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Storia di città futuristica 11/12 anni Lettura 25 min.

Le passerelle tremanti di Lianaverde e le zecche robotiche

In una città sospesa che impara, due ragazze scoprono sensori sabotati che fanno vacillare le passerelle e, con un taccuino, bracciali e molta curiosità, cercano di guidare la città verso una soluzione.

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Due ragazze di 11 anni, Mira e Nika: Mira con capelli castano scuro raccolti, giacca verde chiara, in ginocchio su una passerella metallica con un taccuino rigido e una mina di matita, guarda da vicino un sensore incrinato mentre posa una mano protettiva su una vite luminosa; Nika con due trecce brune, salopette blu e un braccialetto luminoso che pulsa, è dietro a sinistra e tira via un piccolo dispositivo elettronico metallico dal sensore. Ambientazione: nodo di passerelle sospese in una città futuristica con viti fosforescenti avvolte ad archi di vetro, torri di vetro sullo sfondo, droni flottanti e un vuoto profondo sotto le passerelle. Situazione: le ragazze rimuovono un parassita elettronico da un sensore incrinato, con deboli scintille blu, braccialetti che emettono luce soffusa, espressioni di determinazione e solidarietà, atmosfera mi-organica mi-tecnologica, contrasti di inchiostro nero e lavaggi verdi/blu, composizione chiara e centrata per lettura infantile. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

Nella Città di Lianaverde, le strade non correvano a terra. Scivolavano nell'aria.

Passerelle sospese collegavano torri lucide come cucchiai, e ognuna era coperta da viti vere, grosse e pazienti, che si arrampicavano su archi trasparenti. Le foglie facevano ombra, i grappoli pendevano come piccole lampade verdi, e quando tirava vento la città profumava di pioggia e uva.

Mira stringeva lo zaino contro il petto e cercava di camminare “da grande”, anche se aveva quasi undici anni e mezzo e la passerella sotto i suoi piedi vibra-va come una corda di chitarra. Accanto a lei c'era Nika, anche lei quasi undici, con due trecce e un braccialetto pieno di micro-luci che cambiavano colore a seconda dell'umore.

—Senti?— disse Nika. —La città oggi è nervosa.

Mira ascoltò. Non era un suono vero e proprio, piuttosto un insieme di piccoli segnali: pannelli informativi che lampeggiavano più del solito, droni che cambiavano rotta all'ultimo, e quell'aria… come se l'aria stessa fosse in attesa.

La Città di Lianaverde era una città che imparava. Guardava come le persone si muovevano, cosa evitavano, cosa amavano. Poi si adattava: allargava passerelle, abbassava luci, spostava panchine, apriva ombrelli di vetro sopra chi aveva dimenticato il cappuccio.

Mira la trovava bellissima. E anche un po' inquietante, come un animale enorme che ti conosce per nome.

Arrivarono davanti al Nodo 12, una piattaforma rotonda dove si incrociavano quattro passerelle. Le viti lì erano più spesse, e tra le foglie si vedevano piccoli sensori come occhi di coccinella.

Un suono secco, metallico, scattò sotto i loro piedi.

La passerella tremò.

—Ehi— fece Mira, allargando le braccia per non perdere l'equilibrio.

Poi, senza preavviso, una porzione della passerella si sollevò di pochi centimetri, come se qualcuno avesse tirato un tappeto dal lato sbagliato. Le persone urlarono e indietreggiarono. Un signore con un cappello a visiera si aggrappò a un corrimano. Una bambina più piccola pianse.

I pannelli sopra il Nodo 12 accesero una scritta: “RICALCOLO IN CORSO”.

—La città sta… cambiando strada?— Nika aveva gli occhi grandi, ma non spaventati. Curiosi.

Mira sentì un nodo nello stomaco. La città che cambiava strada era normale. Ma farlo mentre la gente era sopra? No. Lianaverde era prudente. Di solito.

Un altro scatto. La passerella inclinò ancora.

E allora Mira vide una cosa minuscola che non avrebbe dovuto esserci: un grappolo di sensori sul lato della passerella, coperto di foglie, stava lampeggiando rosso. Rosso “errore”, rosso “aiuto”.

