare gli occhi. La neve gli schizzava ai lati come piccole stelle bianche. Il suo cuore batteva velocissimo. All'inizio strinse gli occhi per la paura, ma poi li riaprì piano.

La neve scintillava, il pendio era morbido. Il vento, anche se freddo, gli faceva sentire le guance vive e rosse. Il suo urlo di paura si trasformò, senza che se ne accorgesse, in una risata.

«Woooo!» gridò. Sentiva il freddo tagliare l'aria, ma dentro il petto gli si accendeva un calore strano, come un coraggio piccolo ma deciso.

Arrivarono in fondo rotolando nella neve. Luca rimase a pancia in su, guardando il cielo bianco.

«Come è andata?» chiese Samir, sdraiato accanto a lui.

Luca si prese un momento per ascoltarsi. «Avevo tanta paura… e ho ancora un po' di paura. Ma adesso sento anche… non so… una specie di felicità fredda.»

Samir rise. «Felice-fredda. Mi piace. L'inverno ti ha sorriso un pochino, allora.»

Luca si alzò, con i pantaloni bagnati ma gli occhi brillanti. Forse lui e l'inverno potevano cominciare a parlarsi.

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Capitolo 3 – Dentro il sacco a pelo

La sera, nel dormitorio del rifugio, i letti a castello erano in fila come piccole barche. Ogni bambino aveva un sacco a pelo colorato.

Luca aveva scelto un sacco a pelo blu scuro, con piccole stelle gialle. Quando ci si infilò dentro, sentì il tessuto scivolare sulle gambe, prima freddo, poi piano piano tiepido. Si rannicchiò come un gattino.

Le luci vennero abbassate. Qualcuno rideva ancora, qualcuno chiacchierava sottovoce. Dal finestrone, la neve brillava al chiaro di luna.

La maestra Chiara passò tra i letti. «Tutto bene, ragazzi? Se qualcuno sente nostalgia di casa può dirmelo. È normale.»

Arrivò vicino al letto di Luca. Lui abbassò lo sguardo. Nel sacco a pelo si sentiva al sicuro, ma il pensiero della sua cameretta, della mamma e del profumo di minestra calda gli pizzicava gli occhi.

«Luca, come ti senti?» chiese la maestra, sedendosi accanto a lui.

Lui strinse il bordo del sacco a pelo. Ci pensò un attimo, come faceva quando cercava il colore giusto per un disegno.

«Mi sento… un po' triste e un po' coraggioso. Mi manca casa, ma sono anche contento di essere qui. È un miscuglio, tipo quando si mescolano due colori.»

La maestra sorrise piano. «È una spiegazione bellissima. Sai che è molto importante riuscire a dire quello che senti, anche quando è un miscuglio?»

Luca annuì. «Prima avevo voglia di piangere, ma non volevo dirlo. Poi ho pensato che se non lo dico, resta tutto bloccato qui.» Si toccò il petto. «E mi pesa.»

«Esatto» disse la maestra. «Quando dici le cose che senti, è come aprire una piccola finestra. L'aria fredda può entrare, ma entra anche aria nuova, pulita.»

Luca sorrise all'immagine. Una finestra nel petto, da cui entrava un'aria fresca che non faceva più paura.

Samir, dal letto sopra, si sporse un po'. «Se vuoi, posso tenere la mano fuori dal sacco a pelo. Così è come se fossimo sullo stesso slittino.»

Luca allungò la mano fuori dal sacco. Sentì le dita calde dell'amico stringere le sue.

«Grazie» mormorò. «Adesso il miscuglio di tristezza e coraggio ha anche un po' di… calma.»

Nel suo sacco a pelo, Luca chiuse gli occhi. Il rumore lontano del vento contro i vetri sembrava un sussurro gentile.

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Capitolo 4 – Disegnare l'inverno

Il giorno dopo il cielo era azzurro chiaro, come se qualcuno lo avesse pulito con un panno. Gli alberi erano coperti di neve, e ogni ramo sembrava disegnato da una matita bianca.

Durante il laboratorio creativo, la maestra distribuì fogli e colori.

«Oggi disegniamo l'inverno» disse. «Non solo come si vede, ma anche come si sente. Potete usare colori insoliti, se volete.»

Luca guardò il foglio bianco. Si ricordò del vento freddo sul viso nella discesa, del calore nel petto, del sacco a pelo che da freddo diventava tiepido. Pensò al miscuglio di tristezza, coraggio e calma.

Iniziò a disegnare una montagna, ma non bianca: la colorò di azzurro e viola, con piccole linee gialle nel mezzo. Disegnò se stesso su uno slittino, con la sciarpa che volava dietro. Sulle guance mise un rosa acceso.

Poi, in un angolo del foglio, fece un grande sacco a pelo blu, come il suo, con una piccola finestra disegnata sul petto del bambino che dormiva dentro. Dalla finestra uscivano nuvolette di parole: “paura”, “coraggio”, “nostalgia”, “calma”.

