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Storia fantastica di stregoneria 5/6 anni Lettura 10 min.

Il filo azzurro del Bosco Sussurrante

Nico, un giovane mago in erba, segue un filo azzurro nel Bosco Sussurrante e scopre che la vera magia risiede nell'ascolto e nella connessione tra le cose. Incontra un tei-gatto di nome Bolligatto, che lo aiuta a comprendere il potere dei fili che legano il mondo.

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Nico, un giovane mago di dieci anni, ha capelli castani in disordine e occhi pieni di curiosità. Tiene in mano una bacchetta di legno di nocciolo, concentrato e meravigliato, mentre si trova al bordo di un ruscello scintillante. Accanto a lui, Bolligatto, un tei-gatto dai peli dorati e dagli occhi maliziosi, si strofinano contro una pietra, emettendo una leggera nuvola di vapore profumato. Il luogo è una radura incantata, circondata da alberi maestosi con foglie verdi vibranti, dove la luce del sole filtra attraverso il fogliame, creando motivi danzanti sul terreno coperto di muschio morbido. Con un sorriso determinato, Nico cerca di evocare un filo azzurro che collega le pietre del ruscello per creare un ponte magico, mentre bolle d'acqua scoppiano gioiosamente attorno a lui. segnalare un problema con questa immagine

Il profumo del vento

Nico tiene stretta la sua bacchetta fatta di nocciolo. È liscia e tiepida come una piccola mano. Abita in una casetta ai margini del paese, vicino a un sentiero che entra nel Bosco Sussurrante. Zia Artemisia dice che lui è già un giovane mago. Ma la sua magia dorme ancora un po'.

“Magia, svegliati,” sussurra Nico alla bacchetta. Prova un incantesimo semplice. Vorrebbe accendere la lanterna sul tavolo.

“Tic-tac, luce fa crack!” dice, serio.

La lanterna si illumina. Poi starnutisce. “Ecciù!” e la fiamma si spegne con una nuvoletta di scintille.

Nico sospira. Zia Artemisia ride piano, con occhi lucidi come gocce. “La magia è come un gatto sonnacchioso,” dice. “Non la tiri per la coda. La inviti con pazienza.”

Fuori soffia un vento profumato, di pane caldo e foglie bagnate. Porta con sé un sussurro. Nico inclina la testa.

“Hai sentito?” chiede.

“Sì,” dice la zia. “Il bosco ti chiama. Forse oggi il tuo gatto-magico decide di svegliarsi.”

Nico apre la porta. Il sentiero verso il bosco è pieno di piccole pietre rotonde. La luce del mattino ci balla sopra. Mentre scende la prima gradinata, vede qualcosa di strano. Sotto il sole, tra l'erba, brilla un filo azzurro. Sottile, quasi invisibile. Sembra allacciato alla punta della sua bacchetta.

“Ciao, filo,” mormora. Il filo vibra, come una corda di chitarra. Poi scivola avanti, verso gli alberi.

“Vai, seguilo,” dice Zia Artemisia dalla porta. “Ma torna per merenda!”

“Promesso!” risponde Nico. E parte, con il cuore che batte come un tamburo gentile.

Il Bosco Sussurrante

Dentro il bosco l'aria è fresca e piena di suoni leggeri. Le foglie parlano tra loro. Gli uccelli provano canzoni nuove. Il filo azzurro guida Nico tra felci e tronchi. Ogni tanto si nasconde, poi riappare, come se giocasse a nascondino.

“Ehi,” dice Nico, “se vuoi giocare, io gioco. Ma fammi capire dove andiamo.”

“Prrrrr,” fa una voce sotto il cespuglio.

Nico si ferma. Dal verde spunta una teiera. Ha il beccuccio, il coperchio e… baffi.

“Sei una teiera o un gatto?” chiede Nico, con gli occhi grandi.

