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Storia sulla neurodiversità 5/6 anni Lettura 7 min.

Leo e il suo cuore da piccolo motore con il TDAH

Leo, un bambino pieno di energia e entusiasmo, affronta una gita scolastica al parco dove impara l'importanza di organizzarsi e il valore dell'amicizia, mentre si confronta con le proprie emozioni e le differenze. Con l'aiuto dei suoi amici, scopre che ridere insieme rende tutto più bello.

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Ci sono 3 bambini: Leo, un ragazzo di 5 anni con capelli castani disordinati e occhi curiosi, indossa una maglietta rossa con un disegno di auto e pantaloni corti blu. Giulia, una ragazza di 5 anni con capelli ricci e dorati legati in due codini, indossa un vestito a fiori colorati e sandali. Mattia, un ragazzo di 5 anni con capelli castani e occhiali rotondi, indossa una maglietta verde e pantaloni beige. Si trovano in un parco soleggiato con alberi verdi, un cielo blu e nuvole bianche. I bambini stanno giocando a un gioco di corsa, ridendo e divertendosi, con Leo che salta di gioia mentre Giulia e Mattia lo incoraggiano. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: L'Emozione di Leo

Leo aveva cinque anni e un'energia che sembrava una fontana che non si spegne mai. Leo aveva il TDAH, che vuol dire che il suo cervello era sempre pieno di idee come farfalle colorate che volano dappertutto. Leo si agitava, saltellava, rideva forte e parlava tanto. Spesso dimenticava dove aveva messo le sue cose, ma il suo entusiasmo rendeva tutto più brillante.

Era una mattina speciale: la maestra Martina aveva organizzato una gita al parco con tutta la classe. Leo non riusciva a stare fermo nemmeno un secondo: saltava vicino allo zaino, rideva con gli amici e chiedeva ogni minuto: “Quando si parte? Quando si parte?”

I suoi due amici preferiti, Giulia e Mattia, erano con lui. Giulia aveva i capelli ricci come molle e rideva sempre con Leo. Mattia era più silenzioso, ma i suoi occhi brillavano quando Leo gli raccontava una storia buffa.

La mamma di Leo era venuta a salutarlo prima della partenza. Si chinò vicino a lui, gli sistemò lo zainetto e gli sussurrò: “Leo, ricordati di divertirti tanto, ma cerca di ascoltare la maestra e tenere le cose in ordine. Tu puoi farcela, piccolo motore!”

Leo sorrise. Amava quando la mamma lo chiamava “piccolo motore” perché si sentiva speciale, come una macchina da corsa veloce e scintillante.

Capitolo 2: L'Avventura nel Parco

Il pullman partì tra risate e canti. Leo guardava fuori dal finestrino e vedeva alberi che passavano veloci, quasi come i suoi pensieri. Ogni volta che vedeva qualcosa di interessante, lo diceva ad alta voce: “Guardate! Un cane! Guardate! Un palloncino rosso!”

Quando arrivarono al parco, la maestra Martina spiegò le regole. “Ragazzi, restate sempre vicini a me e ricordate di non perdere le vostre cose.” Leo ascoltava, ma già pensava a tutto quello che avrebbe potuto fare: correre sull'erba, raccogliere fiori, cercare insetti.

Giulia prese la mano di Leo. “Dai, andiamo a vedere il laghetto!” Mattia li seguì, con il suo passo tranquillo.

Mentre camminavano, Leo si accorse che il suo cappellino era sparito. Guardò intorno, ma non lo trovava. “Oh no, ho perso il cappellino!” disse. Giulia lo aiutò a cercare. “Tranquillo, Leo, lo troviamo insieme.” Mattia guardò sotto una panchina. Dopo un po', ecco il cappellino! Era caduto vicino a un cespuglio.

Leo era felice, ma si ricordò che la mamma gli aveva detto di organizzarsi meglio. Decise di provare a mettere il cappellino sempre nello zaino quando non lo usava.

Tutti insieme, si sedettero su una coperta per la merenda. Leo aveva portato dei biscotti da condividere. “Ne vuoi uno, Giulia? Ne vuoi uno, Mattia?” I suoi amici presero i biscotti e ringraziarono. Leo era contento di vedere i loro sorrisi.

