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Storia sui genitori 11/12 anni Lettura 14 min.

La lista delle cose invisibili di Lia e Nora

Lia, una giovane lontra curiosa, segue la mamma Nora per scoprire le “cose invisibili” degli adulti: gesti quotidiani di responsabilità, fiducia e solidarietà che tengono insieme la comunità.

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Lia, giovane lontra antropomorfa dagli occhi curiosi e pelliccia castano chiaro, porta con determinazione uno zainetto blu e sostiene una grande cassa di verdure; sua madre Nora, lontra adulta dalla pelliccia più scura e sguardo rassicurante, la osserva orgogliosa con una mano tesa e una lista della spesa spiegazzata; un giovane riccio magro coi pungiglioni bruni, con espressione sollevata e sorpresa, tiene un portamonete aperto davanti alla porta di casa; la sorellina malata, avvolta in una coperta floreale, è seduta vicino a una ciotola di zuppa calda; sul mercato del canale si vedono bancarelle di legno colorate, cesti di mele rosse lucide e pani dorati con etichette gessate, luce calda di fine pomeriggio che proietta ombre lunghe; scena centrata di solidarietà e fiducia reciproca, composizione a triangolo, colori caldi e contrasti netti, stile carta ritagliata con texture sovrapposte e bordi visibili, atmosfera tenera e ottimista. segnalare un problema con questa immagine

1. La lista di cose invisibili

Lia era una giovane lontra dal muso curioso e dagli occhi attenti. Viveva con la mamma, Nora, in un palazzo vicino al canale, dove l'acqua faceva sempre un suono di risata piano.

Quella sera, mentre Nora preparava una zuppa di verdure e alghe, Lia sedeva sullo sgabello con il quaderno aperto. Non era un compito di scuola: era una “lista di cose invisibili”, come la chiamava lei. Cose che gli adulti facevano e i ragazzi non vedevano mai davvero.

“Posso chiederti una cosa?” disse Lia, tamburellando con la penna.

Nora assaggiò la zuppa, soffiò sul cucchiaio e sorrise. “Se è una cosa sola, sì. Se sono cento, ne scegliamo dieci.”

Lia ridacchiò. “Va bene… Com'è la tua giornata quando io sono a scuola? Cioè… cosa fai esattamente?”

Nora spense il fornello. “Faccio la mamma, faccio il lavoro, faccio la spesa, pago le bollette. E ogni tanto mi fermo a respirare.”

“Pagare… le bollette è una cosa?” Lia arricciò il naso, come se avesse annusato un'aringa troppo salata.

“È una cosa noiosa ma necessaria,” rispose Nora. “È come sistemare i sassi del letto del fiume: se non lo fai, l'acqua poi inciampa.”

Lia scrisse: sistemare sassi invisibili. Poi alzò lo sguardo. “Domani posso venire con te? Voglio vedere.”

Nora esitò un secondo, come quando si sceglie se tuffarsi in acqua fredda. “Domani ho una giornata piena. Ma… possiamo provare. A patto che tu mi aiuti e che, se mi vedi un po' stanca, non ti offendi.”

Lia si sentì importante. “Promesso.”

Quella notte, nel letto, pensò che gli adulti fossero come ponti: sempre lì, a reggere, e quasi nessuno si chiedeva com'era costruito un ponte.

2. Il turno del mattino

La mattina dopo, il cielo era chiaro e pulito. Lia seguì Nora fuori casa con lo zainetto piccolo e la coda che ondeggiava come una bandiera.

La prima tappa fu il bar della signora Talpa, un locale basso con l'odore di caffè e pane caldo. Dentro, il bancone brillava e le tazze tintinnavano come campanelli.

“Due caffè e una brioche alla marmellata,” disse Nora.

Lia spalancò gli occhi. “Io posso bere caffè?”

Nora la guardò con finta severità. “Tu puoi annusarlo. Il caffè è come un temporale: bello da guardare, meglio non mettercisi sotto.”

