Capitolo 1: Il corridoio che ride di luce
Nino, apprendista mago di dieci anni, camminava nel grande atrio della Scuola di Stregoneria Allegra. Era un posto luminoso come una mattina di primavera: il pavimento lucido faceva rimbalzare i raggi del sole, e i lampadari di cristallo tintinnavano come se raccontassero barzellette.
Nino vedeva il bello in ogni cosa. Anche quando inciampò nel suo stesso mantello e fece una piroetta involontaria, si rialzò ridendo.
«Ottimo riscaldamento!» disse, salutando una statua che, per educazione, gli fece l'occhiolino.
Sotto il braccio teneva il suo quaderno di incantesimi, pieno di disegni e macchie d'inchiostro. Oggi doveva fare una magia “semplice e sincera” davanti alla maestra Brillina, che ripeteva sempre: «La magia funziona meglio quando dici la verità. Anche se è buffa!»
Nino annuiva ogni volta, perché era fatto così: non gli piaceva fingere. Se era emozionato, lo diceva. Se aveva paura… be', di solito non ne aveva, ma avrebbe provato a dirlo lo stesso.
Arrivò al centro dell'atrio. Su un piedistallo c'era una campana d'argento con un cartello: “SUONARE SOLO IN CASO DI EMERGENZA O DI RISATE INCONTROLLABILI”.
«Mi piace questa scuola,» sussurrò Nino. E, come se l'atrio lo avesse sentito, una finestra fece “clic” e lasciò entrare un raggio di luce ancora più allegro.
Capitolo 2: L'incantesimo del complimento… un po' troppo
La maestra Brillina arrivò con passi leggeri e una sciarpa che cambiava colore a seconda dell'umore: quel giorno era gialla come una banana felice.
«Nino,» disse, «oggi provi l'Incantesimo del Complimento Sincero. Serve a far spuntare una piccola scintilla di coraggio negli altri. Una scintilla, capito? Non un falò!»
«Una scintilla. Promesso,» rispose Nino. Poi, per essere proprio sincero, aggiunse: «Sono un pochino agitato, ma in senso saltellante.»
«Perfetto! L'agitazione saltellante è la più educata.»
Nino aprì il quaderno e lesse la formula. Doveva dire un complimento vero a qualcuno, senza esagerare. Scelse la statua vicino alla scalinata: un cavaliere di marmo che teneva in mano una spada. Nino gli piaceva perché, nonostante fosse di pietra, sembrava sempre pronto a fare da portabicchieri.
Nino alzò la bacchetta e disse: «Cavaliere, hai un'armatura davvero… lucidissima!»
Doveva finire lì. Ma Nino, preso dall'entusiasmo, continuò: «Anzi, sei così lucido che potrei specchiarmi e sistemarmi i capelli!»
La bacchetta fece “PIF!” come un tappo di sughero. Una scintilla partì… e poi un'altra… e poi una cascata di scintille che sembrava una doccia di fuochi d'artificio educati.
La statua tossì. Sì, tossì.
«Ehm,» disse il cavaliere, «grazie. Ora mi sento… troppo coraggioso.»
E cominciò a camminare. Il marmo scricchiolava come biscotti secchi. Ogni passo faceva rimbalzare nell'atrio un'eco buffa: “toc-toc-toc”, come se qualcuno bussasse alla porta della realtà.
«Ops,» fece Nino, ma sorridendo. «Ok, è un po' più di una scintilla. Però è un bel coraggio, no?»
Capitolo 3: Un atrio pieno di cose… troppo entusiaste
Il cavaliere, ormai convinto di essere un eroe, alzò la spada e dichiarò: «Salverò questo atrio da… da qualsiasi cosa! Anche da una briciola!»
La briciola non era d'accordo e cercò di nascondersi sotto un tappeto.
Intanto le scintille di coraggio saltarono su altre cose. Un attaccapanni iniziò a fare inchini a tutti. Un vaso di fiori si mise a parlare come un presentatore:
«Signore e signori, benvenuti al Grande Spettacolo della Petunia!»
E il lampadario, contagiato, cominciò a dondolare cantando: «Sono brillante! Sono brillante!»
Nino guardò quel caos gentile: tutto era vivace, ma niente faceva paura. Sembrava una festa sorpresa organizzata da oggetti che non sapevano organizzare feste.
