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Storia fantastica di stregoneria 5/6 anni Lettura 9 min.

Lino e la clessidra del tempo

Lino, un bimbo curioso, scopre un mondo parallelo dove la Grande Clessidra del Tempo ticchetta stonata; insieme all'Artigiano della Luce cerca di sistemarla ricorrendo alla pazienza e alla gentilezza.

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Un ragazzo apprendista stregone, Lino, cinque anni, viso rotondo e lentiggini, concentrato e meravigliato, accovacciato con un piccolo cacciavite che brilla come una piuma mentre inserisce una goccia di luce argentata tra due grossi ingranaggi; dietro di lui l'Artigiano della Luce, uomo adulto dalla barba luminosa e mani simili a lampade, sorridente e benevolo, tiene una lanterna cucita di stelle che illumina la scena; la Seta del Silenzio, un velo traslucido come un'ala di farfalla grigio perla con riflessi argentei, fluttua vicino agli ingranaggi; l'interno è un'immensa vecchia orologeria con grandi ruote di metallo color rame, ingranaggi che somigliano a libri aperti e polvere di stelle che scintilla, atmosfera magica e intima mentre Lino ripara il cuore dell'orologio. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

Nel cuore di una città che sembrava fatta di chiavi e voci sussurrate viveva Lino, un bimbo di cinque anni con un cappellino troppo grande e un sacco di curiosità. Lino era un apprendista sorcierino. Non era alto, ma aveva occhi che brillavano come due piccole lanterne. Ogni mattina si alzava presto per esercitarsi a far volare le piume, a far crescere minuscoli fiori di luce e a leggere libri che odoravano di polvere e di cannella.

Un giorno, mentre giocava vicino al mercato della via dei Pendoli, sentì un suono diverso: un ticchettio lento e triste. Il rumore veniva da un vicolo che non aveva mai notato prima, come se l'aria stessa avesse piegato la strada. Lino, che aveva sempre un sassolino di coraggio in tasca, seguì il suono.

Nel vicolo si aprì una porta sottile senza maniglia. Dietro di essa c'era una scala che scendeva senza rumore. Lino scese e si trovò davanti a un mondo che sembrava dipinto su una coperta di notte: case sospese, lampade che camminavano piano e strade che cambiavano colore. Era l'Universo Parallelo di cui parlavano i racconti, dove la stregoneria viveva come il pane quotidiano.

In mezzo a una piazza tonda stava un'enorme orologio: la Grande Clessidra del Tempo. Le sue lancette erano fatte di radici argentate e, sopra, una piccola città di ingranaggi abitava come formiche. Ma l'orologio ticchettava male. Un gran pezzo mancava dalla sua voce: il tempo avanzava stonato e si fermava spesso.

Lì vicino lavorava un uomo dalla barba luminosa e dalle mani che parevano fatte di lampadine: era l'Artigiano della Luce, un tipo allegro che illuminava strade con una stoffa di luce cucita con ago di stelle. Quando vide Lino si chinò e sorrise.

"Sei piccino per queste scale silenziose," disse l'Artigiano, con una voce che aveva il caldo di una coperta. "Ma forse sei qui per una ragione. L'orologio ha bisogno di essere riparato. E il mondo ha bisogno che il tempo torni gentile."

Lino annuì. Sentiva che dentro il petto aveva un piccolo tamburo che voleva battere. "Posso aiutare?" chiese, con voce sottile come un filo di lana. L'Artigiano gli passò un piccolo cacciavite che brillava: non era fatto per le viti, ma per i sogni.

"Ci vuole cura e un po' di luce al posto giusto," spiegò. "E un gesto gentile. Il tempo qui si è impigliato perché qualcuno ha dimenticato di sorridere al mattino."

Lino provò il cacciavite. Era leggero come una piuma, e quando lo toccò sentì un brivido di meraviglia. Così, insieme, cominciarono a salire le scale dell'orologio.

Capitolo 2

Dentro l'orologio, l'aria aveva profumo di mele cotte e di antiche storie. Gli ingranaggi erano simili a libri che sbadigliavano, i numeri sulla faccia dell'orologio erano piccoli uccellini addormentati. Camminando tra i denti di metallo, Lino e l'Artigiano della Luce incontrarono creature strane: orologi-bavaresi che fischiavano filastrocche, piccole lucertole di bronzo che portavano chiavi giganti.

Arrivarono davanti a un nodo di tempo: una ruota blu che girava al contrario e versava polvere di stelle. Lì era nascosto il cuore dell'orologio. Lino vide che qualcosa brillava dentro la ruota: una goccia piccola, come una lacrima di luna, si era incastrata tra due denti.

"Quella è la Goccia del Ricordo," disse l'Artigiano. "Tiene i ricordi buoni del tempo. Se si spezza, gli attimi diventano confusione. Dobbiamo sfilare la goccia senza farla cadere."

Lino si avvicinò piano. Sentiva il battito del suo cuore come un tamburo di festa. Con le mani tremanti prese il cacciavite dei sogni e, con la pazienza che mostrano i bambini quando disegnano una casetta, spinse la goccia verso la luce. Proprio mentre sembrava tutto calare, la ruota tremò e un sussurro freddo entrò nell'orologio.

"Chi rumoreggia nella calma?" borbottò una voce sottile, come foglie secche. Era la Seta del Silenzio, un velo che difendeva il confine tra il mondo ordinario e quello magico. Non voleva che il tempo fosse toccato.

