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Storia sui genitori 11/12 anni Lettura 12 min. (1)

Il gioco dei gradini della fiducia

Marta, una bambina che fatica a fidarsi, avvia con i genitori il “Gioco dei Gradini” per dirsi paure e promesse; attraverso piccole confessioni imparano piano piano a comprendersi e ad ascoltarsi.

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Ragazza di 12 anni, confidente ma timida, viso rotondo, grandi occhi luminosi, leggere lentiggini, coda di cavallo con nastro blu; tiene un piccolo quaderno piegato contro il petto e sorride timidamente. Padre (circa 40 anni), dolce e attento, barba di qualche giorno, capelli castani leggermente spettinati, camicia casual, seduto accanto al letto in posa protettiva con una mano sul quaderno, guarda la figlia con benevolenza. Madre (circa 38 anni), commossa e rassicurante, capelli castano chiaro raccolti in uno chignon morbido, maglione pastello, seduta sul tappeto davanti al letto, tiene una penna e un foglietto piegato, sguardo tenero verso la figlia. Stanza infantile accogliente con abat-jour gialla che proietta luce morbida, mensole con libri e peluche, coperta a righe pastello, piccolo tappeto rotondo; situazione: la famiglia gioca al "Gioco delle Gradinate", seduti in cerchio, vicini, scambi calmi e abbraccio collettivo imminente; atmosfera intima, colori caldi, dettagli: quaderno stropicciato, fogli piegati, un albicocca sul comodino, luce avvolgente. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

Marta entrò in casa con lo zaino che le ballava sulle spalle e una voglia improvvisa di abbracciare il mondo. Appena vide suo papà in cucina, con le mani ancora bagnate di sapone, gli saltò al collo.

«Ehi! Sono tornata!» disse, premendo la guancia sulla sua.

«Lo noto… mi hai quasi staccato la testa,» scherzò lui, ridendo. «Com'è andata oggi?»

«Bene. Cioè… quasi bene.» Marta si staccò e si mise a rovistare nella tasca della giacca. «Ho preso un otto e mezzo in scienze.»

«Ottimo.»

«Ma non è quello.» Marta arricciò il naso, come quando un pensiero le pizzicava la fronte. «A scuola abbiamo parlato di fiducia. E… non so. Mi è rimasto qui.» Si picchiettò lo sterno.

Papà chiuse l'acqua e si asciugò le mani. «Vuoi raccontarmelo dopo cena?»

«Lo voglio raccontare adesso, ma… nella mia camera. Con la lampada piccola. Quella fa le idee più morbide.»

Papà alzò un sopracciglio. «Le idee morbide?»

«Sì. Non scivolano via.» Marta gli prese la mano senza aspettare una risposta. «Dai.»

Capitolo 2

Nella sua camera c'era odore di matite e di lenzuola pulite. Sul comodino, la lampada con il paralume giallo faceva un cerchio di luce che sembrava una coperta.

Marta si buttò sul letto a pancia in giù, le gambe che dondolavano. Papà si sedette sulla sedia vicino alla scrivania, ma lei gli fece cenno con un dito.

«No, qui.» Batté una mano sul bordo del letto.

Lui obbedì, un po' impacciato, come se anche i genitori dovessero imparare a sedersi nel mondo dei figli. Marta gli appoggiò subito la testa sulla spalla, spontanea come un gattino.

«Oggi la prof ha detto che la fiducia è come una scala,» iniziò. «Ogni gradino è una piccola cosa: una promessa mantenuta, una verità detta, un segreto custodito. Ma poi Chiara ha detto che i genitori non capiscono mai e che tanto vale non raccontare niente.»

Papà inspirò lentamente. «E tu cosa hai pensato?»

«Che non è sempre vero. Tu e la mamma… siete diversi. Però… a volte mi viene paura lo stesso.» Marta si girò, guardandolo negli occhi. «Se ti racconto una cosa e poi ti arrabbi? Se mi dici che sono esagerata?»

Papà restò in silenzio un attimo, come quando si sceglie una parola che non graffi. «Se mi racconti qualcosa, prometto che prima ascolto. E se mi arrabbio… posso dirlo senza urlare. E posso anche scusarmi.»

Marta spalancò gli occhi. «Davvero i grandi si scusano?»

«I grandi intelligenti sì. Gli altri imparano.»

Lei sorrise, ma il pensiero le tornò serio. «Allora posso fare una prova di fiducia? Una piccola, tipo un gradino.»

«Sono pronto.»

Marta tirò fuori dal cassetto una busta spiegazzata. «Non l'ho firmata. È una comunicazione per domani.»

Papà la prese. «Gita al museo della scienza… serve l'autorizzazione.»