“Sono un tei-gatto,” risponde l'essere, e soffia un filo di vapore profumato all'anice. “Mi chiamo Bolligatto. Sto attento ai fili che legano le cose. Tu ne stai seguendo uno.”

Nico guarda la sua bacchetta. Il filo azzurro è teso verso un ruscello. L'acqua ride, salta, fa bolle.

“Vedi?” dice Bolligatto. “Nel bosco tutto è tenuto insieme da fili. Alcuni sono rossi di coraggio. Alcuni verdi di pazienza. Tu hai trovato un filo azzurro. È il colore dell'ascolto.”

“Dove mi porta?” chiede Nico.

“Dove serve,” fa il tei-gatto. “Ma prima devi imparare a sentirlo bene.”

Il ruscello non ha un ponte. Sull'acqua galleggiano pietre rotonde che scivolano come pesci. Nico prova a saltare. La pietra gli sfugge. Sta per cadere, ma il filo azzurro vibra forte nella sua mano.

“Ok, ok!” dice Nico. “Ti ascolto.”

Chiude gli occhi un secondo. Respira. Sente il rumore dell'acqua, il profumo dell'erba, e il filo che canta una nota lunga. Quando riapre gli occhi, vede che le pietre hanno piccoli fili, sottili come capelli d'angelo, che le legano tra loro. Basterebbe una leggera spinta nel punto giusto.

“Posso provarci?” chiede.

“Pr-r-r-ova,” fa Bolligatto, accovacciato.

Nico tocca con la bacchetta il primo filo tra due pietre. “Legatevi un po' più vicino, per favore,” dice, gentile.

I fili azzurri si avvicinano. Le pietre si fermano, una accanto all'altra. Ora formano un ponte. Nico attraversa piano, passo dopo passo.

“Grazie,” dice al ruscello.

“Prego,” gorgoglia l'acqua, contenta.

Dall'altra parte c'è una radura rotonda, morbida di muschio. Al centro cresce un albero con il tronco cavo. Dal buco esce un suono di campana, ma non si vede nessuna campana.

“Qui finiscono molti fili,” sussurra Bolligatto. “Se vuoi svegliare la tua magia, devi trovare la campana che non si vede.”

Nico posa la mano sul tronco. È tiepido. Chiude gli occhi ancora. Ascolta. Sotto le dita sente vibrare i fili. Alcuni arrivano dal paese: il sorriso di Zia Artemisia, il forno del panettiere, la fontana della piazza. Altri vengono dal bosco: il nido di un merlo, il passo di un cervo, il sasso che sogna di essere luna.

C'è un filo azzurro che batte come un piccolo cuore. Nico lo segue col pensiero dentro il tronco.

“Ti vedo,” mormora.

La campana non è una campana. È un nocciolo di luce, rotondo come una pallina. Nico allunga la mano nel buio cavo. La luce lo tocca, leggera, come la zampa di un gattino.

“Posso?” chiede.

“Se mi chiami col tuo vero suono,” risponde una voce chiara, da dentro la luce.

“Qual è il mio vero suono?” chiede Nico, un po' tremante.

“Quello che non imita nessuno,” dice la luce. “Quello che nasce quando ascolti.”

Nico pensa ai suoi incantesimi buffi, ai “tic-tac” e ai “crack”. Sorride. Allora respira, e canta piano: “Buongiorno, luce che suoni piano. Io sono Nico. Io ascolto te. Tu ascolta me.”

Il nocciolo di luce si illumina forte. Il tronco risuona come un tamburo dolce. Un rintocco percorre la radura e il bosco. Non è alto né basso. È giusto.

“Bravo,” fa Bolligatto, con un soffio di vapore. “Hai chiamato te stesso.”

Il ritorno azzurro

Il rintocco scivola lungo il sentiero, fino al paese. Nico lo sente tornare come un'eco. Con lui arrivano cose nuove: il profumo del pane è più caldo, la risata di un bimbo è più lunga, la fontana in piazza canta un filo più alto. Anche la lanterna nella cucina di Zia Artemisia, lontana, fa un piccolo “ting!” allegro.