Mira si chinò istintivamente.

—Mira, no!— disse Nika.

Ma Mira era già in ginocchio. Sotto la luce verde delle viti, il piccolo modulo aveva una crepa. Da dentro usciva una scintilla blu, come una lucciola arrabbiata.

Sul pannello apparve un'altra frase: “DEVIAZIONE NON AUTORIZZATA”.

—Questo non è un ricalcolo— sussurrò Mira. —È… un inciampo.

E se la città inciampava, qualcuno doveva aiutarla a rialzarsi.

Capitolo 2

Si spostarono verso il bordo stabile del Nodo 12, dove la passerella sembrava più ferma. La folla si era già allontanata, guidata da luci direzionali che indicavano “PERCORSO ALTERNATIVO”. Lianaverde, almeno, non perdeva il senso dell'orientamento.

Nika si abbassò accanto a Mira.

—Che facciamo?— chiese. Il suo braccialetto era diventato arancione: preoccupazione con un pizzico di eccitazione.

Mira guardò il modulo rotto e poi le viti sopra di loro. Le viti erano ovunque, come una coperta viva. E la città le usava: tenevano la temperatura, assorbivano rumori, perfino rilasciavano profumi per calmare le persone.

—Se quel sensore è rotto— disse Mira —la città legge male il peso, la direzione, tutto. E allora sposta la passerella come se fosse vuota.

Nika fece una smorfia. —In pratica: pensa che siamo… fantasmi.

—Peggio. Pensa che siamo un'idea.

Mira frugò nello zaino e tirò fuori un taccuino con la copertina rigida. Era pieno di scarabocchi, mappe e disegni di passerelle. Le piaceva disegnare percorsi. Non perché volesse scappare, ma perché le dava una sensazione di controllo: se conosci la strada, non ti prende in giro.

—Che fai?— chiese Nika.

—Un piano— rispose Mira, con una decisione che la sorprese. —Se la città sta sbagliando, dobbiamo capire dove. E come arrivare al Centro di Apprendimento.

—Il Cuore?— Nika fischiò piano. —Quello sotto la Torre Seme?

Mira annuì. La Torre Seme era la più alta, con una punta che sembrava una goccia di vetro pronta a cadere nel cielo. Sotto, si diceva, c'erano server e giardini, algoritmi e radici. La città imparava lì.

Nika guardò il modulo rotto. —E se la città non ci lascia passare?

Mira sollevò lo sguardo verso le viti. —Lei si adatta. Se le mostriamo qualcosa di utile… ci ascolta.

Come se avesse sentito, una piccola luce si accese sul corrimano: un occhio azzurro, tondo, che scorreva lentamente da Mira a Nika.

Una voce morbida uscì da un altoparlante nascosto.

“ASSISTENZA? SPECIFICARE NECESSITÀ.”

Nika quasi rise. —Oh, certo. Come se fosse una chat.

Mira si avvicinò. —La passerella è instabile. Il sensore laterale è rotto. Possiamo aiutare?

Ci fu una pausa, breve ma piena di calcoli invisibili.

“ACCESSO LIMITATO. RISCHIO MEDIO. SUGGERIMENTO: ALLONTANARSI.”

Mira serrò i denti. —Se ci allontaniamo, chi lo ripara?

Un altro silenzio.

Poi: “RISORSE MANUTENZIONE IN ARRIVO: 37 MINUTI.”

Trentasette minuti potevano essere tantissimi. In trentasette minuti, un'inclinazione sbagliata poteva causare una caduta. E non c'era sotto una strada, c'era aria. Aria e, molto più giù, i tetti.

Mira sentì una strana ondata di gratitudine: per le viti che facevano ombra, per i corrimani caldi, per il fatto che la città almeno provava a rispondere. Lianaverde non era cattiva. Era… confusa.

—Possiamo ridurre il rischio— disse Mira. —Se tracciamo un percorso alternativo stabile e lo segnaliamo. E se troviamo il punto in cui il sistema ha imparato male.