Marta abbassò lo sguardo. «Ecco. Io… ho finto di dimenticarla nello zaino. In realtà avevo paura che dicessi di no, perché la gita costa e perché l'altra volta ho perso il cappellino.»

Papà la guardò senza fare facce strane. «Hai fatto bene a dirmelo. Quanto costa?»

«Dodici euro.»

«Possiamo. E per il cappellino… ne prenderai uno vecchio. Ma soprattutto: la prossima volta me lo dici subito.»

Marta lasciò uscire l'aria, come se avesse tenuto in bocca un sassolino. «Ok. Questo gradino non era così alto.»

Capitolo 3

Dopo cena, Marta aiutò a sparecchiare con una cura nuova, come se ogni piatto fosse parte di un patto. La mamma, Clara, notò subito il modo in cui Marta si muoveva: più vicino del solito, pronta a sfiorarle il gomito.

«Mi stai seguendo come un'ombra affettuosa,» disse la mamma.

Marta le si appiccicò con una risata. «Sono un'ombra calda.»

Quando finirono, Marta prese entrambe le mani della mamma. «Possiamo fare una cosa? Tutti e tre. Una mini-avventura. Niente di enorme. Solo… per allenare la fiducia.»

Papà si sedette sul divano e incrociò le braccia. «Ho la sensazione che ci sarà una missione segreta.»

«Sì!» Marta corse nella sua camera e tornò con un quaderno a righe. «Ho inventato il “Gioco dei Gradini”. Ognuno scrive una cosa vera che ha paura di dire. Poi la leggiamo e rispondiamo con calma. E alla fine… abbraccio obbligatorio.»

Mamma fece una smorfia divertita. «Ricatto emotivo con abbraccio?»

«È un abbraccio educativo,» puntualizzò Marta.

Si sedettero sul tappeto della sala, come quando Marta era più piccola. Il quaderno al centro sembrava un piccolo fuoco intorno a cui scaldarsi.

«Comincio io!» Marta prese la penna e scrisse veloce, poi piegò il foglio in tre. Lo porse alla mamma.

Mamma lo aprì e lesse ad alta voce: «“A volte ho paura di crescere perché poi magari non mi abbracciate più come adesso.”»

Papà si schiarì la gola, ma non per nascondersi: per farsi coraggio. Mamma guardò Marta con occhi lucidi, e la voce le uscì dolce. «Marta, tu crescerai, sì. Ma il tuo posto qui non dipende dall'altezza. Dipende da chi sei. E tu sei… tu.»

«Quindi… anche a sedici anni posso saltare addosso a papà?»

«Magari con un po' di mira,» disse papà. «E con un avviso di sicurezza.»

Marta rise, e quella risata sciolse qualcosa. Poi toccò a papà scrivere. Ci mise più tempo, mordicchiando il tappo della penna come se fosse un dubbio.

Marta aprì il foglio e lesse: «“A volte ho paura di sbagliare come padre e di non accorgermene.”»

Marta rimase zitta. Non si aspettava che un adulto potesse avere paure così… normali.

La mamma gli appoggiò una mano sul ginocchio. «Accorgertene è già metà del lavoro.»

Marta si avvicinò a papà e gli infilò un braccio sotto l'ascella. «Se sbagli… te lo dico. Ma senza cattiveria. Tipo: ‘Ehi, gradino scivoloso!'»

Papà sorrise, e nel sorriso c'era sollievo. «Affare fatto.»

Capitolo 4

Quando fu il turno della mamma, si alzò per prendere un bicchiere d'acqua, come se la verità le avesse seccato la gola. Tornò e scrisse. Poi consegnò il foglio a Marta.

Marta lesse: «“A volte mi preoccupo troppo e finisco per controllare ogni cosa, anche quando vorrei fidarmi.”»

Marta piegò la testa. «Tipo quando mi chiedi tre volte se ho fatto i compiti.»

«Esatto.» Mamma sospirò. «Non è perché non ti credo. È perché nella mia testa vedo dieci film insieme, e in uno di quei film tu sei in difficoltà e io arrivo tardi.»

Papà annuì. «Anch'io a volte faccio così. Solo che io lo maschero con battute sceme.»

«Le tue battute non sono sceme,» disse Marta. «Sono… protettive.» Poi si fece seria. «Posso dire una cosa?»

«Certo,» rispose la mamma.

«Se mi controllate troppo, mi viene voglia di nascondere le cose. Non perché voglio fare guai, ma perché mi sembra di non avere aria.» Marta si strinse nelle spalle. «E poi, se nascondo, voi vi preoccupate di più. È un girotondo stupido.»

Mamma le prese il mento, delicata. «Hai ragione. Proviamo a cambiare il girotondo.»

