Capitolo 1: Il giro di controllo (con mantello incastrato)
Lia SuperVeloce—così la chiamavano, anche se “Veloce” era più un desiderio che un fatto—scivolò fuori dal portone del suo palazzo con un mantello rosso troppo lungo e una lista in mano.
Era il suo “giro di check” in città: una specie di tournée da supereroina per controllare che tutto fosse a posto. Sulla lista c'era scritto:
1) Gatto sul balcone?
2) Semaforo triste?
3) Bambini annoiati?
4) Mistero del giorno?
Lia annuì seria. Poi il mantello si impigliò nella maniglia della porta.
“CRRACK!”
“Ah! Perfetto,” sospirò Lia, facendo finta di niente mentre si liberava tirando piano… e poi più forte… e poi con un colpetto di gomito.
“PLOP!”
La porta si aprì di colpo e Lia finì dritta sul tappetino del vicino. Il signor Mirko, che stava portando fuori l'immondizia, la guardò.
“SuperVeloce?” chiese.
“Giro di controllo!” disse Lia, alzandosi come se fosse tutto previsto. “Tutto sotto controllo. Anche i tappetini.”
Il suo potere principale non era volare né diventare invisibile. No. Il suo potere era… un po' strano: quando era nervosa, faceva comparire post-it dal nulla. Post-it gialli, rosa, verdi, con scritte che lei non ricordava di aver scritto.
In quel momento, “FSSST!” tra le dita le apparve un post-it.
C'era scritto: “Sorridi. Anche i supereroi inciampano.”
Lia lo fissò. “Ecco. Perfetto tempismo,” borbottò, incollandoselo sul polso come se fosse un braccialetto motivazionale.
E partì verso la piazza centrale, dove secondo la lista il “Mistero del giorno” di solito si presentava puntuale come un autobus… ma più divertente.
Capitolo 2: La piazza che faceva “PLOP”
La piazza centrale brillava di vetrine, fontane e gente di corsa. C'erano skateboard, biciclette, signore con borse che sembravano pesare come pianeti e un bar che profumava di cornetti.
Lia fece un passo teatrale al centro e disse a bassa voce: “Modalità eroina.”
Il mantello le scivolò sulla faccia.
“FFUMP!”
“Modalità… cucù,” mormorò, tirandolo giù.
Appena rialzò lo sguardo, sentì un suono strano.
“PLOP… PLOP… PLOP!”
Dal lato della fontana, un signore con i baffi stava guardando per terra con aria sconvolta. Accanto a lui, un bambino rideva così forte che quasi gli uscivano le lacrime.
“Scusi!” chiamò Lia, avvicinandosi. “C'è un problema in piazza?”
Il signore indicò il pavimento. Là, proprio tra le piastrelle, comparivano… palline di sapone. Ma non piccole: grandi come arance. E quando scoppiavano facevano “PLOP!” e spruzzavano profumo di fragola.
“È una… invasione di bolle?” chiese Lia.
“È una trappola!” gridò il signore con i baffi, drammatico. “Ho appena fatto i capelli! E ora profumo di… merenda!”
Il bambino si tenne la pancia. “Guardi!” disse. “Se schiaccio questa fa ‘PLOP' e poi profuma come una caramella!”
“Non schiacciare tutto!” disse Lia, ma era troppo tardi.
“PLOP! PLOP! PLOP!”
La piazza divenne un campo minato di bolle profumate. La gente iniziò a camminare in punta di piedi come in un balletto, facendo facce serissime per non ridere.
Lia si schiarì la voce. “Tranquilli! Sono… SuperVeloce. E… ehm… questo è il mio lavoro.”
E proprio allora, il suo potere si attivò.
“FSSST!”
Un altro post-it le apparve in mano.
C'era scritto: “Non correre. Scivoli.”
Lia lo lesse, poi guardò le bolle. “Già. Ottimo consiglio, universo.”
Capitolo 3: Il piano geniale (quasi) di Lia
Lia si mise le mani sui fianchi. “Ok. Calma. Un evento importante per capitolo,” disse tra sé, come se la vita fosse un fumetto.
Dal lato del bar, il barista urlò: “Signorina SuperVeloce! Le bolle stanno entrando! Ho già un cappuccino alla fragola non richiesto!”
Lia avanzò con cautela. “Passo… passo… e… OOP!”
“SCIV!”
Per un attimo sembrò pattinare. Fece una giravolta involontaria, il mantello svolazzò, e lei atterrò con un “TUMP!” proprio su una panchina, come se avesse scelto di sedersi con stile.
Due ragazzine applaudirono.
“Era… una mossa segreta,” disse Lia, arrossendo.
“Come si chiama?” chiese una.
Lia guardò il suo polso con il post-it “Sorridi”. “Si chiama… ‘Seduta Strategica'.”
Poi notò qualcosa: le bolle non comparivano a caso. Spuntavano tutte da un tombino vicino alla fontana, come se sotto ci fosse una macchina che faceva “BRRR” e sputava merenda profumata.
Lia si avvicinò al tombino e si chinò.
“Ehi! Chi c'è lì sotto?” chiamò.
Dal buco uscì un'altra bolla, enorme, e le toccò il naso.
“PLOP!”
Lia ora profumava di fragola dalla testa ai piedi.
“Ok,” disse, “adesso è personale.”
Fece per sollevare il tombino, ma era pesante. Provò con tutte le forze.
“GRNNN!”
Niente.
Una signora le porse una borsa della spesa. “Vuole una zucchina? Aiuta sempre.”
“Grazie,” disse Lia, confusa.
Il suo potere si attivò di nuovo.
“FSSST!”
