Inizio: la spiaggia in mezzo ai palazzi
Nel cuore della città di Vetroville c'era una cosa stranissima: una spiaggia urbana, proprio tra due grattacieli. La sabbia non era gialla… era a strisce colorate, come un gelato gigante: rosa, azzurra, verde e perfino viola.
Lì passeggiava Lio, un giovane uomo con un cappellino rosso e uno zainetto. Sembrava tranquillo, quasi timido. Ma sotto la felpa teneva un segreto con un occhiolino: lui era SuperSospiro, il super-eroe della calma. Il suo potere? Sospiri magici che facevano cose buffe.
Lio guardò la spiaggia e disse piano:
«Che posto allegro… anche se sembra un tappeto di caramelle.»
Una bambina con il secchiello lo salutò:
«Ehi, signore! Vuoi aiutarmi a fare un castello?»
«Volentieri!» rispose Lio. Si accovacciò e cominciò a riempire il secchiello.
Proprio in quel momento, dal chiosco delle bibite arrivò un urlo:
«Aiuto! Le cannucce sono scappate!»
E infatti… decine di cannucce saltellavano via come piccoli serpenti di plastica, facendo “sci-sci-sci” e infilando i nasi alle persone. Un signore starnutì così forte che la sua cravatta si annodò da sola.
Lio fece finta di niente, ma sussurrò:
«Ok, SuperSospiro, tocca a te… senza farti scoprire.»
Mezzo: il piano delle cannucce birichine
Lio si allontanò dietro un ombrellone a pois, tirò su il cappuccio e… fece un sospiro lungo lungo:
«Sooooo…»
Il sospiro uscì come una nuvoletta lucida e andò a solleticare le cannucce. Le cannucce, invece di scappare, cominciarono a ridere: “Hi-hi-hi!” (Sì, anche le cannucce possono ridere, a Vetroville.)
«Fermi lì!» disse Lio con voce calma. «Niente nasi, niente orecchie, e soprattutto niente bibite rubate.»
Ma le cannucce formarono una specie di serpentone e si lanciarono verso la fontana della piazza, facendo una pista di scivolo. Un bimbo cadde seduto e disse:
«Uffa! La sabbia mi fa il solletico nel costume!»
Una nonna, con gli occhiali a cuore, gridò:
«Qualcuno le fermi! Mi hanno preso la cannuccia del succo alla pera!»
Lio guardò intorno. Se faceva il super-eroe davanti a tutti, addio segreto. Doveva essere furbo. Allora si avvicinò al chiosco e parlò al barista:
«Mi presta un rotolo di nastro adesivo? E… una scatola vuota?»
Il barista sbatté le palpebre.
«Perché?»
Lio fece un mezzo sorriso.
«Per una magia di… organizzazione.»
Poi chiamò la bambina del castello e altri due bambini.
«Ragazzi, missione speciale: dobbiamo salvare le bibite. Siete una squadra?»
«Sììì!» urlarono loro, facendo il saluto segreto: mano sulla fronte e lingua fuori. Un saluto un po' strambo, ma efficace.
«Ok,» disse Lio, «voi fate una cosa: costruite un castello… ma con un fossato lungo, proprio qui. Così le cannucce ci finiscono dentro come in una trappola morbida.»
I bambini partirono come razzi. La sabbia colorata volava: rosa sulla testa, azzurra sulle scarpe, verde sul naso. Uno sembrava un gelato ambulante.
Intanto Lio fece un altro sospiro magico, più corto:
«Puf!»
La nuvoletta “Puf” diventò una brezza gentile che spinse le cannucce verso il fossato del castello. Le cannucce si lasciarono trasportare, ridacchiando, ma poi… mini-colpo di scena!
Una cannuccia gigante, lunga come un serpente da cartone animato, spuntò dal gruppo. Portava una “corona” fatta con un coperchio di bicchiere.
«Io sono la Regina Cannuccia!» fischiò. «E voglio tutte le bibite frizzanti del mondo!»
Un bambino sussurrò:
«Ma… le bibite frizzanti fanno ruttini.»
La Regina Cannuccia si fermò un attimo.
«E allora? I ruttini sono musica!»
Lio trattenne una risata. Poi disse calmo:
«Regina, ascolta. Se prendi tutte le bibite, nessuno è felice. E senza persone felici… non ci sono ruttini da ascoltare.»
La Regina Cannuccia esitò. «Davvero?»
«Davvero.» Lio fece un sospiro speciale, quello “convincente”: un sospiro che profumava di limonata.
«Soooo…»
La Regina annusò. «Mmm… limone.»
I bambini, intanto, finirono la trappola: il fossato era pronto e lucido di sabbia viola.
«Adesso!» gridò la bambina.
Lio fece un finto inciampo (da civile), lanciò la scatola vuota come se fosse caduta per caso e… zac! Le cannucce, curiose, ci si infilarono dentro una dopo l'altra.
«Oh!» disse una cannuccia piccola. «Che bello, sembra un tunnel!»
E plop! Nel fossato. Plop! Plop! Plop!
Anche la Regina Cannuccia scivolò. «Ehi! Ma io sono una regina!»
«Le regine possono anche collaborare,» rispose Lio gentile, attaccando un pezzetto di nastro sulla scatola, senza chiuderla troppo. «Non vi intrappoliamo per sempre. Vi teniamo solo… in ordine.»
Fine: una festa di sabbia e un “bravo” caldo caldo
Il barista arrivò di corsa.
«Le mie cannucce! Ma… sono tutte qui!»
Lio fece spallucce.
«Forse volevano fare un giro sulla spiaggia.»
La nonna con gli occhiali a cuore rise:
«Ah! Anche le cannucce hanno voglia di vacanza!»
La Regina Cannuccia, dentro la scatola, parlò con voce meno fiera:
«Se promettiamo di non scappare… possiamo tornare alle bibite? Però… una per uno, con educazione.»
La bambina del castello disse:
«Sì! Ma solo se aiuti anche tu. Le bibite sono per tutti.»
Allora Lio propose:
«Facciamo così: ogni persona prende una cannuccia, e poi la rimette nel contenitore. E voi cannucce, niente più nasi. Affare fatto?»
«Affare fatto!» cantarono le cannucce in coro.
Tutti si misero in fila. Sembrava una sfilata buffa: c'erano persone con sabbia rosa sulle guance e bambini con sabbia verde nei capelli. La spiaggia urbana brillava sotto il sole tra i palazzi.
Un signore disse:
«Chi ha sistemato tutto?»
Lio alzò il cappellino e fece l'occhiolino più piccolo del mondo.
«Mah… la città aiuta la città.»
I bambini gli diedero il loro saluto segreto, lingua fuori e mano sulla fronte.
«Agente Lio!» dissero ridendo.
Lio si sedette accanto al castello. Il fossato era diventato un canale viola bellissimo.
La bambina gli porse un secchiello.
«Senza di te non ce l'avremmo fatta.»
«Senza di voi neanche,» rispose lui. «Quando si fa squadra, anche le cose più buffe si sistemano.»
La nonna applaudì piano, e poi tutti insieme dissero, come un abbraccio:
«Bravo!»
E Lio, con il suo segreto che sorrideva sotto la felpa, fece un ultimo sospiro felice:
«Soooo… che bella giornata.»