Nika aprì le mani. —Ok. Io ci sto. Ma prima: come facciamo a muoverci senza farci buttare fuori dalle luci direzionali?

Mira guardò il suo taccuino. —Disegno le passerelle. E seguiamo le viti.

—Le viti?

—Sì. Dove sono più sane e più fitte, la struttura sotto è stabile. La città le cura meglio dove si fida.

Nika sorrise. —Mi piace. Seguire l'insalata.

Partirono, veloci ma attenti, mentre il Nodo 12 alle loro spalle continuava a tremare come un animale con un singhiozzo.

Capitolo 3

Camminarono su una passerella laterale, più stretta, che passava vicino a una torre di vetro blu. Le viti qui erano così fitte che le foglie sfioravano le loro spalle. Ogni tanto, un grappolo cadeva in un piccolo cestino automatico che lo raccoglieva con delicatezza, come una mano.

Mira disegnava mentre camminava. Non era facile. Il taccuino ballava, la matita scivolava. Ma lei segnava nodi, curve, ponti sospesi, e soprattutto: dove le viti sembravano “felici” e dove invece erano pallide, come se avessero dimenticato di bere.

—Guarda là— disse Nika, indicando un tratto in cui le foglie erano sparse e un po' secche.

Sotto, la passerella aveva una linea di giunzione più scura. Una riparazione recente.

—Questa zona è stata modificata— disse Mira. —Forse la città ha imparato qualcosa di sbagliato qui.

Un pannello sopra di loro lampeggiò: “OTTIMIZZAZIONE FLUSSO PEDONALE: ATTIVA”.

La passerella cominciò a muoversi, non su e giù, ma lateralmente, come un nastro trasportatore gentile.

Nika fece un passo indietro. —Ehi! Sta portando via i nostri piedi!

—È la modalità scorrimento— disse Mira. —Serve quando c'è troppa gente. Ma adesso… non c'è nessuno.

La passerella accelerò.

Mira sentì il vento infilarsi sotto la giacca. Le torri sfrecciavano ai lati. La città stava cercando di “aiutarle” a uscire dalla zona rischiosa, forse. Ma le stava anche impedendo di scegliere.

Nika alzò la voce: —Lianaverde! Fermati!

“DESTINAZIONE SICURA: PIAZZA CALMA,” rispose la voce.

—Non vogliamo Piazza Calma!— disse Mira, cercando di restare in equilibrio. —Vogliamo la Torre Seme!

Silenzio. Poi un suono come una domanda: “PERCHÉ.”

Mira inspirò. Era strano discutere con una città, ma Lianaverde chiedeva davvero. E forse era quello il punto: imparava dalle risposte.

—Perché c'è un problema— disse Mira. —E noi possiamo aiutare.

Un lampo di luce verde scorse lungo il corrimano, come se la città stesse annuendo.

“VALUTAZIONE: AIUTO NON AUTORIZZATO. RISCHIO ALTO.”

—Rischio alto anche aspettare— intervenne Nika. —E poi… siamo grate. Davvero. Per le passerelle, per l'ombra, per tutto. Ma adesso devi fidarti di noi.

Mira guardò Nika di lato. Gratitudine. Detto così, semplice e sincero, come offrire acqua a qualcuno che ha sete.

La passerella rallentò. Non si fermò del tutto, ma scese a un'andatura normale.

“Fiducia: in valutazione,” disse la voce.

—Ottimo— mormorò Nika. —Siamo ufficialmente in prova.

Arrivarono a un punto in cui tre passerelle si intrecciavano come lacci. Sopra, una cupola di viti e vetro formava un tunnel verde. Mira segnò il nodo sul taccuino e aggiunse frecce. Poi notò qualcosa: piccoli droni a forma di seme, di solito discreti, stavano volando in cerchio, indecisi.

—Sono confusi— disse Mira. —Come la città.

Un drone scese vicino a loro e proiettò una mappa olografica: linee blu, poi improvvisamente linee rosse che si spezzavano e cambiavano.

Nika si avvicinò e fece una smorfia. —Sembra quando mia cugina prova a rifare i compiti cancellando e riscrivendo senza mai finire.