La signora Talpa rise. “Che saggezza, Nora.”

Mentre Nora parlava con la signora Talpa, Lia osservò come la mamma ascoltava davvero: non solo con le orecchie, ma con tutto il corpo, annuendo, facendo domande, ricordando dettagli.

Fuori, Nora controllò l'orologio. “Adesso passiamo dall'emporio. Mi serve il detersivo, e poi devo andare in ufficio.”

“Ufficio… come la scuola?” chiese Lia.

“Simile,” disse Nora. “Solo che i compiti non finiscono mai e nessuno ti dice: ‘Brava, hai colorato bene'.”

“Che ingiustizia,” commentò Lia, e Nora rise.

All'emporio, il vecchio Criceto del negozio salutò Nora con un cenno. Lia si accorse che la mamma aveva una lista in tasca, piegata in quattro.

“Posso reggerla io?” chiese Lia.

Nora gliela porse. “Certo. È la mia mappa per non perdermi.”

Lia lesse: detersivo, riso, frutta, medicine per nonna, buste per la raccolta, candela nuova. Sembrava una caccia al tesoro, solo che il tesoro era “tenere in piedi la casa”.

Poi arrivarono davanti all'edificio dell'ufficio: un palazzo alto, con vetrate che riflettevano il canale e le nuvole.

Nora si chinò. “Qui dentro devo concentrarmi. Tu starai con me, ma in silenzio. È una prova di… solidarietà.

“Solidarietà?” Lia assaporò la parola.

“Vuol dire aiutarsi a vicenda,” disse Nora. “Anche quando non è la parte più divertente.”

Lia annuì, come se avesse capito fino in fondo. Ma lo avrebbe capito davvero più tardi.

3. L'ascensore e la tartaruga con le buste

All'ingresso, l'aria sapeva di carta e pavimenti puliti. Nora passò il badge, e Lia la seguì.

Arrivarono davanti all'ascensore. Le porte di metallo si aprirono con un sospiro.

Dentro c'era una tartaruga anziana, con il guscio segnato dal tempo e due buste pesanti che le tiravano le zampe verso il pavimento. La tartaruga guardava i pulsanti come se fossero un cruciverba difficile.

Nora fece un passo avanti. “Vuole una mano?”

La tartaruga sospirò. “Se non vi dispiace. Devo andare al settimo, ma… queste buste mi fanno ballare.”

Lia si affrettò. “Le tengo io!” Prese una delle buste e sentì subito il peso: barattoli, forse. Il braccio le tremò un po'.

Nora premette il pulsante del settimo piano. L'ascensore iniziò a salire, con un ronzio gentile.

La tartaruga guardò Lia. “Sei forte, piccola lontra.”

“Non tanto,” ammise Lia, stringendo i denti. “Però… posso farlo fino al settimo.”

Nora le lanciò uno sguardo pieno di orgoglio e attenzione, come un abbraccio senza braccia. “Basta che tu mi dica se è troppo.”

Per un attimo, in quel cubo che saliva, Lia sentì qualcosa di strano e bello: non era solo “aiutare”. Era scegliere di rendere più leggero il passo di un'altra persona.

Le porte si aprirono. La tartaruga ringraziò con gli occhi lucidi. “Oggi mi avete salvato la schiena.”

“È un lavoro di squadra,” disse Nora.

Quando la tartaruga uscì, Lia rimase con un calore nel petto. Guardò la mamma. “Questo… era solidarietà?”

“Sì,” rispose Nora. “E anche fiducia. Io mi sono fidata di te, e tu ti sei fidata di te stessa.”

Lia ripeté piano: “Fiducia.” Sembrava una chiave.

4. Il quaderno dei conti e il consiglio che punge

Nell'ufficio di Nora c'erano scaffali ordinati, un computer e una finestra che dava sul canale. Lia si sedette su una sedia e cercò di non girare su se stessa, anche se la sedia lo chiedeva a gran voce.

