Capitolo 1 – L'ago birichino
Nel villaggio di Sottoluna, tra le case di zucchero filato e i lampioni a forma di stelle, c'era un piccolo atelier di cucito dove si cucivano solo mantelli magici. Lì lavorava la strega Pimpinella, famosa per il suo sorriso a trentadue denti (più uno di riserva, nel taschino), le sue battute sempre pronte e la passione per i cappelli buffi. Pimpinella era una fanfara di allegria, anche quando le cose si complicavano.
Quella mattina, come sempre, stava sistemando i rocchetti di filo che saltellavano da soli, quando il suo ago preferito, Agoletto, decise che aveva voglia di fare le capriole. “Ehi, Agoletto! Ferma! Se continui così, mi cuci le dita invece del tessuto!” rise Pimpinella. Ma Agoletto non ascoltava e, con un balzo, si infilò dentro una stoffa di velluto blu notte, disegnando una gigantesca luna… con i baffi!
“Perfetto,” sospirò Pimpinella, “adesso dovrò spiegare a Mastro Bartoldo perché la sua mantella di gala sembra uscita da un circo.”
Senza perdersi d'animo, la strega raccolse la stoffa e provò a rimediare, ma ogni punto che cuciva diventava una faccina buffa, con linguacce e nasi rossi. I bottoni si mettevano in fila per fare la ola, mentre il gessetto magico scriveva “CIAO!” in mezzo alla schiena del mantello.
Capitolo 2 – L'arrivo della rivale
Proprio in quel momento, la porta dell'atelier si spalancò e dentro entrò Zefira, la strega-cucitrice più snob del quartiere. Portava una sciarpa lunga cinque metri, che sventolava come una bandiera. “Oh, Pimpinella,” disse con voce zuccherosa, “vedo che qui si ride molto… anche i mantelli!” Fece un occhiolino alla luna coi baffi.
Pimpinella non si perse d'animo. “Sì, qui i mantelli ridono sempre, almeno non si annoiano come i tuoi!” rispose, facendo una riverenza esagerata che fece cadere il suo cappello a forma di teiera. Tutti i bottoni dell'atelier risero, rotolando per terra.
Zefira tirò fuori dalla borsa una mantella impeccabile, lucida e senza nemmeno una grinza. “Questa sì che è arte!” dichiarò. “I miei mantelli non sbagliano mai un punto.”
Pimpinella guardò la sua luna coi baffi e sorrise. “I miei, invece, sanno divertirsi. E poi… chi vuole un mantello che non sa fare nemmeno una linguaccia?”
Zefira si offese e lanciò un incantesimo: “Che tutti i bottoni di Pimpinella diventino gelatina!” In un lampo, i bottoni si trasformarono in palline tremolanti e colorate. Pimpinella scoppiò a ridere: “Almeno ora si possono mangiare a merenda!”
Capitolo 3 – Il disastro delle cappe
La notizia dei mantelli buffi e dei bottoni di gelatina si sparse in tutto il villaggio. I bambini vennero a vedere lo spettacolo, ridendo a crepapelle davanti alle cappe che facevano le smorfie e ai bottoni che saltellavano come caramelle viventi.
Ma non tutti erano contenti. Mastro Bartoldo, il sindaco-civetta, arrivò svolazzando con aria severa. “Pimpinella! Domani c'è la Festa delle Lune e io ho bisogno della mantella più elegante della storia. Non posso certo indossare una luna coi baffi!”
Pimpinella fece una smorfia e si grattò la testa. “Ma sindaco, i baffi vanno di moda! E poi, pensi che ridere faccia male?”
Bartoldo arricciò il becco. “Ho bisogno di una mantella seria! E tu, Zefira, pensa che la tua sia migliore?”
Zefira mostrò la sua creazione, ma proprio in quel momento la sciarpa le fece uno sgambetto e lei cadde in un mucchio di fili colorati. “Ops,” borbottò, con le orecchie che diventavano rosse come pomodori.
Pimpinella corse ad aiutarla. “Nessuno ride meglio di chi sa rialzarsi!” disse, tendendole la mano.
Capitolo 4 – La gara delle mantelle
Il sindaco, vedendo le due streghe così diverse ma così simpatiche, ebbe un'idea. “Domani, alla Festa delle Lune, ci sarà una gara di mantelle! La giuria sarà composta dai bambini, e chi farà ridere di più… vincerà!”
Pimpinella e Zefira si guardarono di sottecchi. “Che vinca la più buffa!” dissero insieme, scoppiando a ridere.
Tutta la notte lavorarono alle loro creazioni. Pimpinella cucì una mantella che cambiava colore ogni volta che qualcuno faceva una battuta, aggiungendo campanelli che suonavano melodie buffe e una tasca segreta piena di coriandoli. Zefira, invece, preparò una mantella che faceva le pernacchie quando si sbatteva le ali e lanciava piccoli cuori di zucchero.
Quando arrivò il mattino, il villaggio era in fermento. I bambini non stavano più nella pelle, il sindaco si aggiustava il becco davanti allo specchio e i bottoni di gelatina ballavano in cerchio.
Capitolo 5 – La riconciliazione stellare
Alla gara, le due streghe sfilarono tra risate e applausi. I bambini urlavano: “Più coriandoli!” e “Pernacchie per tutti!” Le mantelle facevano magie e scherzi, e persino le lune del cielo si sbellicavano dal ridere.
Alla fine, la giuria decretò che era impossibile scegliere: entrambe le mantelle erano troppo divertenti! Pimpinella si voltò verso Zefira e le fece un inchino. “Sai, senza la tua sfida non mi sarei mai inventata la tasca dei coriandoli.”
Zefira sorrise e le porse un bottone di gelatina. “E tu mi hai insegnato che anche le mantelle perfette hanno bisogno di una risata.”
Il sindaco, felice, indossò entrambe le mantelle sopra la sua, diventando la civetta più buffa e felice di Sottoluna. Tutti risero e si abbracciarono, scoprendo che, tra un dispetto e una battuta, si può sempre fare pace.
Quella sera, mentre il villaggio festeggiava tra stelle filanti e risate, una stella particolarmente luminosa brillò sopra l'atelier di Pimpinella, come a dire che, dove c'è allegria e voglia di riconciliarsi, anche il cielo ride insieme a te.