Capitolo 3: Una Parola Che Fa Male

Dopo la merenda, i bambini giocarono a nascondino tra gli alberi. Leo correva velocissimo, rideva e urlava: “Eccomi! Eccomi!” Giulia e Mattia si nascondevano dietro i tronchi, ma Leo li trovava subito.

Qualcuno però stava osservando. Era Pietro, un bambino più grande. Pietro vide che Leo si muoveva sempre e faceva rumore. Allora si avvicinò e disse con voce forte: “Leo, tu non riesci mai a stare fermo! Sei come un frullatore impazzito!”

Leo si bloccò. Tutti i bambini lo guardarono. Sentì una puntura nel cuore. Leo non voleva essere un frullatore impazzito, voleva solo giocare e divertirsi. Si sentì piccolo piccolo, come una formica sotto una foglia.

Giulia si avvicinò subito. “A me piace che Leo è sempre allegro. Senza di lui ci annoieremmo!” Mattia annuì: “Sì, Leo vede tutto. Scopre sempre cose nuove.”

La maestra Martina vide la scena. Si avvicinò, si abbassò all'altezza di Leo e gli sorrise. “Leo, il tuo entusiasmo è contagioso. A volte può essere difficile stare attenti, ma tutti abbiamo qualcosa di speciale. Tu sei il nostro esploratore!”

Leo si sentì un po' meglio. Si ricordò delle farfalle colorate nella sua testa. Quelle farfalle lo facevano correre, saltare, ridere. Ma gli facevano anche scoprire meraviglie che gli altri non notavano.

Capitolo 4: Un Nuovo Inizio

Dopo la piccola tristezza, il gruppo riprese a giocare. Questa volta Leo pensò: “Provo a organizzarmi meglio, come mi ha detto la mamma.” Chiese ai suoi amici: “Mi aiutate a ricordare dove metto le mie cose?” Giulia scrisse il suo nome su un foglietto e lo mise nello zaino di Leo. Mattia fece un disegno di un cappellino e lo attaccò sulla tasca.

Leo si sentiva più sicuro. Era bello avere amici che lo aiutavano. Insieme, decisero di inventare un gioco: “Il gioco del piccolo motore!” Dovevano correre tra gli alberi, ma quando la maestra fischiava, dovevano fermarsi e controllare se avevano tutte le loro cose. Ogni volta che Leo si ricordava del cappellino o del suo zaino, riceveva un battito di mano dagli amici.

Pietro si avvicinò, curioso. “Posso giocare anch'io?” chiese timido. Leo lo guardò, poi rise. “Certo! Più siamo, più ci divertiamo!” Tutti risero insieme e Pietro si unì al gioco.

Quando fu ora di tornare, la mamma di Leo era lì ad aspettarlo. Leo corse da lei e le raccontò tutto: la corsa, il cappellino ritrovato, la battuta di Pietro, il gioco nuovo. La mamma lo abbracciò forte. “Sono orgogliosa di te, piccolo motore. Hai imparato qualcosa di importante oggi.”

Leo annuì. “Ho imparato che posso organizzarmi meglio. E che se mi sento triste, i miei amici mi aiutano. E che ridere insieme fa passare ogni dolore!”

Prima di salire sul pullman, Leo fece una smorfia buffa e tutti scoppiarono a ridere, anche la maestra e Pietro. Era un riso caldo, gioioso, che scacciava via ogni nuvola.

Da quel giorno, Leo sapeva che il suo entusiasmo era come un arcobaleno che portava colori e allegria. E con l'aiuto degli amici, anche le farfalle più vivaci potevano volare in armonia.

E così, tra risate, giochi e abbracci, la gita finì con un magnifico abbraccio di gruppo. Tutti avevano imparato qualcosa: che le differenze sono un tesoro da condividere, e che insieme si può affrontare qualsiasi cosa, con gentilezza e un sorriso.

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Energia
Forza vitale che fa muovere e agire le persone.
Cappellino
Un piccolo copricapo che si indossa sulla testa.
Entusiasmo
Eccitazione e passione per qualcosa.
Organizzarsi
Mettere in ordine le cose o i pensieri.
Frullatore
Un elettrodomestico che mescola o frulla gli ingredienti.
Contagioso
Qualcosa che si diffonde facilmente, come una risata o una malattia.

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