Nora aprì un quaderno con colonne e numeri. Lia sbirciò. “Sono… tanti.”

“Sono i conti,” disse Nora. “Entrate, spese, risparmi. È come tenere un equilibrio su un tronco: se ti muovi troppo di lato, cadi in acqua.”

Lia fece una smorfia. “Sembra stressante.”

Nora alzò lo sguardo e si massaggiò le tempie. “A volte lo è. E sai qual è il punto? Che quando sono preoccupata non è perché non mi fido di te. È perché mi importa.”

Lia abbassò gli occhi. Le venne in mente quante volte aveva sbuffato quando Nora le chiedeva di spegnere la luce o di non lasciare il rubinetto aperto. Le sembrava sempre una mania da grandi.

Nora continuò a scrivere. “Ti do un consiglio, Lia. Un consiglio che a volte punge, come una spina piccola: quando vuoi essere trattata da grande, fai anche le cose da grande. Anche quelle noiose. Soprattutto quelle che aiutano gli altri.”

Lia strinse il quaderno nel suo zainetto, come se potesse custodire il consiglio tra i libri. “Non basta dire ‘posso'… devo anche fare.”

Nora sorrise, stanca ma serena. “Esatto.”

Durante la pausa, uscirono per consegnare le medicine alla nonna, che abitava nel palazzo accanto. La nonna, una foca rotonda e dolcissima, le accolse con un profumo di tisana.

“Che bel duo!” disse la nonna. “Lia, tua mamma ha sempre mille cose in testa. Se la aiuti, le fai spazio per respirare.”

Lia guardò Nora, e per la prima volta notò davvero le piccole occhiaie, la coda leggermente abbassata quando pensava, le spalle che ogni tanto si tendevano.

“Farò spazio,” pensò Lia, e non suonò come una promessa eroica. Suonò come una scelta quotidiana.

5. Il disguido al mercato e la squadra improvvisata

Nel pomeriggio, passarono dal mercato del canale. Bancarelle di frutta lucida, ceste di pane, vasetti di miele di fiori di palude.

Nora controllò la lista. “Frutta e riso. E poi a casa.”

Lia si offrì di prendere le mele. Le scelse una per una, senza ammaccature. Era quasi divertente, come selezionare conchiglie.

Mentre Nora pagava, un giovane riccio dietro di loro frugava nelle tasche con aria disperata. Accanto a lui, una cesta piena di verdure. La volpe del banco lo guardava impaziente.

“Ho… ho dimenticato il portafoglio,” balbettò il riccio. “E mia sorella mi aspetta, è malata, le servono queste cose…”

Nora fece un passo verso di lui. Lia trattenne il respiro: era una di quelle situazioni in cui gli adulti decidono in fretta.

Nora domandò con calma: “Abiti lontano?”

“Due strade. Posso tornare… ma perdo il posto e—” Il riccio si morse il labbro.

Nora aprì la borsa, poi si fermò e guardò Lia, come per chiederle senza parole: Che ne pensi?

Lia ricordò la tartaruga in ascensore, il peso della busta, la fiducia. E il consiglio che punge.

Fece un passo avanti. “Possiamo aiutarlo noi. Io posso portare la cesta fino a casa sua. Così torna subito con i soldi e non perde tutto.”

Il riccio la guardò come se non si aspettasse che qualcuno della sua età parlasse così.

La volpe del banco incrociò le braccia. “E io come faccio a fidarmi?”

Nora rispose, tranquilla: “Mi lasci un documento, o un oggetto, e lo riprende quando torna. Noi facciamo da ponte.”

Il riccio offrì un tesserino. La volpe annuì, ancora sospettosa ma meno dura.

Lia sollevò la cesta: pesava, ma non come la busta della tartaruga. Camminarono insieme fino alla casa del riccio. La sorella, una piccola riccia con il naso arrossato, li ringraziò con una voce sottile.

“Non dovevate,” disse.