«Devo fermare l'incantesimo,» disse Nino. Poi, sincero fino in fondo: «Però… è anche divertente.»
La maestra Brillina arrivò, ma invece di arrabbiarsi, si mise le mani sui fianchi e sospirò come una mamma che vede un gatto dentro una scatola di biscotti.
«Nino,» disse con calma, «hai fatto un Complimento Sincero… e poi altri venti. Ora l'atrio ha troppa autostima in circolazione.»
«È colpa mia,» ammise Nino subito. «Volevo solo essere gentile. E lo ero davvero. Ma ho esagerato.»
La sciarpa della maestra diventò arancione, il colore di chi è contento ma deve fare la seria.
«La sincerità è una forza,» disse. «Adesso usiamola per rimettere a posto tutto.»
Capitolo 4: La verità che sistema le magie
La maestra Brillina porse a Nino un piccolo sacchetto di polvere luccicante.
«Questa è Polvere di Chiarezza. Funziona solo se dici la verità completa. Non “più o meno”, non “forse”. Completa.»
Nino annuì. Si mise in mezzo all'atrio, dove la luce ballava ancora. Il cavaliere inseguiva la briciola con grande dignità.
Nino alzò la bacchetta e parlò a voce alta, senza vergogna:
«Oggetti dell'atrio! Vi ho fatto un incantesimo troppo forte perché mi sono fatto prendere dall'entusiasmo. I miei complimenti erano veri, ma erano troppi e vi hanno scombussolato. Mi dispiace. Adesso voglio che torniate tranquilli, come prima, perché così state meglio… e anch'io posso camminare senza essere inseguito da un attaccapanni che vuole stringermi la mano.»
L'attaccapanni si fermò, un po' offeso ma anche sollevato. «Capisco,» disse, e fece un ultimo inchino.
Nino soffiò la Polvere di Chiarezza. La polvere si sparpagliò come zucchero a velo. Le scintille di coraggio si trasformarono in puntini di luce che rientrarono nelle cose, con ordine, come scolari che tornano in classe.
Il lampadario smise di cantare e fece solo “din-don”, imbarazzato.
Il vaso di fiori si schiarì la voce: «Ehm… lo spettacolo è finito. Grazie per… la petunia.»
Il cavaliere abbassò la spada e guardò Nino.
«Allora non devo salvare l'atrio dalla briciola?» chiese.
«No,» disse Nino. «La briciola è innocente. E tu sei già abbastanza coraggioso senza rincorrerla.»
La statua sorrise, poi tornò lentamente immobile. Prima di bloccarsi del tutto, sussurrò: «Complimento sincero: hai un ottimo cuore, ragazzo.»
Nino arrossì. «Questo… era perfetto.»
Capitolo 5: La piuma posata
Quando tutto fu di nuovo calmo, l'atrio sembrò ancora più luminoso, come se la luce fosse contenta di respirare. La maestra Brillina sorrise, e la sciarpa tornò gialla banana.
«Hai rimesso a posto la magia con la sincerità,» disse. «Non hai dato la colpa al vento, al pavimento, o alla briciola. Hai detto la verità e hai riparato.»
«È che… mi piace quando le cose stanno bene,» rispose Nino. «E anche quando fanno ridere. Però meglio ridere con ordine.»
La maestra indicò il piedistallo della campana d'argento. Accanto, come se fosse sempre stata lì, c'era una piccola piuma bianca, leggerissima.
«È una Piuma di Promessa,» spiegò. «Quando un apprendista impara una lezione importante, la piuma si posa da sola. Significa: “Ti fidi della tua verità”.»
Nino la guardò con occhi grandi. Non volava, non scintillava, non faceva piroette. Era semplicemente posata, tranquilla, perfetta.
Nino non resistette e le fece un complimento, uno solo, piccolissimo:
«Sei una piuma proprio… elegante.»
La piuma non esplose di coraggio. Non iniziò a cantare. Rimase lì, calma, come a dire: “Grazie, va bene così”.
Nino rise piano.
«Vedi?» disse la maestra. «Una scintilla. Solo una.»
E nell'atrio luminoso, tra statue educate e lampadari finalmente silenziosi, Nino sentì una felicità semplice: quella di essere sincero, e di saper rimediare. La piuma, posata, sembrava applaudire senza fare rumore.