Capitolo 1 — La nebbia che ride
Nella Pianura della Nebbia Dolce viveva Lillo, un apprendista streghetto di cinque anni con un cappello troppo grande e un bastoncino che faceva "pssì". La nebbia non era spaventosa: era soffice come una nuvola di zucchero e rideva piano quando qualcuno passava. Lillo amava correre tra i ciuffi bianchi, lasciando piccole orme che profumavano di menta.
Una mattina, Lillo trovò una mappa disegnata su una foglia lucente. "Cerca il Lago dei Bisogni e porta indietro una risata perduta", diceva la mappa in scarabocchi. Lillo saltellò. Era una missione! Chiamò i suoi amici: Mina la gattina piumata, Pipo il ranocchio con gli occhiali e Titta il folletto delle scarpe strane.
"Partiamo!" esclamò Lillo, gonfiando il mantello che gli scivolava sui piedi. Mina sbuffò un miagolio curioso, Pipo fece un lieve "croak" e Titta batté le mani. Si misero in fila come una piccola banda di marionette.
"Hai il bastoncino magico?" chiese Mina.
"Sì, ma non colpisce. Fa solo 'pssì' se è felice", rispose Lillo, sorridendo furbo.
Attraversarono la pianura. La nebbia si muoveva come un mare bianco e ogni tanto sollevava piccole nuvole che tesseravano fiocchi di luce. Ad ogni passo, il gruppo cantava una canzoncina: pssì, pssì, rama-di-balla! La canzone fece ridere la nebbia, e la nebbia rispose facendo sbocciare fiori di latte.
Capitolo 2 — Il quiproquo del Lago
Arrivati al Lago dei Bisogni, la superficie era immobile come uno specchio. Ma quando Lillo si avvicinò, lo specchio tremò e un piccolo viso apparve. "Salve! Sono il Lago—oh no, mi chiamo Lago", disse lo specchio con voce che tintinnava.
"Abbiamo una risata da trovare", spiegò Lillo. "La mappa dice che è qui."
Il Lago fece una smorfia. "Una risata? Ultimamente ho scambiato tutte le risate con le bolle. Le bolle stanno facendo il bagno nel Bosco degli Scivoli. Devono essere riportate!"
Titta si grattò la testa. "E come facciamo a prendere le bolle senza farle scoppiare?"
Pipo mise gli occhiali. "Con delicatezza e una coreografia!" propose con aria seria.
Iniziarono una danza buffa: piccoli salti, passi incrociati e un inchino esagerato. Le bolle, sentendo la musica, rotolarono giù dal lago come palloncini pigri. Mina le acchiappava con le zampette piumate, Pipo le guidava con salti soffici e Titta le incanalava con le scarpe parlanti. Lillo, con il bastoncino "pssì", fischiettava una melodia che faceva rimbalzare le bolle in aria senza scoppiare.
Ma ecco il guaio: una bolla era diversa. Dentro c'era una risata che non voleva uscire. "Mmm, sono timida", sussurrò la bolla. Lillo si inginocchiò e parlò piano: "Ciao, piccola risata. Vuoi venire con noi? Promettiamo di divertirci."
La bolla palpitò, poi scoppiò piano come un piccolo petalo. La risata saltò fuori, tremolante, e subito si trasformò in una risata a tre note: hi-hi-ho! Tutti risero insieme. Ma la risata, allegra, decise di fare un giro e... rimbalzò sul naso di Mina, poi sulla testa di Pipo, e finì per nascondersi dietro una ghiandaia che passava.
"Ricordate la mappa?" chiese Lillo. "Doveva essere una risata perduta, non una risata girovaga."
La ghiandaia, che si chiamava Gigi, era molto gentile ma aveva un debole per le risate volanti. "Non volevo rubarla", spiegò imbarazzata. "Pensavo fosse una pallina sonora."
I quattro amici si scambiarono uno sguardo: la soluzione non era sgridare Gigi, ma lavorare insieme. Titta suggerì: "Facciamo uno spettacolo. Le risate amano gli applausi."
Organizzarono un piccolo teatro sotto un salice. Mina fece una scenetta con acrobazie, Pipo raccontò una barzelletta a forma di rana, Titta fece le scarpe che danzavano, e Lillo inventò un piccolo incantesimo che trasformava i singhiozzi in coriandoli di luce. La risata, curiosa, uscì dal nascondiglio e tornò dove doveva essere: nel Lago.
Capitolo 3 — Il ritorno e la reverenza
Quando la risata tornò nel Lago dei Bisogni, l'acqua scintillò e un sorriso gigante si formò sulla superficie. "Grazie", sussurrò il Lago, e spruzzò una pioggia leggera di bollicine profumate che coprì la pianura come coriandoli.
I quattro amici applaudirono. Lillo si sentiva molto fiero, ma anche felice per i suoi compagni. "Abbiamo fatto squadra", disse, guardando Mina, Pipo e Titta.
La Pianura della Nebbia Dolce cambiò colore: un arcobaleno tenue attraversò il cielo e la nebbia cominciò a intonare una canzone. Tutte le creature uscirono dalle loro tane per ballare: lumachine con cappellini, fiorellini che facevano il trenino, e persino i sassi che facevano un piccolo roteo.
Gigi la ghiandaia si unì al ballo e chiese scusa con un cinguettio allegro. Lillo le sorrise. "Nessun problema. Hai solo voluto giocare. La prossima volta vieni con noi e divideremo la risata."
Mina si arrampicò sulle spalle di Lillo e disse: "Sei un buon capitano della banda, Lillo!"
"Capitano Pssì?" propose Lillo facendo finta di mettere il cappello come un elmo. Tutti risero di nuovo. La risata, ora tranquilla, nuotava nel Lago come un pesciolino felice.
La nebbia si ritirò un poco per far spazio al tramonto. I quattro amici camminarono verso casa tenendosi per mano — o per zampa, per occhio, per scarpetta — perché erano diversi e questo li rendeva forti. Avevano imparato che insieme si risolvono i pasticci, anche quelli più bizzarri.
Prima di salutarli, il Lago mandò una piccola onda di luce che accese per un istante i loro occhi. "Non dimenticate mai", mormorò la superficie, "le risate sono più belle se condivise."
Lillo guardò il cielo e sentì una calda felicità. Si voltò verso i suoi amici e, per celebrare, fece un piccolo inchino molto composto: piegò il cappello, chinò il busto e portò la mano al cuore. Mina fece un miagolio di rispetto, Pipo un balzo riverente e Titta un inchino con le scarpe che tintinnarono.
Tutti fecero la stessa cosa, in fila, sotto la luce morbida della pianura. Fu un inchino semplice e gentile, come una promessa di nuovi giochi e nuove avventure. La nebbia sorrise, la risata riposò nel Lago, e la sera si chiuse con una dolce melodia di menta.
E così finirono, con una piccola riverenza, pronti per il prossimo "pssì".