Inizio: La cintura che non stava mai ferma
A MetroLuce, la città piena di tram che cantavano “din-don” e di palazzi con vetri luccicanti, correva Leo, un giovane super-eroe un po'… testardo. Si chiamava Fulmineo, perché aveva un potere fortissimo: poteva far scattare energia dalle mani, come piccoli lampi. Il problema? I lampi decidevano spesso di fare di testa loro.
Quella mattina Leo era davanti allo specchio del suo mini appartamento e tirava su, giù, su, giù la cintura utilitaria piena di tasche.
“Questa cintura è troppo stretta!” sbuffò.
Poi: “No, troppo larga!”
E ancora: “No, troppo… ballerina!”
La cintura fece “clac” e una tasca si aprì. Ne uscì una pallina adesiva che rimbalzò sul muro, poi sul frigorifero, poi… sulla sua maschera, appiccicandosi proprio sul naso.
“Mmmf!” fece Leo, cercando di staccarla. Il suo potere reagì al fastidio: un piccolo lampo “ZAP!” uscì dalla mano e accese la lampada, la tostapane e… anche il frullatore vuoto.
Il frullatore cominciò a girare come impazzito: “VRRRRR!”
“Fermo! Fermo!” Leo saltò per spegnerlo e inciampò nella cintura. Atterrò sul tappeto con un “PLOF”.
In quel momento, il telefono vibrò. Sullo schermo apparve un messaggio: “Oggi, ore 10: Club dei Volontari di MetroLuce. Serve una mano per la Fiera del Quartiere!”
Leo strizzò gli occhi. “Club dei volontari? Io? Ma io salvo la città! Io… ehm… salvo anche i frullatori?”
Il frullatore, finalmente spento, sembrò rispondere col silenzio offeso.
Leo si rimise in piedi, si sistemò la maschera e, soprattutto, aggiustò la cintura con aria solenne.
“Va bene,” disse. “Andrò. E farò tutto da solo. Anzi, da super-eroe!”
La cintura fece “clac-clac”, come se ridacchiasse.
Mezzo: Il club dei volontari e l'invasione dei palloncini
La sede del Club dei Volontari era in un edificio moderno con porte automatiche che facevano “pssshh”. Dentro c'erano tavoli, cartelloni colorati, e persone che ridevano mentre attaccavano stelle di carta su uno striscione.
Una signora con capelli ricci e un fischietto al collo lo salutò. “Ciao! Tu devi essere Leo. Io sono Marta. Benvenuto!”
Leo cercò di sembrare misterioso. “Io… sono Fulmineo. Unisco… energia e giustizia.”
Marta annuì come se fosse la cosa più normale del mondo. “Perfetto! Allora puoi aiutarci con i palloncini per la Fiera. Servono cento palloncini, uno per ogni bambino!”
Leo spalancò gli occhi. “Cento? Facile.”
Accanto a lui, un ragazzo con una maglietta con scritto “SQUADRA” stava legando nastri. “Io sono Sami,” disse. “Se vuoi, facciamo insieme.”
Leo fece un piccolo gesto con la mano, come per dire “non serve”. “Io lavoro meglio da solo.”
Sami alzò le spalle. “Ok, ma se scoppia qualcosa, io ho i cerotti.”
“Non scoppia niente,” rispose Leo con sicurezza.
Presero un sacco enorme di palloncini. Leo iniziò a gonfiarne uno, poi un altro. Era bravo. Troppo bravo. Dopo il terzo palloncino, guardò la sua cintura.
“Dove sono i nastri… e la pompetta… e il… ah, ecco!”
Tirò fuori un piccolo gadget che sembrava una trombetta. Sulla targhetta c'era scritto: “GONFIA-TUTTO 3000”.
Leo sorrise. “Perfetto. Gonfierà tutto. In un attimo.”
Marta passò di lì e fece un cenno. “Ricordate: niente palloncini troppo grandi, eh!”
“Certo!” gridò Leo.
Premette il bottone.
La trombetta fece “PFFFT… PFFFFFFFFFFFF!”
E non gonfiò un palloncino. Ne gonfiò dieci insieme. Poi venti. Poi… tutti.
I palloncini cominciarono a crescere, e crescere, e crescere. Alcuni diventavano tondi come angurie. Altri avevano la faccia di un pesce palla spaventato.
Sami spalancò la bocca. “Leo! Fermalo!”
Leo cercò il pulsante “STOP”, ma la cintura gli scivolò. Lui la tirò su. La tirò troppo. Un'altra tasca si aprì e lanciò in aria una manciata di brillantini.
I brillantini caddero sui palloncini, che ora sembravano pianeti colorati.
Marta tornò e fischiò. “Fiiii! Che succede qui?”
Leo arrossì sotto la maschera. “Ehm… decorazione extra?”
Un palloncino gigante urtò il soffitto e fece “SQUEEEK”. Poi si staccò con un “POP!”
La botta d'aria fece volare i volantini, i nastri e un cartellone con scritto “Fiera del Quartiere: Sorrisi e Gelati”.