“Invece sì,” rispose Lia, sorpresa dalla propria sicurezza. “Così domani sarà un po' più facile.”

Il riccio corse a prendere il portafoglio e tornò al mercato con Nora, mentre Lia rimase un attimo sulla soglia, osservando la sorella che già preparava una minestra.

Quando tornarono tutti al banco, la volpe restituì il tesserino e borbottò: “Ogni tanto la gente mi stupisce.”

Nora strinse la spalla di Lia. “Anche a me.”

6. Casa, luce spenta, pace accesa

La sera, rientrarono nel loro appartamento. Il canale fuori era scuro e morbido, e le luci si disegnavano sull'acqua come strisce di miele.

Nora posò le borse e si lasciò andare sul divano. “Oggi sei stata… presente. Non solo con i piedi, anche con la testa.”

Lia arrossì sotto il pelo. “È che… non avevo capito quante cose fai. E quante persone incontri. È come… tenere insieme un branco, anche quando sembra che ognuno vada per conto suo.”

Nora chiuse gli occhi un istante. “A volte mi sento proprio così.”

Lia prese la lista dal tavolo e la rimise in ordine: detersivo sotto, riso barrato, frutta barrata. Poi vide la candela nuova. La accese piano, solo per un minuto. La fiamma tremò, piccola e coraggiosa.

“Posso dirti una cosa?” chiese Lia.

“Dimmi.”

“Quando mi chiedi di spegnere le luci o di non sprecare acqua… non è per comandare. È per non inciampare nei sassi del fiume. Giusto?”

Nora sorrise, e quel sorriso fece sembrare la stanza più calda. “Giusto.”

Lia si avvicinò e appoggiò la testa sulla spalla della mamma. “Allora… posso aiutarti anche domani. Tipo: preparo io lo zaino, controllo i rubinetti, e se c'è da portare qualcosa a qualcuno… ci penso.”

Nora le baciò la fronte. “E io mi fido di te. Ma ricordati anche di essere gentile con te stessa. Non devi diventare grande in una notte.”

Lia sospirò, sollevata. “Va bene. Farò il mio pezzo.”

Spense la candela e, mentre la stanza tornava tranquilla, sentì che la loro casa era come un nido fatto di gesti: alcuni piccoli, alcuni pesanti, ma tutti intrecciati insieme.

Quella notte, prima di dormire, Lia aggiunse una riga alla sua lista di cose invisibili: la solidarietà è quando il peso si divide e la fiducia lo rende più leggero. Poi chiuse il quaderno.

Dall'altra stanza, la voce di Nora arrivò morbida: “Buonanotte, Lia.”

“Buonanotte, mamma,” rispose Lia.

E nel silenzio, come un'acqua calma, scese una pace familiare che rimase lì, a vegliare su entrambe.

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Il quiz: hai capito bene la storia?

Lista di cose invisibili
Elenco scritto di cose che si vedono poco ma esistono nella vita di tutti i giorni.
Sgabello
Sedia senza schienale, piccola e usata per sedersi per poco tempo.
Bollette
Documenti con le somme da pagare per acqua, luce o gas di casa.
Detersivo
Prodotto usato per pulire i panni o i piatti e togliere lo sporco.
Ascensore
Macchina chiusa che porta le persone su e giù nei piani di un edificio.
Solidarietà
Aiutare gli altri quando ne hanno bisogno, anche senza ricompensa.
Fiducia
Sicurezza che si prova verso una persona, credendo in lei.
Quaderno
Libro a fogli usato per scrivere appunti, liste o conti.
Entrate
Soldi che arrivano a una persona o a una famiglia, per esempio stipendio.
Spese
Soldi che si spendono per comprare cose o pagare servizi.
Risparmi
Soldi messi da parte e tenuti per il futuro o per emergenze.
Occhiaie
Ombre scure sotto gli occhi che appaiono quando si è stanchi.
Mappa
Disegno o lista che aiuta a trovare o ricordare dove sono le cose.

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