Ma, sopra tutte, scrisse “ascolto”.

Quando finì, la maestra passò a guardare.

«Vuoi raccontarmi il tuo disegno?» chiese.

Luca annuì. «Qui è quando scendo con lo slittino. Il vento è freddo, ma mi fa sentire vivo. Per questo ci sono i colori forti.» Indicò le linee gialle.

«E qui» continuò, toccando il sacco a pelo, «sono io di notte. A volte mi sento triste e mi manca casa, ma se dico quello che provo, dentro di me entra aria nuova. È per questo che ho disegnato la finestra.»

La maestra lo guardò con dolcezza. «Hai trasformato le tue sensazioni in un disegno. Questo è un grande modo per parlare di sé.»

«A volte non so spiegare bene a parole» disse Luca. «Ma disegnando ci riesco meglio.»

«Va benissimo così» rispose lei. «Puoi usare parole, disegni, o entrambi. L'importante è non tenerle chiuse tutte dentro.»

Luca sentì un piccolo orgoglio salire dallo stomaco fino al collo, come una bolla che non scoppia, ma resta lì a fare il solletico.

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Capitolo 5 – La sera della neve silenziosa

Quella sera nevicava forte. I fiocchi cadevano dritti, zitti, coprendo ogni rumore. Dopo la cena, i bambini si misero a guardare fuori dal grande finestrone.

«Sembra che il mondo abbia messo una coperta» disse Samir.

«Una coperta fresca» aggiunse Luca. «Ma sotto ci siamo noi, al caldo.»

La maestra spense quasi tutte le luci. Solo una piccola lampada gialla restava accesa in un angolo, come una stella bassa.

«Prima di andare a dormire» disse, «se volete, potete dire una cosa che avete scoperto su di voi in questo campo.»

I bambini iniziarono a parlare, uno dopo l'altro. C'era chi aveva scoperto di non avere paura dei cani da slitta, chi di riuscire a dormire senza la luce accesa.

Quando toccò a Luca, le guance gli si scaldarono un po'. Ma ormai sapeva che poteva dirlo.

«Io ho scoperto che posso avere paura e coraggio nello stesso momento» disse piano. «E che se dico come mi sento, dentro di me si fa più spazio. Non diventa tutto facile, però mi sento… più leggero.»

La maestra annuì. «Grazie, Luca. Ci vuole coraggio per dire quello che si prova, soprattutto davanti agli altri.»

Samir gli diede una piccola gomitata amichevole. «E io ho scoperto che l'amicizia è un sacco a pelo doppio. Anche quando siamo in due sacchi diversi.»

Tutti risero piano. Il suono delle risate si mescolò al silenzio della neve fuori, come una musica lieve.

Quando fu ora di andare a dormire, Luca tornò al suo letto. Si infilò nel sacco a pelo blu con le stelle. Il tessuto era un po' freddo all'inizio, ma subito il suo corpo cominciò a riscaldarlo.

Chiuse gli occhi e ascoltò. Sentiva i respiri lenti dei compagni, il leggero fischio del vento dietro ai vetri, un colpo di tosse lontano. Tutto sembrava più morbido.

Dentro il sacco a pelo, Luca immaginò di essere avvolto in una bolla trasparente, fatta di neve che non scotta, di parole gentili e di disegni colorati. Una bolla di dolcezza che lo teneva sospeso, leggero, come se stesse galleggiando.

La tristezza era ancora lì, piccola, ma c'era anche il coraggio, la calma, l'amicizia. Non doveva scegliere una sola emozione: poteva tenerle tutte, ma senza che lo schiacciassero.

Si sentiva come quando il pullman aveva attraversato le nuvole salendo in montagna: un po' spaventato, un po' curioso, ma accompagnato.

Respirò piano, una volta, due, tre. Ogni respiro gonfiava la sua bolla di dolcezza, che lo faceva quasi fluttuare sul materasso. Il sacco a pelo sembrava diventare più soffice, più largo, come se potesse contenerlo tutto, con i suoi pensieri e i suoi sentimenti.

«Buonanotte, inverno» sussurrò con un filo di voce. «Adesso ti conosco un po' meglio.»

Il vento fuori sembrò rispondere con un soffio leggero, non più tagliente, ma tenero come una carezza fredda.

E mentre la neve continuava a cadere silenziosa, Luca si addormentò sentendosi galleggiare dentro la sua bolla di dolcezza, caldo nel sacco a pelo, freddo alle guance nei ricordi, ma sereno nel cuore.

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Cameretta
Una piccola camera, di solito usata da un bambino.
Slittino
Un piccolo mezzo di trasporto che scivola sulla neve.
Pendio
Una parte inclinata di una montagna o di una collina.
Miscuglio
Una combinazione di diverse cose mescolate insieme.
Nostalgia
Un sentimento di tristezza per la mancanza di qualcosa o qualcuno.
Sussurro
Un modo di parlare a bassa voce, come se si volesse mantenere un segreto.

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