Il cartellone atterrò sulla testa di Leo come un cappello.
Sami intervenne. “Ok, squadra! Serve un piano: io taglio l'aria al Gonfia-Tutto, Marta raccoglie i volantini, Leo… tu usa i tuoi lampi, ma piano, per legare i palloncini ai pesi!”
“Piano?” ripeté Leo. “Io?”
“Piano,” confermò Marta, sorridendo. “Qui siamo un team.”
Leo esitò. Lui voleva fare l'eroe solitario. Però guardò la stanza: tutti correvano senza panico, ma con energia e risate. Nessuno lo stava prendendo in giro. Stavano solo… lavorando insieme.
“Va bene,” disse. “Team.”
Sami staccò il tubo del Gonfia-Tutto. “Adesso!”
Leo allungò le mani. “Ok, lampi gentili.”
Provò a fare una scintilla piccola, piccolissima. “Zip!”
La scintilla, invece di esplodere, fece un suono come un cucchiaino nel bicchiere: “Tin!”
E… sorprendentemente, funzionò. La scintilla scaldò leggermente i nodi dei nastri, rendendoli più morbidi, e Leo riuscì a fare fiocchi perfetti. Un palloncino alla volta.
Marta raccolse i volantini, li appoggiò in una scatola e gridò: “Sami, prendi i pesi!”
Sami portò dei pesi a forma di stella. “Leo, attacca i palloncini qui!”
Leo si concentrò. Un fiocco. Due fiocchi. Tre fiocchi. Ogni volta che un fiocco veniva bene, Sami faceva “Yes!” e Marta faceva “Bravissimo!”
Un palloncino, però, cominciò a scappare verso la porta automatica. La porta fece “pssshh” e lo risucchiò fuori, come una medusa in vacanza.
“Oh no!” gridò Leo.
“Non inseguirlo da solo!” disse Marta.
Leo annuì, e fu strano: annuì davvero. “Sami, vieni con me!”
Corsero in due. Il palloncino rotolava in aria lungo il corridoio, facendo “fiuu fiuu”. Arrivò in strada, proprio vicino a una fermata del tram.
Il tram stava arrivando: “DIN-DON!”
“Se entra nel tram, finisce al capolinea!” urlò Sami.
Leo alzò un dito. “Piano… lampo gentile.”
Fece “Zip!” verso un palo, creando una piccola scintilla magnetica (non chiedere come: Fulmineo non lo sapeva mai del tutto). Il palloncino si attaccò al palo come se dicesse: “Ok, mi fermo qui.”
Sami lo afferrò e lo legò al polso. “Preso!”
Leo respirò. “Visto? In due è… più facile.”
Sami sorrise. “E più divertente.”
Fine: La fiera, il lavoro di squadra e l'occhiolino sotto la maschera
Nel pomeriggio, la Fiera del Quartiere riempì la piazza. C'erano bancarelle di limonata, musica allegra, e un angolo dove i bambini potevano colorare maschere di cartone.
I palloncini, finalmente tutti della giusta misura, ondeggiavano come un arcobaleno che faceva ginnastica.
Marta camminava avanti e indietro con il fischietto. “Volontari, siete fantastici! Leo, Sami: guardate quanti sorrisi!”
Un bambino con una maschera da tigre tirò la manica di Leo. “Sei un vero super-eroe?”
Leo si chinò. “Sì… ma oggi ho usato un super-potere speciale.”
“Quale?” chiese il bambino, curioso.
Leo guardò verso Sami e Marta che distribuivano gelati e sistemavano sedie. “Il super-potere di chiedere aiuto.”
Il bambino ci pensò, serio serio. “È un super-potere difficile.”
“Molto,” ammise Leo.
Proprio allora, un piccolo imprevisto: la macchina della limonata fece “GLUG” e smise di versare. La fila di bambini fece “Ooooh!”
Marta alzò una mano. “Ok, team! Che facciamo?”
Sami guardò la macchina. “Forse è solo il tubo piegato.”
Leo si avvicinò. “Io potrei… darle una mini-scintilla per riavviarla, ma… piano.”
“Piano,” ripeterono Marta e Sami insieme, ridendo.
Leo usò due dita. “Tin!”
La macchina tremò, fece “plin”, e ricominciò a versare limonata come una fontanella felice.
La fila applaudì. “Yaaay!”
Marta diede un cinque a Leo. “Perfetto! E senza far saltare niente!”
Sami indicò la cintura utilitaria. “Oggi la cintura è stata… quasi brava.”
Leo abbassò lo sguardo. La cintura stava finalmente ferma. Quasi come se anche lei avesse capito che, con gli amici, non doveva scappare.
Quando il sole cominciò a scendere e la piazza si colorò di arancione, Leo si mise un po' in disparte. Guardò la fiera: i volontari che ridevano, i bambini che giocavano, i palloncini che ondeggiavano tranquilli.
Sotto la maschera, Leo fece un piccolo sorriso. Poi, proprio per sé, fece un occhiolino.
E la cintura, in risposta, fece un “clac” soddisfatto.