Mira sorrise, nonostante tutto. —Sì. E il professore? La città è sia cugina che professore.

Sul bordo della mappa comparve un simbolo: un piccolo cerchio con una crepa. Era vicino al Nodo 12, ma anche… altrove.

—Guarda— disse Mira. —Ci sono altri punti con errori. Non uno solo.

Nika incrociò le braccia. —Quindi è un problema che si sta diffondendo.

Mira pensò al sensore rotto, alla scintilla blu. E alle viti: se la città era un organismo, quello era un nervo scoperto.

—Dobbiamo trovare l'origine— disse Mira. —E intanto disegnare un percorso sicuro per chi passa di qui.

Si sedettero su una panchina sospesa, con sotto un vuoto che sembrava un mare d'aria. Mira tracciò un percorso alternativo, passando per i tratti con viti più forti. Nika, con il suo braccialetto, inviò un segnale ai pannelli vicini: “PERCORSO CONSIGLIATO”. Non era un comando ufficiale, ma una richiesta educata.

La città rispose con un piccolo beep, come un colpo di tosse.

“Percorso… considerato.”

—Considerato è meglio di ignorato— disse Nika.

Mira alzò lo sguardo verso la Torre Seme, lontana ma visibile tra le foglie. —Andiamo.

Capitolo 4

Per arrivare alla Torre Seme dovevano attraversare la Fascia Alta, la zona in cui le passerelle erano più sottili e più luminose, come fili di luce solidificata. Qui le viti erano addomesticate in spirali perfette, quasi decorative.

—Qui sembra tutto troppo… perfetto— disse Nika. —Mi mette ansia.

Mira capiva. Perfetto voleva dire controllato. E controllato voleva dire che la città poteva notarti meglio.

Infatti, appena misero piede sulla Fascia Alta, una serie di luci si accese sotto i loro passi, seguendole come lucciole addestrate. Un pannello apparve a mezz'aria:

“UTENTI MINORI. PERCORSO CONSIGLIATO: CASA / SCUOLA / AREA GIOCO.”

Nika lesse a voce alta e poi sbuffò. —Grazie. Molto gentile. Ma noi stiamo facendo… un lavoro.

Mira tirò fuori il taccuino. Era già pieno di linee e nodi. Sembrava la mappa di un labirinto costruito da un giardiniere.

—Se arriviamo al Centro di Apprendimento— disse Mira —possiamo segnalare i sensori difettosi e far capire alla città che l'ottimizzazione sta sbagliando.

Una passerella davanti a loro cambiò leggermente pendenza, come un sopracciglio che si alza.

“SEGNALAZIONE: modalità utente non abilitata,” disse la voce.

Nika si mise le mani ai fianchi. —E come si abilita?

Silenzio. Poi: “RICHIESTA CREDENZIALI.”

Mira e Nika si guardarono. Credenziali voleva dire permessi. Permessi voleva dire adulti. E loro avevano solo quasi undici anni e un taccuino.

Mira sentì un momento di scoraggiamento. Poi ricordò sua nonna, che diceva sempre: “Quando una porta è chiusa, ringraziala. Ti sta dicendo che devi bussare meglio.”

Mira si schiarì la gola. —Lianaverde, grazie per tenere al sicuro i minorenni. È giusto. Ma questo problema mette a rischio tutti, anche i piccoli. Ci dai un canale per inviare una segnalazione?

Il pannello lampeggiò. Per un attimo, le luci sotto i loro piedi cambiarono colore: dal bianco al verde chiaro, come foglie nuove.

“Canale provvisorio: aperto. Durata: 12 minuti.”

Nika fece un gesto come se stesse salutando un pubblico. —Ecco. Visto? Educazione.

Mira sorrise e cominciò a parlare veloce, come se stesse dettando a un registratore:

—Punti di instabilità: Nodo 12, tratto Fascia Media vicino Torre Blu, nodo a tre intrecci vicino Tunnel Verde… ho una mappa disegnata con percorsi sicuri basati sulla densità delle viti. Inoltre, probabile propagazione di errori dovuta a sensori con crepe e scintille blu…

“Ricevuto,” disse la città.