Nuovo post-it. Questa volta era verde.
C'era scritto: “Chiedi aiuto. Anche gli eroi hanno amici.”
Lia lo fissò e poi alzò la testa verso la gente che la guardava.
“Ok,” disse, “mi serve una squadra!”
Il bambino che rideva alzò la mano. “Io!”
Il barista alzò un mestolo. “Io!”
Il signore coi baffi, ormai rassegnato a profumare di fragola, sospirò. “Io… purché nessuno mi chiami ‘Baffo-Caramella'.”
“Affare fatto,” disse Lia. “Piano: al mio tre, solleviamo il tombino. E nessuno scivola. Ok?”
“Ok!” risposero tutti.
“Uno… due… TRE!”
“UURRRAA!”
Il tombino si alzò di qualche centimetro. Da sotto arrivò un “EHILA!”
Una voce.
“Ehm,” disse Lia, sbalordita, “chi parla?”
Capitolo 4: Il cattivo… troppo gentile
Dal tombino sbucò una testa con un casco da ciclista e degli occhiali enormi appannati. Era una ragazza con una tuta piena di tasche e una cintura che sembrava un porta-attrezzi.
“Salve!” disse allegramente. “Io sono Pina… ehm… BollaBot! Cioè, volevo diventare una supercattiva, ma non mi viene benissimo.”
Dietro di lei, in un piccolo sotterraneo, c'era una macchina che faceva “BRR-BRR-BRR” e sparava bolle profumate su un nastro trasportatore.
Lia sbatté le palpebre. “Quindi… stai attaccando la piazza con… fragole?”
Pina annuì, imbarazzata. “Volevo fare una nube di fumo terribile, ma ho sbagliato ricetta. Ho usato lo sciroppo del bar. E ora… PLOP.”
Una bolla uscì e scoppiò sul casco di Pina. “PLOP!”
Pina profumò anche lei. “Ecco, appunto.”
La gente in piazza tratteneva le risate come palloncini.
Lia si mise in posa eroica, ma il mantello le cadde di nuovo davanti agli occhi.
“FFUMP!”
“Basta!” disse, togliendolo e annodandoselo in vita come una cintura. “Pina, questa cosa deve finire. La piazza sta diventando un dessert gigante.”
Pina fece una faccia colpevole. “Lo so… Però… a dire il vero, a tutti sembra… non dispiacere.”
Il barista gridò dall'alto: “Se le bolle smettono, mi manca già il marketing! ‘Cappuccino PLOP alla fragola'!”
“Non incoraggiarla!” disse il signore coi baffi, ma rideva anche lui.
Lia si chinò verso Pina. “Perché volevi fare la cattiva?”
Pina sospirò. “Tutti parlano dei supereroi. Nessuno parla di chi aggiusta i tubi! Io costruisco cose! Volevo che mi notassero.”
Lia si grattò la testa. “Capisco. Io, per esempio, faccio comparire post-it. Non è esattamente… ‘paura e terrore'.”
“Davvero?” disse Pina, incuriosita. “Fammi vedere!”
Come se fosse stata chiamata, la magia fece:
“FSSST!”
Comparve un post-it giallo enorme. Lia lo lesse.
“Dice: ‘Se proprio devi fare colpo, fallo senza far scivolare nessuno'.”
Lia rise. “Ok, post-it. Messaggio ricevuto.”
Si voltò verso Pina. “Facciamo così: tu spegni la macchina e io ti presento alla città come… ingegnera delle meraviglie. Niente cattiverie, solo invenzioni utili. Tipo… bolle che puliscono i marciapiedi senza far cadere la gente.”
Pina spalancò gli occhi. “Si può?”
“Si deve,” disse Lia. “E se ti va, posso essere la prima a inciampare durante la dimostrazione. Sono bravissima.”
Capitolo 5: La soluzione PLOP e il post-it finale
Pina girò una manopola. La macchina fece “BRRR… brr… pff” e smise.
Le bolle rimaste in piazza scoppiarono una a una: “PLOP… PLOP… PLOP…” come applausi profumati.
La gente tirò un sospiro di sollievo… e poi qualcuno disse: “Però era divertente.”
“Una volta sola,” decretò Lia, alzando un dito. “Le emergenze zuccherose si gestiscono, non si ripetono.”
Il bambino le si avvicinò. “SuperVeloce, ma tu sei davvero veloce?”
Lia ci pensò. “Sono veloce a… fare figuracce.”
Il bambino rise. “Allora sei la migliore.”
Lia si mise una mano sul cuore. “Accetto il complimento.”
Pina risalì dal tombino e, con l'aiuto di tutti, lo rimisero a posto. Il signore coi baffi si guardò allo specchio del telefono. “Ok. Ora i miei capelli… sono brillanti. E profumati. Non lo dirò a nessuno.”
Il barista agitò un cartello improvvisato: “Oggi: Sconto fragola per tutti quelli che NON scivolano!”
Lia camminò al centro della piazza, si schiarì la voce e disse: “Cittadini! Oggi abbiamo imparato una cosa importante: se fai una gaffe… puoi riderci sopra. E se hai un'idea strana… può diventare qualcosa di buono, con l'aiuto degli altri.”
La folla applaudì. “CLAP CLAP!”
Lia fece un inchino. E, per fortuna, questa volta non scivolò.
Più tardi, seduta sulla panchina, Lia sentì il suo potere fare un ultimo:
“FSSST!”
Comparve un post-it rosa, profumato di… fragola, ovviamente.
Lia lo lesse e sorrise.
Sul post-it c'era scritto: “Grazie, SuperVeloce. Hai salvato la piazza… senza prenderti troppo sul serio.”