Papà indicò il quaderno. «Regola nuova: una domanda sola. Poi fiducia. E se serve, si parla.»

Marta alzò il pollice. «Perfetto. E in cambio io non faccio la ninja con i fogli della scuola.»

«Apprezzo la sincerità,» disse papà. «La ninja mi inquietava.»

Capitolo 5

Quella sera, la missione continuò nella camera di Marta. Lei accese la lampada piccola e il cerchio giallo tornò a stendersi sul letto.

«Ok,» disse Marta, sedendosi con le gambe incrociate. «Adesso facciamo un gradino pratico. Domani ho la gita. E io… mi fido che mi lasciate andare senza mille raccomandazioni.»

Mamma fece finta di svenire sul cuscino. «Senza raccomandazioni? Ma io sono fatta di raccomandazioni.»

«Una sola,» propose Marta. «La più importante. Come un cartello grande. Il resto lo tengo in testa io.»

Mamma si mise a pensare, davvero. Poi disse: «Se ti succede qualcosa, anche piccola, chiedi aiuto. Non aspettare di sentirti sola.»

Marta annuì. «Questa la voglio. È una buona raccomandazione.»

Papà infilò l'autorizzazione firmata nel diario di Marta. «E io aggiungo: divertiti e fai domande al museo. Quelle sono gratis.»

Marta prese il diario e lo strinse al petto. «Grazie.» Poi, senza pensarci, li abbracciò tutti e due insieme. Le braccia le sembravano piccole, ma si allungavano abbastanza per contenere casa.

Rimasero così un momento, stretti e silenziosi. Fu un silenzio pieno, come una stanza con le finestre chiuse mentre fuori piove piano.

«Posso dirvi un'ultima cosa?» sussurrò Marta.

«Sì,» disse la mamma.

«Quando parlo con voi e mi ascoltate davvero… mi sento coraggiosa. Anche se non ho ancora fatto niente di speciale.»

Papà le sfiorò i capelli. «Il coraggio spesso è parlare. Il resto viene dopo.»

Capitolo 6

Il giorno dopo, Marta tornò dalla gita con gli occhi accesi. Raccontò del pendolo che non smetteva di oscillare, delle bolle di sapone giganti e di una guida che parlava come un rap lento.

«E ho chiesto aiuto!» annunciò, entrando in cucina.

Mamma si voltò di scatto. «Ti sei fatta male?»

«No! Ho chiesto alla prof di spiegarmi una cosa che non capivo. Prima mi vergognavo. Stavolta no.» Marta si avvicinò e appoggiò la fronte sulla spalla della mamma, un gesto rapido e affettuoso. «Mi sono ricordata del cartello grande.»

Papà le porse un bicchiere d'acqua. «Visto? Fidarsi non ti ha tolto niente. Ti ha aggiunto spazio.»

La sera, dopo la doccia, Marta si infilò nel letto con il pigiama morbido. I genitori entrarono in punta di piedi, ma lei li vide lo stesso.

«Aspettate,» disse. «Prima di dormire… facciamo il bilancio dei gradini?»

Papà si sedette sul bordo del letto. «Uno: Marta ha detto la verità sulla gita.»

Mamma aggiunse: «Due: noi abbiamo ascoltato senza tempesta.»

«Tre,» concluse Marta, tirando su la coperta fino al mento, «abbiamo capito che la fiducia non è una cosa enorme che si decide una volta. È una cosa piccola che si fa ogni giorno.»

Mamma le baciò la fronte. «Esatto. E domani si ricomincia, con calma.»

Marta chiuse gli occhi. Sentì il fruscio della porta che si accostava e, per un attimo, la casa sembrò respirare insieme a lei. Nel cerchio di luce della lampada, le idee non scivolarono via: si posarono, leggere, come una coperta buona. E Marta si addormentò con la certezza tranquilla che, qualsiasi gradino arrivasse, non l'avrebbe salita da sola.

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Paralume
La parte della lampada che copre la luce e la rende più morbida.
Comodino
Piccolo mobile accanto al letto dove si mettono cose utili.
Sparecchiare
Togliere piatti e posate dalla tavola dopo aver mangiato.
Spalancò
Aprire molto qualcosa, per esempio gli occhi o una porta, con sorpresa.
Spiegazzata
Qualcosa tutta stropicciata, piegata e con rughe.
Autorizzazione
Permesso scritto che serve per fare una cosa ufficiale.
Pendolo
Oggetto che oscilla avanti e indietro, spesso in un orologio.
Bilancio
Conto o sommario delle cose fatte o pensate, per vedere com’è andata.
Inquietava
Faceva sentirsi preoccupati o a disagio dentro.
Mordicchiando
Mordere leggermente e ripetutamente qualcosa con i denti.

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