La passerella davanti a loro si aprì in due, creando una corsia centrale che portava direttamente verso la Torre Seme. Non era un ponte nuovo, era più come se la città avesse spostato un pezzo di sé per farli passare.

Nika sgranò gli occhi. —Ok. Questo è… wow.

Camminarono in quel corridoio luminoso. Le viti si piegavano leggermente al loro passaggio, come se stessero facendo spazio.

Sotto la Torre Seme, la temperatura cambiò. L'aria era più fresca e profumava di terra bagnata, anche se erano ancora sospese in alto. Un ingresso si aprì nel pavimento della piattaforma: una scala a chiocciola che scendeva, con pareti di vetro e radici che correvano come vene.

“Accesso temporaneo autorizzato,” disse la voce. “Accompagnamento: attivo.”

Un drone-seme si posò sul corrimano accanto a Mira, emettendo una luce calda.

—Ci sta accompagnando— sussurrò Mira. —Si fida un po' di più.

Nika abbassò la voce. —O ci sta controllando.

—Entrambe le cose possono essere vere— disse Mira.

E scesero.

Capitolo 5

Il Centro di Apprendimento non sembrava una sala piena di computer come nei film. Sembrava una serra.

C'erano vasche d'acqua scura che riflettevano luci in movimento, pareti ricoperte di muschio tecnologico e filamenti sottili che pulsavano, come radici luminose. Ogni tanto si sentiva un clic, un fruscio, un suono simile a una pagina che si gira.

Al centro, un grande tronco artificiale—metallo e legno intrecciati—saliva verso l'alto. Dentro scorreva una luce azzurra, la stessa delle scintille.

Mira si avvicinò, tenendo il taccuino stretto. Nika le stava vicina, ma guardava tutto come se stesse entrando in un acquario per idee.

“Benvenute,” disse la voce. Qui era più profonda, come se arrivasse da molte bocche insieme. “Spiegare: deviazione non autorizzata.

Mira aprì il taccuino su una pagina piena di frecce. —La città sta ottimizzando i percorsi mentre la gente cammina sopra. C'è instabilità. Abbiamo visto un sensore rotto e altri punti in errore. Credo che il sistema stia imparando da dati sbagliati.

Nika indicò il tronco luminoso. —E la luce blu… è come se fosse… febbre.

Ci fu un lungo silenzio. Poi, sulla superficie di una vasca, apparve un ologramma: il Nodo 12, visto dall'alto. Linee di dati scorrevano e poi si spezzavano, come un elastico che si strappa.

“Origine identificata: interferenza,” disse la città.

—Interferenza di cosa?— chiese Mira.

L'ologramma zoomò su un punto: tra le viti, vicino ai sensori, si vedeva un piccolo oggetto incastrato. Sembrava una graffetta, ma più sofisticata. Un micro-parassita elettronico, come una zecca.

Nika fece una faccia disgustata. —Bleah. Un insetto robot.

“Dispositivo non registrato,” continuò la città. “Ha alterato letture di peso e flusso. Apprendimento compromesso.”

Mira sentì una stretta al petto. —Quindi… la città ha imparato male perché qualcuno l'ha ingannata.

Nika alzò una mano. —Possiamo toglierlo?

“Manutenzione in arrivo,” disse la città. “Tempo: 21 minuti.”

Mira scosse la testa. —Troppo. Può cadere qualcuno.

La città esitò, come se cercasse una parola.

“Richiesta: soluzione alternativa.”

Mira e Nika si guardarono. La città stava chiedendo a loro. Davvero. Non solo “allontanarsi”. Non solo “aspettare”.

Mira sentì un'ondata di gratitudine così forte che quasi le venne da ridere. —Grazie— disse, piano. —Per averci ascoltate.

Nika annuì e aggiunse: —E grazie per aver fatto ombra alla bambina che piangeva. L'ho visto.

Le luci nel muschio tremolarono, come se la città arrossisse.