“Posso provare un incantesimo adesso?” chiede Nico.

“Prova,” fa il tei-gatto.

Nico punta la bacchetta verso un soffione sul muschio. I suoi semi aspettano il vento. “Per favore, volate dove c'è un desiderio gentile,” dice, senza rime complicate.

Il filo azzurro salta dalla bacchetta ai semi. Un soffio li prende. I semi partono in una danza lenta. Il bosco sembra sorridere.

“Non male,” ronfa Bolligatto. “Ora sai che i fili ascoltano le parole buone.”

Nico ringrazia. Poi guarda il sentiero. “Devo tornare. Ho promesso la merenda.”

“Ti accompagno fino al ruscello,” dice il tei-gatto, facendo tintinnare il coperchio come una moneta.

Tornano tra i tronchi. Le pietre del ruscello sono ancora legate. Nico passa e saluta l'acqua. Sulla sponda vede il filo azzurro che corre verso il paese. Ora è più spesso, più chiaro.

“Ci vediamo,” dice a Bolligatto.

“Quando vuoi,” risponde quello. “Il bosco non chiude mai.”

Nico esce dal bosco. Il paese lo accoglie con un vociare lieve. La fontana manda spruzzi che sembrano ridere. Zia Artemisia è alla porta, con un piatto di pane e marmellata di lamponi.

“Bentornato, mago mio,” dice.

Nico posa la bacchetta sul tavolo. La lanterna si accende da sola, con una luce calma.

“Ho trovato una campana che non si vede,” racconta. “Era un nocciolo di luce. Ho cantato il mio suono. E ho sentito i fili che legano tutto.”

Zia Artemisia annuisce. “La magia non è per comandare. È per collegare. È per ricordare che il mondo è uno, anche quando sembra diviso.”

Nico morde il pane. La marmellata è dolce e un po' aspra. Fa ridere la lingua. “Posso provare a legare qualcosa di qui con qualcosa di là?” chiede.

“Cosa pensi di legare?” domanda la zia.

Nico guarda fuori, la piazza, il cielo. “La fontana con la nuvola.”

Escono insieme. Nico alza la bacchetta. Il filo azzurro appare, vibra, sale. Tocca la fontana, poi la nuvola leggera che guarda da sopra i tetti.

“Piano,” sussurra Nico. “Solo un saluto.”

La fontana fa un getto alto, brillante. La nuvola risponde con una goccia sola, che cade nella vasca e fa “plin”. I bambini ridono. Un cane abbaia una volta, come a battere le mani.

“Bravo,” dice Zia Artemisia.

Nico sente il cuore caldo. Non ha bisogno di parole complicate. Ora sa che può ascoltare e parlare con i fili azzurri. Sa che, quando chiude gli occhi, sente il bosco e il paese tenersi per mano.

La sera scende lenta, profumata di zuppa e di stelle. Nico saluta la piazza e torna verso casa. Il sentiero tra il paese e il bosco luccica un poco, come se una lucciola avesse sgranato una collana. Nico cammina piano, la bacchetta nella tasca, il filo azzurro che gli sfiora il polso come una promessa.

Domani potrà tornare nel Bosco Sussurrante. E dopodomani. Il sentiero non fa più paura. È un amico. È un ponte. È un cammino ormai familiare, che unisce l'ordinario all'incredibile, e il piccolo mago al suo cuore che canta.

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Bacchetta
Un bastone sottile che i maghi usano per fare magie.
Incantesimo
Un'azione che i maghi fanno per creare qualcosa di speciale.
Sussurrante
Qualcosa che parla o fa rumore in modo molto morbido e leggero.
Nocciolo
Il seme di un frutto, in questo caso una pallina di luce.
Vibra
Quando qualcosa si muove rapidamente e fa un suono.
Cavo
Un luogo vuoto dentro qualcosa, come un tronco d'albero con un buco.

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