Lino rise piano. "Non vogliamo rompere nulla," disse. "Vogliamo solo sanare. Il tempo è un amico che ha bisogno di un abbraccio."

L'Artigiano si illuminò di più e decorò la goccia con uno strofinio di luce dorata. La Seta del Silenzio ascoltò. Era curiosa, non cattiva. Si avvicinò come una farfalla e lasciò che la goccia scivolasse nella sua casa, il cuore dell'orologio. Il ticchettio ricominciò, ma era diverso: più morbido, come il respiro di una coperta.

"Bravo, piccolo Lino," mormorò l'Artigiano. "Hai messo cura e sei stato gentile. Questo è il vero strumento della riparazione."

Ma il tempo non tornò subito ordinato. Ora c'era un'altra prova: un ponte sottile, invisibile, che separava la sala dell'orologio dal mondo esterno. Nessuno lo attraversava ad alta voce, perché il confine si rompeva se qualcuno faceva troppo rumore. Bisognava passare senza passi grossi.

Lino guardò il ponte. Era fatto di filigrana e soffio. Si chinò e, con un saltello silenzioso imparato giocando nel giardino di casa, mise un piedino, poi l'altro. L'Artigiano camminò affianco come una lanterna obbediente. Strisciarono senza rumore, con le mani piene di pazienza.

Quando superarono l'ultimo arco, sentirono un sospiro collettivo: il mondo sospirò e le stelle ripresero a fare l'occhiolino. Sul lato opposto, un bambino con un cappello uguale a quello di Lino si voltò e salutò con un sorriso che era una promessa.

Capitolo 3

Tornati nella piazza, la Grande Clessidra brillava. Le case sospese oscillavano come un coro felice. L'orologio si era aggiustato non solo per le viti e le ruote, ma per la gentilezza usata nella riparazione. Il tempo, ora, era più dolce; ogni ticchettio sembrava cantare una canzone breve e serena.

L'Artigiano della Luce prese il piccolo Lino per mano. "Hai fatto qualcosa di importante oggi. Hai ascoltato e hai agito con cura. Ricorda: anche le cose più grandi si possono aggiustare con mani piccole e cuori gentili."

Lino sentì il viso scaldarsi. Non era solo un apprendista ora; era un riparatore di tempo in miniatura, con un cappellino troppo grande e tanta luce negli occhi. Vide che le persone del luogo si scambiavano piccoli sorrisi e si aiutavano a sistemare orologi rotti, tazze storte e parole sbagliate.

Prima di andarsene, l'Artigiano regalò a Lino una piccola cucitura di luce, un filo che tremolava come una lucciola. "Per ricordarti," disse, "che la luce si può cucire dentro ogni cosa."

Lino avvolse il filo intorno al polso. Sentì una calma che riscaldava come miele. Si guardò intorno e vide il ponte invisibile che ora brillava appena, come una riga di trucco su un volto sorridente. Non occorreva più attraversarlo senza rumore; era stato sanato dall'attenzione.

Quando Lino riemerse dalla scala e tornò nella sua città fatta di chiavi, il mondo sembrava più gentile. Le cose torte si potevano aggiustare. Le domande avevano risposte che non urlavano ma sussurravano. Lino raccontò ai suoi amici delle ruote che cantano, della Goccia del Ricordo e della Seta del Silenzio che in fondo aveva solo paura.

La sera, mentre il sole infilava i piedi sotto le nuvole, Lino si sedette a guardare il suo cappellino allungarsi. Sentì il filo di luce sul polso come una promessa calda. Sorrise e sussurrò: "Grazie." Non era una parola grande, ma era vera.

E così, in un mondo dove la magia abitava tra le pieghe delle cose, un bambino di cinque anni imparò che la gentilezza è un attrezzo potente, più forte di molte formule complicate. Con un artigiano che dava luce e mani che non facevano rumore, aveva riparato l'orologio e, insieme, aveva ridato ritmo ai giorni.

La notte scese morbida. Le lanterne in cielo fecero una gara di sbadigli. Lino chiuse gli occhi e sognò di orologi che cantavano filastrocche e di ponti che non avevano paura di farsi vedere. Si sentì al sicuro, felice e pronto per altre piccole avventure. La magia restava, gentile e vicina, come un amico che si siede accanto quando hai bisogno di ridere.

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Sorcierino
Un piccolo mago che impara a fare piccoli incantesimi e giochi di magia.
Ingranaggi
Pezzi rotondi di metallo che si incastrano e fanno girare macchine.
Grande Clessidra del Tempo
Un grande strumento che misura il tempo, come una clessidra magica.
Goccia del Ricordo
Una piccola goccia che custodisce i ricordi belli del tempo e li protegge.
Seta del Silenzio
Un velo sottile che protegge un posto e chiede calma e silenzio.
Filigrana
Una decorazione delicata e sottile, come un disegno fatto con un filo sottile.
Polvere di stelle
Piccoli brillini come polvere che sembrano venire dalle stelle.
Ticchettio
Il suono ritmico che fanno gli orologi quando il tempo passa.
Lanterne
Lucine o piccole lampade che illuminano la strada o il cielo.
Cacciavite dei sogni
Un piccolo attrezzo speciale che aiuta a sistemare cose magiche, non viti normali.

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