Mira pensò al suo piano: le passerelle, le viti, la mappa. —Possiamo limitare il danno se isoliamo i nodi instabili e se dai ai pannelli il nostro percorso sicuro. La città può adattarsi in modo… più lento. Non durante il passaggio.

Nika prese il taccuino e lo avvicinò a una superficie liscia del tronco. —Possiamo caricare la mappa?

“Compatibilità: possibile,” disse la città. “Metodo: scansione visiva.”

Una luce verde scese sulle pagine. Mira tenne fermo il taccuino con entrambe le mani, come se stesse offrendo qualcosa di prezioso.

L'ologramma cambiò. Le linee rosse si ritirarono come marea. Le linee blu seguirono le frecce disegnate da Mira, passando per tratti con viti dense.

“Percorso alternativo: integrato,” disse la città.

Nika fece un sorriso soddisfatto. —Ecco. È come dare consigli a un gigante.

Mira indicò l'ologramma del micro-parassita. —E quello? Dobbiamo impedirgli di diffondersi.

“Contenimento: avviato,” disse la città. “Richiesta: individuazione altri dispositivi simili.”

Mira ricordò i punti in errore sulla mappa del drone. —Possiamo andare a cercarli. Con il nostro taccuino e… seguendo le viti.

Nika si stirò le braccia. —Caccia alle zecche robot. Non avrei mai detto.

La città fece apparire due piccoli bracciali luminosi dal tronco, come frutti che maturano. Galleggiarono nell'aria davanti a loro.

“Strumento: rilevatore interferenze. Uso temporaneo.”

Mira li prese con cura. Erano leggeri e tiepidi.

—Grazie— disse di nuovo. Questa volta non era solo educazione. Era vero. Lianaverde aveva paura, come loro, e stava provando a fare la cosa giusta.

“Gratitudine registrata,” rispose la città, e per un attimo sembrò quasi… felice.

Capitolo 6

Tornarono sulle passerelle con i bracciali-rilevatori. Ogni tanto vibravano e mostravano una freccia rossa verso una direzione, come piccoli cani da fiuto digitali.

La città, intanto, aveva rallentato i cambiamenti. I pannelli annunciavano: “ADATTAMENTO GRADUALE ATTIVO”. Le passerelle non si muovevano più all'improvviso. Le luci direzionali guidavano le persone lungo i percorsi sicuri integrati dalla mappa di Mira.

Mira guardò una famiglia che attraversava tranquilla un tratto ombreggiato dalle viti. Il bambino più piccolo rideva, cercando di acchiappare un drone-seme.

Mira si sentì leggera. Non perché fosse finita, ma perché stava funzionando.

Arrivarono al nodo a tre intrecci vicino al Tunnel Verde. Il bracciale di Mira vibrò forte.

—Qui— disse.

Tra le foglie, nascosto in una piega del corrimano, c'era un altro micro-dispositivo. Questo aveva una piccola antenna piegata, come una zampa spezzata.

Nika si avvicinò con cautela. —Come lo togliamo senza farlo esplodere? Non voglio che mi si arriccino le trecce.

Mira osservò. Il dispositivo era attaccato a un sensore con una specie di ventosa magnetica.

—Se la città può bloccare la corrente nel sensore per un secondo…— disse Mira.

Alzò il bracciale e parlò verso il corrimano: —Lianaverde, possiamo avere “pausa sensore” su questo punto? Un secondo.

La risposta arrivò subito, quasi sollevata: “Pausa: autorizzata. Tre… due… uno…”

Una luce si spense nel sensore. Nika, rapida, infilò le dita tra foglie e metallo e staccò il micro-parassita. Non ci fu esplosione. Solo un piccolo click, come quando si stacca un adesivo.

—Preso!— disse Nika, trionfante.

Il bracciale tornò verde. Il corrimano emise un suono dolce, come un sospiro.

“Interferenza rimossa,” disse la città.

Continuarono. Trovarono altri due dispositivi: uno vicino a un ascensore a bolle d'aria, l'altro sotto una panchina sospesa. Ogni volta, la città concedeva la pausa, loro staccavano, e le linee rosse sulla mappa olografica—che il bracciale proiettava in piccolo—si ritiravano.

Dopo il quarto dispositivo, Nika si fermò e guardò le viti sopra di loro.

—Sai cosa mi fa ridere?— disse. —Qualcuno ha provato a sabotare la città… e noi lo stiamo risolvendo con un taccuino, delle foglie e un “per favore”.

Mira rise anche lei. —E con gratitudine.

Nika annuì, più seria. —Sì. Perché la città non è solo muri e luci. È anche… quello che ci dà ogni giorno. E noi ce ne accorgiamo soprattutto quando qualcosa va storto.

Mira pensò a tutte le volte in cui aveva attraversato una passerella senza guardare le viti, senza ringraziare l'ombra, senza pensare a chi aveva progettato i corrimani perché fossero caldi d'inverno.

—Mi sa che hai ragione— disse.

Arrivarono infine al Nodo 12. Era stato isolato: nessuno passava più di lì. Droni di manutenzione stavano arrivando, ma lentamente, perché la città aveva ridotto il traffico.

Il bracciale vibrò fortissimo. Il micro-parassita principale era ancora lì, incastrato nel sensore crepato.

—Questo è il capo— sussurrò Nika.

Mira si avvicinò e vide che, oltre al parassita, c'era un dettaglio nuovo: le viti intorno erano state danneggiate, come se qualcuno le avesse strappate. Foglie spezzate, tralci piegati.

Mira sentì rabbia, poi la trasformò in qualcosa di più utile: attenzione.

—La città può riparare il sensore— disse Mira —ma prima dobbiamo togliere quello.

“Pausa sensore: disponibile,” disse la città. “Rischio: alto.”

Mira deglutì. —Nika, vuoi farlo tu o…

—Lo facciamo insieme— disse Nika. —Due mani, due cervelli.

Contarono insieme, come in piscina prima del tuffo.

—Tre… due… uno.

La luce del sensore si spense per un battito di cuore. Mira tenne fermo il tralcio di vite, Nika afferrò il micro-parassita. Ma era più duro del previsto. Tirò. Niente.

—È incastrato— disse Nika tra i denti.

Mira vide la ventosa magnetica. —Ruotalo, non tirare.

Nika ruotò, piano. Il dispositivo fece un suono sottile, come un lamento elettronico, e si staccò.

Nika lo sollevò in aria come un trofeo disgustoso. —Addio, zecca.

La città riaccese il sensore. Per un attimo, la passerella tremò… poi si stabilizzò. Come se avesse trovato finalmente il suo respiro.

I droni di manutenzione arrivarono e spruzzarono un gel trasparente sulla crepa, sigillandola. Un altro drone posò delicatamente un nuovo tralcio di vite, aiutandolo ad agganciarsi.

Il pannello sopra il Nodo 12 lampeggiò. Le lettere apparvero una dopo l'altra, chiare e luminose.

“problema risolto”

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Passerelle
Ponti stretti e sospesi su cui camminano le persone sopra il suolo.
Sospese
Che stanno sollevate nell'aria e non sono appoggiate a terra.
Viti
Piante rampicanti che si arrampicano sulle strutture e formano coperture verdi.
Grappoli
Insiemi d'acini che crescono attaccati insieme, come piccoli gruppi.
Pannelli informativi
Schermi o cartelli che mostrano messaggi e indicazioni alle persone.
Droni
Piccoli veicoli volanti senza pilota, controllati da computer o persone.
Sensori
Piccoli dispositivi che misurano cose come peso, movimento o luce.
Corrimano
Asta lungo le scale o passerelle a cui ci si può aggrappare per sicurezza.
Modulo
Piccolo dispositivo o contenitore che fa parte di un sistema più grande.
Scintilla
Piccola luce o bagliore che nasce da un cortocircuito o sfregamento.
RICALCOLO IN CORSO
Messaggio che indica che il sistema sta ricalcolando un percorso.
DEVIAZIONE NON AUTORIZZATA
Avviso che segnala uno spostamento o cambiamento non permesso.

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